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Storia Di San Pelino… La Città Di Anxa

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Tra leggende e realtà, la ricerca dell’antica Anxa illumina il passato romano della Marsica, riaprendo dibattiti sulla sua enigmatica localizzazione.

Anxa (o Anxanum) rappresentava la città principale dei Marsi anxantini, la cui costituzione a municipio la rese la capitale di questo gruppo. Oggi, la localizzazione di Anxa suscita incertezze, con diverse tesi a favore della sua collocazione presso San Pelino, in particolare nell’area del Colle Lanciano. Questa posizione, elevata rispetto alla conca del Fùcino, era strategica per la sorveglianza dei confini, proteggendo le città fucensi dalle incursioni degli Equicoli, in particolare dalla storica città di Alba, avversaria di Anxa. Le fonti storiche, come quelle di Febonio, sostennero la contrapposizione tra Anxa e Alba, evidenziando il loro ruolo di baluardi. Altre evidenze a favore di San Pelino provengono da descrizioni antiche e toponimi locali che risalgono all’epoca romana. L’interesse archeologico è confermato da Tolomeo, che nel II secolo d.C. collocò Anxa in prossimità di Alba, rilevando la sua affinità meridiana. Queste coordinate, seppur corrotte nei testi, hanno ispirato studiosi come Orlandi a scoprire vestigia romane a San Pelino, tra cui un pretorio e antiche terme. Ritrovamenti contemporanei, incluso un bassorilievo associato al Fùcino, suggeriscono la presenza di una cittadina ben organizzata, le cui vestigia potrebbero identificare Anxa. Si parla di una villa sontuosa, probabilmente riconducibile a Lucio Vitellio, un aristocratico romano noto per aver introdotto specie pregiate di piante da frutto, la cui villa a San Pelino sarebbe rimasta famosa. Questo edificio, insieme a un tempio dedicato a Giove Statore, evidenziava l’importanza della città nel panorama romano. Malgrado le continue discussioni sulla localizzazione, consolidati indizi archeologici stimano l’antica Anxa non in Avezzano, ma più probabilmente a San Pelino, evidenziando come ricerche più approfondite potrebbero chiarire ulteriormente questa questione. La ricchezza della storia di Anxa, dalle sue origini alle leggende di figure storiche come Vitellio, rimane parte integrante del patrimonio del territorio della Marsica.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

Anxa (o Anxanum o Anxantium) è la città principale dei Marsi anxantini, dalla quale essi prendono il nome. Con l’erezione a municipio, diventa a tutti gli effetti la capitale di questo gruppo di Marsi. A tutt’oggi è una delle poche città marse la cui localizzazione presenta ancora incertezze e diversità di opinioni. Queste incertezze derivano talvolta dalla mancanza di interesse per il tema della localizzazione, portando a soluzioni affrettate, e talvolta dal tentativo di sostenere tesi preconcette. Esistono, però, valide argomentazioni per localizzare l’antica Anxa nel territorio di San Pelino.

La posizione di questi centri è elevata rispetto alla conca fucense e occupa la parte settentrionale del paese dei Marsi, proprio nel punto in cui il confine appare meritante di vigilanza. Tale posizione offre un ampio campo di osservazione e la possibilità di monitorare la sicurezza delle città e dei villaggi fucensi, in particolare quella di Marruvio, da possibili attacchi da parte dell’irrequieto popolo equicolano. Questa localizzazione giustifica la presenza di una città forte e munita, a cui era affidato il compito di sentinella e baluardo contro incursioni nemiche. Importante è notare che la posizione di Anxa doveva essere opposta a quella della Equicolana Alba, che sorgeva in posizione elevata e similmente serviva come sentinella e baluardo.

Un primo indizio è fornito dall’esistenza di un toponimo, Colle Lanciano, che indica un costone roccioso, il quale, partendo dalla vecchia fonte, risale fino alle “Collanelle” e si estende dalla “Pietra Papalina” fino alla base della montagna. In questo luogo sorgeva l’antico oppido menzionato al numero 52 del Letta. Questo termine è una derivazione diretta di Anxa. È interessante notare che l’attuale Lanciano, in provincia di Chieti, è riconosciuta come l’antica capitale dei Frentani, anch’essa denominata Anxa. Quindi, la presenza di questo nome nei pressi di San Pelino costituirebbe ciò che resta dell’antica città.

L’indizio non deve essere sottovalutato, soprattutto nel caso di San Pelino, dove esistono toponimi di epoca romana. A titolo di esempio, si possono citare Cuna, l’antica sorgente vitale per il paese, oppure Santo Lorenzo, dove sorge una delle più antiche chiese cristiane della Marsica. Inoltre, il nome stesso di San Pelino e la Valle Transito, che indica un’area attraversata dalla via Valeria, e infine Panciano, dal significato misterioso.

Un’ulteriore conferma è fornita da Tolomeo Claudio, noto scienziato egiziano del II secolo d.C. che, nel descrivere l’ubicazione di Anxa, fa riferimento a misure geometriche che suggeriscono la sua posizione nei pressi di Alba, orientata verso il Lago. La menzione di Tolomeo è fondamentale poiché rappresenta l’unica indicazione che si conosce sulla esistenza e ubicazione di Anxa, la quale, comunque, si collocava quasi sullo stesso meridiano di Alba, con una differenza di ben pochi gradi.

Il testo di Tolomeo presenta vari punti corrotti, e il nome della città è stato interpretato anche come Aex o Arx. Nonostante ciò, l’indicazione rimane valida e viene ripresa anche da Febonio, che scrive: “Arx autem, quam in nostro etiam situ Ptolomaeus ponit, in prospectu Albae sita erat, quod et modo Arce nominatur”. L’importanza delle vestigia ancora presenti nella zona di San Pelino è confermata dall’autore stesso, il quale avrà potuto osservare tracce di antichità, che includono indizi come le terme e il pretorio, luoghi dove le autorità municipali amministravano la giustizia.

Sono inoltre riportate le ricerche dell’ing. Orlandi, il quale descrive le antichità sampelinesi: nel moderno San Pelino, dopo Alba e vicino alla consolare, si trovavano rilievi di un pretorio con megalitiche mura poligonali e antichi bagni. I muramenti poligonici senza malta confermano l’esistenza di un oppido, rivelando una storia antica e gloriosa. Da notare anche il bassorilievo rinvenuto durante i lavori di prosciugamento del lago, rappresentante una cittadina aristocratica e circondata da solide mura quadrate.

La descrizione di quello che è stato osservato nel bassorilievo ricorda fortemente la struttura della città di Anxa, con i suoi edifici e l’architettura raffinata che caratterizzava il paesaggio dell’epoca. Al di là della città stessa, si individua una villa sontuosa immersa nel verde degli alberi. L’immagine evocativa di una città collocata su un pendio montagnoso, alimentata da sorgenti come la Cuna, è vista come un’ulteriore conferma dell’esistenza di Anxa.

In conclusione, gli indizi suggeriscono che l’antico vico sampelinese corrisponde a Anxa. Gli altri tentativi di localizzazione appaiono inconsistenti in confronto. Pertanto, la ricerca e la valorizzazione del patrimonio archeologico della zona restano fondamentali per preservare la memoria storica e garantire che nessun’altra località possa vantare una candidatura più titolata. Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

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Anxa (o Anxanum o Anxantium) è la città principale dei Marsi anxantini, dalla quale essi prendono il nome. Con l’erezione a municipio, diventa a tutti gli effetti la capitale di questo gruppo di Marsi. A tutt’oggi è una delle poche città marse la cui localizzazione presenta ancora incertezze e diversità di opinioni. Queste incertezze derivano talvolta dalla mancanza di interesse per il tema della localizzazione, portando a soluzioni affrettate, e talvolta dal tentativo di sostenere tesi preconcette. Esistono, però, valide argomentazioni per localizzare l’antica Anxa nel territorio di San Pelino.

La posizione di questi centri è elevata rispetto alla conca fucense e occupa la parte settentrionale del paese dei Marsi, proprio nel punto in cui il confine appare meritante di vigilanza. Tale posizione offre un ampio campo di osservazione e la possibilità di monitorare la sicurezza delle città e dei villaggi fucensi, in particolare quella di Marruvio, da possibili attacchi da parte dell’irrequieto popolo equicolano. Questa localizzazione giustifica la presenza di una città forte e munita, a cui era affidato il compito di sentinella e baluardo contro incursioni nemiche. Importante è notare che la posizione di Anxa doveva essere opposta a quella della Equicolana Alba, che sorgeva in posizione elevata e similmente serviva come sentinella e baluardo.

Un primo indizio è fornito dall’esistenza di un toponimo, Colle Lanciano, che indica un costone roccioso, il quale, partendo dalla vecchia fonte, risale fino alle “Collanelle” e si estende dalla “Pietra Papalina” fino alla base della montagna. In questo luogo sorgeva l’antico oppido menzionato al numero 52 del Letta. Questo termine è una derivazione diretta di Anxa. È interessante notare che l’attuale Lanciano, in provincia di Chieti, è riconosciuta come l’antica capitale dei Frentani, anch’essa denominata Anxa. Quindi, la presenza di questo nome nei pressi di San Pelino costituirebbe ciò che resta dell’antica città.

L’indizio non deve essere sottovalutato, soprattutto nel caso di San Pelino, dove esistono toponimi di epoca romana. A titolo di esempio, si possono citare Cuna, l’antica sorgente vitale per il paese, oppure Santo Lorenzo, dove sorge una delle più antiche chiese cristiane della Marsica. Inoltre, il nome stesso di San Pelino e la Valle Transito, che indica un’area attraversata dalla via Valeria, e infine Panciano, dal significato misterioso.

Un’ulteriore conferma è fornita da Tolomeo Claudio, noto scienziato egiziano del II secolo d.C. che, nel descrivere l’ubicazione di Anxa, fa riferimento a misure geometriche che suggeriscono la sua posizione nei pressi di Alba, orientata verso il Lago. La menzione di Tolomeo è fondamentale poiché rappresenta l’unica indicazione che si conosce sulla esistenza e ubicazione di Anxa, la quale, comunque, si collocava quasi sullo stesso meridiano di Alba, con una differenza di ben pochi gradi.

Il testo di Tolomeo presenta vari punti corrotti, e il nome della città è stato interpretato anche come Aex o Arx. Nonostante ciò, l’indicazione rimane valida e viene ripresa anche da Febonio, che scrive: “Arx autem, quam in nostro etiam situ Ptolomaeus ponit, in prospectu Albae sita erat, quod et modo Arce nominatur”. L’importanza delle vestigia ancora presenti nella zona di San Pelino è confermata dall’autore stesso, il quale avrà potuto osservare tracce di antichità, che includono indizi come le terme e il pretorio, luoghi dove le autorità municipali amministravano la giustizia.

Sono inoltre riportate le ricerche dell’ing. Orlandi, il quale descrive le antichità sampelinesi: nel moderno San Pelino, dopo Alba e vicino alla consolare, si trovavano rilievi di un pretorio con megalitiche mura poligonali e antichi bagni. I muramenti poligonici senza malta confermano l’esistenza di un oppido, rivelando una storia antica e gloriosa. Da notare anche il bassorilievo rinvenuto durante i lavori di prosciugamento del lago, rappresentante una cittadina aristocratica e circondata da solide mura quadrate.

La descrizione di quello che è stato osservato nel bassorilievo ricorda fortemente la struttura della città di Anxa, con i suoi edifici e l’architettura raffinata che caratterizzava il paesaggio dell’epoca. Al di là della città stessa, si individua una villa sontuosa immersa nel verde degli alberi. L’immagine evocativa di una città collocata su un pendio montagnoso, alimentata da sorgenti come la Cuna, è vista come un’ulteriore conferma dell’esistenza di Anxa.

In conclusione, gli indizi suggeriscono che l’antico vico sampelinese corrisponde a Anxa. Gli altri tentativi di localizzazione appaiono inconsistenti in confronto. Pertanto, la ricerca e la valorizzazione del patrimonio archeologico della zona restano fondamentali per preservare la memoria storica e garantire che nessun’altra località possa vantare una candidatura più titolata. Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

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