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Storia Di Antrosano… Le Origini

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Scoperte archeologiche ed enigmi storici: Antrosano al centro del dibattito sulla vera ubicazione dell’antica Anxantium, cuore pulsante della Marsica.

Vi è chi sostiene che l’antica Anxantium possa corrispondere all’attuale Antrosano, ma questa ipotesi è sostenuta da argomenti non sempre solidi. Tommaso Brogi fa notare che nel XVII secolo furono trovati frantumi di una lapide di un certo Amaredio, datata 168 d.C., nella quale si menzionano i Marsi e gli Anxantini, suggerendo una connessione tra l’antico insediamento e la moderna Antrosano. Molti storici, come Plinio, classificarono gli Anxantini insieme ad altre popolazioni della Marsica, localizzandoli presumibilmente nell’area ad ovest di Alba Fucense, abbracciando il territorio di Cèlano e altre località vicine.

Giovanni Pagani afferma che Anxantium si trovasse all’interno dei confini dell’odierna Avezzano, attestando che la comunità di Antrosano fosse parte del popolo anxantino. Sir Henry Colt O’Hare, nel 1791, documentò la scoperta di un’iscrizione riguardante il popolo anxantino ad Antrosano, ma la sua deduzione non offre prove incontrovertibili. Pasquale Fracassi invece offre una visione più locale, collocando Anxa nel vasto territorio di San Pelino, supportato dal ritrovamento di un bassorilievo che lo collega all’antico insediamento.

Importante invece il parere di Giuseppe Grossi, che sostiene con fermezza che gli Anxantini occupassero l’odierno Luco dei Marsi. Le sue conclusioni, supportate da evidenze archeologiche, offrono una lettura alternativa delle origini della Marsica. Inoltre, Cesare Letta ha recentemente revisionato la sua posizione iniziale, suggerendo che il toponimo potrebbe derivare da Anxa o Angitia, ampliando ulteriormente il dibattito sulla collocazione dell’antica città.

La storia di Antrosano è anche intimamente connessa alle vicende di Alba Fucens, un tempo grande e fortificata, che subì un lento declino a causa di guerre e invasi, mentre i suoi abitanti iniziarono a trasferirsi nelle aree circostanti, come Antrosano, che si presenta come un primo insediamento per la necessità di sicurezza e risorse. I piccoli agglomerati cresciuti di conseguenza hanno portato alla creazione di un vero e proprio paese, legato alla presenza di una fonte salutare e alla via Valeria, che favoriva i collegamenti con Roma.

Il nome Antrosano potrebbe avere origini da “antro”, rappresentando un luogo di cura, ma anche altre teorie indicano un derivato legato a pozze d’acqua. Autori come Muzio Febonio e Pietro Antonio Corsignani, pur con interpretazioni diverse, hanno contribuito alla formazione di una narrativa storica che, sebbene necessiti di ulteriori ricerche, continua a stimolare l’interesse sul passato di questo territorio.

Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi, “Antrosano memoria e storia”.

Qualche autore sostiene che l’antica Anxantium possa corrispondere all’attuale Antrosano sia per la vaga somiglianza del nome sia anche per altri argomenti che di seguito verranno esposti. Tuttavia, non tutto ciò è supportato da fondati argomenti, come dice un antrosanese sostenitore di questa ipotesi. Anche Tommaso Brogi, più autorevolmente ma con altrettanta scarsa convinzione, associa il nostro paese con l’antica Anxantium. Nel secolo XVII furono rinvenuti presso Antrosano, villaggio nella Valle del Fùcino, frantumi di una lapida a un certo Amaredio, dell’epoca imperiale, precisamente dell’anno 168 dopo G.C. Nella quale si lesse tra l’altro Marsi o Marsis, Anxatibus o Anxantinus, da cui si dedusse che l’Anx o Anxantium era Antrosano.

Sono in molti a sostenere come Antrosano appartenesse al popolo anxantino e non all’albense, così come l’estrema vicinanza a Alba Fucense potrebbe far credere. Plinio annovera tra i Marsi, gli Antinati (Civita d’Antino e Valle Roveto), i Lucensi (Luco dei Marsi e paesi della sponda sud-occidentale del Fùcino), i Marruvii (S. Benedetto e la sponda sud-orientale del lago), gli Albensi (Alba Fucens e dintorni) e gli Anxantini, che non sono esattamente collocabili. Per esclusione e per deduzioni basate su ritrovamenti archeologici, si è ipotizzato che potessero abitare il territorio ad occidente di Alba, abbracciando i Piani Palentini, con capitale Poggio Filippo.

Anche Loreto Orlandi, uno degli studiosi più scrupolosi, sostiene, con approfondito ragionamento, che gli Anxantini occupassero il territorio posto tra S. Pelino, S. Anatolia, Scurcola, Poggio Filippo e Tagliacozzo, nonché per tutto il Piano Palentino e il territorio di Avezzano.

Giovanni Pagani afferma che “da tutti gli elementi passati in rassegna emerge con evidenza che l’antica Anxantium era ubicata entro i limiti del territorio occupato dalla moderna città di Avezzano”. Egli si spinge oltre, azzardando che i vichi non furono l’origine della nostra città, ma con la loro riunione nel Pantano costituiscono nel nome di Avezzano la naturale continuazione di Anxantium.

Anche Sir Henry Colt O’Hare, come Brogi, nel maggio del 1791 riferisce di un’iscrizione rinvenuta presso Antrosano che parla del popolo anxantino. Questo porta all’ipotesi che il paese potesse appartenere a loro. Tuttavia, questa deduzione non risulta sufficiente a suffragare in modo inconfutabile tale ipotesi. O’Hare ipotizza solo l’appartenenza del nostro paese al popolo anxantino e non che Antrosano ne fosse la capitale.

Pasquale Fracassi non ha dubbi: esistono argomentazioni valide per localizzare l’antica Anxa nel territorio sanpelinese. Egli osserva che il famoso bassorilievo venuto alla luce in seguito ai lavori di prosciugamento del Fùcino dimostra che la città immortalata nel bassorilievo possa essere proprio Anxa. Alla fine del suo ragionamento, il Fracassi afferma che “appare inconfutabile che Anxa debba corrispondere all’antico abitato sanpelinese”.

Il professor Giuseppe Grossi afferma che gli antichi anxantini occupassero il territorio del moderno comune di Luco dei Marsi. La stessa tesi a lui sostenuta l’anno precedente, quando parlava dei lavori dell’emissario e dell’approvvigionamento delle ville dei Piani Palentini, di quelle intorno all’Incile fucense e della vicina città marsa di Anxa.

Cesare Letta ha anche espresso dubbi sulla reale esistenza degli anxantini, mancando indizi archeologici e considerando solo congetture le identificazioni tra gli Anxantini di Plinio e la città di Anxa, nominata da Tolomeo. Tuttavia, un’iscrizione albense del 168 d.C., in cui si nomina un personaggio che ricoprì cariche municipali non solo ad Alba, ma anche tra i Marsi Anxates, prova che la tradizione pliniana è esatta.

Molti dei ragionamenti poggiano sul ritrovamento della lapide, inizialmente posta presso la vecchia fonte e ora sistemata sul largo antistante la chiesa a sud del paese. Da ciò emerge che la nascita di Antrosano sia sicuramente legata alle vicissitudini della vicina Alba, grande e fortificata città che subì un lento declino. Le guerre, gli incendi, le invasioni barbariche e i terremoti portarono alla rovina, con molti reperti asportati. Muzio Febonio afferma che Alba non era completamente spopolata, poiché molti nobili la preferivano.

La decadenza era diventata inarrestabile. Con il passare dei secoli, il trasferimento degli abitanti nelle campagne portò alla nascita di nuovi insediamenti, tra i quali potrebbe annoverarsi Antrosano. Si osserva che la nascita di Antrosano è comunque legata all’esistenza della grande Alba, che conta in passato circa 30-40.000 abitanti.

Il sito dove sorgeva Alba non poteva accogliere tutta quella massa di cittadini, portando molti ad insediarsi nelle campagne circostanti. Il sito di Antrosano, esposto a sud, fu scelto anche per la presenza di sorgenti d’acqua limpida ritenuta salutare. L’acqua è fondamentale per gli insediamenti umani: tutte le antiche civiltà sono sorte intorno ai fiumi.

Per quanto riguarda il toponimo, si riportano varie ipotesi, ma non supportate da dati scientifici. Muzio Febonio sostiene che Antrosano derivi da ‘antro’, come un luogo benefico per la salute. Pietro Antonio Corsignani nel 1738 appunta che vicino a una fonte si vedono resti di un insigne edificio, suggerendo una connessione con la salute degli infermi.

Walter Cianciusi asserisce che il toponimo sia frutto di ipercorrettismo. Propende per l’ipotesi che Antrosano possa derivare da un’antica base che significa ‘pozzanghera’, insinuando che l’area possa essere stata scelta per la presenza di sorgenti idriche.

Parimenti, Buccio da Ranallo nella sua Cronaca del XIV secolo non menziona Antrosano, suggerendo che all’epoca fosse solo un modestissimo agglomerato. Il successivo sviluppo del borgo e la trasformazione in paese si deve certamente alla presenza della chiesa di S. Angiolo sul colle vicino, oggi scomparsa.

Fatti i necessari approfondimenti, Antrosano inizia a essere nominato nei verbali delle visite pastorali a partire dal 1639. La sua storia continua ad intrecciarsi con quella di Alba, riflettendo le complesse vicende di questo territorio.

Riferimento autore: Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.

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Qualche autore sostiene che l’antica Anxantium possa corrispondere all’attuale Antrosano sia per la vaga somiglianza del nome sia anche per altri argomenti che di seguito verranno esposti. Tuttavia, non tutto ciò è supportato da fondati argomenti, come dice un antrosanese sostenitore di questa ipotesi. Anche Tommaso Brogi, più autorevolmente ma con altrettanta scarsa convinzione, associa il nostro paese con l’antica Anxantium. Nel secolo XVII furono rinvenuti presso Antrosano, villaggio nella Valle del Fùcino, frantumi di una lapida a un certo Amaredio, dell’epoca imperiale, precisamente dell’anno 168 dopo G.C. Nella quale si lesse tra l’altro Marsi o Marsis, Anxatibus o Anxantinus, da cui si dedusse che l’Anx o Anxantium era Antrosano.

Sono in molti a sostenere come Antrosano appartenesse al popolo anxantino e non all’albense, così come l’estrema vicinanza a Alba Fucense potrebbe far credere. Plinio annovera tra i Marsi, gli Antinati (Civita d’Antino e Valle Roveto), i Lucensi (Luco dei Marsi e paesi della sponda sud-occidentale del Fùcino), i Marruvii (S. Benedetto e la sponda sud-orientale del lago), gli Albensi (Alba Fucens e dintorni) e gli Anxantini, che non sono esattamente collocabili. Per esclusione e per deduzioni basate su ritrovamenti archeologici, si è ipotizzato che potessero abitare il territorio ad occidente di Alba, abbracciando i Piani Palentini, con capitale Poggio Filippo.

Anche Loreto Orlandi, uno degli studiosi più scrupolosi, sostiene, con approfondito ragionamento, che gli Anxantini occupassero il territorio posto tra S. Pelino, S. Anatolia, Scurcola, Poggio Filippo e Tagliacozzo, nonché per tutto il Piano Palentino e il territorio di Avezzano.

Giovanni Pagani afferma che “da tutti gli elementi passati in rassegna emerge con evidenza che l’antica Anxantium era ubicata entro i limiti del territorio occupato dalla moderna città di Avezzano”. Egli si spinge oltre, azzardando che i vichi non furono l’origine della nostra città, ma con la loro riunione nel Pantano costituiscono nel nome di Avezzano la naturale continuazione di Anxantium.

Anche Sir Henry Colt O’Hare, come Brogi, nel maggio del 1791 riferisce di un’iscrizione rinvenuta presso Antrosano che parla del popolo anxantino. Questo porta all’ipotesi che il paese potesse appartenere a loro. Tuttavia, questa deduzione non risulta sufficiente a suffragare in modo inconfutabile tale ipotesi. O’Hare ipotizza solo l’appartenenza del nostro paese al popolo anxantino e non che Antrosano ne fosse la capitale.

Pasquale Fracassi non ha dubbi: esistono argomentazioni valide per localizzare l’antica Anxa nel territorio sanpelinese. Egli osserva che il famoso bassorilievo venuto alla luce in seguito ai lavori di prosciugamento del Fùcino dimostra che la città immortalata nel bassorilievo possa essere proprio Anxa. Alla fine del suo ragionamento, il Fracassi afferma che “appare inconfutabile che Anxa debba corrispondere all’antico abitato sanpelinese”.

Il professor Giuseppe Grossi afferma che gli antichi anxantini occupassero il territorio del moderno comune di Luco dei Marsi. La stessa tesi a lui sostenuta l’anno precedente, quando parlava dei lavori dell’emissario e dell’approvvigionamento delle ville dei Piani Palentini, di quelle intorno all’Incile fucense e della vicina città marsa di Anxa.

Cesare Letta ha anche espresso dubbi sulla reale esistenza degli anxantini, mancando indizi archeologici e considerando solo congetture le identificazioni tra gli Anxantini di Plinio e la città di Anxa, nominata da Tolomeo. Tuttavia, un’iscrizione albense del 168 d.C., in cui si nomina un personaggio che ricoprì cariche municipali non solo ad Alba, ma anche tra i Marsi Anxates, prova che la tradizione pliniana è esatta.

Molti dei ragionamenti poggiano sul ritrovamento della lapide, inizialmente posta presso la vecchia fonte e ora sistemata sul largo antistante la chiesa a sud del paese. Da ciò emerge che la nascita di Antrosano sia sicuramente legata alle vicissitudini della vicina Alba, grande e fortificata città che subì un lento declino. Le guerre, gli incendi, le invasioni barbariche e i terremoti portarono alla rovina, con molti reperti asportati. Muzio Febonio afferma che Alba non era completamente spopolata, poiché molti nobili la preferivano.

La decadenza era diventata inarrestabile. Con il passare dei secoli, il trasferimento degli abitanti nelle campagne portò alla nascita di nuovi insediamenti, tra i quali potrebbe annoverarsi Antrosano. Si osserva che la nascita di Antrosano è comunque legata all’esistenza della grande Alba, che conta in passato circa 30-40.000 abitanti.

Il sito dove sorgeva Alba non poteva accogliere tutta quella massa di cittadini, portando molti ad insediarsi nelle campagne circostanti. Il sito di Antrosano, esposto a sud, fu scelto anche per la presenza di sorgenti d’acqua limpida ritenuta salutare. L’acqua è fondamentale per gli insediamenti umani: tutte le antiche civiltà sono sorte intorno ai fiumi.

Per quanto riguarda il toponimo, si riportano varie ipotesi, ma non supportate da dati scientifici. Muzio Febonio sostiene che Antrosano derivi da ‘antro’, come un luogo benefico per la salute. Pietro Antonio Corsignani nel 1738 appunta che vicino a una fonte si vedono resti di un insigne edificio, suggerendo una connessione con la salute degli infermi.

Walter Cianciusi asserisce che il toponimo sia frutto di ipercorrettismo. Propende per l’ipotesi che Antrosano possa derivare da un’antica base che significa ‘pozzanghera’, insinuando che l’area possa essere stata scelta per la presenza di sorgenti idriche.

Parimenti, Buccio da Ranallo nella sua Cronaca del XIV secolo non menziona Antrosano, suggerendo che all’epoca fosse solo un modestissimo agglomerato. Il successivo sviluppo del borgo e la trasformazione in paese si deve certamente alla presenza della chiesa di S. Angiolo sul colle vicino, oggi scomparsa.

Fatti i necessari approfondimenti, Antrosano inizia a essere nominato nei verbali delle visite pastorali a partire dal 1639. La sua storia continua ad intrecciarsi con quella di Alba, riflettendo le complesse vicende di questo territorio.

Riferimento autore: Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.

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