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I Durazzo Conti Di Albe

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Dalla regalità alla rovina: scopri come Avezzano e la Marsica navigarono tra dominazioni e devastazioni nel tumultuoso Medioevo italiano.

Nel XIV secolo, con l’erezione della chiesa gotica di San Francesco, il contado di Albe, capitale Avezzano, passò sotto l’amministrazione della corte reale di Napoli, a seguito della morte della contessa Filippa, priva di eredi. Questo territorio divenne dominio della casa angioina, e dopo la morte del re Roberto nel 1343, fu donato a sua nipote Maria di Durazzo. La storia è segnata da eventi tragici e conflitti, come la congiura per l’uccisione di Andrea d’Ungheria, primo marito di Giovanna I di Napoli, che scatenò un periodo di anarchia e instabilità nel regno.

Con la ascesa di Giovanna I, il regno affondò nel conflitto tra gli Angioini e i Durazzo. Il matrimonio tra Giovanna e Andrea deteriorò rapidamente, culminando con l’omicidio di Andrea e l’invasione del re Luigi I d’Ungheria nel 1348. Durante questa invasione, Avezzano subì una violenta devastazione, come attesta il cronista Buccio di Ranallo, descrivendo la sorpresa e la rapidità del saccheggio. L’ira dei soldati di Luigi I si abbatté su Avezzano, portando morte e distruzione, mentre una pestilenza si diffuse tra la popolazione.

Dopo questo periodo di devastazione, Avezzano si riprese grazie all’operosità dei suoi cittadini. Tensioni continuarono a permeare la regione con passaggi di bande di masnadieri, tra cui quella di Francesco Del Balzo nel 1361, che saccheggiò nuovamente Avezzano e la Marsica. In seguito, dopo la morte della contessa Maria nel 1366, il feudo di Albe venne assegnato a Ludovico di Navarra, che affrontò conflitti e ribellioni locali, implicando nuovamente Avezzano e il suo sviluppo nei torbidi contesti politici del periodo.

All’inizio del XV secolo, la regina Margherita divenne contessa di Albe, confermando Avezzano come sede centrale della contea. Nel 1419, fu nominato Lorenzo Colonna a ricoprire questa carica, ma emergenze politiche e lotte dinastiche non tardarono a ripresentarsi. Con la morte di Giovanna II nel 1435, il conte Giacomo Caldora prese possesso della contea, ma la transizione al dominio aragonese di Alfonso d’Aragona segnò l’inizio di un nuovo capitolo di conflitti per Avezzano e i contadi di Albe e Cèlano, culminando nella caduta di Napoli nel 1442.

Il periodo storico di Avezzano e della Marsica è caratterizzato da cicli di crescita e declino, riveli tra guerre, invasioni e ricostruzioni, che evidenziano la resilienza dei suoi abitanti e la complessità delle interazioni politiche del tempo.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

Quando fu eretta la chiesa gotica di San Francesco nella prima metà del secolo XIV, il contado di Albe con capitale Avezzano, in seguito alla morte della contessa Filippa, che non lasciò eredi, passò direttamente sotto l’amministrazione della corte reale di Napoli, o demanio reale. Divenne poi dominio della casa regnante angioina. Così, il re Roberto, alla sua morte, avvenuta nell’anno 1343, per testamento ne aveva fatto donazione, assieme a vari altri feudi, a sua nipote, Maria di Durazzo. Tale denominazione le derivava dal primo marito, Carlo duca di Taranto, che fu tra i massimi responsabili nella congiura per l’uccisione di Andrea d’Ungheria, primo marito di Giovanna I, regina di Napoli. Nella storia degli ultimi Angioini, il crimine accennato rievoca inevitabilmente avvenimenti e vicende di straordinaria importanza, con dolorose conseguenze in tutto il regno, incluso il contado di Albe e, in particolare, Avezzano.

Mentre l’antica prosperità economica del Mezzogiorno scompariva irrimediabilmente, la compagine statale veniva indebolendosi sempre più. Il regno normanno e quello degli Svevi, rispetto all’anarchia europea del periodo feudale, apparivano come un’anticipazione dello Stato moderno per l’uniformità legislativa e l’organizzazione amministrativa progredita. Il sistema feudale degli Angioini, invece, presentava motivi gravi per condurre il trono a un immancabile cedimento di fronte ai vassalli. La guerra del Vespro e i colpi subiti da re Roberto rappresentano un periodo di turbolenze. Con l’ascesa al trono di Giovanna I, dopo la morte del nonno Roberto, il regno fu gettato nel baratro delle lotte intestine.

La casa D’Angiò contava vari rami; oltre al ramo napoletano, di cui era erede Giovanna I, esistevano altri rami che avevano raggiunto titoli nobiliari in Ungheria e Durazzo. Il re Luigi I d’Ungheria, manifestò le sue ambizioni alla successione al regno di Napoli. Per evitare una guerra di successione, il vecchio re Roberto fece sposare sua nipote Giovanna I con Andrea, il fratello di Luigi. Tuttavia, il matrimonio si rivelò disastroso e culminò con l’omicidio di Andrea, alimentando vendette e saccheggi perpetrati da Luigi I nel 1348. I due rami, quello angioino e quello ungherese, si fronteggiarono in un conflitto che segnò profondamente le terre di Avezzano.

Durante l’invasione, Maria di Durazzo e la regina Giovanna si rifugiarono in Provenza, tornando a Napoli solo dopo la ritirata di Luigi I. Giovanna, per lungo tempo immersa in scandali, sposò tre mariti e compì errori che portarono a nuove desolazioni nel Mezzogiorno, fino a morire nel 1382 per ordine di Carlo III di Durazzo. Nel frattempo, Maria di Durazzo si risposò con Filippo di Taranto, e sotto il suo dominio il contado di Albe, e in particolare Avezzano, subì le devastazioni di una invasione terribile.

Era l’anno 1363 quando si avvicinarono delle bande di mercenari guidate da Ambrogino, in cerca di vendetta contro Filippo di Taranto, e saccheggiarono Avezzano e la contea circostante. Il cronista aquilano Buccio di Ranallo raccontò dell’orribile saccheggio, affermando: “Non se ne accorse nullo quanno nella terra entraro, fierovi molto male e tutto derubaro”. Il saccheggio fu di una violenza inaudita e portò a devastazioni che ridussero in miseria le popolazioni di Avezzano.

Ambrogino, volendo raggiungere la Puglia rapidamente, si fermò poco nel contado, ma lasciò dietro di sé una malattia micidiale che decimò le popolazioni. Brogi riporta la notizia di una peste che falciò molte comunità, evidenziando la tenacia degli avezzanesi, in grado di riparare i danni e attivarsi per ritrovare la propria fiorente economia. Anche dopo la pace tra i due duchi della Puglia, Ambrogino continuò a imperversare, seminando terrore e distruzione.

La regina Giovanna, con spirito deciso, ordinò a Giovanni Malatacca di andare con soldati a fermare Ambrogino. Richiamò anche i veterani di Luigi, suo marito, e molti baroni si unirono a lei. La battaglia si concluse con una vittoria decisiva per le forze della regina, con migliaia di mercenari catturati o morti durante il combattimento. Ambrogino venne catturato e portato a Napoli, dove restò prigioniero per anni; nonostante ciò, riuscì a fuggire.

Lo storico Rosato Sclocchi menziona altre invasioni nella Marsica. Dalla Provenza tornò Francesco Del Balzo, duca di Andria, che saccheggiò Avezzano e altre città nel 1365. Sclocchi riporta anche un secondo assalto, quello di Giovanni Hawkwood, che nel 1365 assediò la Marsica, dimostrando l’instabilità della regione in quel periodo.

Alla morte della contessa Maria, avvenuta il 20 maggio 1366, il feudo di Albe passò a Ludovico di Navarra. Un diploma del 1371 attestava la sua investitura. Ludovico, in seguito a rivolgimenti politici, si ribellò al re Luigi e alla regina Giovanna. Dopo la sua morte, il feudo di Albe passò a Giovanna di Durazzo, prima della contessa Maria e succedette a lei nella contea.

Giovanna la regina favorì il matrimonio tra Giovanna di Durazzo e Roberto conte d’Artois. Durante il suo governo a Avezzano, Roberto risolse controversie in favore degli avezzanesi e confermò alcune immunità. Ma sfortunatamente per Avezzano, le lotte continuarono con Carlo III, il quale assunse il trono e costrinse Giovanna al rifugio. Carlo III, assassinato nel 1386, lasciò il regno al giovane Ladislao.

Dopo la morte di Carlo III, il demanio reale riacquistò la proprietà del contado di Albe. Il conte Ladislao, minore di età, agiva sotto la tutela della madre Margherita. Margherita prende in feudo Avezzano, facendola sede centrale della contea. Un diploma del 1405 conferma che Margherita era contessa di Albe, risolvendo vertenze territoriali con i luchesi sul possesso di Penna.

Alla morte di Margherita, il feudo tornò al demanio regio. Ladislao, non investì nuovi feudatari prima di morire nel 1414. Giovanna II, sua sorella, nominò Lorenzo Colonna conte di Albe nel 1419. Colonna si assicurò prerogative e privilegi per gli abitanti di Albe e la contea continuò a prosperare sotto i suoi successori.

Successivamente, Antonio Colonna assunse la contea, mantenendo relazioni pacifiche con il regno. Ma nel 1431, la regina confiscò il ducato di Salerno ai Colonna. Nonostante ciò, Odoardo, figlio di Lorenzo, mantenne il possesso delle contee di Cèlano e Albe. Gli eventi culminarono con la morte di Giovanna II nel 1435, che portò a nuove contese quando il generale Giacomo Caldora si impadronì della contea di Albe.

Giacomo Caldora si distinse come condottiero e partecipò crucialmente alla guerra tra Angioini e Aragonensi. Morì nel 1439. La successione e i complessi eventi dinastici continuano a segnare la storia di Avezzano e della contea di Albe, dove i conflitti continuarono a plasmare il destino dei suoi abitanti, fino a quando i possessi aviti di Avezzano tornarono ad essere al centro delle contese tra potentati.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

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Quando fu eretta la chiesa gotica di San Francesco nella prima metà del secolo XIV, il contado di Albe con capitale Avezzano, in seguito alla morte della contessa Filippa, che non lasciò eredi, passò direttamente sotto l’amministrazione della corte reale di Napoli, o demanio reale. Divenne poi dominio della casa regnante angioina. Così, il re Roberto, alla sua morte, avvenuta nell’anno 1343, per testamento ne aveva fatto donazione, assieme a vari altri feudi, a sua nipote, Maria di Durazzo. Tale denominazione le derivava dal primo marito, Carlo duca di Taranto, che fu tra i massimi responsabili nella congiura per l’uccisione di Andrea d’Ungheria, primo marito di Giovanna I, regina di Napoli. Nella storia degli ultimi Angioini, il crimine accennato rievoca inevitabilmente avvenimenti e vicende di straordinaria importanza, con dolorose conseguenze in tutto il regno, incluso il contado di Albe e, in particolare, Avezzano.

Mentre l’antica prosperità economica del Mezzogiorno scompariva irrimediabilmente, la compagine statale veniva indebolendosi sempre più. Il regno normanno e quello degli Svevi, rispetto all’anarchia europea del periodo feudale, apparivano come un’anticipazione dello Stato moderno per l’uniformità legislativa e l’organizzazione amministrativa progredita. Il sistema feudale degli Angioini, invece, presentava motivi gravi per condurre il trono a un immancabile cedimento di fronte ai vassalli. La guerra del Vespro e i colpi subiti da re Roberto rappresentano un periodo di turbolenze. Con l’ascesa al trono di Giovanna I, dopo la morte del nonno Roberto, il regno fu gettato nel baratro delle lotte intestine.

La casa D’Angiò contava vari rami; oltre al ramo napoletano, di cui era erede Giovanna I, esistevano altri rami che avevano raggiunto titoli nobiliari in Ungheria e Durazzo. Il re Luigi I d’Ungheria, manifestò le sue ambizioni alla successione al regno di Napoli. Per evitare una guerra di successione, il vecchio re Roberto fece sposare sua nipote Giovanna I con Andrea, il fratello di Luigi. Tuttavia, il matrimonio si rivelò disastroso e culminò con l’omicidio di Andrea, alimentando vendette e saccheggi perpetrati da Luigi I nel 1348. I due rami, quello angioino e quello ungherese, si fronteggiarono in un conflitto che segnò profondamente le terre di Avezzano.

Durante l’invasione, Maria di Durazzo e la regina Giovanna si rifugiarono in Provenza, tornando a Napoli solo dopo la ritirata di Luigi I. Giovanna, per lungo tempo immersa in scandali, sposò tre mariti e compì errori che portarono a nuove desolazioni nel Mezzogiorno, fino a morire nel 1382 per ordine di Carlo III di Durazzo. Nel frattempo, Maria di Durazzo si risposò con Filippo di Taranto, e sotto il suo dominio il contado di Albe, e in particolare Avezzano, subì le devastazioni di una invasione terribile.

Era l’anno 1363 quando si avvicinarono delle bande di mercenari guidate da Ambrogino, in cerca di vendetta contro Filippo di Taranto, e saccheggiarono Avezzano e la contea circostante. Il cronista aquilano Buccio di Ranallo raccontò dell’orribile saccheggio, affermando: “Non se ne accorse nullo quanno nella terra entraro, fierovi molto male e tutto derubaro”. Il saccheggio fu di una violenza inaudita e portò a devastazioni che ridussero in miseria le popolazioni di Avezzano.

Ambrogino, volendo raggiungere la Puglia rapidamente, si fermò poco nel contado, ma lasciò dietro di sé una malattia micidiale che decimò le popolazioni. Brogi riporta la notizia di una peste che falciò molte comunità, evidenziando la tenacia degli avezzanesi, in grado di riparare i danni e attivarsi per ritrovare la propria fiorente economia. Anche dopo la pace tra i due duchi della Puglia, Ambrogino continuò a imperversare, seminando terrore e distruzione.

La regina Giovanna, con spirito deciso, ordinò a Giovanni Malatacca di andare con soldati a fermare Ambrogino. Richiamò anche i veterani di Luigi, suo marito, e molti baroni si unirono a lei. La battaglia si concluse con una vittoria decisiva per le forze della regina, con migliaia di mercenari catturati o morti durante il combattimento. Ambrogino venne catturato e portato a Napoli, dove restò prigioniero per anni; nonostante ciò, riuscì a fuggire.

Lo storico Rosato Sclocchi menziona altre invasioni nella Marsica. Dalla Provenza tornò Francesco Del Balzo, duca di Andria, che saccheggiò Avezzano e altre città nel 1365. Sclocchi riporta anche un secondo assalto, quello di Giovanni Hawkwood, che nel 1365 assediò la Marsica, dimostrando l’instabilità della regione in quel periodo.

Alla morte della contessa Maria, avvenuta il 20 maggio 1366, il feudo di Albe passò a Ludovico di Navarra. Un diploma del 1371 attestava la sua investitura. Ludovico, in seguito a rivolgimenti politici, si ribellò al re Luigi e alla regina Giovanna. Dopo la sua morte, il feudo di Albe passò a Giovanna di Durazzo, prima della contessa Maria e succedette a lei nella contea.

Giovanna la regina favorì il matrimonio tra Giovanna di Durazzo e Roberto conte d’Artois. Durante il suo governo a Avezzano, Roberto risolse controversie in favore degli avezzanesi e confermò alcune immunità. Ma sfortunatamente per Avezzano, le lotte continuarono con Carlo III, il quale assunse il trono e costrinse Giovanna al rifugio. Carlo III, assassinato nel 1386, lasciò il regno al giovane Ladislao.

Dopo la morte di Carlo III, il demanio reale riacquistò la proprietà del contado di Albe. Il conte Ladislao, minore di età, agiva sotto la tutela della madre Margherita. Margherita prende in feudo Avezzano, facendola sede centrale della contea. Un diploma del 1405 conferma che Margherita era contessa di Albe, risolvendo vertenze territoriali con i luchesi sul possesso di Penna.

Alla morte di Margherita, il feudo tornò al demanio regio. Ladislao, non investì nuovi feudatari prima di morire nel 1414. Giovanna II, sua sorella, nominò Lorenzo Colonna conte di Albe nel 1419. Colonna si assicurò prerogative e privilegi per gli abitanti di Albe e la contea continuò a prosperare sotto i suoi successori.

Successivamente, Antonio Colonna assunse la contea, mantenendo relazioni pacifiche con il regno. Ma nel 1431, la regina confiscò il ducato di Salerno ai Colonna. Nonostante ciò, Odoardo, figlio di Lorenzo, mantenne il possesso delle contee di Cèlano e Albe. Gli eventi culminarono con la morte di Giovanna II nel 1435, che portò a nuove contese quando il generale Giacomo Caldora si impadronì della contea di Albe.

Giacomo Caldora si distinse come condottiero e partecipò crucialmente alla guerra tra Angioini e Aragonensi. Morì nel 1439. La successione e i complessi eventi dinastici continuano a segnare la storia di Avezzano e della contea di Albe, dove i conflitti continuarono a plasmare il destino dei suoi abitanti, fino a quando i possessi aviti di Avezzano tornarono ad essere al centro delle contese tra potentati.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

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