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La potenza di Torlonia e gli interessi agricoli-sociali del circondario

Fulvio D Amore
Di
Fulvio D Amore
Fulvio D'Amore ricercatore e saggista dall’Età Moderna all’Età Contemporanea      LEGGI BIOGRAFIA

Il giorno 31 maggio 1921, nella sala della «Regia Sottoprefettura di Avezzano» si riunirono tutte le rappresentanze della Marsica per leggere «i verbali delle adunanze precedenti», dando infine la parola al professor Bernardo Vincenti e agli altri rappresentanti di Casa Torlonia per: «far conoscere quali siano gli intendimenti degli Ecc.mi Signori Condomini sulla dibattuta questione delle terre del Fucino». Furono presenti all’importante assemblea: l’Associazione Nazionale dei Combattenti (avvocato Luigi De Simone, Tarquini Mameli, Di Rocco Angelo); l’Unione del Lavoro (Vincenzo Falconi e Domenico Cerri); Società Romana Zuccheri (Narciso Cavallini, ingegner Giulio Di Genova, avvocato Giovanni Venerando); il sindaco di Avezzano Ercole Nardelli, il sottoprefetto Gennaro Sannini e il segretario Luigi Stella. Occorre ancora notare che, Filippo Carusi, Antonio Iatosti e Tullio Cataldi, pur essendo presenti in aula, preferirono astenersi dall’intervento, presentando il precedente documento delle cooperative agrarie della camera di lavoro di Avezzano. La commissione prese atto delle indicazioni, passando poi alla lettura dello stesso memoriale del sindacato nazionale «delle Cooperative, della Sezione Invalidi di guerra di Avezzano, degli agricoltori di San Benedetto, degli agricoltori di Venere, degli affittuari di Celano, della Sezione dei Combattenti di Lecce nei Marsi».

Puntualmente opposti i rappresentanti del principe romano, che smentirono categoricamente le accuse del memoriale di Carusi e compagni, ritenendolo solo un documento di propaganda politica, dopodiché ignorarono «tutte le altre critiche generali a scopo polemico inserite nel memoriale, critiche che è notorio come siano del tutto infondate e che l’odierna discussione dimostrerà del tutto ingiustificate». Tra loro, ancor più determinato fu Vincenti, confermando che tutti gli affittuari del Fucino non potevano avere più di venti coppe di terra e le duecento disdette inviate ai conduttori di terreni aventi un’estensione superiore ne erano una conferma, già invitati a lasciare le particelle in eccesso entro il 31 ottobre del 1921. In effetti, ben ventisette affittuari dovevano mettersi in regola e coloro che avevano sub-affittato, sarebbero stati subito denunciati e perseguiti per vie legali. Un atteggiamento diverso assunsero i rappresentanti della Società Romana Zuccheri, affermando che il Bacinetto era condotto da ben 1364 affittuari e che la stessa amministrazione non avrebbe fatto speculazioni di sorta: «tanto che l’estaglio stesso che i suddetti affittuari pagano è inferiore a quello medio pagato nel Fucino».

Tuttavia, i delegati dei combattenti, in nome dei comuni ripuari del Fucino, affermarono che quanto appena annunciato non fosse altro «che una ripetizione oziosa di quanto ebbero a dire nell’adunanza del 1920, e che la riunione di oggi ha prodotto nell’animo di tutti loro la più dura disillusione». Oltretutto, si dichiararono ancora una volta insoddisfatti per l’azione svolta dall’amministrazione Torlonia, che si era limitata solo a inviare appena duecento congedi a piccoli affittuari: «congedi che hanno il solo effetto di produrre attriti incresciosi tra i contadini che hanno e quelli che non hanno in fitto la terra fucense e la richiedono».

Nell’insieme, dunque, smentirono le dichiarazioni di Vincenti. L’Unione del lavoro, dopo aver preso atto di tutte le difficoltà da affrontare, espresse il fermo desiderio che l’azienda del latifondo conducesse: «con maggiore energia le pratiche già in corso, eliminando intermediari dei grossi affittuari, la riduzione della terra a chi ne possiede una quantità superiore alla potenza lavorativa della propria famiglia, l’abolizione delle mezzadrie». Non a caso, il sottoprefetto di Avezzano affermò che occorreva al più presto ripartire in maniera equa le terre alle popolazioni interessate, pur confermando che i principi Torlonia stavano comunque adottando pratiche di modernità. Oltremodo, pur essendo pervenute all’amministrazione ben cinquemila domande di locazione, altri congressisti ribadirono l’erronea credenza che i terreni da dividere potessero essere inesauribili. 

Queste dichiarazioni, però, non spiegavano affatto le numerose proteste indirizzate al rappresentante del governo. Infatti, per Sannini, molteplici reclami denunciavano che le disdette non furono mandate ai grossi affittuari, ma solo a piccoli conduttori. In ogni caso, per evitare affermazioni contrastanti, suggerì l’intervento diretto dei comuni marsicani, autentici testimoni degli abusi in atto. 

Tuttavia, l’incaricato governativo, interessato a sedare prossimi tumulti, non mancò di invitare la Società Romana Zuccheri e la Casa Torlonia a una stretta collaborazione «per modo che unica e insuperabile fosse la questione del Fucino». In conclusione, il verbale venne approvato per essere inviato ai principi romani, sottoscritto dal sindaco Ercole Nardelli e dal sottoprefetto Gennaro Sannini, e da tutte le rappresentanze intervenute. La seduta, aperta alle ore 14,00 fu chiusa alle ore 21,20 (1). 

Dopo questi importanti rilievi, il 15 giugno 1921 si tenne un ennesimo congresso ad Avezzano presso il Teatro Marsicano, sotto la presidenza dell’onorevole Alessandro Sardi (deputato dei combattenti della provincia) poiché: «l’amara vertenza della questione del Fucino, può diventare secolare, senza che nessuna soluzione si mostri all’orizzonte, con parecchie possibilità che l’inasprimento delle popolazioni si traduca in fatti ed invasioni». 

In circostanze tipiche del momento e nell’impulso di un dibattito molto animato, all’unanimità, il congresso dei delegati della sezione dichiarò costituita la Associazione Nazionale dei Combattenti con sede ad Avezzano «della quale faranno parte tutte le sezioni dei Combattenti dei Comuni e frazioni del Circondario di Avezzano, nonché dei Comuni limitrofi che crederanno aderirvi in modo che in nome e per conto dei combattenti della Marsica possa l’organo centrale curare gli interessi generali e collettivi». La Federazione fu composta di un delegato federale, da un segretario e da cinque commissari. Dopo la votazione risultarono eletti: l’avvocato Luigi De Simone (delegato federale); il dottor Cornelio Di Marzio (segretario); Tarquini Mameli, Giovanni D’Andrea, Aurelio Irti, Guido Marcellitti e D’Apote (commissari) (2).

Senza negare l’importanza di questa ennesima adunanza, permasero ancora prospettive molto negative e, come si legge dal resoconto: «il grave problema delle affittanze nel Fucino ritorna oggi sul tappeto e con aria ben più minacciosa poiché Casa Torlonia dopo molte tergiversazioni ha finito col negare qualsiasi concessione. Gli agricoltori sono più che mai decisi a non sopportare la tirannia di Casa Torlonia e pare che senza distinzione di partito tutti gli interessati siano decisi ad un’azione energica e definitiva che una buona volta ponga termine al conflitto». Proprio per questo, il giornale più diffuso in questo momento nella Marsica (Il Risorgimento d’Abruzzo), inviò da Roma un cronista per intervistare il nuovo delegato federale Luigi De Simone, il quale accusò apertamente il rappresentante dei principi romani Bernardo Vincenti, considerato un vero nemico dei marsicani e artefice di vari imbrogli. Per lui, il problema intorno cui si svolgeva la disputa, doveva essere risolto addirittura con l’esproprio del latifondo Torlonia, per formare in seguito un consorzio di cooperative capace di equa distribuzione delle terre ai contadini, permettendo così una conduzione che potesse mantenere la ricchezza della regione (3). 

NOTE

  1. Il Risorgimento d’Abruzzo, Settimanale di Battaglia, Anno III, Num.119, Roma, 9 Giugno 1921, p.1, La questione delle terre del Fucino.
  2. Ivi, Anno III, Num.122, Roma, 19 Giugno 1921, p. 3, Un congresso di Combattenti Marsicani.
  3. Ivi, Anno III, Num.123, Roma, 23 Giugno 1921, p.3, La questione delle affittanze del Fucino. Nell’orizzonte delle future risoluzioni, occorre affermare che Luigi De Simone anticipò la soluzione dell’esproprio, avvenuta molto più tardi (1951).
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