Nel secolo XVIII, le diverse e complicate guerre di successione resero la vita difficile agli abitanti del regno di Napoli e, di conseguenza, anche a quelli di Paterno. Le sue terre, sebbene passarono in dominio dell’Austria prima e della Francia dopo, rimasero sempre sotto la signoria dei Colonna. Allorché, in seguito alla guerra di successione di Polonia, Carlo III di Borbone salì sul trono di Napoli, un nuovo soffio di vita pervase non solo la Marsica, ma tutto il regno di Napoli. Carlo III, avvalendosi dell’opera dell’insigne statista Bernardo Tanucci, avviò una serie di riforme veramente notevoli e necessarie.
Tra le varie riforme, vi fu l’istituzione del catasto onciario, per ottenere una più equa corresponsione di imposte rispetto all’entità patrimoniale dei contribuenti. Nel catasto onciario del 1748, nel numero dei volumi riguardanti gli atti preliminari, lo stato delle anime, il libro d’apprezzo e la tassa di Paterno, compresa nella provincia del 21 Abruzzo Ulteriore, sono registrati i nominativi di alcuni cittadini paternesi e di cittadini residenti nei centri limitrofi, che avevano possedimenti nella terra di Paterno.
Fra questi troviamo: Angelo Jacobone, Berardino Savina, Bartolomeo Di Berardino con la moglie Berardina e, tra i figli, Lazzaro; Francesco Luccitti, Geronimo di Persio, Battista Narduca, Gaetano Sinibaldi, Nicola Andreetti, Pietro Di Pietro, Giovanni D’Agostino, Paolo Caruso, Paolo Antonio Stornelli, Venanzio Di Pietro di Paterno; Alessandro Mattei, Agostino Orlandi, Agostino Jatosti, Giovanni Di Mauro, Marco Antonio Valente, Paolo Minicucci di Avezzano; Antonio Blasetti, Costantino Collacciani, Enrico Collacciani, Eustachio Di Felice, Giovan Tommaso Di Loreto, Ignazio Fracassi, Michele Collacciani, Matteo Vespasiano, Nicola Fracassi, Pietro Jacovitti di S. Pelino; Giuseppe Rosati, Egildo Marinucci, Gaetano Amorosi, Simplicio Jannaccone, di Cèlano; Masciarelli di Magliano; Bartolomeo Luccitti, Francesco Di Settimio di Albe; Liberata Volpe, Giuseppe Panei di Massa; Filippo Massucci, Salvino Pace di Antrosano.
Accanto a ciascun nome dei cittadini paternesi vi erano indicate le once da industrie e i beni rivelati da ciascuno, nonché il ceto a cui apparteneva il denunciante: nobile, bracciante, artigiano, massaro, benestante, notaio, bifolco. Intanto, nel ducato dei Marsi, si stavano per verificare avvenimenti eccezionali. L’ultimo dei Colonna a godere del dominio di quella signoria, ereditata per tanti anni dalla sua famiglia, fu Lorenzo Colonna, succeduto a Fabrizio II nel 1775.
I tempi stavano cambiando e la storia voltava pagina verso un nuovo capitolo, anzi, rivoluzionario. Colui che si trovò a fronteggiare questo trapasso fu Filippo III Colonna, succeduto a Lorenzo il 2 ottobre 1779. Durante la signoria di costui, avvenne la rivoluzione francese, che fece ardere di nuove idee e speranze l’Europa intera. I Francesi invasero per ben tre volte il regno di Napoli. Le popolazioni vissero un brutto momento, poiché, alle conseguenze del passaggio di un esercito straniero, si aggiunsero anche i saccheggi di bande di masnadieri che compivano violente scorribande in quel periodo.
Allorché giunse nella Marsica un contingente di soldati francesi del generale Lemoine, stava imperversando in Avezzano il brigante frate Domizio, che, alla notizia dell’arrivo dei Francesi, corse loro incontro, convinto di avere la vittoria assicurata. Con i suoi briganti, andò ad affrontarli per la via di Paterno; ma, non avendo fatto i calcoli giusti, fu ucciso, causando un gran sollievo tra le popolazioni.
Intanto, con la fuga di Ferdinando IV, a Napoli fu proclamata la Repubblica Partenopea, la quale ebbe breve vita, perché, alla partenza dei Francesi, costretti a ricorrere a nord per affrontare il generale russo Juvaroff, dovette capitolare di fronte alle truppe dei Sanfedisti, capitanati dal cardinale Fabrizio Ruffo.
Dopo alcuni anni, i Francesi invasero per la terza volta il regno sotto il comando del generale Massena. L’imperatore Napoleone inviò come re di Napoli il proprio fratello Giuseppe, il quale, il 2 agosto 1806, promulgò la legge dell’abolizione dei feudi. Con tale legge, Filippo III Colonna perse il ducato dei Marsi: la signoria dei Colonna nella Marsica, che era durata senza interruzione per circa tre secoli, volgeva al termine. Il ducato dei Marsi conteneva all’epoca i seguenti castelli e terre: Albe, Antrosano, Atessa, Avezzano, Canistro, Capistrello, Cappadocia, Cappelle, Carsoli, Castellafiume, Castelnuovo, Castelvecchio, Cese, Civita d’Antino, Civitella Roveto, Colle, Corcumello, Corvaro, Faro Filiorum Petri, Forme, Gallo, Luco, Magliano, Manoppello, Marano, Massa, Meta, Morino, Oricola, Orsogna, Paterno, Penna, Pereto, Peschio Canale, Petrella, Poggio San Filippo, Poggetello, Pretoro, Rapino, Roccavivi, Rocca di Botte, Rocca di Cerro, Rocca Monte Piano, Rosciolo, San Donato, San Giovanni, San Pelino, Sant’Anatolia, Sante Marie, Santo Stefano, Scanzano, Scurcola, Sorbo, Spedino, Tagliacozzo, Trasacco, Torrereccio, Tre Monti, Tubione, Villa Romana, Villa Sabinese, Villa San Sebastiano.
Riferimento autore: Mario di Berardino.