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Storia Di Antrosano.La Cooperativa, Il Solco E La Società Delle Vacche

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Dalla fatica nei campi del Fùcino alle gare del solco dritto: come la meccanizzazione ha trasformato la vita agricola in Marsica.

Alla fine del XIX secolo, i contadini di Pescina si recavano a lavorare nel Fùcino a piedi, trascinando pesi con asini e carri trainati da buoi, un notevole sollievo per chi faticava nei campi. I soldati tornati dalla prima guerra mondiale iniziarono a usare muli e cavalli, cambiando radicalmente le pratiche agricole. Dopo conflitti e rivoluzioni, nuovi entusiasmi riemergono: la Confraternita dei SS. Cuori di Gesù e Maria fu rispolverata e la cooperativa di generi alimentari progettata per sostenere i soci a prezzi accessibili risultò, però, poco fortunata al sud. Questa realtà si chiuse, lasciando solo ruderi in un contesto in evoluzione.

La società delle vacche, una sorta di mutuo soccorso, si occupava di garantire ai soci un supporto in caso di perdita di bestiame. Con un direttivo composto da esperti locali come il veterinario Francesco Nanni, la società gestiva le difficoltà legate alla vita zootecnica. Tuttavia, con il boom economico degli anni ’50 e la meccanizzazione agraria crescente, l’importanza della società iniziò a svanire, assieme al numero di vacche nel territorio.

La tradizione della gara del solco dritto, molto radicata nel territorio della Marsica, è documentata da Antonio De Nino nel XIX secolo. Si svolgeva ad Avezzano il giorno di Madonna di Pietraquaria, il 27 aprile. Aratori locali, sfidandosi in abilità e perizia, tracciavano solchi con aratri di legno, sotto l’occhio attento degli spettatori. Con il passare del tempo, la competizione mutò in un evento folkloristico, attirando visitatori e celebrando la cultura agricola locale attraverso premi simbolici.

Ad Antrosano, la gara si celebrava durante le feste patronali. Con il passare degli anni, le feste furono anticipate ad agosto per attirare turisti e permettere la partecipazione degli emigrati. Durante la preparazione, si verificavano anche situazioni comiche, come la necessità di risolvere ostacoli naturali in modo creativo. Tuttavia, la tradizionale competizione, che univa il paese, subì un declino significativo con l’arrivo della modernità e della meccanizzazione, fino a scomparire completamente.

Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi, Antrosano memoria e storia.

Sul finire del secolo scorso, i contadini si recavano a lavorare nel Fùcino a piedi. I più abbienti possedevano un asino, utilizzato per trasportare le zappe, le copelle per l’acqua e quant’altro necessario per trascorrere l’intera giornata fuori casa. L’involto contenente il poco cibo da consumare consisteva in un tozzo di pane e una cipolla; i più fortunati avevano una fetta di ventresca, spesso rancida per una cattiva conservazione.

Molti anni più tardi, furono utilizzati carri trainati da buoi, un gran sollievo per i poveri contadini, anche se le vacche erano molto lente e il tragitto notevole. Il confronto con i commilitoni, che in altre parti d’Italia avevano avuto esperienze con quadrupedi, spinse i pochi soldati sopravvissuti alla prima guerra mondiale a utilizzare, verso gli anni venti, muli e cavalli.

Dopo grandi conflitti o violente rivoluzioni, si verificarono notevoli rivolgimenti sociali. Nuovi entusiasmi generarono iniziative come la riscoperta della Confraternita dei SS. Cuori di Gesù e Maria, il rilancio della gara del solco dritto, l’organizzazione della cooperativa dei generi alimentari e la fondazione della società delle vacche.

La cooperativa dei generi alimentari fu costituita per vendere ai soci generi di prima necessità a prezzi più accessibili rispetto al mercato. Nonostante buoni obiettivi, l’iniziativa non ebbe fortuna nel sud Italia, dove prevaleva la tentazione di gestire le attività in modo individuale. Così, la cooperativa antrosanese era destinata a fallire. Fino a poco tempo fa, rimaneva solo il locale, benché diroccato, ora demolito insieme alla Chiesa Parrocchiale di Santa Croce e alla Casa del Popolo.

La società delle vacche si configurava come un’attività a metà tra la società di mutuo soccorso e una forma primitiva di assicurazione per i rischi derivanti dalla morte degli animali. Era composta da un Presidente, un Vice Presidente e alcuni consiglieri, con la collaborazione di un veterinario, il dott. Francesco Nanni, e un maniscalco, Ettore Contestabile. Prima di loro, l’anziano Enrico Luccitti operava gratuitamente per rendersi utile ai soci.

La società seguiva regole precise: qualunque fosse la causa della morte della bestia, il proprietario-socio era sollevato dagli oneri. A decidere l’abbattimento dell’animale era il direttivo, il quale si occupava anche della distribuzione della carne tra i soci. Con il ricavato, il socio aveva la possibilità immediata di acquistare un nuovo animale, fondamentale per l’economia familiare. Tuttavia, il benessere derivante dal boom economico degli anni cinquanta, con la creazione di fabbriche e impieghi pubblici, ridusse drasticamente il numero delle vacche, rendendole meno necessarie.

La gara del solco dritto era una tradizione diffusa in provincia dell’Aquila, particolarmente nella Marsica. Antonio De Nino ne parla nel XIX capitolo del suo volume Usi Abruzzesi. Racconta che ad Avezzano, durante i festeggiamenti per la Madonna di Pietraquaria, i contadini tracciavano il solco dal Monte Salviano verso l’abitato, mentre i concittadini assistevano da terrazzi e balconi. La competizione era difficile, ma gli aratori mettevano in atto tutta la loro bravura per vincere e ottenere in premio un bel cappello nuovo.

Oggi, la gara si svolge a Rocca di Mezzo, ma ha assunto una natura folcloristica per attrarre turisti. Un tempo, ai vincitori si assegnavano vestiti e vino; ora si distribuiscono trofei e premi in denaro. Nel carnaro di Antrosano, la gara si teneva durante le feste patronali, con preparativi che iniziavano a fine agosto, quando si iniziava la raccolta delle patate. Le famiglie partecipavano attivamente, tra il lavoro nei campi e l’atmosfera festosa dei banchetti.

Le feste furono anticipate ad agosto per incoraggiare la partecipazione di turisti e emigrati antrosanesi. Ogni solco veniva tracciato da un gruppo di contadini che spesso lavoravano di notte. La vigilanza non mancava, ma talvolta degenerava in liti. Durante la preparazione, un episodio curioso si verificò quando un solco incontrò un noce secolare. I contadini risolsero il problema dando una potata ai rami che ostacolavano il lavoro.

Il solco attraversava campi privati, la ferrovia per Roma e la statale Tiburtina-Valeria, prima di giungere a Fonte Gnova per la proclamazione dei vincitori. La commissione, composta da esperti, misurava e valutava i tracciati. Uno degli ultimi commissari, Guido Pace De Angelis, fu contestato per il suo giudizio durante una vivace discussione che minacciava di sfociare in rissa. Negli anni 1952-1953, grazie a qualche amministratore comunale, la gara fu rilanciata e sponsorizzata dall’Ente di Riforma del Fùcino.

La premiazione avveniva con medaglie e trofei, accompagnati da ciambelle e vino offerti generosamente dalle mogli dei concorrenti. La rivalità era tenuta sotto controllo, e tutti potevano sentirsi vincitori morali della gara. Uno degli ultimi vincitori fu Nicola Ruscitti. L’ultima gara, a memoria d’uomo, si tenne con i trattori, segnando la fine di un’era di tradizioni agrarie, mentre la società moderna e le nuove costruzioni modificarono il paesaggio e le attività locali.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia. Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.

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Ospitalità e servizi

Sul finire del secolo scorso, i contadini si recavano a lavorare nel Fùcino a piedi. I più abbienti possedevano un asino, utilizzato per trasportare le zappe, le copelle per l’acqua e quant’altro necessario per trascorrere l’intera giornata fuori casa. L’involto contenente il poco cibo da consumare consisteva in un tozzo di pane e una cipolla; i più fortunati avevano una fetta di ventresca, spesso rancida per una cattiva conservazione.

Molti anni più tardi, furono utilizzati carri trainati da buoi, un gran sollievo per i poveri contadini, anche se le vacche erano molto lente e il tragitto notevole. Il confronto con i commilitoni, che in altre parti d’Italia avevano avuto esperienze con quadrupedi, spinse i pochi soldati sopravvissuti alla prima guerra mondiale a utilizzare, verso gli anni venti, muli e cavalli.

Dopo grandi conflitti o violente rivoluzioni, si verificarono notevoli rivolgimenti sociali. Nuovi entusiasmi generarono iniziative come la riscoperta della Confraternita dei SS. Cuori di Gesù e Maria, il rilancio della gara del solco dritto, l’organizzazione della cooperativa dei generi alimentari e la fondazione della società delle vacche.

La cooperativa dei generi alimentari fu costituita per vendere ai soci generi di prima necessità a prezzi più accessibili rispetto al mercato. Nonostante buoni obiettivi, l’iniziativa non ebbe fortuna nel sud Italia, dove prevaleva la tentazione di gestire le attività in modo individuale. Così, la cooperativa antrosanese era destinata a fallire. Fino a poco tempo fa, rimaneva solo il locale, benché diroccato, ora demolito insieme alla Chiesa Parrocchiale di Santa Croce e alla Casa del Popolo.

La società delle vacche si configurava come un’attività a metà tra la società di mutuo soccorso e una forma primitiva di assicurazione per i rischi derivanti dalla morte degli animali. Era composta da un Presidente, un Vice Presidente e alcuni consiglieri, con la collaborazione di un veterinario, il dott. Francesco Nanni, e un maniscalco, Ettore Contestabile. Prima di loro, l’anziano Enrico Luccitti operava gratuitamente per rendersi utile ai soci.

La società seguiva regole precise: qualunque fosse la causa della morte della bestia, il proprietario-socio era sollevato dagli oneri. A decidere l’abbattimento dell’animale era il direttivo, il quale si occupava anche della distribuzione della carne tra i soci. Con il ricavato, il socio aveva la possibilità immediata di acquistare un nuovo animale, fondamentale per l’economia familiare. Tuttavia, il benessere derivante dal boom economico degli anni cinquanta, con la creazione di fabbriche e impieghi pubblici, ridusse drasticamente il numero delle vacche, rendendole meno necessarie.

La gara del solco dritto era una tradizione diffusa in provincia dell’Aquila, particolarmente nella Marsica. Antonio De Nino ne parla nel XIX capitolo del suo volume Usi Abruzzesi. Racconta che ad Avezzano, durante i festeggiamenti per la Madonna di Pietraquaria, i contadini tracciavano il solco dal Monte Salviano verso l’abitato, mentre i concittadini assistevano da terrazzi e balconi. La competizione era difficile, ma gli aratori mettevano in atto tutta la loro bravura per vincere e ottenere in premio un bel cappello nuovo.

Oggi, la gara si svolge a Rocca di Mezzo, ma ha assunto una natura folcloristica per attrarre turisti. Un tempo, ai vincitori si assegnavano vestiti e vino; ora si distribuiscono trofei e premi in denaro. Nel carnaro di Antrosano, la gara si teneva durante le feste patronali, con preparativi che iniziavano a fine agosto, quando si iniziava la raccolta delle patate. Le famiglie partecipavano attivamente, tra il lavoro nei campi e l’atmosfera festosa dei banchetti.

Le feste furono anticipate ad agosto per incoraggiare la partecipazione di turisti e emigrati antrosanesi. Ogni solco veniva tracciato da un gruppo di contadini che spesso lavoravano di notte. La vigilanza non mancava, ma talvolta degenerava in liti. Durante la preparazione, un episodio curioso si verificò quando un solco incontrò un noce secolare. I contadini risolsero il problema dando una potata ai rami che ostacolavano il lavoro.

Il solco attraversava campi privati, la ferrovia per Roma e la statale Tiburtina-Valeria, prima di giungere a Fonte Gnova per la proclamazione dei vincitori. La commissione, composta da esperti, misurava e valutava i tracciati. Uno degli ultimi commissari, Guido Pace De Angelis, fu contestato per il suo giudizio durante una vivace discussione che minacciava di sfociare in rissa. Negli anni 1952-1953, grazie a qualche amministratore comunale, la gara fu rilanciata e sponsorizzata dall’Ente di Riforma del Fùcino.

La premiazione avveniva con medaglie e trofei, accompagnati da ciambelle e vino offerti generosamente dalle mogli dei concorrenti. La rivalità era tenuta sotto controllo, e tutti potevano sentirsi vincitori morali della gara. Uno degli ultimi vincitori fu Nicola Ruscitti. L’ultima gara, a memoria d’uomo, si tenne con i trattori, segnando la fine di un’era di tradizioni agrarie, mentre la società moderna e le nuove costruzioni modificarono il paesaggio e le attività locali.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia. Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.

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