Giustamente si afferma che ogni epoca storica ha il “suo” Papa. L’asserto risulta sempre vero, ma credo che lo sia di più in questi momenti cruciali della storia, quando si giocano i destini del mondo. La situazione storica dei nostri giorni presenta un orizzonte minaccioso; perciò richiedeva e richiede una personalità eccezionale, con un’intelligenza aperta, dal polso fermo e, nel contempo, dalla sensibilità acuta.
Giovanni Paolo II ama intensamente l’uomo; egli ama e rispetta il suo contemporaneo, prescindendo dalle scelte politiche e dal “credo” religioso. È disponibile a intavolare con chiunque un dialogo costruttivo sui problemi fondamentali della vita e di DIO. È pronto a portare avanti le sue scelte per l’uomo anche in mezzo alle critiche e alle ostilità, vivendo dignitosamente il silenzio, il rifiuto e il disprezzo. Sempre pronto a contraccambiare con simpatia, amabilità, affetto e cortesia.
A tutto questo pensavo quando, la sera del 19 febbraio, mi sono ritrovato a “tu per tu” con il Papa, a mensa con lui, per informarlo a viva voce dell’attuale situazione sociale, spirituale e culturale della Diocesi dei Marsi, in vista della sua imminente Visita pastorale. In una cornice di semplicità e di estrema confidenza, il Supremo Pastore della Chiesa si è informato dettagliatamente dell’antica terra dei Marsi, delle sue tradizioni, della sua fede e dei suoi costumi.
Il colloquio si è fatto toccante quando il suo cuore e il suo ascolto si sono fermati sulle singole persone: dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose. Si è fatto attento e partecipe nell’apprendere della situazione rassicurante delle famiglie, dei giovani, dei bambini, degli operai, dei poveri e dei malati. Man mano che l’orizzonte della nostra Chiesa locale si andava illuminando e dispiegando alla sua mente, il S. Padre mi dava visibilmente l’impressione che con il suo paterno cuore prendeva già a vivere nella realtà della nostra Diocesi.
Perciò, ha voluto informarsi delle varie organizzazioni diocesane: del Consiglio presbiteriale e pastorale, dell’Azione Cattolica, della Caritas e dei movimenti ecclesiali. L’ho assicurato che in questo particolare e delicato settore della vita della nostra Chiesa locale si va notando una sensibile ripresa numerica e qualitativa.
La presentazione della panoramica della Diocesi si è poi spinta indietro nel tempo, e insieme siamo riandati al ricordo del terremoto del 13 gennaio 1915, che fu una vera tragedia dalla portata umana e materiale incalcolabile. In quelle ore di buio e di smarrimento emerse una gigante figura di carità: Don Luigi Orione, che si prodigò per tutti, particolarmente per gli orfani.
Ho informato il S. Padre che, in Avezzano, vi sono i Figli di Don Orione, i quali operano pastoralmente in una parrocchia e sono molto presenti nel settore giovanile, insieme ad alcuni istituti religiosi femminili. Ha dimostrato particolare attenzione quando gli ho parlato dei numerosi Santuari mariani sparsi nella nostra Diocesi, segnatamente il discorso è stato portato sul Santuario della Madonna di Pietraquaria, che, come si sa, sarà una delle tappe del suo viaggio.
Ha gradito moltissimo sapere che Pietraquaria è continua meta di tanti devoti e che, soprattutto nel mese di maggio, numerosi pellegrini salgono di buon mattino per partecipare alla S. Messa delle ore 6,10. Al termine della cena, ci siamo recati insieme nella sua cappellina privata per una breve “visita” al Santissimo. Poi, nel salutarmi, mi ha detto affabilmente: “Arrivederci ad Avezzano! Porti il mio saluto e la mia benedizione a tutti, propiziatrice di grazie per la mia prossima Visita pastorale”.
Si chiudeva così il mio incontro con il Papa, incontro che porterò sempre nel mio cuore.
Riferimento autore: Alvaro Salvi.