Con la conquista del regno longobardo, la monarchia franca riuscì ad attuare il suo disegno politico in Italia. L’artefice di tale realizzazione fu il re Carlo, noto come Magno. Pur assumendo il titolo di Re dei Longobardi, mantenne l’ordinamento politico e le leggi nazionali inalterate, lasciando la popolazione longobarda nell’illusione che nulla fosse cambiato. I primi anni di dominio franco furono segnati da dissesti e calamità, come un terremoto in Veneto e carestie, costringendo molte famiglie a rinunciare alla libertà, diventando coloni o schiavi.
All’arrivo di Carlo in Italia nel 780, attuò importanti riforme amministrative, restituendo ordine e giustizia. Durante la Pasqua del 781, cedette al papa Adriano I il territorio della Sabina, stabilendo nuovi confini fra i ducati romano e di Spoleto. Questa concessione creò legami tra la Marsica e la Curia Romana, aumentando l’importanza di Avezzano come snodo cruciale per le popolazioni della regione.
In quel periodo, il sistema feudo-carolingio si stava affermando. Intorno all’859, Ludovico II nominò Conti i gastaldi della provincia di Valeria, tra cui si distinse un conte Ildeberto, che godeva di potere sulla Marsica. La sua autorità venne messa in discussione da intemperanze, portando a un intervento dell’imperatore Ludovico, il quale ordinò un processo per restituire i beni posseduti illecitamente.
Dopo svariati conflitti, come l’assalto ai Saraceni che minacciavano Benevento, il potere imperiale avanzò migliorando gli accordi con i monasteri locali. Il monastero di San Salvatore ad Avezzano divenne un faro di cultura e religione, rispettato per le sue miniature e la scrittura di opere liturgiche, rimanendo sotto l’influenza di Montecassino. Con l’arrivo di Ludovico II nel 866, Avezzano si affermò ancora come importante centro, fungendo da punto di passaggio diretto per Roma.
Grazie all’attività benedettina, Avezzano e il suo monastero divennero un hub culturale, contribuendo alla conservazione del sapere attraverso la miniatura e la scrittura di testi antichi. Tuttavia, la distruzione di Montecassino e le incursioni saracene causarono ingenti perdite storiche. Il monastero, nonostante le avversità, continuò a prosperare grazie ai suoi legami e al potere dei suoi abati, influenzando profondamente la storia e la cultura della Marsica.
Riferimento autore: Giovanni Pagani.


