Dopo le prime resistenze degli antifascisti e il delitto di Giacomo Matteotti, il governo di Benito Mussolini si consolidò attraverso strutture locali diffuse in regioni, province e comuni, dando avvio all’Operazione Balilla nel gennaio 1928, anno VI dell’era fascista. A Massa d’Albe, il comitato comunale, composto da figure rappresentative come Ettore Di Mattia e Giuseppe Laudati, aveva il compito di educare la popolazione ai valori patriottici e nazionalisti.
Per rafforzare l’esercito, vennero avviate campagne di raccolta di materiali preziosi. Tuttavia, molti abitanti di Antrosano nascosero i propri beni, conservando ricordi di famiglia. Nonostante ciò, la popolazione contribuì, come riportato da Camillo Tollis nel suo libro Origini e vicende di Massa d’Albe, offrendo 1539 grammi d’oro, 1895 grammi d’argento, 17 chili di rame e 40 quintali di ferro. L’oro fu versato tra il 21 novembre 1935 e il 30 marzo 1936, mentre l’argento venne inviato a diverse istituzioni, tra cui il Banco d’Italia.
I 17 chili di rame furono ritirati dal raccoglitore Antonio Rigazzi, mentre il ferro arrivò al centro di raccolta rottami di Magliano dei Marsi. Dopo la guerra d’Etiopia, Vittorio Emanuele III assunse il titolo di Imperatore e l’Italia si avviò verso la seconda guerra mondiale. In Africa Orientale, molti soldati furono catturati, in particolare Concezio Luccitti di Antrosano, di cui non si ebbero notizie per un lungo periodo.
In preda all’ansia, la sua famiglia, tramite i parroci e il Vaticano, cercò di ottenere informazioni. La sorella Antonia Luccitti si attivò per contattarlo, inviando un messaggio attraverso la Diocesi dei Marsi, in cui comunicava la morte del padre e informava delle disposizioni riguardanti l’eredità. Il messaggio, ricevuto regolarmente, accennava anche alla divisione dei beni tra lei e il fratello Tobia, promettendo ulteriori accordi al ritorno del soldato.
Riferimento autore: Antrosano memoria e storia, a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.


