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Storia Di Castelnuovo… Le Famiglie

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Un documento del 1732 svela le tribolazioni economiche di Castelnuovo, tra miserie e litigi per il pagamento dei terreni: una finestra sul passato rurale marsicano.

Nell’Archivio della Diocesi dei Marsi si trova un documento del 1732, in cui si rende conto delle capacità contributive di ogni paese tramite una numerazione dei fuochi tassati. Per Castelnuovo, l’abate Blasetti di Massa d’Albe, cura il seguente resoconto: “In Domine Domini Amen. Le famiglie che sono in detta villa sono numero di dieci e una acquisita di poco tempo”. L’elenco rivela una comunità di sole 80 persone, tra cui quattro famiglie Di Flaminio (divenuti Flammini), due Cofini, due Ruscitti, una Salone, una Di Mattia e la famiglia D’Andrea, giunta da Santo Iona. Questo scritto dimostra che il paese versava in miseria economica e demografica, con un abate che enfatizzava le difficoltà, specialmente in lite con la popolazione contraria al pagamento dell’affitto delle terre della Confraternita.

I fondi raccolti erano registrati in un libro delle entrate e delle uscite, e ogni due anni, al cambio dell’amministratore, un emissario del vescovo effettuava il conteggio. Il priore della Confraternita riceveva quindi una comunicazione riguardante la somma dovuta alla curia, da cui deriva il termine “Significatoria”. Tuttavia, come evidenziato dall’abate Blasetti, i priori spesso esitavano nel versare le somme, destinando di frequente il disavanzo in “prestiti a grano” alle famiglie più povere o in “carità ad ebrei fatti cristiani”, mentre solo una piccola parte andava alla curia e al parroco.

Oggi in parrocchia è custodito il “Libro Delli Introiti et Esiti Della Venerabile Con.a del SS.mo Sacramento Della Villa Di Castello Novo Anno Domini 1717”, che descrive dettagliatamente le entrate e le uscite dal 1718 al 1799. Per risolvere il conflitto tra l’abate Blasetti e i cittadini, si rese necessario un processo presso la Curia di Pescina. Si scoprì che la maggior parte dei terreni coltivabili apparteneva alle famiglie Pace e Blasetti di Massa d’Albe, lasciando ben poco agli abitanti di Castelnuovo e alla Confraternita.

Riferimento autore: Antonio Leonetti.

(Testi a cura di Antonio Leonetti)

Nell’Archivio della Diocesi dei Marsi vi è un documento del 1732, quando nel regno fu indetta una numerazione dei fuochi tassati con la descrizione delle capacità contributive di ogni singolo paese. Per Castelnuovo, questo elenco fu redatto dall’abate Blasetti di Massa d’Albe, curato a Castelnuovo, che così scrive:

cap. 4 delle famiglie e dell’anime “In Domine Domini Amen. Le famiglie che sono in detta villa sono numero di dieci e una acquisita di puoco tempo”. Segue l’elenco delle famiglie, per un totale di 80 abitanti: quattro famiglie Di Flaminio, diventati in seguito Flammini, due Cofini, due Ruscitti, una Salone, una Di Mattia e infine la famiglia D’Andrea, appena arrivata da Santo Iona. Come si nota da questo scritto, il paese era ridotto alla miseria, sia sotto l’aspetto economico che demografico. Anche se bisogna dire che l’abate ha senz’altro calcato la mano essendo in lite con la popolazione che si rifiutava di versare le somme raccolte dall’affitto delle terre della Confraternita.

Questi introiti venivano conteggiati in un libro delle entrate e delle uscite, ed ogni due anni, al cambio dell’amministratore, venivano controllati da un emissario del vescovo. Quando questo avveniva, il priore della Confraternita veniva “significato” della somma da versare alla curia, da qui il termine di Significatoria. Purtroppo, come detto dall’abate Blasetti e come risulta da vari documenti che riportano l’elenco degli amministratori che ogni due anni venivano eletti, questi priori erano restii a versare soldi alla curia. Quasi sempre il disavanzo veniva dato in “prestito a grano” alle altre famiglie più povere oppure in “carità ad ebrei fatti cristiani” ed altro ancora, e solamente una piccola parte andava alla curia e al parroco.

Ancora oggi in parrocchia c’è custodito il “Libro Delli Introiti et Esiti Della Venerabile Con.a (confraternita) Del SS.mo Sacramento Della Villa Di Castello Novo Anno Domini 1717“, che appunto descrive minuziosamente le entrate e le uscite dal 1718 al 1799. A quel tempo, per sanare il contrasto tra l’abate Blasetti e la popolazione, che come detto si rifiutava di versare soldi al parroco, si dovette imbastire un processo presso la Curia di Pescina. In verità, però, i terreni da coltivare erano quasi tutti delle famiglie Pace e Blasetti di Massa d’Albe e poco restava per le famiglie di Castelnuovo e per la Confraternita.

Riferimento autore: Antonio Leonetti.

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(Testi a cura di Antonio Leonetti)

Nell’Archivio della Diocesi dei Marsi vi è un documento del 1732, quando nel regno fu indetta una numerazione dei fuochi tassati con la descrizione delle capacità contributive di ogni singolo paese. Per Castelnuovo, questo elenco fu redatto dall’abate Blasetti di Massa d’Albe, curato a Castelnuovo, che così scrive:

cap. 4 delle famiglie e dell’anime “In Domine Domini Amen. Le famiglie che sono in detta villa sono numero di dieci e una acquisita di puoco tempo”. Segue l’elenco delle famiglie, per un totale di 80 abitanti: quattro famiglie Di Flaminio, diventati in seguito Flammini, due Cofini, due Ruscitti, una Salone, una Di Mattia e infine la famiglia D’Andrea, appena arrivata da Santo Iona. Come si nota da questo scritto, il paese era ridotto alla miseria, sia sotto l’aspetto economico che demografico. Anche se bisogna dire che l’abate ha senz’altro calcato la mano essendo in lite con la popolazione che si rifiutava di versare le somme raccolte dall’affitto delle terre della Confraternita.

Questi introiti venivano conteggiati in un libro delle entrate e delle uscite, ed ogni due anni, al cambio dell’amministratore, venivano controllati da un emissario del vescovo. Quando questo avveniva, il priore della Confraternita veniva “significato” della somma da versare alla curia, da qui il termine di Significatoria. Purtroppo, come detto dall’abate Blasetti e come risulta da vari documenti che riportano l’elenco degli amministratori che ogni due anni venivano eletti, questi priori erano restii a versare soldi alla curia. Quasi sempre il disavanzo veniva dato in “prestito a grano” alle altre famiglie più povere oppure in “carità ad ebrei fatti cristiani” ed altro ancora, e solamente una piccola parte andava alla curia e al parroco.

Ancora oggi in parrocchia c’è custodito il “Libro Delli Introiti et Esiti Della Venerabile Con.a (confraternita) Del SS.mo Sacramento Della Villa Di Castello Novo Anno Domini 1717“, che appunto descrive minuziosamente le entrate e le uscite dal 1718 al 1799. A quel tempo, per sanare il contrasto tra l’abate Blasetti e la popolazione, che come detto si rifiutava di versare soldi al parroco, si dovette imbastire un processo presso la Curia di Pescina. In verità, però, i terreni da coltivare erano quasi tutti delle famiglie Pace e Blasetti di Massa d’Albe e poco restava per le famiglie di Castelnuovo e per la Confraternita.

Riferimento autore: Antonio Leonetti.

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