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Storia Di Cese… Università Delle Cese

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Cese, un viaggio nella storia: come un piccolo paese ha lottato per i suoi diritti territoriali attraverso secoli di dispute e documenti storici.

Cese ha mantenuto un’amministrazione autonoma con delibere proprie fino all’entrata in vigore del Catasto Napoleonico nel 1816. Successivamente, il paese è stato accorpato, insieme a Capistrello, ad Avezzano, diventando la frazione più antica di quest’ultimo, che contava 4.130 abitanti. Questo processo ha comportato perdite significative per Capistrello, segnando una fase di trasformazione per le comunità locali. In passato, i contrasti tra Cese e i comuni limitrofi erano frequenti, spesso legati a questioni di confini, pascolo e legnazione. Un esempio è fornito da un documento del 26 novembre 1732, in cui si organizzò un accordo per risolvere la vertenza con Avezzano, grazie all’intervento di figure locali come don Berardino Orlandi. Quest’atto permetteva agli abitanti di Cese di raccogliere legna nella montagna conosciuta come “le Coste dell’Ovito”. In seguito, un’interessante disquisizione giuridica dell’avvocato Nicola Monaco del 25 novembre 1781, redatta in Napoli, affrontava la risoluzione dei conflitti tra Capistrello, Corcumello, Cese, Costellafiume e Pagliara, risalenti al 1579. La tesi dell’avvocato sosteneva che Cese non avesse mai fatto uso della promiscuità per l’esercizio dei propri diritti di legnazione, anzi, aveva sempre beneficiato di legname delle montagne di Capistrello. Durante il dibattimento, Corcumello presentò un rogito del 27 novembre 1560 per dimostrare l’assenza di possesso condiviso del territorio contestato. Nonostanti le concessioni temporanee fatte a Cese, i rappresentanti di Corcumello insistettero nel richiedere lo scioglimento della promiscuità, argomentando che mancava evidenza convincente della legittimità dei diritti di Cese sulle aree disputate, come Grottelle e Cesavignoli.

Riferimento autore: Osvaldo Cipollone.

Cese ha mantenuto un’amministrazione con atti e delibere proprie fino all’entrata in vigore del Catasto Napoleonico nel 1816. Successivamente, il paese venne accorpato, insieme a quello di Capistrello, ad Avezzano, che raggiunse così i 4130 abitanti. Da allora, il Comune di Cese, già Università autonoma, è diventato una frazione, la più antica, del comune di Avezzano, che ha perso per strada quello di Capistrello.

In precedenza si erano venuti a creare dei contrasti fra le due comunità, sfortunatamente, per questioni di confine, pascolo e provvista di legna, come avveniva sovente tra altri centri vicini. A tale proposito, si riporta quanto scritto da F. D’Amore nella citata pubblicazione su “Capistrello”. Nel tentativo di superare la vecchia vertenza del egnatico con Avezzano e appianare i contrasti in atto, il 26 novembre 1732, don Berardino Orlandi, regio giudice a contratti, il magnifico Orazio Coetani e Raimondo Ruzza affittarono all’Università di Cese e diedero l’assenso dello “Jus legnandi” nella montagna denominata le Coste dell’Ovito, per la somma di ducati 20.

Il contratto fu stabilito dai massari Giuseppe Corpíneta e Gioacchino Stati e i limiti del territorio entro i quali la popolazione di Cese poteva raccogliere legna furono stabiliti: “Dalle Colonnette, seu (ossia) termini verso Corcumello, come Acqua Pende, linea retta dei Vallone della Lega della Vedova.” L’autore, nelle pagine successive dello stesso testo, ritorna sull’argomento trattando la risoluzione del problema fra l’Università di Cese e quella di Corcumello, e fra quest’ultima e le altre università vicine.

Nell’Archivio Storico del Comune di Capistrello, abbiamo consultato un’interessante vertenza stampata, con dicitura scritta a matita sul frontespizio: “trovata all’archivio dei conte Vetoli di Corcumello”. In termini generali si trattava di una brillante disquisizione giudiziaria composta di 54 pagine, condotta dall’avvocato Nicola Monaco (Napoli, 25 novembre 1781), che mirava allo scioglimento della promiscuità tra i paesi di Capistrello, Corcumello, Cese, Costellafiume e Pagliara, dopo ripetuti e continui contrasti tra le popolazioni, risalenti al passato 1579.

Le tesi espresse dall’avvocato, tra l’altro, tendevano ad escludere dalla promiscuità il paese di Cese, che non ha mai fatto uso di tale voluto promiscuità, avendo sempre legnato nelle montagne e selve di Capistrello. Oltremodo, nel dibattimento in corso, l’Università di Corcumello esibì un rogito notarile del 27 novembre 1560, nel quale si poteva rilevare che mai il municipio ebbe in comunione il territorio contestato.

Era anche vero, però, che il Comune di Capistrello aveva concesso il permesso a far legno al paese di Cese per almeno 10 anni già dal 1732. Ma, nonostante ciò, l’Università di Corcumello affermò che non si poteva ammettere per certo il possesso di legnare e pascolare nella montagna delle Grottelle, “ne jure condominii, et comunionis, ne jure servítutis, ne altra causa additandosi”. Per questo richiedeva lo scioglimento della promiscuità.

Quindi, l’Università di Cese, non riuscendo a dimostrare con una convincente documentazione il condominio dei diritti, d’ora in poi doveva astenersi di “pascolare, legnare ed acquare” nelle montagne o siano contrade di Grottelle e Cesavignoli.

Riferimento autore: Osvaldo Cipollone.

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Cese ha mantenuto un’amministrazione con atti e delibere proprie fino all’entrata in vigore del Catasto Napoleonico nel 1816. Successivamente, il paese venne accorpato, insieme a quello di Capistrello, ad Avezzano, che raggiunse così i 4130 abitanti. Da allora, il Comune di Cese, già Università autonoma, è diventato una frazione, la più antica, del comune di Avezzano, che ha perso per strada quello di Capistrello.

In precedenza si erano venuti a creare dei contrasti fra le due comunità, sfortunatamente, per questioni di confine, pascolo e provvista di legna, come avveniva sovente tra altri centri vicini. A tale proposito, si riporta quanto scritto da F. D’Amore nella citata pubblicazione su “Capistrello”. Nel tentativo di superare la vecchia vertenza del egnatico con Avezzano e appianare i contrasti in atto, il 26 novembre 1732, don Berardino Orlandi, regio giudice a contratti, il magnifico Orazio Coetani e Raimondo Ruzza affittarono all’Università di Cese e diedero l’assenso dello “Jus legnandi” nella montagna denominata le Coste dell’Ovito, per la somma di ducati 20.

Il contratto fu stabilito dai massari Giuseppe Corpíneta e Gioacchino Stati e i limiti del territorio entro i quali la popolazione di Cese poteva raccogliere legna furono stabiliti: “Dalle Colonnette, seu (ossia) termini verso Corcumello, come Acqua Pende, linea retta dei Vallone della Lega della Vedova.” L’autore, nelle pagine successive dello stesso testo, ritorna sull’argomento trattando la risoluzione del problema fra l’Università di Cese e quella di Corcumello, e fra quest’ultima e le altre università vicine.

Nell’Archivio Storico del Comune di Capistrello, abbiamo consultato un’interessante vertenza stampata, con dicitura scritta a matita sul frontespizio: “trovata all’archivio dei conte Vetoli di Corcumello”. In termini generali si trattava di una brillante disquisizione giudiziaria composta di 54 pagine, condotta dall’avvocato Nicola Monaco (Napoli, 25 novembre 1781), che mirava allo scioglimento della promiscuità tra i paesi di Capistrello, Corcumello, Cese, Costellafiume e Pagliara, dopo ripetuti e continui contrasti tra le popolazioni, risalenti al passato 1579.

Le tesi espresse dall’avvocato, tra l’altro, tendevano ad escludere dalla promiscuità il paese di Cese, che non ha mai fatto uso di tale voluto promiscuità, avendo sempre legnato nelle montagne e selve di Capistrello. Oltremodo, nel dibattimento in corso, l’Università di Corcumello esibì un rogito notarile del 27 novembre 1560, nel quale si poteva rilevare che mai il municipio ebbe in comunione il territorio contestato.

Era anche vero, però, che il Comune di Capistrello aveva concesso il permesso a far legno al paese di Cese per almeno 10 anni già dal 1732. Ma, nonostante ciò, l’Università di Corcumello affermò che non si poteva ammettere per certo il possesso di legnare e pascolare nella montagna delle Grottelle, “ne jure condominii, et comunionis, ne jure servítutis, ne altra causa additandosi”. Per questo richiedeva lo scioglimento della promiscuità.

Quindi, l’Università di Cese, non riuscendo a dimostrare con una convincente documentazione il condominio dei diritti, d’ora in poi doveva astenersi di “pascolare, legnare ed acquare” nelle montagne o siano contrade di Grottelle e Cesavignoli.

Riferimento autore: Osvaldo Cipollone.

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