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Lotte Fra Gli Orsini Ed I Colonna

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Giovanni Antonio Orsini unifica Marsica in un ducato, dando il via a una saga dinastica di battaglie, alleanze e tradimenti che ridefiniscono il potere regionale.

Nel 1441, quando Giovanni Antonio Orsini divenne signore di Avezzano e conte di Albe, la contea di Tagliacozzo era già parte dei suoi domini. Per la prima volta, tali contadi venivano riuniti, assumendo il titolo di ducato di Tagliacozzo, in un contesto di guerre dinastiche. Orsini, insieme al cardinale di Taranto, entrò nella Marsica con un esercito di diecimila uomini, conquistando vari insediamenti, tra cui Trasacco, infliggendo distruzione alle proprietà, anche ecclesiastiche.

La conquista creò un forte antagonismo con i Colonna, già investiti del feudo da Giovanna II, decisi a riappropriarsi delle terre. Nel 1443, il re Alfonso, con un editto, garantì ai baroni la sicurezza nei loro possedimenti. Orsini riuscì quindi a mantenere il controllo su Albe e Tagliacozzo. Nel breve periodo di calma dopo le guerre, Orsini fu incaricato dal re di trattare una pace con il papa, ma presto tornò a mostrare disloyalty, causando l’ira di Alfonso, che nel 1450 marciò nella Marsica per punirlo.

Dopo un periodo di scontro, il papa intervenne a favore di Orsini, che, però, dovette pagare un’ammenda di 30 mila ducati. La morte di Giovanni Antonio nel 1456 portò le due contee sotto il demanio regio per cinque anni. Francesco Pagani, nominato commissario da Alfonso, curò la restituzione di beni ecclesiastici, mentre la situazione politica si faceva complessa, dato che il regno passava a Ferdinando I.

La guerra di ribellione dei baroni scoppiò nuovamente, con Orsini che schierò le sue forze a sostegno del re. Le truppe pontificie tentarono di riconquistare il controllo della Marsica, portando il conflitto a intensificarsi. Nel 1461, si raggiunse una tregua, ma già nel 1462, nuove battaglie scossero il territorio, culminando con la cattura della contessa Covella e il desiderio dei Colonna di riprendere il controllo della contea.

Le tensioni tra Colonna e Orsini continuarono fino alla fine del secolo, con ambedue le famiglie impegnate in lotte per la supremazia nella Marsica. Quando Virginio Orsini tornò nel controllo della contea, il re decise di stabilire accordi per mantenere la pace in un periodo di crescente conflitto. Così, la Marsica si trovò al centro di giochetti politici e alleanze, riflettendo le complesse dinamiche sociali e territoriali dell’epoca.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

Testi tratti dal libro Avezzano e la sua storia (Testi a cura di Giovanni Pagani)

Quando Giovanni Antonio Orsini, persona diversa dal suo omonimo principe di Taranto, divenne nel 1441 signore di Avezzano, quindi conte di Albe, come risulta dalla conferma dello statuto fatta a suo nome dal notaio Giovanni da Scurcola, la contea di Tagliacozzo era già in suo possesso. Per la prima volta, i due contadi furono riuniti nel potere di un solo principe, assumendo il titolo di ducato di Tagliacozzo o dei Marsi, che si mantenne per lungo tempo.

Ci si trovava nel periodo della guerra dinastica e Giovanni Antonio Orsini, barone assai superbo e tirannico, schierato dalla parte di Renato, ebbe compagno in questa impresa il cardinale di Taranto Giovanni De Ponte della famiglia marsa, già feudataria di Tagliacozzo al tempo degli Svevi. Insieme penetrarono nella Marsica con diecimila uomini, occuparono la contea di Albe e conquistarono Trasacco, incendiando varie case e altri beni della chiesa di San Cesidio.

Questa violenta conquista provocò nei Colonna, già investiti del feudo da Giovanna II, il fermo proposito di riconquistare la terra non appena si fossero presentate circostanze favorevoli. Capistrello era in loro saldo potere, da cui scaturirono le lotte che seguirono con grande accanimento. Nel frattempo, la guerra dinastica era cessata; il re Alfonso, con un editto generale emanato il 2 ottobre 1443 dal campo di Corfinio, ordinò che i baroni non venissero turbati nei loro possessi e che i giudici non accettassero commissioni di cause senza consultare il Re, né procedessero a giudizi senza essere autorizzati. Con una successive legge nel 1446, ampliò tali disposizioni.

Il Di Costanzo nella sua “Storia del regno di Napoli” riporta che, avendo il re Alfonso convocato il parlamento in San Lorenzo di Napoli nel febbraio 1443, Giovanni Antonio Orsini, presente insieme agli altri baroni d’Abruzzo, inginocchiatosi davanti al re, gli presentò una supplica affinché gli venisse affidato l’incarico di trattare col papa una pace duratura. Tale richiesta fu accolta e Orsini fu deputato dell’ambasceria presso il pontefice, dimostrando che era tornato in grazia del re, di cui era stato prima nemico.

Poco dopo, però, il re fu costretto a punire Giovanni Antonio per l’ingratitudine, fornendo aiuti segreti a suo fratello Rainaldo Orsini, signore di Piombino. Questo portò il re a venire nella Marsica con un esercito nel 1450, privandolo di ogni potere. La benevola intercessione del papa mosse il re a perdonare Giovanni Antonio, il quale dovette comunque pagare la somma di 30 mila ducati come ammenda della sua infedeltà.

Le contee di Albe e di Tagliacozzo comprendevano gran parte della Marsica, precisamente il territorio degli attuali mandamenti di Avezzano, Tagliacozzo, Civitella Roveto, Carsoli, e di Borgorose, tranne che per alcuni paesi. Giovanni Antonio Orsini morì nel 1456, senza lasciare figli maschi, e le due contee passarono al demanio regio, rimanendo sotto il diretto controllo del re per circa cinque anni.

Il primo commissario regio nominato da Alfonso d’Aragona fu Francesco Pagani. Testimoniano tale speciale incarico due importanti documenti: una sentenza emessa il 30 aprile 1457, mediante la quale si disponeva la restituzione alla chiesa di San Cesidio di Trasacco, e un diploma del re riconoscente alla popolazione di Tagliacozzo alcuni benefici e esenzioni.

Allo scopo di garantire un riassetto dopo i disordini amministrativi e politici, il commissario regio Pagani esaurì il suo compito e il re Ferdinando I, successore di Alfonso, procedette alla confisca dei beni delle contee di Albe e di Tagliacozzo, nominando un “Capitaneo” con incarico di governo. Questo fu accolto dai Colonna con rinnovate speranze di riavere la contea di Albe.

Nel contesto della guerra di ribellione dei baroni, scoppiata per colpa del principe di Taranto, Giovanni Antonio Orsini, i fratelli Napoleone e Roberto Orsini si schierarono a fianco del re, mentre i Colonna rimasero fuori dalla lotta. Ferdinando I, per far fronte alla situazione, si ritrovò a dover gestire una guerra complessa, che investì anche la Marsica, dove continuarono i combattimenti.

Nel 1461, le forze di Napoleone Orsini e di suo fratello, assieme ai rinforzi regali, riconquistarono Trasacco dai Mariano da Camerino. Le ostilità continuaronno, e giunsero nel territorio. La definitiva tregua venne convenuta per un anno, ma nonostante ciò, pochi mesi dopo, ci furono nuove vittorie e scontri, che caratterizzarono le fasi successive della guerra e della contesa per il dominio sulla Marsica.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

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Testi tratti dal libro Avezzano e la sua storia (Testi a cura di Giovanni Pagani)

Quando Giovanni Antonio Orsini, persona diversa dal suo omonimo principe di Taranto, divenne nel 1441 signore di Avezzano, quindi conte di Albe, come risulta dalla conferma dello statuto fatta a suo nome dal notaio Giovanni da Scurcola, la contea di Tagliacozzo era già in suo possesso. Per la prima volta, i due contadi furono riuniti nel potere di un solo principe, assumendo il titolo di ducato di Tagliacozzo o dei Marsi, che si mantenne per lungo tempo.

Ci si trovava nel periodo della guerra dinastica e Giovanni Antonio Orsini, barone assai superbo e tirannico, schierato dalla parte di Renato, ebbe compagno in questa impresa il cardinale di Taranto Giovanni De Ponte della famiglia marsa, già feudataria di Tagliacozzo al tempo degli Svevi. Insieme penetrarono nella Marsica con diecimila uomini, occuparono la contea di Albe e conquistarono Trasacco, incendiando varie case e altri beni della chiesa di San Cesidio.

Questa violenta conquista provocò nei Colonna, già investiti del feudo da Giovanna II, il fermo proposito di riconquistare la terra non appena si fossero presentate circostanze favorevoli. Capistrello era in loro saldo potere, da cui scaturirono le lotte che seguirono con grande accanimento. Nel frattempo, la guerra dinastica era cessata; il re Alfonso, con un editto generale emanato il 2 ottobre 1443 dal campo di Corfinio, ordinò che i baroni non venissero turbati nei loro possessi e che i giudici non accettassero commissioni di cause senza consultare il Re, né procedessero a giudizi senza essere autorizzati. Con una successive legge nel 1446, ampliò tali disposizioni.

Il Di Costanzo nella sua “Storia del regno di Napoli” riporta che, avendo il re Alfonso convocato il parlamento in San Lorenzo di Napoli nel febbraio 1443, Giovanni Antonio Orsini, presente insieme agli altri baroni d’Abruzzo, inginocchiatosi davanti al re, gli presentò una supplica affinché gli venisse affidato l’incarico di trattare col papa una pace duratura. Tale richiesta fu accolta e Orsini fu deputato dell’ambasceria presso il pontefice, dimostrando che era tornato in grazia del re, di cui era stato prima nemico.

Poco dopo, però, il re fu costretto a punire Giovanni Antonio per l’ingratitudine, fornendo aiuti segreti a suo fratello Rainaldo Orsini, signore di Piombino. Questo portò il re a venire nella Marsica con un esercito nel 1450, privandolo di ogni potere. La benevola intercessione del papa mosse il re a perdonare Giovanni Antonio, il quale dovette comunque pagare la somma di 30 mila ducati come ammenda della sua infedeltà.

Le contee di Albe e di Tagliacozzo comprendevano gran parte della Marsica, precisamente il territorio degli attuali mandamenti di Avezzano, Tagliacozzo, Civitella Roveto, Carsoli, e di Borgorose, tranne che per alcuni paesi. Giovanni Antonio Orsini morì nel 1456, senza lasciare figli maschi, e le due contee passarono al demanio regio, rimanendo sotto il diretto controllo del re per circa cinque anni.

Il primo commissario regio nominato da Alfonso d’Aragona fu Francesco Pagani. Testimoniano tale speciale incarico due importanti documenti: una sentenza emessa il 30 aprile 1457, mediante la quale si disponeva la restituzione alla chiesa di San Cesidio di Trasacco, e un diploma del re riconoscente alla popolazione di Tagliacozzo alcuni benefici e esenzioni.

Allo scopo di garantire un riassetto dopo i disordini amministrativi e politici, il commissario regio Pagani esaurì il suo compito e il re Ferdinando I, successore di Alfonso, procedette alla confisca dei beni delle contee di Albe e di Tagliacozzo, nominando un “Capitaneo” con incarico di governo. Questo fu accolto dai Colonna con rinnovate speranze di riavere la contea di Albe.

Nel contesto della guerra di ribellione dei baroni, scoppiata per colpa del principe di Taranto, Giovanni Antonio Orsini, i fratelli Napoleone e Roberto Orsini si schierarono a fianco del re, mentre i Colonna rimasero fuori dalla lotta. Ferdinando I, per far fronte alla situazione, si ritrovò a dover gestire una guerra complessa, che investì anche la Marsica, dove continuarono i combattimenti.

Nel 1461, le forze di Napoleone Orsini e di suo fratello, assieme ai rinforzi regali, riconquistarono Trasacco dai Mariano da Camerino. Le ostilità continuaronno, e giunsero nel territorio. La definitiva tregua venne convenuta per un anno, ma nonostante ciò, pochi mesi dopo, ci furono nuove vittorie e scontri, che caratterizzarono le fasi successive della guerra e della contesa per il dominio sulla Marsica.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

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