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Chiesa Di San Francesco D’Assisi

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Scopri la Madonna di Vico ad Avezzano: tra miracoli, arte rinascimentale e tradizioni enogastronomiche, un viaggio nel cuore spirituale e culturale della Marsica.

A pochi chilometri dalla città di Avezzano, sulla via che conduce a Luco, si trova la chiesa di S. Maria in Vico e il convento dei Frati Cappuccini, simbolo della devozione della comunità verso la Vergine Maria. Quest’area ospita anche alcune chiese storiche, tra cui una dedicata a S. Vincenzo e l’altra a Santa Maria, che custodivano una venerata immagine della Madonna col Bambino. Questa figura sacra, secondo le cronache, fu miracolosamente recuperata dopo un’inondazione nel IX secolo, trovata sull’altare della chiesa di S. Vincenzo mentre gli abitanti cercavano rifugio.

La campagna circostante è nota per la sua fertilità e la produzione di frutti e legumi di qualità. I vini della zona, apprezzati per la loro varietà e noti anche a distanza, sono prima lavorati e poi invecchiati, in modo da ottenere diverse tipologie. La presenza di vigneti è affiancata dalla coltivazione di canapa, che purtroppo ha visto una diminuzione nella sua produzione.

La Madonna di Vico, custodita presso il convento dei Cappuccini, è stata restaurata dopo il terremoto del 1915 ed è attualmente conservata nel nuovo convento di Avezzano. Descritta come un’opera d’arte significativa del quindicesimo secolo, il dipinto presenta una figura della Vergine caratterizzata da dolcezza e una profonda espressività, segnando un passaggio dalle tradizionali rappresentazioni bizantine a una raffinatezza stilistica e iconografica che prefigura il Rinascimento.

Questa Madonna non è solo rappresentativa dell’arte marsicana, ma incarna anche una transizione nell’arte italiana, evocando una rinnovata sensibilità verso la natura e la figura umana. Secondo il Febonio, l’esistenza di questa immagine suggerisce che gli inizi delle forme moderne della pittura in Italia potrebbero risalire a un artista ignoto, presumibilmente marso, ancor prima di Cimabue e Giotto.

Riferimento autore: Avezzano Guida alla storia e alla città moderna.

A qualche chilometro dalla città di Avezzano, sulla via che mena a Luco, ci si imbatte nella chiesa di S. Maria in Vico e nel convento dei Frati Cappuccini. Questa struttura fu costruita grazie alla pia devozione degli Avezzanesi al tempo dei nostri padri ed è assai frequentata da quelli che invocano il patrocinio della Vergine Maria. Poco avanti a questa chiesa, realizzata sul modello di S. Maria di Loreto, si trova un’altra chiesa, anch’essa meta di un gran numero di fedeli. Qui si ammira una bella statua in terracotta che raffigura la Vergine col Bambino in grembo, splendidamente ornata d’oro e di altri colori. Coloro che la venerano, secondo quanto affermato da diplomi di Sommi Pontefici, possono godere di indulgenze simili a quelle che si ricevono nella basilica papale lateranense.

All’intorno, la campagna si estende per lunghe distanze, mostrando un paesaggio ammirevole e fecondo. Questa terra produce frutti selezionati di ogni genere e legumi, benedetta da Cerere e da Bacco, traboccando di abbondanza di frumento e di noti vini. Parte di questi vini vengono lasciati crudi, mentre altri vengono fermentati e utilizzati dai nobili. Un ulteriore trattamento, noto come leggera cottura, rende alcuni vini più robusti e questi vengono invecchiati, bianchi o rossi, per essere poi venduti non solo ai vicini, ma anche esportati a Roma, come afferma Baccio nel suo quinto libro sui vini d’Italia.

La dolcezza dei colli e l’aria che spirano dal lago di Fùcino contribuiscono a rendere questa terra particolarmente feconda. Le vigne producono vini di qualità eccelsa, con i biondi che non invidiano nulla ai chiari e i rossi che non cedono nulla alla vernaccia napoletana. Si nota anche l’abbondanza di canapa in questa campagna, la quale, sebbene inferiore al lino, non lo è per bontà, ma solo per quantità, a causa dell’inerzia dei coltivatori. La canapa sarebbe utile come il vino, e oltre ai verdeggianti ulivi, sempre preziosi per gli abitanti del posto, segna una riconosciuta prosperità agricola.

Presso la chiesa dei Cappuccini di Avezzano è conservata una stupenda immagine della Madonna, nota comunemente come Madonna di Vico. Oltre alla certezza della sua esistenza, il complesso delle notizie a noi pervenute, tutte derivanti da Febonio, rivela tratti leggendari. Nel suo terzo libro sulla storia del Marsi, Febonio menziona l’esistenza di una città chiamata Penna, ubicata nell’attuale Luco dei Marsi. Questa città sarebbe esistita tra il secondo secolo dopo Cristo e il IX secolo, epoca in cui fu distrutta da una devastante escrescenza del Fùcino.

Il condizionale qui usato si riferisce all’epoca, ma non alla documentata esistenza della città, di cui si trovano tracce in documenti letti da Febonio nell’archivio della chiesa di S. Bartolomeo. Prima della sua distruzione, in Penna esistevano almeno tre chiese: una dedicata a S. Vincenzo, un’altra al Santo Padre, e una terza dedicata a Santa Maria, in cui si trovava un’immagine molto venerata della Madonna col Bambino.

Febonio narra che durante la notte in cui il lago infuriato devastò gli abitati, l’acqua raggiunse il tetto della chiesa. Gli abitanti, in preda alla disperazione per la scomparsa dell’immagine, si rifugiarono nella vicina chiesa di S. Vincenzo, dove, miracolosamente, trovarono l’immagine sulla mensa dell’altare. Si tratta dell’effige della Madonna col Bambino, affiancata dai volti di S. Benedetto e S. Vincenzo, dipinti con grande maestria. Questo quadro, come racconta Febonio, giunse a Avezzano e più precisamente al villaggio di Vico, dove fu trasportato furtivamente o in altre circostanze.

La Madonna di Vico è famosa per i miracoli e oggi, con grande devozione, è venerata nel convento dei Cappuccini, ovvero di S. Maria in Vico. Il convento di cui parla Febonio, corrisponde pressappoco al luogo dove sorge ora la chiesetta di S. Antonio, nei pressi del cimitero vecchio, a pochi chilometri da Avezzano. Nel terremoto del 1915, l’immagine fu ritrovata fortunatamente tra le macerie del convento da una persona esperta d’arte, che la trasportò a Roma per un restauro, conservandola ora nel Museo di Palazzo Venezia, e infine restituita ai Frati Cappuccini, che la custodiscono gelosamente nel nuovo convento di via dei Frati.

La descrizione dell’immagine, fatta da Giovanna Palma per il volume “Architettura e Arte nella Marsica”, evidenza come sia un dipinto su tela incollata su tavola, misurante 97×63 cm, operato da un artista anonimo del XV secolo, che dimostra una forte familiarità con le raffinate cadenze dell’arte senese. La Vergine non appariva più come la stilizzata figura bizantina, ma come una signora raffinata, con occhi dolci e un sorriso appena accennato, che unisce la grazia mondana a un carattere sacrale.

Il linguaggio figurativo è caratterizzato da linee fluide e sinuose, semplici eppure eleganti, con particolare cura per i dettagli e un modulato panneggio del manto. Queste qualità stilistiche rendono l’opera una delle più rappresentative del panorama artistico marsicano del secolo XV. Sebbene sia limitativo considerarla solo nell’ambito marsicano, la Madonna di Vico rappresenta una sintesi perfetta della transizione tra il Medioevo e il Rinascimento, riassumendo la nuova concezione della natura e la bellezza nei suoi colori armonizzati.

Se considerassimo veritiera la narrazione di Febonio, potremmo affermare che il primo apparire delle forme moderne nella pittura italiana si deve a un pittore ignoto, forse marsicano, vissuto molto prima di Cimabue e Giotto.

Riferimento autore: Avezzano Guida alla storia e alla città moderna.

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A qualche chilometro dalla città di Avezzano, sulla via che mena a Luco, ci si imbatte nella chiesa di S. Maria in Vico e nel convento dei Frati Cappuccini. Questa struttura fu costruita grazie alla pia devozione degli Avezzanesi al tempo dei nostri padri ed è assai frequentata da quelli che invocano il patrocinio della Vergine Maria. Poco avanti a questa chiesa, realizzata sul modello di S. Maria di Loreto, si trova un’altra chiesa, anch’essa meta di un gran numero di fedeli. Qui si ammira una bella statua in terracotta che raffigura la Vergine col Bambino in grembo, splendidamente ornata d’oro e di altri colori. Coloro che la venerano, secondo quanto affermato da diplomi di Sommi Pontefici, possono godere di indulgenze simili a quelle che si ricevono nella basilica papale lateranense.

All’intorno, la campagna si estende per lunghe distanze, mostrando un paesaggio ammirevole e fecondo. Questa terra produce frutti selezionati di ogni genere e legumi, benedetta da Cerere e da Bacco, traboccando di abbondanza di frumento e di noti vini. Parte di questi vini vengono lasciati crudi, mentre altri vengono fermentati e utilizzati dai nobili. Un ulteriore trattamento, noto come leggera cottura, rende alcuni vini più robusti e questi vengono invecchiati, bianchi o rossi, per essere poi venduti non solo ai vicini, ma anche esportati a Roma, come afferma Baccio nel suo quinto libro sui vini d’Italia.

La dolcezza dei colli e l’aria che spirano dal lago di Fùcino contribuiscono a rendere questa terra particolarmente feconda. Le vigne producono vini di qualità eccelsa, con i biondi che non invidiano nulla ai chiari e i rossi che non cedono nulla alla vernaccia napoletana. Si nota anche l’abbondanza di canapa in questa campagna, la quale, sebbene inferiore al lino, non lo è per bontà, ma solo per quantità, a causa dell’inerzia dei coltivatori. La canapa sarebbe utile come il vino, e oltre ai verdeggianti ulivi, sempre preziosi per gli abitanti del posto, segna una riconosciuta prosperità agricola.

Presso la chiesa dei Cappuccini di Avezzano è conservata una stupenda immagine della Madonna, nota comunemente come Madonna di Vico. Oltre alla certezza della sua esistenza, il complesso delle notizie a noi pervenute, tutte derivanti da Febonio, rivela tratti leggendari. Nel suo terzo libro sulla storia del Marsi, Febonio menziona l’esistenza di una città chiamata Penna, ubicata nell’attuale Luco dei Marsi. Questa città sarebbe esistita tra il secondo secolo dopo Cristo e il IX secolo, epoca in cui fu distrutta da una devastante escrescenza del Fùcino.

Il condizionale qui usato si riferisce all’epoca, ma non alla documentata esistenza della città, di cui si trovano tracce in documenti letti da Febonio nell’archivio della chiesa di S. Bartolomeo. Prima della sua distruzione, in Penna esistevano almeno tre chiese: una dedicata a S. Vincenzo, un’altra al Santo Padre, e una terza dedicata a Santa Maria, in cui si trovava un’immagine molto venerata della Madonna col Bambino.

Febonio narra che durante la notte in cui il lago infuriato devastò gli abitati, l’acqua raggiunse il tetto della chiesa. Gli abitanti, in preda alla disperazione per la scomparsa dell’immagine, si rifugiarono nella vicina chiesa di S. Vincenzo, dove, miracolosamente, trovarono l’immagine sulla mensa dell’altare. Si tratta dell’effige della Madonna col Bambino, affiancata dai volti di S. Benedetto e S. Vincenzo, dipinti con grande maestria. Questo quadro, come racconta Febonio, giunse a Avezzano e più precisamente al villaggio di Vico, dove fu trasportato furtivamente o in altre circostanze.

La Madonna di Vico è famosa per i miracoli e oggi, con grande devozione, è venerata nel convento dei Cappuccini, ovvero di S. Maria in Vico. Il convento di cui parla Febonio, corrisponde pressappoco al luogo dove sorge ora la chiesetta di S. Antonio, nei pressi del cimitero vecchio, a pochi chilometri da Avezzano. Nel terremoto del 1915, l’immagine fu ritrovata fortunatamente tra le macerie del convento da una persona esperta d’arte, che la trasportò a Roma per un restauro, conservandola ora nel Museo di Palazzo Venezia, e infine restituita ai Frati Cappuccini, che la custodiscono gelosamente nel nuovo convento di via dei Frati.

La descrizione dell’immagine, fatta da Giovanna Palma per il volume “Architettura e Arte nella Marsica”, evidenza come sia un dipinto su tela incollata su tavola, misurante 97×63 cm, operato da un artista anonimo del XV secolo, che dimostra una forte familiarità con le raffinate cadenze dell’arte senese. La Vergine non appariva più come la stilizzata figura bizantina, ma come una signora raffinata, con occhi dolci e un sorriso appena accennato, che unisce la grazia mondana a un carattere sacrale.

Il linguaggio figurativo è caratterizzato da linee fluide e sinuose, semplici eppure eleganti, con particolare cura per i dettagli e un modulato panneggio del manto. Queste qualità stilistiche rendono l’opera una delle più rappresentative del panorama artistico marsicano del secolo XV. Sebbene sia limitativo considerarla solo nell’ambito marsicano, la Madonna di Vico rappresenta una sintesi perfetta della transizione tra il Medioevo e il Rinascimento, riassumendo la nuova concezione della natura e la bellezza nei suoi colori armonizzati.

Se considerassimo veritiera la narrazione di Febonio, potremmo affermare che il primo apparire delle forme moderne nella pittura italiana si deve a un pittore ignoto, forse marsicano, vissuto molto prima di Cimabue e Giotto.

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