Notifica
Notifica

Cese… Storia Documentata

Aggiungi qui il testo del titolo

Andrea Di Pietro sfata miti secolari su Cese, rivelando origini e storie nascoste di un villaggio che conserva l’eco di ere passate.

Il documento di Andrea Di Pietro, teologo e canonico della Cattedrale dei Marsi, offre un’analisi approfondita su Cese. L’autore smentisce affermazioni di Monsignor Corsignani, chiarendo che la denominazione “Cese” non deriva solo dagli eventi legati alla guerra tra Corradino e i soldati, ma ha radici più antiche. Un elemento cruciale è l’esistenza di un monaco, frate Bonaventura delle Cese, che visse intorno al 1225, accennando che la chiesa principale è datata 1213, quindi ben prima delle guerre di Corradino avvenute nel 1268.

Ildebrando, Duca di Spoleto, nel 774 concesse un monastero non solo con terre, ma anche con il nome “Cesano”. Si ipotizza che il nome stesso derivi dal latino “caedere”, confermato da Muzio Febonio, il quale riporta che il villaggio sorgeva in un’area ricca di foreste. Inoltre, il territorio, favorito dalla posizione geografica, vide la costruzione di residenze di caccia e un acquedotto risalente all’epoca di Tito Vespasiano, che portava acqua dal fiume Liri, rendendo le campagne circostanti più fertili.

Nel corso degli anni, Cese ha mantenuto una continuità storica attestata da ricerche storiche come quelle di Fabiano Blasetti e Angelo Melchiorre, i quali evidenziano la tradizione del villaggio come meta di villeggiatura per nobili famiglie. Le testimonianze documentali suggeriscono che la popolazione fosse presente già nel primo millennio, con un incremento demografico notevole e una vita sociale fiorente, se consideriamo che nel 1595 gli abitanti erano già documentati.

Oggi, Cese è una frazione del comune di Avezzano, situata a 730 metri sul livello del mare. Nonostante la rinuncia all’autonomia giuridica nel XIX secolo, il villaggio ha conservato preziose tracce storiche, inclusi i resti della toponomastica medievale e la citazione di un antico castello, di cui si sa molto poco. Il richiamo a “Via Castello”, ora, mette in luce l’importanza storica di questa località all’interno del contesto della Marsica.

Riferimento autore: Osvaldo Cipollone.

Si riporta qui appresso un documento di Andrea Di Pietro, teologo e canonico della Cattedrale dei Marsi, che fornisce esaurienti notizie storiche su Cese, anche se a molti sono note per aver avuto la possibilità di consultarle in precedenza. L’idea di proporne una parte in maniera integrale nasce dalla volontà di rinverdire reminiscenze scolastiche agli appassionati e di non far torto alla provenienza bibliografica.

Il testo del documento inizia: «Non può affatto ritenersi per vero quello che dice Monsignor Corsignani:
– Per idem tempus Hildebrandus dedit … in Comit atum Marsorum loco qui Peternus vocatur Curtem quincentorum simul modiorum, et familias multas cum omnibus substantiis earum, nec non aliquos piscatores in lacu Fùcino cum portu ispius lacus vocabulo ad Restino, et Gualdum suum nomine Cesenum. – Sono queste parole della cronaca.

Si riferisce che il nome Cese potrebbe derivare dalla uccisione dei soldati del Re Corradino in una zuffa avvenuta nelle vicinanze. Se il servo di Dio frate Bonaventura delle Cese, compagno di S. Francesco di Assisi, è vissuto circa nell’anno 1225, e la chiesa attuale, sopra il muro dell’altare maggiore, riporta l’anno 1213, prima della guerra di Corradino avvenuta nell’anno 1268, allora il suo nome era già Cese. Questo viene confermato dalla cronaca Cessinese. Nell’anno 774 Ildebrando Duca di Spoleto concesse al Monastero Benedettino colò edificato non solo la corte di 500 moggi di terre, ma anche il suo gualdo chiamato Cesano.

La teoria secondo la quale la parola “CESE” derivi dal vocabolo latino “caedere” è avvalorata anche da Febonio, il quale allorché dichiara che una volta da Cappelle si estendeva la Selva D’Agnano, occupando gran parte dei piani Palentini. «Proprio dei tagli degli alberi delle selve venne il nome al villaggio Cese, sito e a duemila passi da Avezzano, al di là dei Salviano, nei Campi Palentini, presso il torrente Refi. Non essendo la località lontana da un tratto della via Valeria, essendo dense di frutti e d’animali selvatici, i signori vi costruirono residenze di caccia. Per rendere più accoglienti queste residenze, attraverso un taglio del monte, tra Corcumello e Capistrello, presso Grottelle, scavarono un canale per portare l’acqua dei Liri, sia da Rifondoli, per rifornire la località di acqua, in quanto vi era una vera penuria.

Il canale ha queste caratteristiche: nove palmi alto, cinque largo per tutto il tratto. Della sua antica testimonianza, la cui esistenza è evidente come un cenotafio di L. Tito, scavato in una grande roccia, su cui è un’epigrafe, peraltro abrasata dal tempo. Anche Pietro Corsignani sostiene che il nome di Cese derivi dallo sterpamento del bosco Angizio, durante i tempi dell’imperatore Claudio, quando occorrevano legnami per l’opera di prosciugamento del Fùcino.

In caso si volesse derivare il nome di Cese dalle uccisioni avvenute, non si deve considerare solo quelle fatte nella guerra con Corradino, ma si deve risalire alla guerra sociale, nella quale si verificarono molti eventi bellici nelle vicinanze. La denominazione di Campo Maggiore, rimasto ad una contrada, e i depositi di due Consoli uccisi e seppelliti nel tenimento di Cese, attestano le grandi stragi avvenute. Specialmente quella del Console Rutilio, come riferito da Ovidio.

Fra le varie ipotesi non si può trascurare l’interpretazione di Di Pietro, che rintraccia il nome di Cese al 774 quando il Duca di Spoleto donò a Montecassino le terre che andavano dal “gualdo Cesano”. Fabiano Blasetti afferma che il piccolo villaggio di Cese, nei secoli 600 e 700, era un luogo di ameno soggiorno per i signori Colonne e la famiglia Caccia.

Altri, come Angelo Melchiorre e Federico Del Gusto, spiegano che Mommsen si recò a Cese per leggere epigrafi di alto valore storico. Le citazioni storiche sembrano confermare l’esistenza del paese già intorno alla metà del primo millennio.

Nel periodo medioevale, Cese aveva un castello; benché non se ne trovi traccia, vi è una menzione nel volume di L. Colantoni dal titolo “Storia dei Marsi”. Viene riportato che «Il villaggio di Cese nei tempi medievali ebbe un castello a difesa degli abitanti.» Inoltre, si fa riferimento a un cunicolo, in parte ostruito, che attraversa le viscere del monte, un acquedotto fatto aprire ai tempi di Tito Vespasiano.

Questo acquedotto, che portava le acque del Liri a irrigare le pianure palentine, rendeva queste ultime più fertili. Si narra che i Romani avessero le loro case di delizie in questi campi, rendendoli sede di svago con le loro ville estive. Corsignani annota che vi erano castelli distrutti, i cui nomi rimandano a storie dimenticate; la meravigliosa terra di Cese conserva in sé le vicende di un passato ricco di battaglie e insediamenti.

Molti di questi dettagli storici testimoniano la ricchezza e la complessità di Cese, il cui passato è intessuto di eventi significativi che hanno forgiato l’identità di questa località. Da questo studio emerge un quadro vibrante della storia locale, rivelando un legame profondo con la terra e le sue tradizioni.

Riferimento autore: Osvaldo Cipollone.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Si riporta qui appresso un documento di Andrea Di Pietro, teologo e canonico della Cattedrale dei Marsi, che fornisce esaurienti notizie storiche su Cese, anche se a molti sono note per aver avuto la possibilità di consultarle in precedenza. L’idea di proporne una parte in maniera integrale nasce dalla volontà di rinverdire reminiscenze scolastiche agli appassionati e di non far torto alla provenienza bibliografica.

Il testo del documento inizia: «Non può affatto ritenersi per vero quello che dice Monsignor Corsignani:
– Per idem tempus Hildebrandus dedit … in Comit atum Marsorum loco qui Peternus vocatur Curtem quincentorum simul modiorum, et familias multas cum omnibus substantiis earum, nec non aliquos piscatores in lacu Fùcino cum portu ispius lacus vocabulo ad Restino, et Gualdum suum nomine Cesenum. – Sono queste parole della cronaca.

Si riferisce che il nome Cese potrebbe derivare dalla uccisione dei soldati del Re Corradino in una zuffa avvenuta nelle vicinanze. Se il servo di Dio frate Bonaventura delle Cese, compagno di S. Francesco di Assisi, è vissuto circa nell’anno 1225, e la chiesa attuale, sopra il muro dell’altare maggiore, riporta l’anno 1213, prima della guerra di Corradino avvenuta nell’anno 1268, allora il suo nome era già Cese. Questo viene confermato dalla cronaca Cessinese. Nell’anno 774 Ildebrando Duca di Spoleto concesse al Monastero Benedettino colò edificato non solo la corte di 500 moggi di terre, ma anche il suo gualdo chiamato Cesano.

La teoria secondo la quale la parola “CESE” derivi dal vocabolo latino “caedere” è avvalorata anche da Febonio, il quale allorché dichiara che una volta da Cappelle si estendeva la Selva D’Agnano, occupando gran parte dei piani Palentini. «Proprio dei tagli degli alberi delle selve venne il nome al villaggio Cese, sito e a duemila passi da Avezzano, al di là dei Salviano, nei Campi Palentini, presso il torrente Refi. Non essendo la località lontana da un tratto della via Valeria, essendo dense di frutti e d’animali selvatici, i signori vi costruirono residenze di caccia. Per rendere più accoglienti queste residenze, attraverso un taglio del monte, tra Corcumello e Capistrello, presso Grottelle, scavarono un canale per portare l’acqua dei Liri, sia da Rifondoli, per rifornire la località di acqua, in quanto vi era una vera penuria.

Il canale ha queste caratteristiche: nove palmi alto, cinque largo per tutto il tratto. Della sua antica testimonianza, la cui esistenza è evidente come un cenotafio di L. Tito, scavato in una grande roccia, su cui è un’epigrafe, peraltro abrasata dal tempo. Anche Pietro Corsignani sostiene che il nome di Cese derivi dallo sterpamento del bosco Angizio, durante i tempi dell’imperatore Claudio, quando occorrevano legnami per l’opera di prosciugamento del Fùcino.

In caso si volesse derivare il nome di Cese dalle uccisioni avvenute, non si deve considerare solo quelle fatte nella guerra con Corradino, ma si deve risalire alla guerra sociale, nella quale si verificarono molti eventi bellici nelle vicinanze. La denominazione di Campo Maggiore, rimasto ad una contrada, e i depositi di due Consoli uccisi e seppelliti nel tenimento di Cese, attestano le grandi stragi avvenute. Specialmente quella del Console Rutilio, come riferito da Ovidio.

Fra le varie ipotesi non si può trascurare l’interpretazione di Di Pietro, che rintraccia il nome di Cese al 774 quando il Duca di Spoleto donò a Montecassino le terre che andavano dal “gualdo Cesano”. Fabiano Blasetti afferma che il piccolo villaggio di Cese, nei secoli 600 e 700, era un luogo di ameno soggiorno per i signori Colonne e la famiglia Caccia.

Altri, come Angelo Melchiorre e Federico Del Gusto, spiegano che Mommsen si recò a Cese per leggere epigrafi di alto valore storico. Le citazioni storiche sembrano confermare l’esistenza del paese già intorno alla metà del primo millennio.

Nel periodo medioevale, Cese aveva un castello; benché non se ne trovi traccia, vi è una menzione nel volume di L. Colantoni dal titolo “Storia dei Marsi”. Viene riportato che «Il villaggio di Cese nei tempi medievali ebbe un castello a difesa degli abitanti.» Inoltre, si fa riferimento a un cunicolo, in parte ostruito, che attraversa le viscere del monte, un acquedotto fatto aprire ai tempi di Tito Vespasiano.

Questo acquedotto, che portava le acque del Liri a irrigare le pianure palentine, rendeva queste ultime più fertili. Si narra che i Romani avessero le loro case di delizie in questi campi, rendendoli sede di svago con le loro ville estive. Corsignani annota che vi erano castelli distrutti, i cui nomi rimandano a storie dimenticate; la meravigliosa terra di Cese conserva in sé le vicende di un passato ricco di battaglie e insediamenti.

Molti di questi dettagli storici testimoniano la ricchezza e la complessità di Cese, il cui passato è intessuto di eventi significativi che hanno forgiato l’identità di questa località. Da questo studio emerge un quadro vibrante della storia locale, rivelando un legame profondo con la terra e le sue tradizioni.

Riferimento autore: Osvaldo Cipollone.

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti