Testi a cura di Fiorenzo Catalli
Il Museo Lapidario di Avezzano venne allestito per la prima volta nel 1888, raccogliendo materiali epigrafici provenienti dai centri di tutta la Marsica e, in particolare, dalle aree archeologiche di Alba Fucens e di Marruvium. Già da alcuni anni, si era cominciato a diffondere tra gli studiosi l’interesse per la creazione di un Museo dedicato alla raccolta dei materiali rinvenuti nel territorio, con particolare predilezione per le iscrizioni latine. La più antica presenza di un primo nucleo di tali iscrizioni è testimoniata nell’atrio del Tribunale di Avezzano, istituito per la prima volta nel 1861 e inaugurato l’anno successivo, nei locali dell’ex convento di S. Francesco a piazza Castello.
In una lettera del 24 luglio 1869, infatti, il Sindaco della città si rallegrava con il Presidente del Tribunale per la decisione presa dalla R. Sottoprefettura di proporre “al Ministero della Istruzione Pubblica la riunione in questo Capoluogo delle antiche iscrizioni Romane esistenti nei contorni e specialmente delle ultime a Silla ed a Mario da Lei scoperte in Albe ed interpretate”. È probabile che il Sindaco si riferisse con quella citazione alle due iscrizioni rinvenute reimpiegate nella muratura della chiesa di S. Pietro in Albe. I dubbi espressi dal Presidente del Tribunale, nella nota di risposta del successivo 6 agosto, circa “i pericoli che possono esservi per il materiale archeologico in un atrio del Tribunale troppo esposto al pubblico”, non dovettero produrre alcun effetto, se altri pezzi continuarono a essere depositati in quella sede.
Tra il 1868 e il 1871, diverse iscrizioni, tra cippi, steli ed are, furono rinvenute nel territorio di Albe, lungo la via Valeria antica, in aree ad evidente destinazione funeraria. Dopo essere state riunite per un po’ di tempo in “raccolte private”, tra cui quella dell’Ispettore onorario degli scavi, Orazio Mattei, e della famiglia De Dominicis, quest’ultima di Cappelle, esse confluirono nel Museo certamente prima dell’inaugurazione del 1888. L’ara votiva in onore di Ercole, dono dei milites africani, era già stata prelevata, prima del 1876, dalla muratura della chiesa di S. Nicola di Avezzano e faceva bella mostra di sé “lungo la scala che sale al Tribunale”.
Il complesso di S. Francesco, che comprendeva, oltre alla chiesa, anche il convento vero e proprio con chiostro interno e alcuni locali accessori, fu espropriato con decreto del 1861. I suoi locali, dopo il trasferimento degli uffici giudiziari in altro edificio, furono utilizzati anche come sede del quartiere militare e come primo deposito dei materiali archeologici. La crescita dell’interesse per questi reperti spinse il Prefetto dell’Aquila a diramare, in data 22 giugno 1878, una lettera circolare nella quale si chiedeva ai “signori Sindaci, specialmente dei Comuni rurali, di invigilare nel miglior modo, affinché il rinvenimento casuale di oggetti antichi nei rispettivi comuni fosse notificato agli Ispettori degli scavi”.
Nella stessa nota si indicava nel già ricordato Orazio Mattei, Ispettore degli scavi, monumenti e antichità, la persona che avrebbe potuto “coadiuvarlo nella bisogna”. Il 5 giugno 1888, la Giunta Comunale, composta dal Presidente, Sindaco Ferdinando Ruggieri, e dai membri Consiglieri, l’avv. Paolo de’ Conti di Resta e l’avv. Francesco Lolli, alla presenza del Segretario Filippo Nicola Carosella, si riuniva per discutere all’Ordine del Giorno l’impianto di un Museo Lapidario.
Il Presidente, dopo aver informato i presenti che “il R. Ispettore Scolastico, con nota del 4 corrente, rende avvisata quest’amministrazione che il Ministero della Pubblica Istruzione, tenuto conto della raccolta già esistente di moltissime lapidi in questo Comune, le quali hanno una grande importanza e che ben studiate e coordinate potrebbero costituire la base di un Museo lapidario di questa contrada eminentemente storico, fa plauso alla proposta del sullodato Ispettore, tendente a formare un Museo lapidario”, dichiarava non essere alieno dal concedere un sussidio, sempre quando però il Comune si dichiarasse disposto a sostenere le spese di impianto. Invitarono così la Giunta a deliberare “sul riguardo in linea d’urgenza”, essendo desiderio di inaugurare tale Museo alla riunione della prossima apertura della importante linea Sulmona-Roma.
Allo scontato parere favorevole fece seguito uno stanziamento di L. 2.000 per le spese di sistemazione “di un appropriato locale”. La delibera di Giunta venne definitivamente ratificata dal Consiglio Comunale nella seduta del 29 novembre dello stesso anno. Nel frattempo, il 19 agosto, venne inaugurato il Museo alla presenza del Ministro della Pubblica Istruzione, Paolo Boselli, e del Sottosegretario di Stato per il Ministero dei Lavori Pubblici, on. Marchiori.
Appena pochi giorni dopo l’inaugurazione, il 22 agosto, Ercole Canale Parola, R. Ispettore Scolastico e R. Ispettore degli scavi e Monumenti, con una lettera al Direttore della neonata Raccolta lapidaria, annunciava il dono fatto dal Comune di Pescina di “una iscrizione” e dal farmacista Francesco Tarquini di S. Benedetto di “una bellissima urna cineraria”. Pur non conservandosi agli atti la trascrizione dei due testi epigrafici, è probabile che nel primo caso si tratti della stele dedicata alla defunta Gemelle e, nel secondo caso, del vaso offerto alla Bona Dia.
Lo sforzo di ricercare nuovi materiali per il Museo è testimoniato da una lettera circolare dell’aprile 1889 con cui lo stesso Parola Canale invitava i sindaci, gli insegnanti e i privati “a tutti coloro che si trovano di possedere antiche iscrizioni, e li prego, nell’interesse di questa gloriosa contrada, di offrirle spontaneamente al nascente Museo”. Egli concludeva: “già più di cinquanta antiche ed importanti iscrizioni sono in esso depositate, altre sono state promesse per aumentarne il numero”. Nell’agosto dell’anno successivo, la ricognizione effettuata da M. Ihm, incaricato di fare gli aggiornamenti al vol. IX del Corpus Inscriptionum Latinarum, già edito nel 1883, contava “circa 60 iscrizioni”. Nel 1910, la Guida d’Abruzzo del Touring Club Italiano riportava l’indicazione: “Nella Piazza del Castello, accanto al quartiere militare, è una stanzetta ove si conservano alcune antichità scultorie rinvenute nel territorio”.
Nel 1911, di cinque di questi reperti furono fatte copie in gesso da esporre nella Mostra Archeologica di Roma, inserita nelle manifestazioni con le quali si volle celebrare il cinquantenario dell’Unità d’Italia, e che si tenne nei locali delle Terme di Diocleziano. Nel settembre 1937, gli stessi materiali, che nel frattempo erano andati a costituire il Museo dell’Impero, vennero riordinati in una nuova Mostra Archeologica intesa a celebrare il bimillenario della nascita di Augusto, tenuta a Roma nel Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale. Alla chiusura di questa manifestazione e dopo una lunga attesa, dovuta anche ai problemi connessi con gli avvenimenti bellici, tutto quel materiale, compresi i cinque calchi degli originali del Museo Lapidario di Avezzano, confluirono nell’Esposizione 1942 dell’Eur e nell’attuale Museo della Civiltà Romana, ove sono ancora conservati.
Un nuovo impulso fu dato al Museo di Avezzano dall’ing. Loreto Orlandi, incaricato nel 1935 dal Podestà di riordinare la collezione nei locali del nuovo Palazzo Comunale. L’Orlandi non solo curò una nuova sistemazione, ma, grazie al suo interessamento, si diede da fare per incrementare la raccolta stessa con nuove donazioni, soprattutto dall’area dell’antica Marruvium. Le vicende dell’ultima guerra bloccarono, purtroppo, questo nuovo processo e il nucleo museale subì, in quell’occasione, anche delle perdite dolorose.
Riferimento autore: Fiorenzo Catalli.