Anxa (o Anxanum o Anxantium) è la città principale dei Marsi anxantini, dalla quale essi prendono il nome. Con l’erezione a municipio, diventa a tutti gli effetti la capitale di questo gruppo di Marsi. A tutt’oggi è una delle poche città marse la cui localizzazione presenta ancora incertezze e diversità di opinioni. Queste incertezze derivano talvolta dalla mancanza di interesse per il tema della localizzazione, portando a soluzioni affrettate, e talvolta dal tentativo di sostenere tesi preconcette. Esistono, però, valide argomentazioni per localizzare l’antica Anxa nel territorio di San Pelino.
La posizione di questi centri è elevata rispetto alla conca fucense e occupa la parte settentrionale del paese dei Marsi, proprio nel punto in cui il confine appare meritante di vigilanza. Tale posizione offre un ampio campo di osservazione e la possibilità di monitorare la sicurezza delle città e dei villaggi fucensi, in particolare quella di Marruvio, da possibili attacchi da parte dell’irrequieto popolo equicolano. Questa localizzazione giustifica la presenza di una città forte e munita, a cui era affidato il compito di sentinella e baluardo contro incursioni nemiche. Importante è notare che la posizione di Anxa doveva essere opposta a quella della Equicolana Alba, che sorgeva in posizione elevata e similmente serviva come sentinella e baluardo.
Un primo indizio è fornito dall’esistenza di un toponimo, Colle Lanciano, che indica un costone roccioso, il quale, partendo dalla vecchia fonte, risale fino alle “Collanelle” e si estende dalla “Pietra Papalina” fino alla base della montagna. In questo luogo sorgeva l’antico oppido menzionato al numero 52 del Letta. Questo termine è una derivazione diretta di Anxa. È interessante notare che l’attuale Lanciano, in provincia di Chieti, è riconosciuta come l’antica capitale dei Frentani, anch’essa denominata Anxa. Quindi, la presenza di questo nome nei pressi di San Pelino costituirebbe ciò che resta dell’antica città.
L’indizio non deve essere sottovalutato, soprattutto nel caso di San Pelino, dove esistono toponimi di epoca romana. A titolo di esempio, si possono citare Cuna, l’antica sorgente vitale per il paese, oppure Santo Lorenzo, dove sorge una delle più antiche chiese cristiane della Marsica. Inoltre, il nome stesso di San Pelino e la Valle Transito, che indica un’area attraversata dalla via Valeria, e infine Panciano, dal significato misterioso.
Un’ulteriore conferma è fornita da Tolomeo Claudio, noto scienziato egiziano del II secolo d.C. che, nel descrivere l’ubicazione di Anxa, fa riferimento a misure geometriche che suggeriscono la sua posizione nei pressi di Alba, orientata verso il Lago. La menzione di Tolomeo è fondamentale poiché rappresenta l’unica indicazione che si conosce sulla esistenza e ubicazione di Anxa, la quale, comunque, si collocava quasi sullo stesso meridiano di Alba, con una differenza di ben pochi gradi.
Il testo di Tolomeo presenta vari punti corrotti, e il nome della città è stato interpretato anche come Aex o Arx. Nonostante ciò, l’indicazione rimane valida e viene ripresa anche da Febonio, che scrive: “Arx autem, quam in nostro etiam situ Ptolomaeus ponit, in prospectu Albae sita erat, quod et modo Arce nominatur”. L’importanza delle vestigia ancora presenti nella zona di San Pelino è confermata dall’autore stesso, il quale avrà potuto osservare tracce di antichità, che includono indizi come le terme e il pretorio, luoghi dove le autorità municipali amministravano la giustizia.
Sono inoltre riportate le ricerche dell’ing. Orlandi, il quale descrive le antichità sampelinesi: nel moderno San Pelino, dopo Alba e vicino alla consolare, si trovavano rilievi di un pretorio con megalitiche mura poligonali e antichi bagni. I muramenti poligonici senza malta confermano l’esistenza di un oppido, rivelando una storia antica e gloriosa. Da notare anche il bassorilievo rinvenuto durante i lavori di prosciugamento del lago, rappresentante una cittadina aristocratica e circondata da solide mura quadrate.
La descrizione di quello che è stato osservato nel bassorilievo ricorda fortemente la struttura della città di Anxa, con i suoi edifici e l’architettura raffinata che caratterizzava il paesaggio dell’epoca. Al di là della città stessa, si individua una villa sontuosa immersa nel verde degli alberi. L’immagine evocativa di una città collocata su un pendio montagnoso, alimentata da sorgenti come la Cuna, è vista come un’ulteriore conferma dell’esistenza di Anxa.
In conclusione, gli indizi suggeriscono che l’antico vico sampelinese corrisponde a Anxa. Gli altri tentativi di localizzazione appaiono inconsistenti in confronto. Pertanto, la ricerca e la valorizzazione del patrimonio archeologico della zona restano fondamentali per preservare la memoria storica e garantire che nessun’altra località possa vantare una candidatura più titolata. Riferimento autore: Pasquale Fracassi.