Appena le province dell’ex-regno delle Due Sicilie furono annesse allo Stato Italiano, con vari provvedimenti legislativi venne ad esse esteso il sistema amministrativo e giudiziario che era in vigore nel Piemonte. Con regio decreto, 20 novembre 1861, n. 329, che determinava il numero, le sedi e le circoscrizioni delle autorità giudiziarie nelle province del Sud, furono attribuiti all’Abruzzo i Tribunali di Aquila, Chieti, Teramo, che già esistevano, ed altri due di nuova istituzione, cioè quelli di Lanciano e di Avezzano. Nello stesso decreto, Sulmona figurava ancora come capoluogo di mandamento, dipendente dal Tribunale di Aquila; tuttavia, poco dopo, venne istituito anche un Tribunale a Sulmona, reclamato dall’esigenza della zona e dall’importanza della città.
Il funzionamento dei nuovi uffici giudiziari venne però ritardato dagli avvenimenti insurrezionali e dalla guerriglia che turbarono i primi tempi dell’unificazione. Solo il primo maggio 1862 poté essere fissata l’esecuzione dell’ordinamento giudiziario e del codice penale e di procedura penale con il R. D. 6 aprile 1862, n. 530, nelle province napoletane. Il Tribunale di Avezzano fu inaugurato infatti il 1 maggio 1862; se ne trova conferma nella deliberazione presa il 4 maggio dello stesso anno dalla Giunta comunale, che liquidava le spese sostenute per la cerimonia relativa.
La nuova funzione di capoluogo giudiziario della regione marsa poneva Avezzano al livello delle altre città d’Abruzzo, mentre la Marsica intera consolidava la sua personalità giuridica, assumendo un ruolo sociale notevole nel nuovo assetto dell’Italia. “Lo Stato intuì che la già intrapresa trasformazione del luogo in terra fertile di messi e di speranza, ove l’uomo sarebbe assurto artefice di alta funzione sociale, doveva essere garantita ed incoraggiata dalla presenza dell’autorità giudiziaria, che costituiva la suprema difesa dell’uguaglianza dei cittadini e dei diritti di tutti, e un messaggio di fecondo lavoro e di civiltà per tutta la Marsica”.
Il principe Alessandro Torlonia non dovette essere estraneo all’istituzione, se il Sindaco di Avezzano, Enrico Mattel, gli espresse la sua gratitudine con lettera in data 20 luglio 1865. L’istituzione del Tribunale di Avezzano contribuì enormemente alla trasformazione della città, che divenne centro importante di vita giudiziaria. La sede della Sottoprefettura e di altri uffici pubblici si trovò in uno dei circondari più vasti e variamente articolati, legandosi così all’amministrazione della giustizia ogni altro ordinamento amministrativo, economico, politico e sociale.
L’attività intellettuale ebbe moventi mirabili alla luce di questa grande istituzione. Intorno ai magistrati insigni, che seppero garantire il diritto, si radunarono avvocati illustri, che collaborarono egregiamente, raffinando il pensiero negli studi severi e nell’esercizio forense. Pare che la prima sistemazione del Tribunale sia avvenuta nell’ex-convento di San Francesco, contiguo alla chiesa omonima, successivamente trasformato in caserma. Poi si traslocò in un grandioso edificio, che sorgeva sul sito dell’attuale palazzo Mancini in piazza Torlonia, angolo via Mazzini.
Infine, il Tribunale trovò la propria degna sede nel castello dei Colonna, fino al disastro tellurico del 13 gennaio 1915. Tre mesi dopo, tutti gli uffici giudiziari ripresero a funzionare grazie ai magistrati che volontariamente chiesero di assolvere il loro ministero in mezzo a disagi di ogni genere, tra le macerie. Con una cerimonia semplice e commovente fu inaugurata la nuova sede, una modesta costruzione prefabbricata, sul luogo dove si trova attualmente la Corte d’Assise.
Il Presidente del Tribunale, dott. Pasquale Amelio, rievocò i Magistrati ed i funzionari vittime del terremoto. Quale occasione migliore per ribadire che, nonostante la rovina, la vita rinascerebbe, e con essa il diritto. Le parole del Ministro Guardasigilli Vittorio Emanuele Orlando, pronunciate in Avezzano il 20 aprile 1915, sottolinearono l’importanza del diritto come eterno al pari della vita. Si affermò così la fede nella civiltà e nel diritto sulla violenza di forze cieche.
L’amministrazione della giustizia riprese il suo regolare cammino, contribuendo a infondere nuova fiducia nella continuità della vita e nella certezza dell’avvenire. Dopo una permanenza di alcuni anni in altro edificio in muratura di via Mazzini, gli uffici giudiziari si insediarono nel 1930 nell’attuale palazzo di via Corradini.
Durante l’ultimo conflitto mondiale, il palazzo di giustizia, tra le più belle e grandiose costruzioni cittadine, subì i bombardamenti aerei. Gli Avezzanesi, non nuovi alla tragedia della distruzione, ritrovarono il coraggio e la determinazione di ricostruire la città martoriata, stringendosi attorno al Tribunale che difese i cittadini dalle angherie e dai soprusi dei tempi. La vita giudiziaria riprese il suo pieno ritmo e si manifestò l’impero e la santità della giustizia tra le macerie dell’immensa necropoli.
E così, mentre oggi, qui al cospetto delle rovine accumulate dalla bruta natura, l’attività umana ripone il segno del suo vittorioso dominio, la gente abruzzese riafferma, lottando, la ragione della vita, e questo primo festeggiamento di resurrezione, dopo la passione di Avezzano, assume una significativa importanza: come la catastrofe non soppresse la vita, neppure soppresse l’autorità del diritto.
Riferimento autore: Avezzano e la sua storia. Testi a cura di Giovanni Pagani.