Si riporta qui appresso un documento di Andrea Di Pietro, teologo e canonico della Cattedrale dei Marsi, che fornisce esaurienti notizie storiche su Cese, anche se a molti sono note per aver avuto la possibilità di consultarle in precedenza. L’idea di proporne una parte in maniera integrale nasce dalla volontà di rinverdire reminiscenze scolastiche agli appassionati e di non far torto alla provenienza bibliografica.
Il testo del documento inizia: «Non può affatto ritenersi per vero quello che dice Monsignor Corsignani:
– Per idem tempus Hildebrandus dedit … in Comit atum Marsorum loco qui Peternus vocatur Curtem quincentorum simul modiorum, et familias multas cum omnibus substantiis earum, nec non aliquos piscatores in lacu Fùcino cum portu ispius lacus vocabulo ad Restino, et Gualdum suum nomine Cesenum. – Sono queste parole della cronaca.
Si riferisce che il nome Cese potrebbe derivare dalla uccisione dei soldati del Re Corradino in una zuffa avvenuta nelle vicinanze. Se il servo di Dio frate Bonaventura delle Cese, compagno di S. Francesco di Assisi, è vissuto circa nell’anno 1225, e la chiesa attuale, sopra il muro dell’altare maggiore, riporta l’anno 1213, prima della guerra di Corradino avvenuta nell’anno 1268, allora il suo nome era già Cese. Questo viene confermato dalla cronaca Cessinese. Nell’anno 774 Ildebrando Duca di Spoleto concesse al Monastero Benedettino colò edificato non solo la corte di 500 moggi di terre, ma anche il suo gualdo chiamato Cesano.
La teoria secondo la quale la parola “CESE” derivi dal vocabolo latino “caedere” è avvalorata anche da Febonio, il quale allorché dichiara che una volta da Cappelle si estendeva la Selva D’Agnano, occupando gran parte dei piani Palentini. «Proprio dei tagli degli alberi delle selve venne il nome al villaggio Cese, sito e a duemila passi da Avezzano, al di là dei Salviano, nei Campi Palentini, presso il torrente Refi. Non essendo la località lontana da un tratto della via Valeria, essendo dense di frutti e d’animali selvatici, i signori vi costruirono residenze di caccia. Per rendere più accoglienti queste residenze, attraverso un taglio del monte, tra Corcumello e Capistrello, presso Grottelle, scavarono un canale per portare l’acqua dei Liri, sia da Rifondoli, per rifornire la località di acqua, in quanto vi era una vera penuria.
Il canale ha queste caratteristiche: nove palmi alto, cinque largo per tutto il tratto. Della sua antica testimonianza, la cui esistenza è evidente come un cenotafio di L. Tito, scavato in una grande roccia, su cui è un’epigrafe, peraltro abrasata dal tempo. Anche Pietro Corsignani sostiene che il nome di Cese derivi dallo sterpamento del bosco Angizio, durante i tempi dell’imperatore Claudio, quando occorrevano legnami per l’opera di prosciugamento del Fùcino.
In caso si volesse derivare il nome di Cese dalle uccisioni avvenute, non si deve considerare solo quelle fatte nella guerra con Corradino, ma si deve risalire alla guerra sociale, nella quale si verificarono molti eventi bellici nelle vicinanze. La denominazione di Campo Maggiore, rimasto ad una contrada, e i depositi di due Consoli uccisi e seppelliti nel tenimento di Cese, attestano le grandi stragi avvenute. Specialmente quella del Console Rutilio, come riferito da Ovidio.
Fra le varie ipotesi non si può trascurare l’interpretazione di Di Pietro, che rintraccia il nome di Cese al 774 quando il Duca di Spoleto donò a Montecassino le terre che andavano dal “gualdo Cesano”. Fabiano Blasetti afferma che il piccolo villaggio di Cese, nei secoli 600 e 700, era un luogo di ameno soggiorno per i signori Colonne e la famiglia Caccia.
Altri, come Angelo Melchiorre e Federico Del Gusto, spiegano che Mommsen si recò a Cese per leggere epigrafi di alto valore storico. Le citazioni storiche sembrano confermare l’esistenza del paese già intorno alla metà del primo millennio.
Nel periodo medioevale, Cese aveva un castello; benché non se ne trovi traccia, vi è una menzione nel volume di L. Colantoni dal titolo “Storia dei Marsi”. Viene riportato che «Il villaggio di Cese nei tempi medievali ebbe un castello a difesa degli abitanti.» Inoltre, si fa riferimento a un cunicolo, in parte ostruito, che attraversa le viscere del monte, un acquedotto fatto aprire ai tempi di Tito Vespasiano.
Questo acquedotto, che portava le acque del Liri a irrigare le pianure palentine, rendeva queste ultime più fertili. Si narra che i Romani avessero le loro case di delizie in questi campi, rendendoli sede di svago con le loro ville estive. Corsignani annota che vi erano castelli distrutti, i cui nomi rimandano a storie dimenticate; la meravigliosa terra di Cese conserva in sé le vicende di un passato ricco di battaglie e insediamenti.
Molti di questi dettagli storici testimoniano la ricchezza e la complessità di Cese, il cui passato è intessuto di eventi significativi che hanno forgiato l’identità di questa località. Da questo studio emerge un quadro vibrante della storia locale, rivelando un legame profondo con la terra e le sue tradizioni.
Riferimento autore: Osvaldo Cipollone.