Gaetanucce Don Cassie, scapolo impenitente e amante del vino, si presenta sulla piazza di San Bartolommè, canticchiando allegramente versi popolari. Sedendosi al Caffè Centrale, ordina al barista Mascigrandi, sollecitando un vino per allietare la sua sete, mentre discute con lui riguardo al dialetto e alla lingua italiana. La conversazione è ripetutamente intervallata da battute e osservazioni spiritose, evidenziando il carattere vivace e la cultura popolare del Fùcino. Filuccia, una nubile aspirante sposa, entra timidamente in scena, dando vita a una conversazione con Gaetanucce che riflette la tensione tra desiderio e timidezza. Le sue parole rivelano le aspettative sociali di un matrimonio e il timore di rimanere zitella. Gaetanucce, da parte sua, esprime senza mezzi termini la sua opinione sulla donna, sottolineando la libertà individuale e le difficoltà di trovare un’adeguata compagna. Col tempo, la piazza si anima con altri personaggi come Barberuccia, ruffiana di casa Pignatella, e Giacinta Ziriòna, che portano a galla rispettivamente freschi pettegolezzi e storie di vita quotidiana. I dialoghi si susseguono, esprimendo una profonda connessione con le tradizioni e le usanze della Marsica. La narrazione si snoda attraverso una serie di eventi festivi, rivelando l’importanza della comunità locale e delle celebrazioni, come quella dedicata alla Matònna Petraquàle. In questo affollato microcosmo sociale, Gaetanucce emerge come un personaggio comico e irriverente, la cui personalità esuberante illumina le dinamiche della piazza. Le sue riflessioni sull’amore, il matrimonio e l’ubriachezza tratteggiano un ritratto vivace della vita sociale dell’epoca, evidenziando non solo l’umorismo ma anche le attese e le pressioni che gravano sui suoi abitanti. L’insieme si chiude su una nota di festa, con il suono della tromba del banditore ufficiale Peppino Fontana che annuncia le molte festività della comunità.
Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni.


