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L’Età Antica: Roma Ed Alba Fucens

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Alba Fucens, crocevia antico: tra guerre, commerci e romanizzazione, scopri come si è trasformata la Marsica nel cuore dell’Italia antica.

Con la conclusione delle Guerre Sannitiche, l’area della Marsica, grazie alla colonia di Alba Fucens, mantiene un’importanza strategica, fungendo da crocevia tra i territori dei Sanniti e delle popolazioni vicine come Umbri ed Etruschi. Questo status favorevole favorisce lo sviluppo commerciale e la monetazione locale, con l’emissione di monete che avviene intorno al 270 a.C., principalmente per motivi di prestigio piuttosto che di necessità, dato che l’uso della moneta era ancora limitato. In questo contesto, i noti ritrovamenti di monete d’argento ad Avezzano, risalenti a quel periodo, dimostrano la vitalità economica della villa degli Avidii.

All’inizio del III secolo a.C., la Marsica si trasforma con nuovi insediamenti e l’abbandono dei centri fortificati marsi, ora parte integrante della colonia di Alba Fucens. Gli abitanti locali si integrano nella nuova comunità, inseriti nella tribù Fabia di Roma, con ciò che comporta a livello amministrativo e militare. Questo periodo segna il passaggio da un ambiente di mercenari a un sistema insediativo più strutturato, con l’emergere di vici e il declino dei centri fortificati. La strada che dalla Campania conduce attraverso la Valle Roveto diventa cruciale per il passaggio delle bande mercenarie e il commercio.

Con la romanizzazione, il territorio di Alba Fucens e quello circostante subiscono una ristrutturazione significativa, caratterizzata da una maggiore organizzazione agricola e commerciale. L’archeologia fornisce testimonianze della vitalità economica di questa regione, con santuari e vie di comunicazione che si sviluppano per facilitare anche il culto di divinità locali come Ercole. Gli scavi rivelano la presenza di importanti aree cultuali e materiali di grande valore, testimoni di un’epoca di intensa vita sociale e culturale.

Nel contesto delle guerre civili del I secolo a.C., gli Albensi vivono un periodo di tensione e conflitto, schierandosi con Mario contro Silla e subendo ritorsioni durante le faide di potere. La fine della Guerra Sociale segna la completa romanizzazione delle comunità locali, che iniziano a servire attivamente Roma anche nel Senato e nelle campagne militari, come dimostrano iscrizioni e fregi trovati nella zona. Configura quindi una realtà in cui i centri come Alba Fucens diventeranno fondamentali anche nel tessuto socio-politico dell’Impero.

Riferimento autore: Giuseppe Grossi.

Testi tratti dal libro Le Origini di Avezzano (Testi a cura di Giuseppe Grossi)

Con la fine delle Guerre Sannitiche, l’area presa in esame continua ad avere una notevole importanza strategica con la colonia di Alba Fucens posta nel crocevia di collegamento tra i territori dei Sanniti e dei loro vicini alleati, Umbri ed Etruschi. Questa importanza strategica contribuì anche a un controllo commerciale dei sistemi viari diretti verso il sud della penisola con lo sviluppo economico delle ville poste nel territorio agrario coloniale.

Furono questi gli sviluppi che crearono i presupposti per l’emissione monetale di Alba, avutasi intorno al 270 a.C. fino al 263 circa, emissione creata più per motivo di prestigio che per necessità reali. Si precisa che, nel III secolo a.C., la moneta non era, a differenza di oggi, uno strumento indispensabile per gli scambi. L’ambiente italico e romano di questo periodo era ancora troppo intensamente legato al baratto per pensare a un uso della moneta quale intermediario sugli scambi.

Vale la pena di considerare che l’emissione di moneta di questo periodo, caratterizzata da un esiguo numero di pezzi in circolazione, come nel caso di Alba Fucens, poteva rispondere a motivazioni di prestigio, cosa che trova riscontro nella presenza del nome della città su tutti i nominali. Alba Fucens ha emesso una serie di piccole monete in argento composta da almeno tre diversi nominali. La presenza del nome della città, ALBA, in caratteri dell’alfabeto latino, esclude ogni dubbio di attribuzione.

La tipologia utilizzata per i coni, come la testa di Hermes e di Atena, il grifo alato, l’aquila retrospiciente e un delfino, sono evidentemente derivati dall’ambiente greco di Magna Grecia. Inoltre, il sistema ponderale sulla base del quale sono stati emessi i valori è probabilmente un di obolo, un obolo ed un semiobolo, rispettivamente del peso di g 1,26, g 0,62 e g 0,30.

L’emissione di questa serie appartiene senza alcun dubbio al periodo della colonia, ma è da scartare l’ipotesi che essa sia stata prodotta nei primi anni di vita della colonia stessa. È da credere piuttosto che l’emissione, di breve durata, debba aver interessato un periodo immediatamente successivo alla sconfitta di Pirro (270 a.C.) per effetto di un’apertura commerciale di Alba Fucens verso i mercati del Sud, del Sannio, dell’Apulia e della Campania.

I numerosi ritrovamenti monetali avvenuti nel centro storico di Avezzano durante lo sgombero delle macerie provocate dal terremoto del 1915, composti da ben 292 monetine d’argento di età repubblicana, fra cui alcune albensi, sono prova della vitalità economica della locale villa degli Avidii durante il III secolo a.C. Questo avvenne in un periodo in cui la colonia albense si aprì al commercio verso il sud della penisola italiana.

Nel finitimo territorio marso, il fenomeno del mercenariato italico è ancora attivo. La vicina Valle Roveto continua ad essere attraversata dai mercenari Marsi diretti in Campania e Lucania per essere reclutati dalle potenze del Mediterraneo, lasciando tracce dal V al III secolo a.C. nei santuari fucensi, palentini e lirini. Questi temibili guerrieri, definiti “figli di Marte”, sono attestati da bronzetti di Marte ed Ercole, loro numi tutelari, insieme alla monetazione in argento e bronzo delle città campane, della Magna Grecia e puniche.

Solo dal trattato romano-cartaginese del 241 a.C., alla fine della II guerra punica, si proibì ai Cartaginesi di arruolare mercenari in Italia. Questo segnò la fine della mobilità sociale geografica italica, costringendo i socii marsi al solo servizio militare a favore di Roma, che sembrava adempiere la stessa funzione demografica ed economica in precedenza assolata dal mercenariato.

I materiali votivi, bronzetti di Ercole e monete, sono legati al mondo del mercenariato e della mobilità sociale geografica dell’area. I bronzi di Ercole, databili fra il V e il II secolo a.C., sono attestati nei santuari marsi, equi e nel territorio avezzanese, come a Scalzagallo. Queste divinità tutelari delle spedizioni militari del mercenariato safino passarono poi ai militari italici e coloniali al servizio di Roma. La diffusione sulla direttrice Fùcino e Liri comprende anche la media valle del Liri e i Piani Palentini.

Allo stesso modo, l’itinerario principale percorso dalle bande mercenarie verso la Campania comporta una strada, detta nel medioevo “via antiqua quod dicitur Marsicana”, che portava dall’alta valle del Liri attraverso i Piani Palentini fino al Fùcino. Tramite essa dovette arrivare nella Marsica e nell’Abruzzo interno la monetazione greca e campana di IV-III secolo, acquisita dai mercenari come pagamento per i loro servizi. Questa monetazione è documentata nel territorio avezzanese con un obolo d’argento di Phistelia del IV secolo a.C. e una semuncia della serie prorata dal santuario della Grotta di Ciccio Felice.

Nella nuova realtà coloniale albense degli inizi del III secolo a.C., i centri fortificati marsi sono ormai abbandonati e i loro ambiti comunitari si trovano inseriti nel nuovo territorio della colonia di Alba Fucens. Gli abitanti italici, marsi ed equi, sono parte integrante della componente umana coloniale e, insieme ai coloni romani, inseriti nella tribù Fabia. D’ora in poi, sulle lastre tombali delle necropoli palentine e avezzanesi comparirà il nome della tribù Fabia, a segnalare l’appartenenza alla colonia romana.

Con il III secolo a.C., la Valle Roveto, come in tutta la Marsica, cambia il suo aspetto insediamentale con la nascita di nuovi abitati collinari e di pianura non fortificati, i “vici”. È questo il periodo in cui si afferma una struttura insediamentale di tipo “oppido-vicano” con grandi centri fortificati distrettuali retti da magistrati pubblici e numerosi villaggi dotati di santuari interni o posti nelle vicinanze.

I santuari si strutturano architettonicamente in forme monumentali, imitationi di quelli di area campana. Quelli più antichi, senza podio, ripetono la tipica pianta tripartita con vestibolo porticato. I più recenti sono posti su alti podii modanati con colonne di calcare. I templi, presenti sin dal V-IV secolo, diventano punto di aggregazione dei nuovi vici. I santuari rurali, invece, presso valichi e vie di comunicazione svolgono la funzione di luoghi di sosta e rifugio.

In tutti questi santuari continuano ad essere presenti gli ex-voto bronzei e la monetazione legata alla pratica del servizio militare a favore di Roma. Questi fenomeni danno fortuna al santuario. Emergono così gruppi familiari locali, grazie ad amicizie con le gentes di Roma, che entrano nel commercio mediterraneo romano, soprattutto nel II secolo a.C., e sono in grado di investire in terreni agricoli o di abbellire il luogo sacro con apparati architettonici.

A questo proposito, l’archeologo belga Mertens afferma che non si può pensare all’insediamento di una colonia senza una preventiva sistemazione del territorio circostante. Riguardo ai confini dell’ager albenses, probabilmente coincidevano con una serie di ostacoli naturali, come il massiccio del Velino a nord, il passo di Monte Bove a ovest, l’alta valle del Liri a sud e il lago Fùcino a est.

Uno studio recente ha evidenziato che la prima divisione agraria albense avvenne nei primi anni del III secolo a.C. e la lottizzazione potrebbe essere più antica, visibile nei Campi Palentini attorno a Cappelle e a sud-est di Avezzano. Per l’età repubblicana, le testimonianze archeologiche sono presenti in località S. Nicola, Ciccio Felice e Scalzagallo.

Un santuario di Ercole era situato nel luogo della chiesa di S. Nicola, lungo la strada che da Alba Fucens portava ad Anxa. Recenti ritrovamenti in quest’area documentano i legami con il culto di divinità locali e riti ancestrali.

Un altro importante santuario è quello di Scalzagallo, i cui ritrovamenti avvennero negli anni ’70 durante la realizzazione di abitazioni. I materiali rinvenuti, di III-II secolo a.C., indicano chiaramente la relazione con le genti italiche e i coloni albensi.

Nonostante questa ricchezza delle aree cultuali, si prospettano difficoltà per gli Albensi sul finire del III secolo a.C. Un duro intervento romano si verificò nel 211 a.C. quando gli Albensi rifiutarono di inviare aiuti a Roma, considerato un atto di ribellione. Il secolo successivo vede la colonia utilizzata come sede per l’internamento di sovrani sconfitti.

Agli inizi del I secolo a.C., il territorio fu coinvolto nelle guerre legate al “bellum Marsicum”. Sebbene le localizzazioni degli scontri non siano univoche, la posizione geografica portò a conflitti nella zona, specialmente con le truppe romane che cercavano di liberare Alba assediata dai Marsi.

Probabilmente i combattimenti culminarono con la sconfitta dei Marsi nel 90 a.C. e l’occupazione romana della Valle Roveto alla fine dell’89 a.C. Ritrovamenti legati a questo periodo, come missili di piombo, sono stati rinvenuti nei centri fortificati. Un tesoretto di monete d’argento d’età repubblicana è stato rinvenuto ad Avezzano dopo il terremoto del 1915.

Le Guerre Civili del I secolo a.C. segnarono un’altra fase drammatica per gli Albensi, che supportarono Mario. Gli Albensi subirono ritorsioni da Silla, Pompeo ed Antonio con distruzioni e l’assegnazione di terreni ai veterani. La romanizzazione del mondo marso si completò con la nascita dei municipia, continuando a servire Roma anche come componenti del Senato.

Un caso rappresentativo è quello di Quinto Naevio Cordo Sutorio Macrone, che raggiunse la massima carica militare dell’epoca e lasciò un monumento alla sua città, l’anfiteatro di Alba Fucens, svelando così l’importanza degli Albensi nell’architettura romana.

Riferimento autore: Giuseppe Grossi.

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Ospitalità e servizi

Testi tratti dal libro Le Origini di Avezzano (Testi a cura di Giuseppe Grossi)

Con la fine delle Guerre Sannitiche, l’area presa in esame continua ad avere una notevole importanza strategica con la colonia di Alba Fucens posta nel crocevia di collegamento tra i territori dei Sanniti e dei loro vicini alleati, Umbri ed Etruschi. Questa importanza strategica contribuì anche a un controllo commerciale dei sistemi viari diretti verso il sud della penisola con lo sviluppo economico delle ville poste nel territorio agrario coloniale.

Furono questi gli sviluppi che crearono i presupposti per l’emissione monetale di Alba, avutasi intorno al 270 a.C. fino al 263 circa, emissione creata più per motivo di prestigio che per necessità reali. Si precisa che, nel III secolo a.C., la moneta non era, a differenza di oggi, uno strumento indispensabile per gli scambi. L’ambiente italico e romano di questo periodo era ancora troppo intensamente legato al baratto per pensare a un uso della moneta quale intermediario sugli scambi.

Vale la pena di considerare che l’emissione di moneta di questo periodo, caratterizzata da un esiguo numero di pezzi in circolazione, come nel caso di Alba Fucens, poteva rispondere a motivazioni di prestigio, cosa che trova riscontro nella presenza del nome della città su tutti i nominali. Alba Fucens ha emesso una serie di piccole monete in argento composta da almeno tre diversi nominali. La presenza del nome della città, ALBA, in caratteri dell’alfabeto latino, esclude ogni dubbio di attribuzione.

La tipologia utilizzata per i coni, come la testa di Hermes e di Atena, il grifo alato, l’aquila retrospiciente e un delfino, sono evidentemente derivati dall’ambiente greco di Magna Grecia. Inoltre, il sistema ponderale sulla base del quale sono stati emessi i valori è probabilmente un di obolo, un obolo ed un semiobolo, rispettivamente del peso di g 1,26, g 0,62 e g 0,30.

L’emissione di questa serie appartiene senza alcun dubbio al periodo della colonia, ma è da scartare l’ipotesi che essa sia stata prodotta nei primi anni di vita della colonia stessa. È da credere piuttosto che l’emissione, di breve durata, debba aver interessato un periodo immediatamente successivo alla sconfitta di Pirro (270 a.C.) per effetto di un’apertura commerciale di Alba Fucens verso i mercati del Sud, del Sannio, dell’Apulia e della Campania.

I numerosi ritrovamenti monetali avvenuti nel centro storico di Avezzano durante lo sgombero delle macerie provocate dal terremoto del 1915, composti da ben 292 monetine d’argento di età repubblicana, fra cui alcune albensi, sono prova della vitalità economica della locale villa degli Avidii durante il III secolo a.C. Questo avvenne in un periodo in cui la colonia albense si aprì al commercio verso il sud della penisola italiana.

Nel finitimo territorio marso, il fenomeno del mercenariato italico è ancora attivo. La vicina Valle Roveto continua ad essere attraversata dai mercenari Marsi diretti in Campania e Lucania per essere reclutati dalle potenze del Mediterraneo, lasciando tracce dal V al III secolo a.C. nei santuari fucensi, palentini e lirini. Questi temibili guerrieri, definiti “figli di Marte”, sono attestati da bronzetti di Marte ed Ercole, loro numi tutelari, insieme alla monetazione in argento e bronzo delle città campane, della Magna Grecia e puniche.

Solo dal trattato romano-cartaginese del 241 a.C., alla fine della II guerra punica, si proibì ai Cartaginesi di arruolare mercenari in Italia. Questo segnò la fine della mobilità sociale geografica italica, costringendo i socii marsi al solo servizio militare a favore di Roma, che sembrava adempiere la stessa funzione demografica ed economica in precedenza assolata dal mercenariato.

I materiali votivi, bronzetti di Ercole e monete, sono legati al mondo del mercenariato e della mobilità sociale geografica dell’area. I bronzi di Ercole, databili fra il V e il II secolo a.C., sono attestati nei santuari marsi, equi e nel territorio avezzanese, come a Scalzagallo. Queste divinità tutelari delle spedizioni militari del mercenariato safino passarono poi ai militari italici e coloniali al servizio di Roma. La diffusione sulla direttrice Fùcino e Liri comprende anche la media valle del Liri e i Piani Palentini.

Allo stesso modo, l’itinerario principale percorso dalle bande mercenarie verso la Campania comporta una strada, detta nel medioevo “via antiqua quod dicitur Marsicana”, che portava dall’alta valle del Liri attraverso i Piani Palentini fino al Fùcino. Tramite essa dovette arrivare nella Marsica e nell’Abruzzo interno la monetazione greca e campana di IV-III secolo, acquisita dai mercenari come pagamento per i loro servizi. Questa monetazione è documentata nel territorio avezzanese con un obolo d’argento di Phistelia del IV secolo a.C. e una semuncia della serie prorata dal santuario della Grotta di Ciccio Felice.

Nella nuova realtà coloniale albense degli inizi del III secolo a.C., i centri fortificati marsi sono ormai abbandonati e i loro ambiti comunitari si trovano inseriti nel nuovo territorio della colonia di Alba Fucens. Gli abitanti italici, marsi ed equi, sono parte integrante della componente umana coloniale e, insieme ai coloni romani, inseriti nella tribù Fabia. D’ora in poi, sulle lastre tombali delle necropoli palentine e avezzanesi comparirà il nome della tribù Fabia, a segnalare l’appartenenza alla colonia romana.

Con il III secolo a.C., la Valle Roveto, come in tutta la Marsica, cambia il suo aspetto insediamentale con la nascita di nuovi abitati collinari e di pianura non fortificati, i “vici”. È questo il periodo in cui si afferma una struttura insediamentale di tipo “oppido-vicano” con grandi centri fortificati distrettuali retti da magistrati pubblici e numerosi villaggi dotati di santuari interni o posti nelle vicinanze.

I santuari si strutturano architettonicamente in forme monumentali, imitationi di quelli di area campana. Quelli più antichi, senza podio, ripetono la tipica pianta tripartita con vestibolo porticato. I più recenti sono posti su alti podii modanati con colonne di calcare. I templi, presenti sin dal V-IV secolo, diventano punto di aggregazione dei nuovi vici. I santuari rurali, invece, presso valichi e vie di comunicazione svolgono la funzione di luoghi di sosta e rifugio.

In tutti questi santuari continuano ad essere presenti gli ex-voto bronzei e la monetazione legata alla pratica del servizio militare a favore di Roma. Questi fenomeni danno fortuna al santuario. Emergono così gruppi familiari locali, grazie ad amicizie con le gentes di Roma, che entrano nel commercio mediterraneo romano, soprattutto nel II secolo a.C., e sono in grado di investire in terreni agricoli o di abbellire il luogo sacro con apparati architettonici.

A questo proposito, l’archeologo belga Mertens afferma che non si può pensare all’insediamento di una colonia senza una preventiva sistemazione del territorio circostante. Riguardo ai confini dell’ager albenses, probabilmente coincidevano con una serie di ostacoli naturali, come il massiccio del Velino a nord, il passo di Monte Bove a ovest, l’alta valle del Liri a sud e il lago Fùcino a est.

Uno studio recente ha evidenziato che la prima divisione agraria albense avvenne nei primi anni del III secolo a.C. e la lottizzazione potrebbe essere più antica, visibile nei Campi Palentini attorno a Cappelle e a sud-est di Avezzano. Per l’età repubblicana, le testimonianze archeologiche sono presenti in località S. Nicola, Ciccio Felice e Scalzagallo.

Un santuario di Ercole era situato nel luogo della chiesa di S. Nicola, lungo la strada che da Alba Fucens portava ad Anxa. Recenti ritrovamenti in quest’area documentano i legami con il culto di divinità locali e riti ancestrali.

Un altro importante santuario è quello di Scalzagallo, i cui ritrovamenti avvennero negli anni ’70 durante la realizzazione di abitazioni. I materiali rinvenuti, di III-II secolo a.C., indicano chiaramente la relazione con le genti italiche e i coloni albensi.

Nonostante questa ricchezza delle aree cultuali, si prospettano difficoltà per gli Albensi sul finire del III secolo a.C. Un duro intervento romano si verificò nel 211 a.C. quando gli Albensi rifiutarono di inviare aiuti a Roma, considerato un atto di ribellione. Il secolo successivo vede la colonia utilizzata come sede per l’internamento di sovrani sconfitti.

Agli inizi del I secolo a.C., il territorio fu coinvolto nelle guerre legate al “bellum Marsicum”. Sebbene le localizzazioni degli scontri non siano univoche, la posizione geografica portò a conflitti nella zona, specialmente con le truppe romane che cercavano di liberare Alba assediata dai Marsi.

Probabilmente i combattimenti culminarono con la sconfitta dei Marsi nel 90 a.C. e l’occupazione romana della Valle Roveto alla fine dell’89 a.C. Ritrovamenti legati a questo periodo, come missili di piombo, sono stati rinvenuti nei centri fortificati. Un tesoretto di monete d’argento d’età repubblicana è stato rinvenuto ad Avezzano dopo il terremoto del 1915.

Le Guerre Civili del I secolo a.C. segnarono un’altra fase drammatica per gli Albensi, che supportarono Mario. Gli Albensi subirono ritorsioni da Silla, Pompeo ed Antonio con distruzioni e l’assegnazione di terreni ai veterani. La romanizzazione del mondo marso si completò con la nascita dei municipia, continuando a servire Roma anche come componenti del Senato.

Un caso rappresentativo è quello di Quinto Naevio Cordo Sutorio Macrone, che raggiunse la massima carica militare dell’epoca e lasciò un monumento alla sua città, l’anfiteatro di Alba Fucens, svelando così l’importanza degli Albensi nell’architettura romana.

Riferimento autore: Giuseppe Grossi.

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