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Dialetto Avezzanese… ” La Piazza De San Bartolommè” – Atto Iii

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Amore, vino e risate: scopri le vivaci avventure di Gaetanucce nel cuore pulsante delle tradizioni e delle celebrazioni marsicane.

Gaetanucce Don Cassie, scapolo impenitente e amante del vino, si presenta sulla piazza di San Bartolommè, canticchiando allegramente versi popolari. Sedendosi al Caffè Centrale, ordina al barista Mascigrandi, sollecitando un vino per allietare la sua sete, mentre discute con lui riguardo al dialetto e alla lingua italiana. La conversazione è ripetutamente intervallata da battute e osservazioni spiritose, evidenziando il carattere vivace e la cultura popolare del Fùcino. Filuccia, una nubile aspirante sposa, entra timidamente in scena, dando vita a una conversazione con Gaetanucce che riflette la tensione tra desiderio e timidezza. Le sue parole rivelano le aspettative sociali di un matrimonio e il timore di rimanere zitella. Gaetanucce, da parte sua, esprime senza mezzi termini la sua opinione sulla donna, sottolineando la libertà individuale e le difficoltà di trovare un’adeguata compagna. Col tempo, la piazza si anima con altri personaggi come Barberuccia, ruffiana di casa Pignatella, e Giacinta Ziriòna, che portano a galla rispettivamente freschi pettegolezzi e storie di vita quotidiana. I dialoghi si susseguono, esprimendo una profonda connessione con le tradizioni e le usanze della Marsica. La narrazione si snoda attraverso una serie di eventi festivi, rivelando l’importanza della comunità locale e delle celebrazioni, come quella dedicata alla Matònna Petraquàle. In questo affollato microcosmo sociale, Gaetanucce emerge come un personaggio comico e irriverente, la cui personalità esuberante illumina le dinamiche della piazza. Le sue riflessioni sull’amore, il matrimonio e l’ubriachezza tratteggiano un ritratto vivace della vita sociale dell’epoca, evidenziando non solo l’umorismo ma anche le attese e le pressioni che gravano sui suoi abitanti. L’insieme si chiude su una nota di festa, con il suono della tromba del banditore ufficiale Peppino Fontana che annuncia le molte festività della comunità.

Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni.

di Giovanbattista Pitoni

La piazza de San Bartolommè è il palcoscenico dove si intrecciano le vite di caratteri pittoreschi. Tra di essi c’è Gaetanucce Don Cassie, un scapolo impenitente, amante del vino e delle donne, che insieme a Mascigrandi, proprietario del Bar “Centrale“, dà il via a una conversazione animata. Gaetanucce, canticchiando, si lamenta della mancanza di una bella voce, desiderando di cantare in modo sublime. Chiede un quarto di vino, e Mascigrandi non perde l’occasione di prenderlo in giro per la sua richiesta.

Con il suo linguaggio spigliato, Gaetanucce discute di argomenti vari con un’altra persona presente, Filuccia La Vizzoga, una nubile aspirante sposa che si presenta timorosa. Le parole di Gaetanucce sono cariche di saggezza popolare e riflettono le dinamiche tra i sessi, accennando ai diritti delle donne e alle ingiustizie sociali. Filuccia, pur sentendo la propria vergogna, è attratta dalla spigliatezza di Gaetanucce, ma i suoi timori la frenano.

Intanto, entrano in scena altri personaggi come Barberuccia, la ruffiana, e Giacinta Ziriona, una popolana. La conversazione si sposta dai temi leggeri a questioni più serie, come la precarietà delle situazioni e le relazioni interpersonali. Gaetanucce continua a bere e a confidarsi, analizzando con ironia le sue esperienze con le donne e il suo amore per il vino.

In questa piazza, Peppine Je Balie, il banditore ufficiale del Comune, si unisce al gruppo con notizie fresche sulla comunità. Mentre parla del prossimo evento dedicato alla Matònna Petraquàle, l’atmosfera si fa elettrica. La piazza si anima di voci e risate, e Gaetanucce, nonostante la sua ubriacatura, racconta storie di amori impossibili e pettegolezzi, rifacendosi a personaggi come Dònna Flòra e Dón Artùre, maestri di una scuola di piazza.

La conversazione si fa via via più intensa e confusa, con un Gaetanucce che si lancia in considerazioni filosofiche sul significato di essere uomo e sull’importanza delle donne. I personaggi si sovrappongono, e il linguaggio dialettale crea un’atmosfera vivace e autentica. I dibattiti sulla vita quotidiana dei cittadini di Avezzàne si mescolano a battute spiritose e a lamentazioni sul vino che scarseggia.

Il racconto si svela attraverso le voci di diversi personaggi, rivelando una comunità viva, complessa e ben ancorata alla sua cultura. Gaetanucce continua a declamare versi e a esprimere i suoi desideri con passione, diventando quasi un portavoce delle speranze e delle frustrazioni di tutti gli altri. Alla fine della serata, la piazza mangia e beve, con tutti che si uniscono nel canto e nella danza, esprimendo la profonda connessione e il calore umano presente nella comunità.

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Ospitalità e servizi

di Giovanbattista Pitoni

La piazza de San Bartolommè è il palcoscenico dove si intrecciano le vite di caratteri pittoreschi. Tra di essi c’è Gaetanucce Don Cassie, un scapolo impenitente, amante del vino e delle donne, che insieme a Mascigrandi, proprietario del Bar “Centrale“, dà il via a una conversazione animata. Gaetanucce, canticchiando, si lamenta della mancanza di una bella voce, desiderando di cantare in modo sublime. Chiede un quarto di vino, e Mascigrandi non perde l’occasione di prenderlo in giro per la sua richiesta.

Con il suo linguaggio spigliato, Gaetanucce discute di argomenti vari con un’altra persona presente, Filuccia La Vizzoga, una nubile aspirante sposa che si presenta timorosa. Le parole di Gaetanucce sono cariche di saggezza popolare e riflettono le dinamiche tra i sessi, accennando ai diritti delle donne e alle ingiustizie sociali. Filuccia, pur sentendo la propria vergogna, è attratta dalla spigliatezza di Gaetanucce, ma i suoi timori la frenano.

Intanto, entrano in scena altri personaggi come Barberuccia, la ruffiana, e Giacinta Ziriona, una popolana. La conversazione si sposta dai temi leggeri a questioni più serie, come la precarietà delle situazioni e le relazioni interpersonali. Gaetanucce continua a bere e a confidarsi, analizzando con ironia le sue esperienze con le donne e il suo amore per il vino.

In questa piazza, Peppine Je Balie, il banditore ufficiale del Comune, si unisce al gruppo con notizie fresche sulla comunità. Mentre parla del prossimo evento dedicato alla Matònna Petraquàle, l’atmosfera si fa elettrica. La piazza si anima di voci e risate, e Gaetanucce, nonostante la sua ubriacatura, racconta storie di amori impossibili e pettegolezzi, rifacendosi a personaggi come Dònna Flòra e Dón Artùre, maestri di una scuola di piazza.

La conversazione si fa via via più intensa e confusa, con un Gaetanucce che si lancia in considerazioni filosofiche sul significato di essere uomo e sull’importanza delle donne. I personaggi si sovrappongono, e il linguaggio dialettale crea un’atmosfera vivace e autentica. I dibattiti sulla vita quotidiana dei cittadini di Avezzàne si mescolano a battute spiritose e a lamentazioni sul vino che scarseggia.

Il racconto si svela attraverso le voci di diversi personaggi, rivelando una comunità viva, complessa e ben ancorata alla sua cultura. Gaetanucce continua a declamare versi e a esprimere i suoi desideri con passione, diventando quasi un portavoce delle speranze e delle frustrazioni di tutti gli altri. Alla fine della serata, la piazza mangia e beve, con tutti che si uniscono nel canto e nella danza, esprimendo la profonda connessione e il calore umano presente nella comunità.

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