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Storia Di Paterno…. La Gran Fattucchiera

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Paterno risveglia i misteri delle sue streghe, un retaggio di fascino e timori che continua a definire l’identità culturale della comunità.

La bellezza dei luoghi di Paterno ha affascinato nel tempo visitatori e residenti, noti per i loro uliveti e vigneti, ma la fama di questa terra si estende anche a una pratica misteriosa: la fattura. Questo potere, attribuito a streghe e fattucchiere, consisteva nel provocare danni o spezzare malefici, rendendo Paterno celebre per l’arte delle fattucchiere, come riporta il De Nino nelle “Tradizioni Popolari Abruzzesi”. Le storie di streghe, raccontate accanto al focolare durante lunghe serate invernali, contribuivano a creare un’atmosfera di mistero e avventura.

Secondo De Nino, famosi personaggi come Ovidio e Cicerone si incontrarono a Roma e viaggiarono per sette anni, attraversando diversi luoghi, fino a giungere alla Maiella. Qui, Ovidio esultò nel citare Paterno e la sua “gran fattucchieria” in una famosa nenia. Questo richiamo storicizza ulteriormente l’importanza della località nella tradizione della stregoneria, che nei secoli ha spesso visto protagoniste le donne, viste talvolta come “strumenti di Satana”.

Nel contesto di Paterno, la stregoneria assume una dimensione culturale e sociale legata alla condizione femminile. In un’epoca in cui le donne erano spesso emarginate, il loro potere era temuto e frainteso, facendole apparire manipolatrici o corruttrici. L’Arco di Paterno divenne quindi un luogo simbolico, noto come stazione di sosta per i viaggiatori in transito verso L’Aquila o Sulmona, e nel quale si racconta che le donne si offrivano per intrattenere i passeggeri.

Oggi, l’eredità di queste storie continua a vivere nel folklore di Paterno, che recentemente ha riacceso il dibattito su figure femminili forti, con eventi che riportano alla memoria il tema della “caccia alle streghe”. L’immagine della strega si ripropone, avvertendo i residenti di mantenere viva la memoria storica e culturale della loro terra.

Riferimento autore: De Nino, Tradizioni popolari abruzzesi; Servadio, Il Tempo; Orlandi, I Marsi e l’Origine di Avezzano.

Dalle citazioni riportate nel capitolo precedente risalta evidente il motivo dominante: la bellezza dei luoghi che ha colpito tutti coloro che nelle diverse epoche hanno visitato la terra di Paterno. Questa terra, oltre che per gli uliveti e per i vigneti, era rinomata anche per una particolare operazione magica, volta, secondo la tradizione popolare, a recare danno ad altri, a costringerne la volontà o a spezzare il maleficio in atto, che va sotto il nome di fattura.

La capacità di fare o togliere la fattura era uno dei poteri attribuiti a streghe, stregoni, fattucchiere e fattucchieri. Questi ultimi potevano operare per conto proprio o dietro richiesta altrui. Al tempo dell’infanzia, nelle lunghe serate invernali trascorse accanto al focolare, si sentivano narrare storie di streghe e fatti straordinari accaduti nei tempi passati. Sovente, al mattino, si trovavano cavalli con le criniere intrecciate in modo tale che nessuno riteneva si fossero formate casualmente.

Talora, i cavalli chiusi la sera nelle stalle venivano trovati al mattino fumanti di sudore, non per l’eccessivo caldo, ma per misteriose cavalcate nella notte. Addirittura venivano additate e guardate con occhio curioso, misto a timore, le vecchiette ritenute streghe.

Una simile tradizione è riscontrabile in una nenia popolare riportata dal De Nino nelle Tradizioni Popolari Abruzzesi, dove si mette in risalto la caratteristica principale dei vari centri posti tra Roma e Pescara nei tempi passati. In questo contesto, Paterno era rinomata per l’arte delle fattucchiere.

Il De Nino racconta che Ovidio e Cicerone, incontratisi a Roma, fecero amicizia e decisero di girare insieme il mondo. Viaggiarono per sette anni. Cammina e cammina, arrivarono alla Maiella, nel Passo di Coccia. Scendendo verso il piano, da lontano apparve la città di Sulmona. Ovidio sporse le braccia verso il suo paese natale e cantò un verso descrittivo della bellezza della sua terra e delle sue tradizioni, evidenziando il legame con Paterno.

La fama di Paterno per l’arte delle fattucchiere è, infatti, radicata nella storia. Da epoche oscure della storia umana, la stregoneria è stata prevalentemente, anche se non esclusivamente, femminile. I motivi sono da ricercare nella condizione in cui è vissuta la donna e negli atteggiamenti nei riguardi della sessualità, spesso identificata con il diabolico.

La blanda considerazione delle donne e le loro lotte per affermare la propria indipendenza hanno alimentato la leggenda delle streghe. Una donna, che osasse soddisfare i propri istinti, era frequentemente vista con sospetto, considerata una corruttrice o un deposito di vizi. La Bibbia, ad esempio, riporta nel Ecclesiaste che « qualsiasi malizia è piccola di fronte alla malizia della donna ».

Paterno, come abbiamo avuto modo di ricordare, era sede di una stazione di sosta chiamata Arco di Paterno, dotata di una fontana di epoca romana con due getti ornati di testa di leone, andata distrutta con il terremoto del 1915.

In un contesto in cui le donne si prestavano ad intrattenere i passeggeri, non è difficile immaginare che le storie sulle fattucchiere divenissero parte delle leggende locali. La stazione di sosta divenne così nota come un luogo in cui le streghe imperversavano e dove regnava « la gran fattucchieria ». Oggi, dopo recenti eventi, la figura delle streghe è tornata d’attualità, e insieme ad agguerrite femministe che ripetono lo slogan: « Maschi tremate, le streghe son tornate », i Paternesi devono restare in guardia, poiché la « caccia alle streghe » potrebbe tornare in auge.

Riferimento autore: Testi dal libro Il paese Paterno…monografia storica di un centro della Marsica (Testi a cura del prof. Mario di Berardino).

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Dalle citazioni riportate nel capitolo precedente risalta evidente il motivo dominante: la bellezza dei luoghi che ha colpito tutti coloro che nelle diverse epoche hanno visitato la terra di Paterno. Questa terra, oltre che per gli uliveti e per i vigneti, era rinomata anche per una particolare operazione magica, volta, secondo la tradizione popolare, a recare danno ad altri, a costringerne la volontà o a spezzare il maleficio in atto, che va sotto il nome di fattura.

La capacità di fare o togliere la fattura era uno dei poteri attribuiti a streghe, stregoni, fattucchiere e fattucchieri. Questi ultimi potevano operare per conto proprio o dietro richiesta altrui. Al tempo dell’infanzia, nelle lunghe serate invernali trascorse accanto al focolare, si sentivano narrare storie di streghe e fatti straordinari accaduti nei tempi passati. Sovente, al mattino, si trovavano cavalli con le criniere intrecciate in modo tale che nessuno riteneva si fossero formate casualmente.

Talora, i cavalli chiusi la sera nelle stalle venivano trovati al mattino fumanti di sudore, non per l’eccessivo caldo, ma per misteriose cavalcate nella notte. Addirittura venivano additate e guardate con occhio curioso, misto a timore, le vecchiette ritenute streghe.

Una simile tradizione è riscontrabile in una nenia popolare riportata dal De Nino nelle Tradizioni Popolari Abruzzesi, dove si mette in risalto la caratteristica principale dei vari centri posti tra Roma e Pescara nei tempi passati. In questo contesto, Paterno era rinomata per l’arte delle fattucchiere.

Il De Nino racconta che Ovidio e Cicerone, incontratisi a Roma, fecero amicizia e decisero di girare insieme il mondo. Viaggiarono per sette anni. Cammina e cammina, arrivarono alla Maiella, nel Passo di Coccia. Scendendo verso il piano, da lontano apparve la città di Sulmona. Ovidio sporse le braccia verso il suo paese natale e cantò un verso descrittivo della bellezza della sua terra e delle sue tradizioni, evidenziando il legame con Paterno.

La fama di Paterno per l’arte delle fattucchiere è, infatti, radicata nella storia. Da epoche oscure della storia umana, la stregoneria è stata prevalentemente, anche se non esclusivamente, femminile. I motivi sono da ricercare nella condizione in cui è vissuta la donna e negli atteggiamenti nei riguardi della sessualità, spesso identificata con il diabolico.

La blanda considerazione delle donne e le loro lotte per affermare la propria indipendenza hanno alimentato la leggenda delle streghe. Una donna, che osasse soddisfare i propri istinti, era frequentemente vista con sospetto, considerata una corruttrice o un deposito di vizi. La Bibbia, ad esempio, riporta nel Ecclesiaste che « qualsiasi malizia è piccola di fronte alla malizia della donna ».

Paterno, come abbiamo avuto modo di ricordare, era sede di una stazione di sosta chiamata Arco di Paterno, dotata di una fontana di epoca romana con due getti ornati di testa di leone, andata distrutta con il terremoto del 1915.

In un contesto in cui le donne si prestavano ad intrattenere i passeggeri, non è difficile immaginare che le storie sulle fattucchiere divenissero parte delle leggende locali. La stazione di sosta divenne così nota come un luogo in cui le streghe imperversavano e dove regnava « la gran fattucchieria ». Oggi, dopo recenti eventi, la figura delle streghe è tornata d’attualità, e insieme ad agguerrite femministe che ripetono lo slogan: « Maschi tremate, le streghe son tornate », i Paternesi devono restare in guardia, poiché la « caccia alle streghe » potrebbe tornare in auge.

Riferimento autore: Testi dal libro Il paese Paterno…monografia storica di un centro della Marsica (Testi a cura del prof. Mario di Berardino).

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