Gli alberi, spesso immobili come in preghiera, sorgenti un po’ dappertutto, e le case sparse in maniera disordinata, ma prevalentemente ai lati delle strade principali, disegnano un paesaggio caratteristico di Paterno. Il paese vive nel rumore quasi continuo dell’abbaiare dei cani nelle notti, interrotto solo dal sibili acuti delle rotaie nei pressi dei passaggi a livello. Il rombo assordante dei motori e l’accelerare possente dei trattori svegliano i primi abitanti all’alba. Bar accoglienti permettono di trascorrere ore in compagnia di amici, mentre il rintocco di una campana segna le festività con un suono gioioso, ma penetra il cuore quando risuona in modo cadenzato e mesto. In questo luogo si intrecciano la solidarietà e l’egoismo, ma soprattutto si percepisce una laboriosità costante e una calda ospitalità. Il dialetto locale, piano e cadenzato, è abbastanza comprensibile. La vista sulla pianura del Fùcino a sud e sui monti Uomo e Tre Monti a nord, dove le stelle dell’Orsa s’affondano nelle notti serene, rendono Paterno un luogo unico, un “paese dell’anima”. In questo lembo di terra, un tempo lambito dalle acque, si perde la memoria dei miei antenati.
Riguardo agli antenati, solo un viaggio all’indietro nel tempo potrebbe dischiudere una storia che si percepisce nell’aria, ma che rimane sconosciuta. Il passato non va cercato dove sorge attualmente il paese, ma ai piedi della Rocca, tra i resti di un crollo improvviso e crudele. Qui si trovano secoli di vita e storia sepolti, e solo interrogando i ruderi sparsi si possono carpire i segreti delle epoche passate. Paterno è un piccolo paese, e quindi una piccola storia, ma le sue origini meritano di essere esplorate.
È certo che le terre intorno al lago Fùcino furono abitate sin dall’epoca preistorica. Reperti archeologici, riportati alla luce in diverse località del Fùcino grazie al comitato per le ricerche preistoriche in Abruzzo, diretto dal prof. Mario Radmilli, attestano la presenza dell’uomo dal paleolitico all’età romana. Gli uomini della Marsica discendono da una razza europea preistorica denominata razza di Cro-Magnon, caratterizzata da una particolare conformazione fisica. I resti rinvenuti nei vari siti, come a Paterno e nelle grotte circostanti, offrono un’importante testimonianza della vita di questi popoli antichi.
Negli anni ’70, durante i lavori per impiantare una vigna a Paterno, vennero scoperti resti archeologici che portarono l’Istituto di Antropologia e Paleontologia Umana dell’Università di Pisa a eseguire scavi. Sotto la direzione del prof. Di Fraia, furono aperte trincee e dai reperti rinvenuti si dedusse l’esistenza di un villaggio di capanne, collegabili alle culture neolitiche di Ripoli e Ortucchio. La cultura di Ripoli, in particolare, risale a circa 3680 anni a.C. e si sviluppò per oltre un millennio, cessando solo con l’avvento di nuove culture.
Il villaggio di Paterno rappresenta il momento in cui la cultura di Ripoli e quella di Ortucchio si fusero, con il 50% dell’industria litica composta da ossidiana e reperti ceramici appartenenti a entrambe le culture. Sono emersi resti di animali come orsi e cervi, che testimoniano la vita che qui fioriva nei tempi antichi. Oltre a Paterno, altre località della regione potrebbero aver visto la presenza dell’uomo preistorico.
Con l’avvento della storia, le terre dell’Italia centrale furono abitate da vari popoli, tra cui i Marsi, gli Equi, i Piceni, i Sabini e i Peligni. I Marsi occupavano il territorio attorno al Fùcino, mentre gli Equi conquistarono le terre del Carsolano. Entrambi i gruppi erano noti per il coraggio e l’esperienza in guerra. Le città marsicane erano unite religiosamente, onorando divinità come Marte e Ercole, e la tradizione di curare i morsi dei serpenti vive ancora oggi nel serpari di Cocullo.
Alba Fucens, una città storicamente significativa, era situata in una zona contesa tra Marsi e Equi. Varrone la ribattezzò Fucense per la sua vicinanza al lago. Gli scavi avviati nel 1949 permettono oggi di ammirarne le vestigia. Non è chiaro se sorgesse nei terreni degli Equi o dei Marsi, e storici come Tito Livio la collocano tra gli Equi. Tuttavia, ci sono prove che supportano entrambe le teorie.
Il confine tra i Marsi e gli Equi è stato studiato da archeologi di oggi, che confermano le vestigia di Alba Fucens dalla sponda nord, fino a Paterno. Tracce della presenza dei Marsi sono sicure nella zona a sud di Cèlano. L’iscrizione rinvenuta in quel territorio suggerisce che Paterno facesse parte del dominio degli Albensi, prolungandosi oltre i suoi confini.
Il confronto tra le scoperte archeologiche e le scritture antiche continua a rivelare dettagli sulla vita e le interazioni di questi popolazioni. Grazie agli studi condotti, possiamo affermare con una certa sicurezza che Paterno, trovandosi sulla sponda nord del Fùcino, apparteneva al territorio degli Equi. Tuttavia, la definizione precisa del confine tra Equi e Marsi rimane oggetto di studio. Le ricerche fatte mettono in luce che le terre di Paterno formavano l’estrema parte orientale del territorio albense.
Riferimento autore: Il paese Paterno…monografia storica di un centro della Marsica, a cura del prof. Mario di Berardino.