Notifica
Notifica

Storia Di San Pelino… La Chiesa Di San Lorenzo

Aggiungi qui il testo del titolo

Tra rovine e ristrutturazioni, scopri come la chiesa di S. Lorenzo ha segnato la storia di Cèlano nell’antica Marsica.

Il nome di S. Lorenzo, noto localmente come Santo Lorenzo, indica un pendio soleggiato ad occidente di S. Pelino. Questa zona si estende tra i vigneti e include antiche strade come quella che conduceva a S. Pelino Vecchio, ora modificata dall’urbanizzazione e dall’autostrada, che ha alterato la morfologia del territorio e distrutto la naturale connettivitĂ . Il primo elemento storico di rilievo è l’antica chiesa di S. Lorenzo, attestata da una bolla pontificia del 1115 emessa da papa Pasquale II, che delineava i confini delle diocesi marsicane e confermava l’importanza della comunitĂ  ecclesiastica locale.

Questa chiesa, nota come ECCLESIA SANTI LAURENTI IN CUNA, costituiva un riferimento per la vita religiosa di S. Pelino nel medioevo. Nonostante non vi siano dati certi sulla sua costruzione, si ipotizza che fosse giĂ  esistente prima del 1115. All’inizio, la chiesa era affidata ai monaci benedettini che ne gestivano anche il convento. Con il tempo, però, l’abbandono da parte dei monaci portò alla sua decadenza.

Intorno al 1205, l’abate Baldo di Paterno effettuò un restauro significativo del tempio per preservarlo. Questa ristrutturazione è documentata da una lapide commemorativa, sebbene l’incuria successiva portò nuovamente il luogo al collasso. Il decadimento fu attribuito sia all’abbandono che alla frenesia di alcuni cercatori di tesori, come indicato da storici del calibro di Corsignani. La chiesa, un forte simbolo della storia locale, ha subito un lento processo di rovina, diventando un semplice ricordo di ciò che un tempo era un importante centro di vita comunitaria.

Le ultime notizie sulla chiesa provengono dal Corsignani, che documentò la sua condizione di rovina cinque secoli dopo il restauro. La distruzione sembra risalire a un periodo compreso tra il XIV e il XVI secolo, momento in cui l’antico tempio non era piĂą visibile. Nonostante la sua distruzione, la chiesa di S. Lorenzo ha segnato profondamente la storia di Cèlano e dell’area marsicana, fungendo da legame tra l’antica cittĂ  di S. Pelino e il nuovo insediamento rinato nei secoli successivi.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

Attualmente, il nome di S. Lorenzo (o Santo Lorenzo, come si dice a S. Pelino) indica un ameno e soleggiato pendio situato ad occidente del Paese. Questa costa, che dalla Cuna scende delicatamente fino alla “Valle” per risalirne ripidamente la china, si estende verso sud, tra il verde dei vigneti rigogliosi, fino alla strada che unisce la via di S. Pelino Vecchio con la via Romana. La vecchia e scomparsa scorciatoia per S. Pelino Vecchio rappresenta il confine orientale. Il passaggio dell’autostrada ha profondamente inciso su questo territorio e ne ha modificato la morfologia, distaccando il lato meridionale dal corpo centrale. Inoltre, ha stravolto la vecchia articolazione stradale, tagliando e distruggendo la scorciatoia per S. Pelino Vecchio, e modificando il tracciato della strada vicinale detta di S. Lorenzo, rendendo necessaria la costruzione di un cavalcavia per collegare il paese nuovo con il Vecchio.

Il nome della localitĂ  non è casuale, ma deriva da un’antica chiesa, detta appunto di S. Lorenzo, che vi era stata costruita e che, con la sua presenza, ha caratterizzato il luogo per quasi tutto il periodo medievale. L’esistenza di questa chiesa è un fatto storicamente certo, testimoniato da fonti sicure. Infatti, essa è menzionata con il nome di ECCLESIA SANTI LAURENTI IN CUNA in una bolla pontificia dell’anno 1115, emessa da papa Pasquale II per precisare i confini, i tenimenti e le chiese facenti parte della diocesi dei Marsi. Questa bolla è molto importante per la storia marsicana in genere, poichĂ© offre una ricognizione completa delle chiese che all’epoca facevano parte della diocesi marsicana e soggette alla giurisdizione del vescovo dei Marsi. Assume un’importanza ancora maggiore per la storia di S. Pelino, in quanto offre un punto certo di riferimento sulla esistenza di questa chiesa, che ha rappresentato la principale forma di vita nell’area sampelinese durante il medioevo.

Del tempio, non conosciamo con esattezza la data o l’epoca di costruzione. Possiamo però arguire che esso è certamente antico e risale a un tempo anteriore alla bolla papale. Sappiamo inoltre, dal Corsignani, che in un primo momento era stato affidato ai monaci benedettini ed era munito di un annesso convento nel quale la comunitĂ  dei monaci viveva ed operava. Successivamente, però, i cassinesi partirono e il tempio rimase abbandonato. All’epoca non esisteva ancora il paese di S. Pelino con la sua parrocchia di S. Michele Arcangelo. La chiesa parrocchiale piĂą vicina era quella di S. Sebastiano di Paterno, così S. Lorenzo fu unito a quest’ultima chiesa. Tutti i suoi tenimenti furono attribuiti ad essa e assegnati in beneficio all’abate curato di Paterno, il quale ne gode la proprietĂ  ancora oggi.

Intanto, poichĂ© l’incuria che seguì alla partenza dei cassinesi minacciava l’integritĂ  fisica del tempio, si rendevano indispensabili delle riparazioni. Per questo motivo, nell’anno 1205 fu eseguito un restauro completo a cura dell’abate Baldo di Paterno. A ricordo dell’evento, fu lasciata una lapide con la scritta seguente: AN. D. MCCV. INDICTIONE IV. EGO ABBAS BALDUS FILIUS IOANNIS SALVI DE…. HOC OPUS A FUNDAMENTIS FIERI FECI A MANIBUS MAGISTRI IOANNIS GUARINI, ET PETRI. Grazie al restauro, la chiesa sopravvisse; ma protraendosi l’incuria andò di nuovo in rovina e alla fine restò diroccata.

La colpa del diroccamento, però, non va attribuita solo agli effetti dell’abbandono e dell’incuria, ma, come dice il Corsignani, anche al deleterio impegno della “sciocca gente ambiziosa di trovar tesori”. Racconta in proposito che, “Partiti poscia i monaci cassinesi dalla detta chiesa e monastero di S. Lorenzo, restò quella abbandonata e senz’alcuna assistenza, e però dalla sciocca gente ambiziosa di trovar tesori, a poco a poco fu diroccata, trattenendo appena il nome di S. Lorenzo in Cuna, con miserevoli avanzi ai piedi del Monte di Alba nella via Valeria.”

Le notizie che abbiamo su questa chiesa si fermano qui. Non sappiamo altro e, in particolare, non sappiamo l’epoca esatta in cui è andata distrutta. All’epoca del Corsignani, cinque secoli dopo il restauro, era giĂ  diroccata e di essa restavano solo dei “miserevoli avanzi ai piedi del monte di Alba nella via Valeria”. Diroccata era anche ai tempi del Febonio, quasi un secolo prima. Possiamo quindi supporre che, con ogni probabilitĂ , la distruzione sia avvenuta tra il secolo XIV e il XV. Resta doveroso sottolineare, però, che con la sua presenza essa ha caratterizzato quasi tutta la storia medievale locale e ha rappresentato il tratto d’unione tra l’antica cittĂ  sampelinese e il nuovo paese risorto verso il XV-XVI secolo.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

Aggiungi qui il testo del titolo

OspitalitĂ  e servizi

Attualmente, il nome di S. Lorenzo (o Santo Lorenzo, come si dice a S. Pelino) indica un ameno e soleggiato pendio situato ad occidente del Paese. Questa costa, che dalla Cuna scende delicatamente fino alla “Valle” per risalirne ripidamente la china, si estende verso sud, tra il verde dei vigneti rigogliosi, fino alla strada che unisce la via di S. Pelino Vecchio con la via Romana. La vecchia e scomparsa scorciatoia per S. Pelino Vecchio rappresenta il confine orientale. Il passaggio dell’autostrada ha profondamente inciso su questo territorio e ne ha modificato la morfologia, distaccando il lato meridionale dal corpo centrale. Inoltre, ha stravolto la vecchia articolazione stradale, tagliando e distruggendo la scorciatoia per S. Pelino Vecchio, e modificando il tracciato della strada vicinale detta di S. Lorenzo, rendendo necessaria la costruzione di un cavalcavia per collegare il paese nuovo con il Vecchio.

Il nome della localitĂ  non è casuale, ma deriva da un’antica chiesa, detta appunto di S. Lorenzo, che vi era stata costruita e che, con la sua presenza, ha caratterizzato il luogo per quasi tutto il periodo medievale. L’esistenza di questa chiesa è un fatto storicamente certo, testimoniato da fonti sicure. Infatti, essa è menzionata con il nome di ECCLESIA SANTI LAURENTI IN CUNA in una bolla pontificia dell’anno 1115, emessa da papa Pasquale II per precisare i confini, i tenimenti e le chiese facenti parte della diocesi dei Marsi. Questa bolla è molto importante per la storia marsicana in genere, poichĂ© offre una ricognizione completa delle chiese che all’epoca facevano parte della diocesi marsicana e soggette alla giurisdizione del vescovo dei Marsi. Assume un’importanza ancora maggiore per la storia di S. Pelino, in quanto offre un punto certo di riferimento sulla esistenza di questa chiesa, che ha rappresentato la principale forma di vita nell’area sampelinese durante il medioevo.

Del tempio, non conosciamo con esattezza la data o l’epoca di costruzione. Possiamo però arguire che esso è certamente antico e risale a un tempo anteriore alla bolla papale. Sappiamo inoltre, dal Corsignani, che in un primo momento era stato affidato ai monaci benedettini ed era munito di un annesso convento nel quale la comunitĂ  dei monaci viveva ed operava. Successivamente, però, i cassinesi partirono e il tempio rimase abbandonato. All’epoca non esisteva ancora il paese di S. Pelino con la sua parrocchia di S. Michele Arcangelo. La chiesa parrocchiale piĂą vicina era quella di S. Sebastiano di Paterno, così S. Lorenzo fu unito a quest’ultima chiesa. Tutti i suoi tenimenti furono attribuiti ad essa e assegnati in beneficio all’abate curato di Paterno, il quale ne gode la proprietĂ  ancora oggi.

Intanto, poichĂ© l’incuria che seguì alla partenza dei cassinesi minacciava l’integritĂ  fisica del tempio, si rendevano indispensabili delle riparazioni. Per questo motivo, nell’anno 1205 fu eseguito un restauro completo a cura dell’abate Baldo di Paterno. A ricordo dell’evento, fu lasciata una lapide con la scritta seguente: AN. D. MCCV. INDICTIONE IV. EGO ABBAS BALDUS FILIUS IOANNIS SALVI DE…. HOC OPUS A FUNDAMENTIS FIERI FECI A MANIBUS MAGISTRI IOANNIS GUARINI, ET PETRI. Grazie al restauro, la chiesa sopravvisse; ma protraendosi l’incuria andò di nuovo in rovina e alla fine restò diroccata.

La colpa del diroccamento, però, non va attribuita solo agli effetti dell’abbandono e dell’incuria, ma, come dice il Corsignani, anche al deleterio impegno della “sciocca gente ambiziosa di trovar tesori”. Racconta in proposito che, “Partiti poscia i monaci cassinesi dalla detta chiesa e monastero di S. Lorenzo, restò quella abbandonata e senz’alcuna assistenza, e però dalla sciocca gente ambiziosa di trovar tesori, a poco a poco fu diroccata, trattenendo appena il nome di S. Lorenzo in Cuna, con miserevoli avanzi ai piedi del Monte di Alba nella via Valeria.”

Le notizie che abbiamo su questa chiesa si fermano qui. Non sappiamo altro e, in particolare, non sappiamo l’epoca esatta in cui è andata distrutta. All’epoca del Corsignani, cinque secoli dopo il restauro, era giĂ  diroccata e di essa restavano solo dei “miserevoli avanzi ai piedi del monte di Alba nella via Valeria”. Diroccata era anche ai tempi del Febonio, quasi un secolo prima. Possiamo quindi supporre che, con ogni probabilitĂ , la distruzione sia avvenuta tra il secolo XIV e il XV. Resta doveroso sottolineare, però, che con la sua presenza essa ha caratterizzato quasi tutta la storia medievale locale e ha rappresentato il tratto d’unione tra l’antica cittĂ  sampelinese e il nuovo paese risorto verso il XV-XVI secolo.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti