L’economia di Antrosano si è storicamente basata sull’agricoltura, il commercio locale, l’allevamento e un modesto artigianato. La coltivazione è stata influenzata dalla geografia, in particolare dalla vicinanza al lago Fùcino, la cui prosciugazione ha avuto un impatto significativo sulle pratiche agrarie. Scrittori antichi come Plinio e Febonio descrivono la campagna albense come poco fertile, con terreni ghiaiosi e difficili per le coltivazioni, ma con una vegetazione ricca di alberi da frutto. Plinio menziona le mele, le pere e, in particolare, i fichi, la cui storia è intrecciata con la figura di Lucio Vitellio che li importò dalla Siria.
Anche se il suolo dell’agro albense sembrava poco adatto per cereali e vigneti, l’area si è dimostrata produttiva per altri frutti e vegetali, come l’uva, le noci e l’olio d’oliva. In epoca romana, Mario Di Domenico descrive un clima propizio alla crescita di molti alberi da frutto, anche se la coltivazione del grano era limitata. Tuttavia, la situazione è cambiata notevolmente con l’intervento umano e il consequenziale prosciugamento del Fùcino.
Raffaele Nardelli, nemico del prosciugamento, ha sottolineato come il lago apportasse fertilità e supportasse una ricca vegetazione, descrivendo il clima temperato e la prosperità agricola della vallata pre-prosciugamento. Questo cambiamento climatico ha alterato profondamente la produzione agricola locale, compromettendo l’abilità di coltivare piante importanti come l’olivo e la vite, facendo svanire molte tradizioni culinarie e pratiche agricole storiche della Marsica.
Nel corso dei secoli, anche la coltivazione di prodotti come lo zafferano ha vissuto un declino, sebbene in epoca medievale fosse un’importante risorsa economica per la comunità. La produzione di mandorle, lenticchie e cereali ha subito un ridimensionamento, nonostante l’elevata qualità degli stessi. Infine, anche la lavorazione della canapa, una prassi economica tradizionale, è sparita a causa dell’avvento di materiali industriali e costi di produzione elevati.
La vita rurale in Antrosano e nella Marsica ha rappresentato una realtà difficile, caratterizzata da un’economia strutturata sulla fatica e sull’adeguamento alle circostanze, dalla vita di schiavi all’uso di schiavi per il lavoro agricolo. Con l’avanzare delle tecnologie moderne e i cambiamenti nei mercati, molte di queste pratiche e culture locali sono scomparse, lasciando un segno profondo sulla memoria collettiva e sulla tipicità di questa terra.
Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.


