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Storia Di Antrosano… Difesa Del Castello Dell’Aquila

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Nel 1798, Ferdinando IV scuote l’Abruzzo: tra fede e patriottismo, una resistenza eroica affronta l’invasione francese.

In un appello significativo, Ferdinando IV si rivolse alle popolazioni abruzzesi nel 1798, invitandole a prepararsi a difendere i propri confini dall’invasione francese. “Armatevi e opponete la più valida e coraggiosa difesa,” esortava, richiamando il coraggio dei Sanniti e il loro valore storico. La miseria che i Romani stavano vivendo era palpabile, e il monarca cercava di risvegliare lo spirito di resistenza dei suoi sudditi. La sua comunicazione sottolineava l’importanza della fede e del patriottismo, elementi essenziali per affrontare l’incedere del nemico.

Il proclama trovò sostegno tra le classi aristocratiche della provincia dell’Aquila e tra medi proprietari, come don Gennaro Pace di Albe e don Francesco Marinacci di Collarmele, che divennero capitani dei gruppi armati della Santa Fede. Pace, in particolare, si distinse nella recluta di soldati, organizzando una mobilitazione anche ad Antrosano, dove fornì vestiario e armi per sostenere la difesa della città dell’Aquila, già sotto assedio.

In una strategia di resistenza, Gennaro Pace cercò di rinforzare le proprie truppe anche sull’Altopiano delle Rocche, arrivando a sequestrare pecore per dotare i suoi uomini. Tuttavia, il 23 marzo 1799, la città dell’Aquila subì un devastante saccheggio da parte delle forze francesi, con la morte di circa settecento uomini, tra cui ben ventisette frati minori. Tra le vittime, vi fu anche un uomo di Antrosano, Antonio Tucci, il cui destino sottolineò la brutalità degli eventi di quel periodo.

Questi eventi storici rimangono fondamentali per comprendere la resistenza abruzzese contro l’invasore, un capitolo che testimonia il coraggio e la determinazione dei veri difensori della Marsica.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia, testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.

Io accorrerò tra breve con un forte e numeroso esercito a difendervi, ma intanto armatevi ed opponete all’inemico, nel caso avesse l’ardimento di passare i confini, la più valida e coraggiosa difesa. Armatevi e marciate contro a lui. Sostenete la vostra Religione, sostenete il vostro Padre, e Re, che espone per voi la propria vita, e che è pronto a sacrificarla per la vostra difesa, e per conservare a voi quanto avete di più caro, la religione, l’onore delle vostre mogli e delle vostre sorelle, la vostra vita, e la vostra roba. Ricordatevi, miei cari Abruzzesi, che siete Sanniti, e che avete sempre dato chiare riprove del vostro valore e della vostra fedeltà.

Voi più che ogn’altro avete dovuto vedere lo stato di miseria nel quale sono i Romani. L’inimico gli ha folto tutto, niente gli resta che la propria disperazione, e la fiducia che hanno in Dio, ed in me.

Coraggio, bravi Sanniti, coraggio paesani miei! Armatevi, correte sotto i miei stendardi: unitevi sotto i capi militari, che sono nei luoghi più vicini a voi. Accorrete con tutte le vostre armi, invocate Iddio, combattete e siete certi di vincere.

Con questo manifesto-proclama, Ferdinando IV, nella ricorrenza dell’Immacolata del 1798, da Roma si rivolgeva alle popolazioni abruzzesi per respingere l’esercito francese; successivamente Ferdinando IV fuggì in Sicilia. A Napoli gli insorti instaurarono la repubblica giacobina partenopea. Il proclama del Re venne raccolto dalla componente aristocratica ed armentaria della provincia dell’Aquila nonché da medi proprietari di provincia come don Gennaro Pace di Albe e don Francesco Marinacci di Collarmele, eletti capitani delle masse della Santa Fede.

Gennaro Pace reclutò soldati anche ad Antrosano, equipaggiandoli di vestiario e di armi inviandoli a difesa della città dell’Aquila, caduta nelle mani dell’esercito francese. Altre reclute seguivano il Pace sull’Altopiano delle Rocche tra Ovindoli, Rovere e Rocca di Mezzo.

In quest’ultimo centro, il capomastro Gennaro Pace sequestrava una gran quantità di pecore a Domenicantonio Palladini di Foggia, noto giacobino che aveva giurato sull’evangelo l’osservanza delle leggi repubblicane. Nel giorno del sabato santo del 1799, il 23 marzo, la città dell’Aquila subì un vero saccheggio da parte dei francesi. Vi morirono circa settecento uomini delle masse, compresi 27 frati minori.

E tra gli uomini uccisi miseramente il sabato santo, le cronache dell’epoca riportano un tale Antonio Tucci di Antrosano.

Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.

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Io accorrerò tra breve con un forte e numeroso esercito a difendervi, ma intanto armatevi ed opponete all’inemico, nel caso avesse l’ardimento di passare i confini, la più valida e coraggiosa difesa. Armatevi e marciate contro a lui. Sostenete la vostra Religione, sostenete il vostro Padre, e Re, che espone per voi la propria vita, e che è pronto a sacrificarla per la vostra difesa, e per conservare a voi quanto avete di più caro, la religione, l’onore delle vostre mogli e delle vostre sorelle, la vostra vita, e la vostra roba. Ricordatevi, miei cari Abruzzesi, che siete Sanniti, e che avete sempre dato chiare riprove del vostro valore e della vostra fedeltà.

Voi più che ogn’altro avete dovuto vedere lo stato di miseria nel quale sono i Romani. L’inimico gli ha folto tutto, niente gli resta che la propria disperazione, e la fiducia che hanno in Dio, ed in me.

Coraggio, bravi Sanniti, coraggio paesani miei! Armatevi, correte sotto i miei stendardi: unitevi sotto i capi militari, che sono nei luoghi più vicini a voi. Accorrete con tutte le vostre armi, invocate Iddio, combattete e siete certi di vincere.

Con questo manifesto-proclama, Ferdinando IV, nella ricorrenza dell’Immacolata del 1798, da Roma si rivolgeva alle popolazioni abruzzesi per respingere l’esercito francese; successivamente Ferdinando IV fuggì in Sicilia. A Napoli gli insorti instaurarono la repubblica giacobina partenopea. Il proclama del Re venne raccolto dalla componente aristocratica ed armentaria della provincia dell’Aquila nonché da medi proprietari di provincia come don Gennaro Pace di Albe e don Francesco Marinacci di Collarmele, eletti capitani delle masse della Santa Fede.

Gennaro Pace reclutò soldati anche ad Antrosano, equipaggiandoli di vestiario e di armi inviandoli a difesa della città dell’Aquila, caduta nelle mani dell’esercito francese. Altre reclute seguivano il Pace sull’Altopiano delle Rocche tra Ovindoli, Rovere e Rocca di Mezzo.

In quest’ultimo centro, il capomastro Gennaro Pace sequestrava una gran quantità di pecore a Domenicantonio Palladini di Foggia, noto giacobino che aveva giurato sull’evangelo l’osservanza delle leggi repubblicane. Nel giorno del sabato santo del 1799, il 23 marzo, la città dell’Aquila subì un vero saccheggio da parte dei francesi. Vi morirono circa settecento uomini delle masse, compresi 27 frati minori.

E tra gli uomini uccisi miseramente il sabato santo, le cronache dell’epoca riportano un tale Antonio Tucci di Antrosano.

Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.

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