Una delle prime spiegazioni sulla denominazione di Castelnuovo è fornita dall’abate Di Pietro nel suo libro “Agglomerazioni delle popolazioni attuali della Diocesi dei Marsi”, scritto nella seconda metà del 1800. Secondo questa teoria, il nome derivererebbe dai suoi abitanti, originariamente situati in alto, di fronte alla fortissima città di Alba Fucense, dove sorgeva un superbo castello, i cui antichi ruderi sono ancora visibili. Un’altra teoria, intrigante, suggerisce che Castelnuovo derivi dal Castrum romano delle Cortine, diventando Castellum Novum. Pur non essendo certa l’origine, si tende a preferire la prima spiegazione, considerando che altrimenti si sarebbe dovuto avere il nome di Castro Nuovo.
Come riportato da Febonio, nel tardo ‘600 il paese era quasi deserto, probabilmente a causa di un’epidemia di peste. Questo fenomeno di spopolamento è corroborato dalla diffusione rapida del contagio, che tra il 1347 e il 1656 portò a numerose pestilenze e stravolgimenti demografici con tassi di mortalità altissimi.
In merito a Castelnuovo, non possiamo determinare il numero di abitanti prima dell’epidemia citata, ma si sa che alla fine del XVI secolo vi erano solo tre cognomi: Salone, Di Flaminio e Di Mattia; gli altri arrivarono in seguito da immigrati. Nel 1732, l’Archivio della Diocesi dei Marsi riportò una numerazione dei fuochi tassati, curata dall’abate Blasetti di Massa d’Albe, in cui si leggeva che Castelnuovo contava solo dieci fuochi e aveva due chiese: la Parrocchiale dedicata a San Giacomo Apostolo e una chiesa diruta dedicata a San Pancrazio Martire.
Il documento evidenzia anche l’esiguità dei servizi religiosi, con una sola figura di Procuratore, scelto annualmente, che si occupava delle funzioni minime. Non vi erano monasteri né ospedali, e l’unica organizzazione era la Confraternita del Rosario, che non presentava complessi scopi assistenziali. La vita religiosa sembrava dunque limitata, con elezioni di membri della Confraternita e attività minime in una comunità che lottava per riprendersi dalla devastazione demografica del passato.
Riferimento autore: Antonio Leonetti.


