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Storia Di Paterno…. Ai Tempi Dei Normanni

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Scoprite i segreti della Marsica medievale: una terra di guerrieri, santi e regnanti, incorniciata dalla leggendaria storia dei Gran Conti dei Marsi.

Intorno all’anno mille, la Marsica vivette eventi significativi, influenzati dalla presenza dei Gran Conti dei Marsi. Tra i personaggi di spicco, si trova San Berardo, vescovo di Marruvio e attuale patrono dei Marsi, figlio di Berardo VI. Il capostipite della famiglia, Berardo, un cavaliere francese, giunse in Italia con Ugo di Provenza, re d’Italia dal 926, e ricevette in dono la contea, che trasmise ai suoi successori per secoli.

Grazie a questi conti, la Marsica fu meta di illustri visitatori storici. Nel 970, Ottone I vi si recò, tenendo un placito a Castici, ma fu nel 981 che la Marsica vide una visita prolungata da parte di Ottone II, incantato dalla bellezza del luogo. Durante il suo soggiorno estate, il sovrano, accompagnato dalla madre Adelaide, dalla moglie Teofanìa e dal figlioletto Ottone III, tenne due placiti, rispettivamente a S. Felice di Padulo e nel campo Cedici, contigui all’area di Paterno.

La popolazione di Paterno era di 450 abitanti, il che comportava la necessità di un cavaliere per ogni 150 anime. In questo periodo, a Rainaldo, feudatario in capite, fu restituita la chiesa di S. Ambrogio dall’abate di Montecassino, mentre un’altra chiesa, quella di S. Adriano, fu donata alla Badia di Farfa da un certo Pietro, secondo i registri storici.

Nel 1074, Alberto del fu Letone di Cèlano donò alla Badia di Farfa terreni nel paese Auretino, con riferimenti specifici a San Severino e ai casali circostanti. Questo periodo segna anche l’inizio della decadenza dei monasteri, dato che i Normanni favorirono il clero secolare, sostituendo i benedettini con i parroci, indicati come abati.

Riferimento autore: Mario di Berardino.

Intorno all’anno mille, nella Marsica si verificarono eccezionali avvenimenti, favoriti dalla presenza dei Gran Conti dei Marsi, che si distinsero per potenza, coraggio e anche per religione. S. Berardo, vera gloria marsicana, vescovo di Marruvio e attuale patrono dei Marsi, fu figlio di Berardo VI. Il capostipite dei Conti dei Marsi fu Berardo, cavaliere francese valoroso e saggio, giunto in Italia al seguito di Ugo di Provenza, incoronato a Pavia re d’Italia nel 926. Berardo ricevette in dono tutta la contea dei Marsi, che poi trasmise ai suoi successori per più secoli.

Grazie a questi Gran Conti, la Marsica fu più volte visitata da illustri personaggi che dominarono la storia medievale. Nell’anno 970, dobbiamo registrare nella Marsica la presenza di Ottone I, non è chiaro se per diporto o per motivi di guerra, il quale tenne un placito in una località chiamata Castici, nei pressi della città di Marsia. Undici anni dopo, nel 981, Ottone II visitò la Marsica. Poiché rimase incantato dalla bellezza del luogo e dalla mitezza del clima, vi trascorse tutta l’estate con la madre Adelaide, la moglie Teofanìa e il figlioletto Ottone III.

Durante il soggiorno di Ottone II, si tennero nella Marsica due placiti: uno in S. Felice di Padulo e l’altro nel campo Cedici, dove era edificata la casa di Ottone. Da tutto ciò si evince che anche le terre di Paterno furono interessate a questi avvenimenti accaduti sotto gli Ottoni. Nel territorio di Paterno esiste una località chiamata Paduli; più a nord, verso Porciano, come asserisce il CantELMI, esisteva la chiesa di S. Felice.

Quindi, il placito del 1 agosto 981 si tenne nel tratto compreso tra Paduli e Porciano, nei pressi della chiesa di S. Felice, mentre l’altro placito fu tenuto nel campo Cedici. In questo periodo, a Rainaldo, nella sua qualità di feudatario in capite, come risulta dalla cronaca cassinese, fu restituita dall’abate di Montecassino la chiesa di S. Ambrogio, che si trovava in uno dei villaggi costituenti la terra di Paterno: Saconsano.

Un’altra chiesa si trovava nel medesimo villaggio: quella di S. Adriano che, come risulta dai registri di Farfa pubblicati da don Giovanni Fatteschi, fu data da un certo Pietro, abitante di Saconsano, alla Badia di Farfa con tutti i beni che possedeva nel locale allora noto come Placidisco.

Dai registri di Farfa risulta ancora che, nell’anno 1074, Alberto del fu Letone di Cèlano donò alla Badia di Farfa molti terreni nel tenimento del paese Auretino, « in loco ubi dicitur super Sanctura Severinum ». In questo registro è notata non solo la chiesa di San Severino, ma sono anche indicati i casali addetti ad Auretino coi nomi di Cantalupo, Gualdo, Molinario ed Orbente.

C’è da aggiungere che in questo periodo iniziò la decadenza dei monasteri, perché i Normanni favorirono il clero secolare: ai benedettini subentrarono quasi dovunque i parroci, che vennero chiamati abati.

Riferimento autore: prof. Mario di Berardino.

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Intorno all’anno mille, nella Marsica si verificarono eccezionali avvenimenti, favoriti dalla presenza dei Gran Conti dei Marsi, che si distinsero per potenza, coraggio e anche per religione. S. Berardo, vera gloria marsicana, vescovo di Marruvio e attuale patrono dei Marsi, fu figlio di Berardo VI. Il capostipite dei Conti dei Marsi fu Berardo, cavaliere francese valoroso e saggio, giunto in Italia al seguito di Ugo di Provenza, incoronato a Pavia re d’Italia nel 926. Berardo ricevette in dono tutta la contea dei Marsi, che poi trasmise ai suoi successori per più secoli.

Grazie a questi Gran Conti, la Marsica fu più volte visitata da illustri personaggi che dominarono la storia medievale. Nell’anno 970, dobbiamo registrare nella Marsica la presenza di Ottone I, non è chiaro se per diporto o per motivi di guerra, il quale tenne un placito in una località chiamata Castici, nei pressi della città di Marsia. Undici anni dopo, nel 981, Ottone II visitò la Marsica. Poiché rimase incantato dalla bellezza del luogo e dalla mitezza del clima, vi trascorse tutta l’estate con la madre Adelaide, la moglie Teofanìa e il figlioletto Ottone III.

Durante il soggiorno di Ottone II, si tennero nella Marsica due placiti: uno in S. Felice di Padulo e l’altro nel campo Cedici, dove era edificata la casa di Ottone. Da tutto ciò si evince che anche le terre di Paterno furono interessate a questi avvenimenti accaduti sotto gli Ottoni. Nel territorio di Paterno esiste una località chiamata Paduli; più a nord, verso Porciano, come asserisce il CantELMI, esisteva la chiesa di S. Felice.

Quindi, il placito del 1 agosto 981 si tenne nel tratto compreso tra Paduli e Porciano, nei pressi della chiesa di S. Felice, mentre l’altro placito fu tenuto nel campo Cedici. In questo periodo, a Rainaldo, nella sua qualità di feudatario in capite, come risulta dalla cronaca cassinese, fu restituita dall’abate di Montecassino la chiesa di S. Ambrogio, che si trovava in uno dei villaggi costituenti la terra di Paterno: Saconsano.

Un’altra chiesa si trovava nel medesimo villaggio: quella di S. Adriano che, come risulta dai registri di Farfa pubblicati da don Giovanni Fatteschi, fu data da un certo Pietro, abitante di Saconsano, alla Badia di Farfa con tutti i beni che possedeva nel locale allora noto come Placidisco.

Dai registri di Farfa risulta ancora che, nell’anno 1074, Alberto del fu Letone di Cèlano donò alla Badia di Farfa molti terreni nel tenimento del paese Auretino, « in loco ubi dicitur super Sanctura Severinum ». In questo registro è notata non solo la chiesa di San Severino, ma sono anche indicati i casali addetti ad Auretino coi nomi di Cantalupo, Gualdo, Molinario ed Orbente.

C’è da aggiungere che in questo periodo iniziò la decadenza dei monasteri, perché i Normanni favorirono il clero secolare: ai benedettini subentrarono quasi dovunque i parroci, che vennero chiamati abati.

Riferimento autore: prof. Mario di Berardino.

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