I giochi tradizionali rappresentavano una vera e propria valvola di sfogo per la comunità di Pescina e altri centri della Marsica, un’occasione per evadere dalla monotonia quotidiana. Tra questi, il più popolare era la “Rucica”, una sfida che esaltava la tradizione pastorale locale. Questo gioco impiegava le “pezzette”, forme di formaggio simili a palle, utilizzate sia come strumento di gioco che come posta in palio, e si svolgeva in via Paterno durante il carnevale, periodo di maggiore disponibilità di tempo libero. L’abate sampelinese, don Gabriele Boleo, ne era un accanito sostenitore e il pubblico seguiva sempre con entusiasmo le tensioni che accompagnavano ogni lancio.
Oltre alla Rucica, si praticavano altri giochi che coinvolgevano le bocce, come il gioco “a fossette”, in cui i partecipanti lanciavano le bocce verso un piano inclinato con buche disposte in fila. La posta era rappresentata dai tacconi, scommesse che rendevano ulteriormente coinvolgente la competizione. Anche l’atmosfera durante il gioco era animata da commenti e scommesse da parte degli spettatori, che si lanciavano in pronostici sul risultato dei lanci.
Il “mastro a vénce” e il “mastro a mmorì” erano altri giochi molto seguiti, utilizzando piastrelle come birilli. In questi, i partecipanti si sfidavano per colpire il mastro e accumulare la posta. Vi erano anche giochi di carte e altri passatempi tradizionali come la “jattavétta”, dove la posta era spesso un buon vino che accompagnava le partite, infondendo convivialità e spirito di festa tra i giocatori.
Per i più giovani, i giochi assumevano una forma diversa; in particolare, “Uno, monta la luna” si distingue per il suo carattere ludico. I partecipanti dovevano scavalcare un compagno, recitando una filastrocca che aumentava in difficoltà. Questo gioco, diffuso anche tra le altre comunità, serviva a consolidare il senso di aggregazione. La prima di diverse “penitenze” stabilite per chi perdeva, rifletteva una cultura di competizione sana e divertente tra i ragazzi della zona.
Questi passatempi, sebbene diversi nella loro natura e complessità, formavano un’importante parte della vita sociale della Marsica, contribuendo alla creazione di legami comunitari e alla valorizzazione delle tradizioni locali, non solo attraverso il divertimento, ma anche come veicolo di memoria storica.
Riferimento autore: La Comunità Sampelinese nell’800, testi a cura di Pasquale Fracassi.


