Le parole di Mario Pomilio, raccolte nel libro Narratore e critico militante, offrono spunti illuminanti che arricchiscono la sua riflessione artistica. Pomilio si oppone all’idea di un uomo ridotto a semplice oggetto sociale e contrasta l’affermazione di una vita limitata alla dimensione fisico-sensoriale. La sua visione propugna la rivalutazione della persona individuale all’interno di un sistema di valori universali, che abbracci la dimensione etico-religiosa e si fondi su una base cristiana.
L’arte, secondo Pomilio, non deve essere vista come un documento obiettivo, ma come una testimonianza coscienziale che si eleva dalla storicità alla bellezza eterna. Questo implica che l’artista non solo conosca la storia, ma rappresenti anche valori perenni che influenzano il cammino sociale e morale dell’umanità. Nel suo approccio critico, Pomilio punta a un’analisi storicistica, cercando di individuare in modo obiettivo i caratteri della conoscenza artistica senza deformazioni.
Egualmente, rifiuta le semplificazioni della scrittura che possono portare alla disumanizzazione dell’arte e invita a ritornare a una lingua più nazionale, capace di ridurre il divario tra linguaggio scritto e parlato. Pomilio è chiaro nel sottolineare che, pur non confondendo l’arte con ideologie o sociologia, rifiuta le pretese autonomistiche che potrebbero isolare l’arte dalla storia e dalla società.
In definitiva, il contributo di Pomilio, sia come narratore che come critico, è quello di riconoscere all’arte il suo ruolo di “maestra di umanità” e di affrontare con sincerità la crisi culturale e umana del proprio tempo, sempre mantenendo al centro l’uomo e le sue complessità.
Riferimento autore: Mario Pomilio.


