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San Giovanni da Capestrano, il frate abruzzese che fece la storia d’Europa

Redazione

Di Maristella Buzzelli

Dal borgo del Tirino alle corti dei sovrani, dalle piazze gremite di fedeli ai campi di battaglia: la vita straordinaria di un uomo che fu giurista, magistrato, frate, predicatore, diplomatico e protagonista della grande storia europea del Quattrocento.

IL 23 Ottobre si celebra San Giovanni da Capestrano, una figura che non si lascia racchiudere facilmente nell’immagine tradizionale del santo con il saio. Giovanni fu un personaggio dalle molte vite: uomo di legge e uomo di fede, amministratore e riformatore, studioso e comunicatore, consigliere di pontefici e animatore di imprese militari. Una personalità articolata nella quale la dimensione spirituale si intrecciò continuamente con la politica, la cultura e la società.

Dalle montagne d’Abruzzo agli studi di diritto

Giovanni nacque a Capestrano il 24 giugno 1386, in un Abruzzo allora parte del Regno di Napoli, segnato da instabilità politica, rivalità dinastiche e conflitti tra signori locali. Il padre era un barone d’origine ultramontana, tradizionalmente indicato come tedesco, giunto in Italia al seguito di Luigi d’Angiò; la madre apparteneva invece alla piccola nobiltà abruzzese. La sua storia familiare intrecciava dunque radici locali e legami d’oltralpe, quasi anticipando la dimensione europea che avrebbe caratterizzato la sua vita.

Ancora giovane, Giovanni lasciò l’Abruzzo per trasferirsi a Perugia, dove si dedicò agli studi giuridici. Molte biografie divulgative gli attribuiscono una laurea in utroque iure, espressione latina che significa «nell’uno e nell’altro diritto», cioè nel diritto civile e in quello canonico. La ricostruzione del Dizionario Biografico degli Italiani è però più prudente: documenta gli studi di diritto civile e una probabile licenza fra il 1411 e il 1412. Resta certo il valore della sua preparazione, destinata ad accompagnarlo anche nella vita religiosa.

La sua prima vocazione fu quella del giurista, in un’epoca in cui la conoscenza delle leggi costituiva una delle vie più efficaci per accedere alle responsabilità pubbliche. A Perugia imparò a interpretare le norme, a sostenere argomentazioni e a confrontarsi con istituzioni e autorità. Il ragionamento giuridico, la capacità dialettica e la familiarità con il linguaggio del potere sarebbero rimasti elementi distintivi della sua successiva attività ecclesiastica: un uomo capace di portare sul pulpito anche gli strumenti appresi nello studio del diritto.

Il magistrato, la prigionia e la svolta della vocazione

Divenuto uno stimato giurista, Giovanni ricoprì incarichi giudiziari a Perugia. La tradizione divulgativa lo ricorda anche come capitano del popolo. Nei comuni medievali questa figura era un magistrato incaricato, con competenze variabili da città a città, di rappresentare e tutelare il “popolo organizzato”, soprattutto i ceti mercantili e artigiani, rispetto al predominio delle famiglie nobiliari.

La svolta maturò intorno al 1415-1416, quando cadde prigioniero nel contesto delle lotte per il controllo di Perugia. Alcuni racconti collegano l’episodio ai Malatesta, altri dopo la conquista della città da parte di Braccio da Montone, nel luglio 1416, con la detenzione a Torgiano. La tradizione religiosa individua proprio nel carcere il momento decisivo della sua conversione.

La prigionia, la riflessione sulla propria esistenza e il distacco dalle ambizioni mondane lo orientarono verso una scelta radicale: abbandonare la carriera civile ed entrare fra i Frati Minori dell’Osservanza, un movimento di riforma, interno all’ordine di San Francesco, che proponeva un ritorno alla povertà e alla semplicità delle origini, reagendo agli adattamenti e alle concessioni che nel tempo avevano attenuato il rigore della Regola.

Tornato libero, sciolse anche il precedente legame matrimoniale: secondo le biografie, ottenne l’annullamento di un matrimonio mai consumato. Fu accolto nel convento francescano di Monteripido, presso Perugia, dove intraprese il cammino religioso e pronunciò i voti.

Nell’ambiente dell’Osservanza si legò a Bernardino da Siena, uno dei più celebri predicatori del tempo, con il quale condivise l’impegno per il rinnovamento francescano. La tradizione associa questo incontro alla sua esperienza perugina. Il rapporto divenne un’amicizia operosa: quando Bernardino fu accusato di eresia per la devozione al Nome di Gesù, rappresentato dal trigramma IHS, Giovanni intervenne in sua difesa. Nel 1426 partecipò a Roma alla disputa che contribuì alla riabilitazione del confratello. La preparazione giuridica trovava così un nuovo impiego nella difesa di una pratica religiosa destinata a diffondersi largamente.

Ordinato sacerdote, Giovanni si affermò, a partire dagli anni Venti del Quattrocento, fra i predicatori più richiesti della penisola. Le cronache e le biografie religiose ricordano folle immense accorse ad ascoltarlo nelle piazze, nelle chiese e negli spazi pubblici di città come L’Aquila, Roma, Siena, Perugia e Milano. In un mondo nel quale la comunicazione avveniva soprattutto attraverso la parola pronunciata, la sua predicazione rappresentava uno strumento potentissimo.

Il rinnovamento dei costumi cristiani era al centro della sua missione. La predicazione, tuttavia, non era separata dall’azione: Giovanni intervenne nelle controversie religiose, sostenne la riforma francescana e ricevette incarichi inquisitoriali. Con l’importante incarico di Inquisitore degli Ebrei fu inviato direttamente dal papa come suo legato in paesi come Austria, Baviera e Polonia, dove si dimostrò estremamente zelante nei suoi tentativi di convertire eretici (in particolare fraticelli e hussiti), ebrei e ortodossi greco orientali in Transilvania.

La pace tra Lanciano e Ortona e l’ospedale aquilano

Nonostante i viaggi e gli incarichi, il rapporto con l’Abruzzo rimase concreto. Uno degli episodi più significativi fu la mediazione fra Lanciano e Ortona, città divise da rivalità commerciali e territoriali, legate anche all’utilizzo degli approdi e al porto di San Vito. Il 17 febbraio 1427, nella cattedrale di San Tommaso a Ortona, fu solennemente proclamato il lodo di pace patrocinato da Giovanni da Capestrano.

Un altro impegno di lunga durata riguardò L’Aquila, dove Giovanni promosse la riorganizzazione delle strutture assistenziali attraverso la fondazione dell’Ospedale Maggiore del Santissimo Salvatore. Il nuovo istituto si sviluppò nell’area adiacente a quella in cui sarebbe sorta la basilica di San Bernardino. L’obiettivo era riunire risorse e attività fino ad allora distribuite fra diversi enti, dando maggiore continuità all’assistenza ai poveri e agli infermi.

Nel 1444 papa Eugenio IV dispose, mediante una bolla, che gli statuti dell’ente si conformassero a quelli di analoghe istituzioni toscane. Nel 1447 Niccolò V, con la bolla Licentia fundandi unum hospitale, ne riconobbe ufficialmente l’istituzione, favorendo l’aggregazione degli altri enti assistenziali cittadini e dei loro beni.

Il progetto rivela un aspetto essenziale dell’attività di Giovanni: la capacità di affiancare alla predicazione un lavoro di organizzazione e di costruzione istituzionale. L’ospedale avrebbe continuato a servire la città per secoli. Rimase nella sede originaria fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando fu trasferito nell’ex convento femminile di Sant’Agnese, nel 1875; qui proseguì la propria attività fino agli anni Settanta del Novecento. La vicenda dell’istituto rende visibile, ben oltre la vita del suo promotore, l’eredità civile della sua presenza all’Aquila.

Il giurista e il riconoscimento della santità

Il legame con Bernardino continuò anche dopo la morte del predicatore senese. Giovanni si adoperò per la sua canonizzazione, mettendo a frutto la competenza giuridica nella raccolta delle testimonianze e nella preparazione della documentazione. In questo contesto il giurista Martino Garrati di Lodi gli dedicò il De canonizatione sanctorum, composto fra il 1445 e il 1448: un trattato sulla procedura d’indagine necessaria al riconoscimento ufficiale della santità, ricordato come il primo testo del diritto medievale specificamente dedicato a questo tema.

Il riformatore e le missioni in Europa

L’immagine di Giovanni da Capestrano si arricchisce ulteriormente quando si considera il suo ruolo all’interno dell’Ordine francescano. L’Osservanza sosteneva un ritorno più rigoroso agli ideali originari di povertà e disciplina della regola di san Francesco. Non si trattava di una questione soltanto spirituale: la riforma implicava l’organizzazione dei conventi, la formazione dei religiosi e la definizione di regole condivise.

La sua attività apostolica e diplomatica lo condusse poi oltre le Alpi, soprattutto nell’Europa centrale e orientale. Nel suo itinerario tra il Regno d’Ungheria e la Transilvania si colloca il rapporto con Giovanni Hunyadi, protagonista della resistenza all’espansione ottomana. La tradizione biografica presenta Giovanni come suo consigliere spirituale e associa la loro relazione al Castello dei Corvino, a Hunedoara.

Dal pulpito al campo di battaglia

Un episodio in particolare ha contribuito a consegnare Giovanni da Capestrano alla memoria europea. Dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, l’espansione dell’Impero ottomano aveva assunto un significato politico e religioso enorme per i regni cristiani. L’avanzata nei Balcani e la pressione sull’Ungheria spinsero il papato a promuovere una nuova mobilitazione.

Nel 1456 Giovanni, insieme ad altri frati, fu incaricato da papa Callisto III di predicare la crociata contro gli Ottomani. Percorrendo l’Europa orientale, contribuì a raccogliere una vasta schiera di volontari, indicata dalle narrazioni dell’impresa nell’ordine delle decine di migliaia. Il frate abruzzese divenne così una figura insolita persino per il suo tempo: un religioso che, senza essere un comandante militare di professione, riusciva a mobilitare uomini e a sostenere il morale dei combattenti. La sua arma principale rimaneva la parola, attraverso la quale esortava alla resistenza e alla difesa della cristianità.

Nel luglio 1456, durante l’assedio di Belgrado, fu accanto alle forze guidate da Giovanni Hunyadi e partecipò all’azione dei volontari. La tradizione gli attribuisce, nell’incitamento all’assalto decisivo, le parole ispirate alla Lettera di san Paolo ai Filippesi: «Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento».

La vittoria del 22 luglio costrinse l’esercito ottomano a ritirarsi; lo stesso sultano Maometto II rimase ferito nel corso dei combattimenti, in un momento decisivo nel contenimento dell’avanzata ottomana verso l’Europa centrale. La partecipazione di Giovanni all’impresa consolidò la fama del predicatoreguerriero, nella cui immagine il saio francescano e l’azione militante si fondevano, lasciando una traccia profonda anche nell’iconografia religiosa.

Quella vittoria ebbe però un prezzo. Nel campo cristiano si diffusero malattie e sofferenze. Giovanni, ormai settantenne e provato, visse soltanto pochi mesi dopo la battaglia: si ammalò e morì il 23 ottobre 1456 a Ilok, in Slavonia, allora nel Regno d’Ungheria e oggi nella Croazia orientale.

Le campane di mezzogiorno e la memoria di Belgrado

Anche un suono familiare, quello delle campane a mezzogiorno, conserva un legame con l’impresa di Belgrado. Il 29 giugno 1456, mentre cresceva il timore per l’avanzata ottomana, papa Callisto III dispose un richiamo quotidiano alla preghiera accompagnato dal suono delle campane. Il provvedimento precedeva l’assedio di luglio: invitava i fedeli a invocare l’aiuto divino in un momento considerato decisivo per la cristianità.

La disposizione è comunemente ricordata come l’origine della campana di mezzogiorno legata a Belgrado, anche se la prescrizione indicava un momento fra mezzogiorno e i vespri. Il rintocco doveva unire nella supplica comunità lontane dal fronte e uomini impegnati nei combattimenti. In questo senso Giovanni da Capestrano, animatore religioso della resistenza, rimase associato anche alla memoria sonora di quella mobilitazione.

Dopo la vittoria del 22 luglio, il richiamo alla preghiera acquistò anche il significato di un ringraziamento. Il suono delle campane a mezzogiorno si intrecciò progressivamente con la recita dell’Angelus, consolidandosi come consuetudine quotidiana. Sarebbe però riduttivo ricondurre l’origine dell’intera preghiera a un solo episodio: la devozione mariana e gli orari a essa dedicati si definirono gradualmente nel corso dei secoli.

Belgrado rappresenta uno dei passaggi più noti di questa storia, in cui l’allarme della guerra lasciò spazio alla memoria della liberazione. Alla funzione religiosa si affiancava inoltre un’esigenza pratica della vita civile: per i contadini impegnati nei campi, il rintocco delle campane costituiva un riferimento per conoscere l’ora e scandire il lavoro e le pause. Il richiamo alla preghiera si inseriva così nei ritmi della vita quotidiana, unendo devozione e scansione temporale.

Le frecce deviate e la cometa di Halley

Attorno alla battaglia e alla figura del frate guerriero crebbero racconti nei quali la vittoria assumeva il carattere di un intervento divino. Una testimonianza particolarmente suggestiva si conserva al MuNDA, il Museo Nazionale d’Abruzzo, nell’opera Giovanni da Capestrano e storie della sua vita. La scena di Belgrado rappresenta le frecce nemiche che cambiano miracolosamente direzione; un altro episodio, la Messa di Peterwardein, raffigura l’annuncio celeste della vittoria ai crociati.

Sono immagini della memoria devozionale: raccontano come i fedeli interpretarono la protezione attribuita al santo, non una dinamica militare verificabile. Le frecce che si rovesciano contro gli aggressori e la promessa di un esito favorevole rendono visibile l’idea che la fede possa soccorrere chi si trova davanti a un pericolo apparentemente insuperabile. Nella pittura, la battaglia diventa così anche un racconto di salvezza.

A quel medesimo 1456 appartiene il passaggio della cometa oggi conosciuta come cometa di Halley. La sua comparsa, in un’epoca nella quale i fenomeni celesti potevano essere letti come presagi di calamità, si intrecciò nei racconti successivi con l’avanzata ottomana e con le preghiere ordinate dal papa.

Da questo intreccio nacque la celebre leggenda secondo cui Callisto III avrebbe addirittura «scomunicato» la cometa. Il racconto è suggestivo, ma privo di fondamento documentario: non risulta una bolla pontificia contro l’astro. Gli studi richiamati dalla Specola Vaticana hanno chiarito la natura leggendaria della vicenda. Il suo interesse sta piuttosto nel modo in cui astronomia, paura della guerra e memoria religiosa finirono per sovrapporsi, trasformando il cielo del 1456 in un ulteriore scenario simbolico dell’impresa di Belgrado.

Da Capestrano alla prima avventura di Zorro

Il viaggio di questo nome riserva infine una sorpresa: nel 1919 Johnston McCulley pubblicò a puntate La maledizione di Capistrano (The Curse of Capistrano), il romanzo breve nel quale comparve per la prima volta il celebre difensore mascherato. Il titolo sarebbe poi diventato The Mark of Zorro, Il segno di Zorro, sull’onda del successo cinematografico.

Il collegamento passa per San Juan Capistrano, la località californiana legata alla missione francescana intitolata proprio al santo abruzzese, in quel mondo di missioni e pueblos che fa da sfondo al romanzo. Il nome di un borgo abruzzese trova così un approdo inatteso, al termine di un viaggio che dalle prediche nelle piazze e dalle campane di Belgrado conduce alle missioni della California, fino alle pagine in cui Zorro traccia la sua prima “Z”.


Fonti essenziali e riscontri

«Aquila Ospedale Civile S. Salvatore», Ospedali d’Italia, con richiamo agli studi di storia ospitaliera di I. Poletti e L. Guerrieri. https://www.ospedaliditalialalorostoriadalmedioevoadoggi.it/l-aquila-ospedale-civile-s.-salvatore–.html

«Martino Garrati», voce biografica, per la qualificazione del trattato sulla canonizzazione come primo del suo genere nel diritto medievale. https://it.wikipedia.org/wiki/Martino_Garrati

Basilica di San Tommaso Apostolo, «588° Anniversario Lodo di Pace». https://tommasoapostolo.it/notizie/attualita/588-anniversariolodo-di-pace

Catholic Encyclopedia, «Bartolomeo Platina»: disposizione sulle preghiere del 29 giugno 1456 e storia della leggenda della cometa. https://www.newadvent.org/cathen/12158a.htm

Giovanni Paolo II, Angelus a Mariapocs, 18 agosto 1991. https://www.vatican.va/content/john-paulii/it/angelus/1991/documents/hf_jp-ii_ang_19910818.html

Hélène Angiolini, «Giovanni da Capestrano, santo», Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 55, Treccani, 2001. Riscontro per studi, carriera giudiziaria, prigionia e difesa di Bernardino. https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-da-capestrano-santo_(DizionarioBiografico)/

M. R. Berardi, «Ospedali, infermerie, spezierie e medici all’Aquila», Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, 2017. https://bullettinodasp.org/wp-content/uploads/2020/11/Berardi-27-78-anno-2017.pdf

Ministero della Cultura, Catalogo generale dei Beni Culturali, scheda «San Giovanni da Capestrano», altare, 1724–ca. 1757. Riscontro sulla canonizzazione e sulla successiva bolla. https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300185315-0

Mission San Juan Capistrano, «360 Degree Architectural and Historical Views Video Series»: identificazione del santo patrono della missione. https://www.missionsjc.com/360-video-series/

MuNDA, «Giovanni da Capestrano e storie della sua vita», scheda dell’opera. https://museonazionaledabruzzo.it/opere/giovanni-dacapestrano-e-storie-della-sua-vita/

Specola Vaticana, «The Pope and the Comet», con richiamo allo studio di W. F. Rigge del 1908. https://www.vaticanobservatory.org/education/the-pope-and-the-comet/

University of Pennsylvania, The Online Books Page, «The Curse of Capistrano»; American Film Institute, scheda di The Mark of Zorro, https://onlinebooks.library.upenn.edu/webbin/book/lookupid?key=olbp41590 — https://catalog.afi.com/Catalog/MovieDetails/2078?cxt=filmography

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