I lavori di riparazione della chiesa parrocchiale di Santa Croce di Antrosano si sono prolungati per circa venti anni a causa di burocrazia e divergenze tra il parroco don Romeo Subrizi e l’impresa appaltatrice, Berardino Paoloni. Il terremoto del 13 gennaio aveva inferto gravi danni, rendendo necessaria una sollecita riapertura al culto. Per ottenere i contributi ministeriali, il parroco si rivolse all’Economato dei Benefici Vacanti di Napoli, chiedendo l’intervento dell’ingegnere capo del Genio Civile di Avezzano.
Il 22 marzo 1915, in risposta a un telegramma inviato da Napoli, vennero urgenti richieste per la tutela pubblica della chiesa. La redazione del progetto fu affidata all’ing. L. Traversa e al geom. F. Amorosi, approvato solo il 2 marzo 1923, con un contributo di 70.000 lire, corrispondente alla metà della spesa necessaria. Tuttavia, seguirono anni di silenzio e promesse non mantenute, fino a quando don Romeo non sollecitò nuovamente, avvertendo del pericolo imminente del tetto, che stava per crollare.
Solo il 5 gennaio 1926 si assicurò un sussidio di 70.000 lire per la parrocchia, necessario per il restauro. Pochi mesi dopo, don Romeo Subrizi poté finalmente stipulare l’appalto dei lavori con la ditta Paoloni, con la supervisione gratuita del geom. Guido Pace De Angelis, podestà di Massa d’Albe. Un’annotazione del Genio Civile riportava che i lavori cominciarono il 17 luglio 1931 ma furono poi interrotti per conflitti tra le parti coinvolte.
I lavori ripresero e furono nuovamente sospesi più volte, ma finalmente furono completati il 23 dicembre 1932. Tra i documenti ritrovati, emerge che la ditta Paoloni stipulò una polizza assicurativa, cosa rara per quel periodo. Il contratto stipulato da Paoloni evidenziava la sua intenzione di non operare a scopo di lucro, ma di contribuire al suo paese e di fornire lavoro locale in un momento di crisi economica.
Riferimento autore: Antrosano memoria e storia – Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.


