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Storia Di Antrosano… Cittadinanza Onoraria A Benito Mussolini

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La Marsica sotto il tallone di Mussolini: repressione, violenza e un omaggio controverso al Duce nel 1924 scuotono il cuore dell’Abruzzo.

Dopo la prima guerra mondiale, l’Italia si trovò a fronteggiare una grave crisi economica, caratterizzata da governi instabili e ampie manifestazioni di protesta. L’incarico di formare un nuovo governo fu offerto a Salandra, che rifiutò, portando Vittorio Emanuele III a rivolgersi a Benito Mussolini. Il governo formatosi, caratterizzato da una coalizione di liberali, popolari e nazionalisti, ottenne la fiducia grazie all’astensionismo dei partiti di opposizione. Tuttavia, questo segnò l’inizio di un periodo di repressione e violenza, durante il quale le manifestazioni furono soffocate con la forza e gli oppositori perseguitati dai squadristi fascisti.

La dittatura di Mussolini si consolidò fino all’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Il 1924 si rivelò un anno critico per il regime, che cercava di guadagnare legittimità silenziando le opposizioni. Nella Marsica, la repressione si fece sentire, con atti di violenza mirati contro i dissidenti, tra cui il deputato Camillo Corradini. L’eco delle parole di Mussolini, proclamato come il messia della patria, riempiva l’aria mentre le autorità fasciste si preparavano a commissariare i consigli comunali, imponendo fedeli seguaci del regime.

Il sindaco di Massa d’Albe, Erminio Cofini, sostenitore del fascismo, conferì la cittadinanza onoraria a Mussolini il 18 maggio 1924, un gesto approvato all’unanimità dal consiglio comunale. Nonostante le dimissioni e le assenze di alcuni consiglieri in segno di protesta, l’evento fu celebrato con festeggiamenti e lode al Duce. La delibera proposta era un’apoteosi del partito fascista, un canto di sottomissione. Durante quel periodo, firme vennero raccolte per onorare Mussolini con una pergamena commemorativa, mentre i documenti ufficiali emanati dai commissari mostravano un linguaggio omogeneo e imposto.

Il saluto di Cofini, espressione di orgoglio e di appartenenza alla millenaria civiltà marsicana, indicava che anche nella Marsica si vivevano valori di obbedienza e la devozione al regime. Tuttavia, il clima di violenza si intensificò, con le forze fasciste che reprimevano le libertà e scioglievano le leghe contadine. La drammatica culminazione di questa repressione si verificò con l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti il 10 giugno 1924, un atto di brutalità che segnò un nuovo capitolo nella storia della politica italiana.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

Terminata la prima guerra mondiale, la nazione si trovò ad affrontare una delle crisi economiche più difficili, con governi deboli e incerti nel fronteggiare gli scioperi politici. I governi presieduti da Giolitti, Ivanoe Bonomi e Facta caddero uno dopo l’altro. Il re Vittorio Emanuele III tentò l’ultima carta liberale, affidando la presidenza a Salandra, che però rifiutò l’incarico. Fu così che il monarca si rivolse a Benito Mussolini, il quale formò un governo composto da liberali, popolari, radicali e nazionalisti, deputati che partecipavano a titolo personale.

Questo governo si rivelò una minoranza parlamentare, ottenendo la fiducia grazie all’astensionismo dei partiti arroccatisi sull’Aventino. Le opposizioni contestarono gli atti repressivi adottati da Mussolini e dai suoi squadristi contro gli avversari. Le manifestazioni di piazza vennero sedate con il manganello e attuate purghe verso chi dissentiva dal fascismo. Iniziò così l’avventura della dittatura, che sarebbe durata fino alla seconda guerra mondiale.

Il 1924 si rivelò un anno difficile per il Duce e per il nazional-socialismo. Mussolini cercò di raccogliere consenso tra la popolazione, riducendo al silenzio le opposizioni. Nel territorio della Marsica, la repressione fascista si manifestò con violenza e purghe. Il deputato Camillo Corradini e i suoi simpatizzanti divennero oggetto di persecuzioni, percosse e minacce. L’Italia, intontita dai discorsi roboanti del Führer, si trovò a vivere in un clima di paura e intimidazione.

Per guadagnarsi credibilità tra le masse, furono mobilitati Prefetti e Sottoprefetti. I consigli comunali vennero sciolti e commissariati con uomini di provata fede fascista, in attesa di trasformare i commissari prefettizi in podestà.

Il sindaco di Massa d’Albe, Erminio Cofini, anch’egli di provata fede fascista, rimase al suo posto e il 18 maggio 1924 conferì la cittadinanza onoraria a Mussolini, approvata all’unanimità dal consiglio comunale. Tre consiglieri comunali si dimisero dall’incarico, mentre due non parteciparono alla seduta in segno di protesta. Sull’onda dell’entusiasmo generale, suonarono le campane e vennero innalzati i gonfaloni, con cinquemila persone che invitarono il Duce ad accettare la cittadinanza onoraria, mai conferita a nessuno prima di allora.

Nel capoluogo di Massa d’Albe e nelle frazioni di Antrosano, Forme, Castelnuovo e San Pelino si raccolsero firme, demandando al sindaco la formazione di una commissione per presentare a sua eccellenza Mussolini una pergamena artistica di ricordo e un album di firme autografe in commemorazione dell’attuale deliberazione. Questa delibera si configurava come un inno al Duce, un panegirico per i meriti del partito dell’ordine e della disciplina.

Esaminando le delibere dell’epoca, adottate da altri commissari prefettizi, si nota che a scriverle fu la stessa mano, dettate da funzionari prefettizi che utilizzavano lo stesso linguaggio e la stessa velina. Erminio Cofini andò oltre, offrendo uno spaccato di storia intriso di immaginazione e orgoglio.

Il saluto che a nome del comune di Massa d’Albe partì dalle falde del Velino, il quale ode ciò che diciamo e pensiamo, si estende a questo muto testimonio della millenaria civiltà romana italica marsicana, svolgendosi per secoli sotto i suoi vigilanti occhi. Ciò che noi mandiamo è il messaggio che, come le grandi città, anche quassù tra l’Appennino Abruzzese, vi è una nuova vita, una vita italiana e fascista, intensa di amore, disciplina, lavoro e gerarchia.

Nell’area di Massa d’Albe e nelle sue frazioni, purtroppo, si intensificarono le violenze verso gli avversari per imporre ordine e disciplina. Giuseppe Matteotti, deputato socialista, venne assassinato il 10 giugno 1924 dai sicari fascisti. Altri oppositori furono rinchiusi nelle patrie galere, mentre molti fuggirono all’estero.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

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Terminata la prima guerra mondiale, la nazione si trovò ad affrontare una delle crisi economiche più difficili, con governi deboli e incerti nel fronteggiare gli scioperi politici. I governi presieduti da Giolitti, Ivanoe Bonomi e Facta caddero uno dopo l’altro. Il re Vittorio Emanuele III tentò l’ultima carta liberale, affidando la presidenza a Salandra, che però rifiutò l’incarico. Fu così che il monarca si rivolse a Benito Mussolini, il quale formò un governo composto da liberali, popolari, radicali e nazionalisti, deputati che partecipavano a titolo personale.

Questo governo si rivelò una minoranza parlamentare, ottenendo la fiducia grazie all’astensionismo dei partiti arroccatisi sull’Aventino. Le opposizioni contestarono gli atti repressivi adottati da Mussolini e dai suoi squadristi contro gli avversari. Le manifestazioni di piazza vennero sedate con il manganello e attuate purghe verso chi dissentiva dal fascismo. Iniziò così l’avventura della dittatura, che sarebbe durata fino alla seconda guerra mondiale.

Il 1924 si rivelò un anno difficile per il Duce e per il nazional-socialismo. Mussolini cercò di raccogliere consenso tra la popolazione, riducendo al silenzio le opposizioni. Nel territorio della Marsica, la repressione fascista si manifestò con violenza e purghe. Il deputato Camillo Corradini e i suoi simpatizzanti divennero oggetto di persecuzioni, percosse e minacce. L’Italia, intontita dai discorsi roboanti del Führer, si trovò a vivere in un clima di paura e intimidazione.

Per guadagnarsi credibilità tra le masse, furono mobilitati Prefetti e Sottoprefetti. I consigli comunali vennero sciolti e commissariati con uomini di provata fede fascista, in attesa di trasformare i commissari prefettizi in podestà.

Il sindaco di Massa d’Albe, Erminio Cofini, anch’egli di provata fede fascista, rimase al suo posto e il 18 maggio 1924 conferì la cittadinanza onoraria a Mussolini, approvata all’unanimità dal consiglio comunale. Tre consiglieri comunali si dimisero dall’incarico, mentre due non parteciparono alla seduta in segno di protesta. Sull’onda dell’entusiasmo generale, suonarono le campane e vennero innalzati i gonfaloni, con cinquemila persone che invitarono il Duce ad accettare la cittadinanza onoraria, mai conferita a nessuno prima di allora.

Nel capoluogo di Massa d’Albe e nelle frazioni di Antrosano, Forme, Castelnuovo e San Pelino si raccolsero firme, demandando al sindaco la formazione di una commissione per presentare a sua eccellenza Mussolini una pergamena artistica di ricordo e un album di firme autografe in commemorazione dell’attuale deliberazione. Questa delibera si configurava come un inno al Duce, un panegirico per i meriti del partito dell’ordine e della disciplina.

Esaminando le delibere dell’epoca, adottate da altri commissari prefettizi, si nota che a scriverle fu la stessa mano, dettate da funzionari prefettizi che utilizzavano lo stesso linguaggio e la stessa velina. Erminio Cofini andò oltre, offrendo uno spaccato di storia intriso di immaginazione e orgoglio.

Il saluto che a nome del comune di Massa d’Albe partì dalle falde del Velino, il quale ode ciò che diciamo e pensiamo, si estende a questo muto testimonio della millenaria civiltà romana italica marsicana, svolgendosi per secoli sotto i suoi vigilanti occhi. Ciò che noi mandiamo è il messaggio che, come le grandi città, anche quassù tra l’Appennino Abruzzese, vi è una nuova vita, una vita italiana e fascista, intensa di amore, disciplina, lavoro e gerarchia.

Nell’area di Massa d’Albe e nelle sue frazioni, purtroppo, si intensificarono le violenze verso gli avversari per imporre ordine e disciplina. Giuseppe Matteotti, deputato socialista, venne assassinato il 10 giugno 1924 dai sicari fascisti. Altri oppositori furono rinchiusi nelle patrie galere, mentre molti fuggirono all’estero.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

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