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Storia Di Antrosano… Vietato Fare L’Amore Ai Forestieri

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Dal grammofono alle risse giovanili, scopri come l’amore e la gelosia hanno infiammato gli animi e trasformato le relazioni tra Antrosano e Paterno.

La storia che segue è una narrazione vera, proveniente dai ricordi di un protagonista della vita sociale di Antrosano negli anni 1951-53. In quel periodo, Antrosano si distingueva per le sue donne robuste e dai buoni lineamenti, attirando l’attenzione dei paesi circostanti. Senza discoteche, i giovani si radunavano nelle case per ballare al suono di un grammofono, trovando in questo l’unico modo per approcciarsi in modo clandestino.

La domenica era un giorno di svago e passeggiate nel paese, dove il superamento dei confini territoriali era malvisto. Le ragazze che osavano oltrepassare i limiti di Antrosano venivano etichettate come civettuole. In questo contesto, i giovani di Paterno, armati di biciclette, iniziavano a visitare frequentemente Antrosano. Col tempo, la loro presenza si intensificò, creando gruppi di circa trenta forestieri che corteggiavano le fanciulle locali, suscitando gelosie tra i giovani del posto.

Per difendere il loro onore, i ragazzi di Antrosano tentarono di allontanare i competitori con avvertimenti. Un’iscrizione sulla facciata di una casa recitava: “Vietato fare l’amore ai forestieri”, ma questo non fermò i giovani di Paterno; anzi, i tentativi di intimidazione fallirono, e la passione si intensificò.

Determinati a porre fine alle visite, i giovani di Antrosano si organizzarono in segreto. Una notte, posizionarono dei tronchi di olmo sulla strada per intrappolare i forestieri. All’arrivo dei ciclisti, la trappola scattò: gli stranieri caddero rovinosamente e furono attaccati dai baldi giovanotti di Antrosano, che inflissero loro diverse ferite. Le forze dell’ordine intervennero e, nonostante le indagini portassero all’individuazione dei colpevoli, molti se la cavarono per insufficienza di prove o per non aver commesso il fatto.

Il tribunale di Avezzano comprese che si era trattato di una bravata giovanile ispirata dalla gelosia. Oggi, i rapporti tra Antrosano e Paterno sono cambiati, caratterizzati da una convivenza pacifica e da matrimoni misti tra le due comunità.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

Quel che stiamo per raccontare è una storia vera, verissima, raccontataci da uno dei protagonisti. Intorno agli anni 1951-52-53, Antrosano aveva belle donne, non tanto raffinate o eleganti, ma robuste e di buoni lineamenti. La gioventù prosperosa e piacente richiamava l’attenzione dei paesi confinanti. Non c’erano discoteche, si ballava nella casa di qualcuno che aveva una stanza disponibile e, al suono del grammofono, si radunavano diversi giovani desiderosi di conoscere ragazze del posto. Il ballo era l’unico approccio per incontri clandestini.

La domenica era giorno di riposo e di svago, un giorno di allegria con passeggiate lungo le strade del paese. Raramente si sconfinava in periferia o per i campi. Per le giovani, oltrepassare i limiti del paese comportava conseguenze; erano spiate da qualche malelingua e accadeva il finimondo. La ragazza, anche se innocente, veniva considerata una civettuola e poco affidabile. Incontrarsi con un giovanotto era difficile senza la preventiva accondiscendenza della famiglia.

I giovani più assidui del paese erano quelli di Paterno, che con le biciclette, dopo aver percorso Via Romana, raggiungevano Antrosano prima dei giorni di festa e anche nei giorni feriali. Con il passare dei mesi, le frequentazioni si infittirono, tanto che si formarono gruppi di circa trenta forestieri che ballando, corteggiavano e si fidanzavano con le più belle ragazze del paese. I giovanotti del posto, vedendosi sfilare sotto il naso le presunte fidanzate, si riunirono per prendere una decisione e per lanciare un primo avvertimento ai paternesi.

All’entrata del paese, come riferisce il costruttore geom. Dante Amatilli, su una facciata di una casa posta all’altezza di Fonte Rio, scrissero: “Vietato fare l’amore ai forestieri”. La scritta non rallentò le visite degli spasimanti, che ormai avevano intrecciato rapporti amorosi sul posto. Un altro avviso minaccioso fu quello di bucare le ruote delle biciclette, con la speranza di scoraggiarli. Tuttavia, furono tentativi che non produssero alcun effetto. Ormai i giovanotti di Paterno si erano invaghiti alla follia.

Il braccio di ferro tra la gioventù di Antrosano e di Paterno aveva toccato i tasti della gelosia. I primi erano decisi a difendere il loro onore, mentre i secondi non volevano mollare la preda. Il concetto di possesso era molto sentito a Antrosano, sia per i beni immobili che per quelli del cuore e del sentimento. Le ragazze furono avvertite di non intrattenersi più con i forestieri e, tanto meno, di ballare con loro la domenica. Tuttavia, furono discorsi inutili per chi già aveva intrecciato rapporti amorosi con i ragazzi di Paterno.

I giovani di Antrosano si riunirono segretamente per studiare una strategia che potesse allontanare le frequenti visite. Era una questione di orgoglio; dicevano tra di loro: “Con i forestieri ci stanno e con noi no”. Finalmente decisero di prendere severi provvedimenti. Una sera, mentre le ragazze ballavano con i forestieri, i giovani, armati di sega e accetta, tagliarono tronchi di olmi e li sistemarono nei pressi della strada d’ingresso al paese, dove c’era la scritta “Vietato fare l’amore ai forestieri”, bloccandola al passaggio dei ciclisti.

I giovanotti di Antrosano si nascosero nei pressi per verificare quanto potesse accadere. Vicino a Fonte Rio non c’era luce elettrica, e, mentre era notte fonda, i forestieri, avviatisi per far ritorno al loro paese, finirono nella trappola. Caddero rovinosamente sui tronchi d’olmo e, dai nascondigli, uscirono armati di bastoni i baldi giovanotti di Antrosano. Le bastonate furono tante; qualcuno tentò di ribellarsi, ma inutilmente. I ragazzi di Paterno riportarono escoriazioni in diverse parti del corpo, ecchimosi e sospette fratture. Alcuni dovettero farsi curare dai medici di fiducia, mentre altri furono ricoverati all’ospedale civile di Avezzano.

Il giorno dopo l’imboscata, iniziarono le indagini dei carabinieri della compagnia di Avezzano. I colpevoli furono individuati e denunciati all’autorità giudiziaria. Davanti al collegio giudicante del tribunale di Avezzano sfilarono testimoni per identificare gli autori della vendetta e per comminare le adeguate pene. Molti se la cavarono per insufficienza di prove, altri per non aver commesso il fatto. Il collegio giudicante capì che era stata una bravata di gioventù, un atto di gelosia spinta fino alla cacciata dei forestieri, e non utilizzò la mano pesante.

I giovani di Antrosano, protagonisti di quella solenne lezione, appartenevano a buone famiglie del posto. I tempi sono cambiati; i rapporti tra i due paesi sono buoni e i matrimoni misti nelle due parrocchie sono frequenti e ben accetti.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

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Quel che stiamo per raccontare è una storia vera, verissima, raccontataci da uno dei protagonisti. Intorno agli anni 1951-52-53, Antrosano aveva belle donne, non tanto raffinate o eleganti, ma robuste e di buoni lineamenti. La gioventù prosperosa e piacente richiamava l’attenzione dei paesi confinanti. Non c’erano discoteche, si ballava nella casa di qualcuno che aveva una stanza disponibile e, al suono del grammofono, si radunavano diversi giovani desiderosi di conoscere ragazze del posto. Il ballo era l’unico approccio per incontri clandestini.

La domenica era giorno di riposo e di svago, un giorno di allegria con passeggiate lungo le strade del paese. Raramente si sconfinava in periferia o per i campi. Per le giovani, oltrepassare i limiti del paese comportava conseguenze; erano spiate da qualche malelingua e accadeva il finimondo. La ragazza, anche se innocente, veniva considerata una civettuola e poco affidabile. Incontrarsi con un giovanotto era difficile senza la preventiva accondiscendenza della famiglia.

I giovani più assidui del paese erano quelli di Paterno, che con le biciclette, dopo aver percorso Via Romana, raggiungevano Antrosano prima dei giorni di festa e anche nei giorni feriali. Con il passare dei mesi, le frequentazioni si infittirono, tanto che si formarono gruppi di circa trenta forestieri che ballando, corteggiavano e si fidanzavano con le più belle ragazze del paese. I giovanotti del posto, vedendosi sfilare sotto il naso le presunte fidanzate, si riunirono per prendere una decisione e per lanciare un primo avvertimento ai paternesi.

All’entrata del paese, come riferisce il costruttore geom. Dante Amatilli, su una facciata di una casa posta all’altezza di Fonte Rio, scrissero: “Vietato fare l’amore ai forestieri”. La scritta non rallentò le visite degli spasimanti, che ormai avevano intrecciato rapporti amorosi sul posto. Un altro avviso minaccioso fu quello di bucare le ruote delle biciclette, con la speranza di scoraggiarli. Tuttavia, furono tentativi che non produssero alcun effetto. Ormai i giovanotti di Paterno si erano invaghiti alla follia.

Il braccio di ferro tra la gioventù di Antrosano e di Paterno aveva toccato i tasti della gelosia. I primi erano decisi a difendere il loro onore, mentre i secondi non volevano mollare la preda. Il concetto di possesso era molto sentito a Antrosano, sia per i beni immobili che per quelli del cuore e del sentimento. Le ragazze furono avvertite di non intrattenersi più con i forestieri e, tanto meno, di ballare con loro la domenica. Tuttavia, furono discorsi inutili per chi già aveva intrecciato rapporti amorosi con i ragazzi di Paterno.

I giovani di Antrosano si riunirono segretamente per studiare una strategia che potesse allontanare le frequenti visite. Era una questione di orgoglio; dicevano tra di loro: “Con i forestieri ci stanno e con noi no”. Finalmente decisero di prendere severi provvedimenti. Una sera, mentre le ragazze ballavano con i forestieri, i giovani, armati di sega e accetta, tagliarono tronchi di olmi e li sistemarono nei pressi della strada d’ingresso al paese, dove c’era la scritta “Vietato fare l’amore ai forestieri”, bloccandola al passaggio dei ciclisti.

I giovanotti di Antrosano si nascosero nei pressi per verificare quanto potesse accadere. Vicino a Fonte Rio non c’era luce elettrica, e, mentre era notte fonda, i forestieri, avviatisi per far ritorno al loro paese, finirono nella trappola. Caddero rovinosamente sui tronchi d’olmo e, dai nascondigli, uscirono armati di bastoni i baldi giovanotti di Antrosano. Le bastonate furono tante; qualcuno tentò di ribellarsi, ma inutilmente. I ragazzi di Paterno riportarono escoriazioni in diverse parti del corpo, ecchimosi e sospette fratture. Alcuni dovettero farsi curare dai medici di fiducia, mentre altri furono ricoverati all’ospedale civile di Avezzano.

Il giorno dopo l’imboscata, iniziarono le indagini dei carabinieri della compagnia di Avezzano. I colpevoli furono individuati e denunciati all’autorità giudiziaria. Davanti al collegio giudicante del tribunale di Avezzano sfilarono testimoni per identificare gli autori della vendetta e per comminare le adeguate pene. Molti se la cavarono per insufficienza di prove, altri per non aver commesso il fatto. Il collegio giudicante capì che era stata una bravata di gioventù, un atto di gelosia spinta fino alla cacciata dei forestieri, e non utilizzò la mano pesante.

I giovani di Antrosano, protagonisti di quella solenne lezione, appartenevano a buone famiglie del posto. I tempi sono cambiati; i rapporti tra i due paesi sono buoni e i matrimoni misti nelle due parrocchie sono frequenti e ben accetti.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

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