Notifica
Notifica

Ancora Lotte Tra Orsini E Colonna

Aggiungi qui il testo del titolo

Carlo VIII marcia su Napoli: la Marsica al centro di scontri dinastici e la lotta tra Colonna e Orsini che ridefinisce il potere nel Rinascimento.

Attorno al Fùcino, un obiettivo ambito della conquista del regno di Napoli, si svilupparono eventi significativi durante il regno di Carlo VIII. Nel 1494, Carlo VIII si avviò in Italia con un esercito imponente, desideroso di affermare il suo diritto alla corona napoletana, ereditato a seguito dell’estinzione della Casa d’Angiò. Il re francese, incoraggiato da nobili meridionali anti-aragonesi e da suscitati sentimenti tra i Francese, avanzò con forze eccellenti e un’affilata artiglieria. Anche se Alfonso II d’Aragona, il re di Napoli, tentò la via diplomatica e affinò le difese, il suo esercito ben presto si allontanò dalla Marsica, consentendo ai francesi di penetrare nelle terre napoletane.

Il 21 gennaio 1495, Alfonso abdicò, lasciando il figlio Ferdinando a fronteggiare i francesi, che, dopo cruente battaglie e assedi, giunsero a Napoli il 22 febbraio di quello stesso anno. Con l’ascesa Carlo VIII, i feudi marsicani, una volta sotto il controllo degli Orsini, passarono ai Colonna, il cui potere si affermò in maniera decisiva. Tuttavia, il dominio francese si rivelò efimero. Dopo la battaglia di Fornovo, nel 1495, le potenze europee formarono una coalizione contro Carlo VIII, costringendolo a lasciare l’Italia, mentre gli Orsini e i Colonna si scontrarono per il predominio territoriale.

Dopo una lunga e tumultuosa successione di eventi, le tensioni tra i Colonna e gli Orsini continuarono a esistere. Fabrizio Colonna governò saggiamente e accumulò potere, ma fu suo nipote Marcantonio a trasformare Avezzano in una fiorente capitale. Tuttavia, i Colonna affrontarono crescenti sfide da parte degli Orsini, culminando in sanguinosi conflitti, che segnarono un’epoca di instabilità nella Marsica.

Nonostante le difficoltà, la famiglia Colonna mantenne il controllo sulla maggior parte dei territori, ma i conflitti interni e le ribellioni minarono la loro autorità. Gli Orsini si allearono con i Francesi, intensificando la lotta per la conquista della Marsica. Solo grazie a manovre diplomatiche e alle capacità militari di Ascanio Colonna, il potere dei Colonna si stabilizzò, chiudendo un ciclo di conflitti devastanti.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

Testi tratti dal libro Avezzano e la sua storia (Testi a cura di Giovanni Pagani)

Quando Carlo VIII, uscito di minorità, assunse direttamente il governo della Francia, rivolse ogni attenzione alla conquista del regno di Napoli, concentrando tutte le forze francesi verso il lontano e non facile obiettivo. Faceva poggiare le ragioni dell’impresa sui diritti alla corona napoletana, che l’estinzione della Casa d’Angiò aveva lasciato in eredità alla monarchia di Francia. Tale conquista veniva presentata come la base per azioni più ampie, dirette all’espansione politica ed economica del Paese nel Mediterraneo orientale, stimolando lo spirito guerriero dei Francesi a rinnovare le gesta dei Crociati, compiute nel medioevo in Terra Santa dai loro re.

Dopo aver tacitato il re d’Inghilterra con una forte somma di danaro e concluso accordi con Massimiliano d’Asburgo e con Ferdinando il Cattolico, comprandone la neutralità con concessioni territoriali, Carlo VIII mosse verso l’Italia. A tale passo era spinto anche da esortazioni provenienti dall’Italia da parte di nobili meridionali esiliati, avversi al dominio di Ferdinando d’Aragona, da Ludovico il Moro, desideroso di prendere il controllo del ducato di Milano, e da avversari del papa Alessandro VI, tra cui spiccavano Savonarola, che nelle sue prediche invocava il re di Francia come restauratore della cristianità, e il cardinale Giuliano della Rovere, che incitava Carlo VIII contro i Borgia.

Era il settembre del 1494, quando Carlo VIII raggiunse l’Italia con un esercito di trentamila uomini, straordinario per quei tempi, supportato da mercenari svizzeri e dotato di potente artiglieria, che per la prima volta veniva usata su larga scala, suscitando interesse e stupore in tutta Europa. Sul trono di Napoli si trovava Alfonso Il D’Aragona, dopo la morte di suo padre Ferdinando I, avvenuta nel gennaio del 1494.

Il re Alfonso comprese il pericolo che lo minacciava e non perse tempo nel tentativo di scongiurarlo, ricorrendo a vie diplomatiche che si rivelarono vane. Allo stesso tempo, organizzò la difesa, affidando il compito a Virginio Orsini, Girolamo Trivulzio e il Petignano, i quali fortificarono i punti strategici con concentrazioni di truppe. Si riteneva che l’esercito francese avrebbe penetrato nel napoletano attraverso la Marsica, già presidiata da reparti dislocati in Cèlano e comandati dai capitani Cesare d’Aragona, Bartolomeo d’Alviano, Matteo e Andrea Acquaviva. Alfonso si mosse con varie migliaia di soldati per contrastare Carlo VIII nei pressi di Tagliacozzo.

Ma il re francese, il 28 dicembre 1494, lasciò Roma per la via Latina, fino a Marino, passando attorno al lago di Albano, risalendo a Valmontone e a Veroli. Raggiunse così Ceprano, al confine del regno, segnato dal fiume Liri. Nonostante ci si aspettasse una resistenza, dopo quattro ore di cannoneggiamento, i Francesi conquistarono Monte S. Giovanni, massacrando i settecento difensori, e la linea del Liri fu abbandonata. Le città e i castelli si arresero uno dopo l’altro.

Il re Alfonso, con la maggior parte dell’esercito, si era allontanato dalla Marsica per affrontare Carlo VIII, ma il 21 gennaio 1495 abdicò in favore del figlio Ferdinando. Quest’ultimo tentò di rifugiarsi a Capua, ma la città si oppose, e, appena il re si allontanò per cercare rinforzi, si arrese a Carlo VIII, mentre Alfonso si rifugiò nel castello di Ischia. Intanto, la Marsica, dopo la partenza del re Alfonso, fu subito raggiunta da Fabrizio Colonna, che disperse le poche forze rimaste, abbattendo il simbolo degli Orsini e recandosi a L’Aquila, già sotto il controllo di Carlo VIII.

Fabrizio si unì ai Francesi e, attraverso rapidi movimenti, percorse l’intero Abruzzo, assoggettando territori al re francese, che fece il suo ingresso a Napoli il 22 febbraio 1495. I feudi marsicani appartenenti agli Orsini acclamarono i Colonna. Virginio, ritiratosi a Nola, cercò di resistere, ma cadde prigioniero. Così, senza battaglia, per sfacelo interno, crollò un regno di due milioni di sudditi, mentre i baroni rendettero omaggio a Carlo VIII, che si mostrò generoso nel compensare coloro che l’avevano sostenuto. A Prospero furono concesse le contee di Fondi e Traletto, e a Fabrizio furono restituite le contee di Albe e Tagliacozzo.

Il successo francese, però, fu di breve durata. Alle spalle di Carlo VIII, le potenze europee, insospettite e gelose, formarono una coalizione composta da Ferdinando il Cattolico, Massimiliano d’Austria, Venezia, Milano e il Papa. Questo costrinse Carlo VIII a ritirarsi rapidamente. A Fornovo sul Taro, il 6 luglio 1495, il suo esercito si scontrò con quello della Lega. Nonostante sia riuscito a farsi strada verso la Francia, la conquista dell’Italia meridionale era ormai distrutta.

Le forze spagnole, comandate dal famoso condottiero Consalvo di Cordova, costrinsero alla resa i presidi lasciati a difesa del regno, insediando nuovamente sul trono di Napoli il re Ferrandino, il quale ricevette ben presto l’omaggio dei baroni che poco prima si erano sottomessi a Carlo VIII. Anche i Colonna non tardarono a sottomettersi, con Prospero e Fabrizio che si unii al seguito di Ferrandino. Ferrandino, a sua volta, si mostrò benevolo con tutti, adottando una politica diversa da quella del nonno, riconoscendo ai baroni ogni diritto sui loro possedimenti.

Fabrizio mantenne tutti i suoi feudi e ottenne altre concessioni, tra cui la carica di gran contestabile. Suo prestigio crebbe, e riuscì a facilitare il matrimonio tra la figlia Vittoria e Francesco Ferrante d’Avalos, figlio unico del valoroso Alfonso, marchese di Pescara, nel 1509. Tuttavia, la vita di Ferrante Francesco terminò prematuramente nel 1525 durante la battaglia di Pavia all’età di 36 anni. Vittoria Colonna, letterata e poetessa, visse sempre nel ricordo del marito, esaltandone la figura nei suoi scritti.

La contea di Albe divenne definitivamente di Fabrizio Colonna, sebbene vi furono momenti in cui il potere tornò agli Orsini. Virginio Orsini, prigioniero di Carlo VIII, si liberò durante la battaglia di Fornovo e, tornato a Roma, giurò vendetta per le concessioni fatte ai Colonna. Entrato al servizio di Carlo VIII, Virginio riorganizzò le sue forze e marciò verso la Puglia, decidendo di riconquistare i suoi feudi nella Marsica. Alcuni paesi preferirono sottomettersi per evitare danni, ma Avezzano si preparò a resistere.

Quando i soldati dell’Aquila devastarono il territorio avezzanese, il popolo, difendendo le mura, affrontò con coraggio gli assalitori. Tuttavia, la resistenza non fu sufficiente. Nonostante le devastazioni, i mercenari dell’Orsini si ritirarono velocemente a causa della situazione generale della guerra nel Meridione. Gli Avezzanesi, riconquistata la libertà, si dedicarono a riparare i danni e a riorganizzarsi. Virginio Orsini, costretto a riparare a Atella, fu assediato, e la sua resa, avvenuta nel 1497, portò alla sua prigionia e successiva morte nel Castello dell’Ovo a Napoli.

All’occupazione degli Orsini si unì la volontà del papa Alessandro VI, il quale, nell’ottobre del 1497, fece occupare i castelli degli Orsini per accrescere il potere della propria famiglia. La vita di Virginio suscitò sentimenti contrastanti tra gli avezzanesi, che, pur avendo subito le angherie del suo dominio, accolsero con favore la vittoria dei Colonna, sempre desiderata.

Alla morte prematura di Ferdinando II, salì al trono di Napoli lo zio Federico II, principe saggio e buono, il quale investì Fabrizio Colonna delle contee di Albe e di Tagliacozzo e delle baronie di Carsoli e di Civitella Roveto, confermando così le concessioni del defunto re. All’incoronazione del nuovo re, avvenuta il 3 febbraio 1499, presenziando il cardinale Cesare Borgia, Fabrizio Colonna ricevette nuovamente conferma del suo feudo nella Marsica.

Ogni feudo delle contee di Albe e Tagliacozzo costituì il ducato di Tagliacozzo, o dei Marsi, ereditato da Fabrizio e i suoi successori, assunti il titolo di duchi. Tuttavia, non si fece menzione di tale titolo nei diplomi del 6 luglio 1497. Si ipotizza che Fabrizio lo ripristinò, prendendo esempio dalla concessione del 1432 da parte della regina Giovanna al padre Odoardo Colonna.

Il ducato di Tagliacozzo si estendeva su un vasto territorio nella Marsica: Avezzano, Tagliacozzo, Albe, Magliano dei Marsi, Rosciolo, Paterno, Luco dei Marsi, Corcumello, Cese, Scurcola, Marano, Torano, Tusco, Spedino, Corvaro, Castelmenardo, S. Anatolia, Cappadocia, Petrella, Pagliara, Castellafiume, Verrecchie, Rocca Cerro, Tremonti, Carsoli, Celle, Oricola, Rocca di Botte, Pereto, Colli, Sante Marie, Scanzano, San Donato, Poggio Filippo, Castelvecchio, Civitella Roveto, Civita d’Antino, Canistro, Cappelle, Capistrello, Pescocanale, Meta, Reverate e Roccavivi.

Il re Federico inoltre assegnò a Fabrizio un appannaggio annuo di seimila ducati, ricavato dalle tasse sul focatico e sul sale nei suoi feudi, assumendo anche il mantenimento di quaranta soldati armati al servizio del re. Avezzano divenne la capitale del ducato, mantenendo intatta l’importanza politica e militare di Tagliacozzo. Fabrizio Colonna governò saggiamente le popolazioni del ducato, le quali espressero soddisfazione e gratitudine per un signore tanto liberale e umano.

Il nipote Marcantonio elesse Avezzano a sua residenza preferita, arricchendola di nuovi edifici e opere pubbliche. Successivamente, i fratelli Giovanni Giordano e Carlo Orsini, figli di Virginio, continuarono a combattere contro i Colonna nel territorio dello Stato Pontificio, ma furono sconfitti. Frattanto, nel 1498, Colonna e Orsini si accordarono, presso Tivoli, per restituirsi castelli e terre. Il re Federico, in un atto del 3 febbraio 1499, stabilì che tali possedimenti dovevano rimanere ai Colonna.

Ma non passarono molti anni che le due famiglie si rividero in guerra. I Colonna si schierarono con re Federico, mentre gli Orsini si allearono con i Francesi. Questa nuova contesa devastò i paesi del ducato dei Marsi, inizialmente occupati da Giovanni Giordano Orsini, nominato governatore. La situazione per Federico divenne insostenibile, pur mantenendo onore, si rifugiò a Capua, dando il comando delle sue milizie a Fabrizio Colonna e al cugino Prospero.

I Francesi, dal 18 luglio 1501, dopo aver assediato Capua, conquistarono la città il 24 luglio, passando per Napoli. Fabrizio Colonna, accortosi dell’accordo segreto dei cittadini di Capua con il nemico, tentò di salvarsi, ma finì prigioniero. Tuttavia, grazie a Giovanni Giordano Orsini, fu liberato, venendo poi al servizio di Consalvo, che stava affrontando la divisione del regno di Napoli.

Ossia le forze di Fabrizio e Prospero Colonna si comportarono da capitani virtuosi nonostante le tensioni tra le fazioni, mostrando in varie occasioni il loro coraggio. Tra il 13 febbraio 1503 si tenne la famosa “Disfida di Barletta” tra tredici cavalieri italiani, capeggiati da Ettore Fieramosca, e altri tredici francesi. Gli italiani sconfissero gli avversari, celebrando così la loro resistenza. Di particolare interesse è il coinvolgimento di un cavaliere considerato marso di nome Giovanni Capoccio, orchestrato tra varie rivendicazioni territoriali.

La battaglia di Cerignola, avvenuta il 28 aprile 1503, vide il duca di Nemours, comandante francese, perire. Al battaglia del Garigliano il 28 e 29 dicembre, sancì la fine del conflitto tra Francesi e Spagnoli, riconoscendo definitivamente il dominio di quest’ultimi sul regno di Napoli. Fabrizio e Prospero suggerirono a Consalvo di fortificarsi sul campo di Cerignola. Durante questo periodo drammatico, Giovanni Giordano, presso la Marsica, avendo saputo degli eventi, cercò aiuto ma si unì alle forze francesi.

Con l’intento di riconquistare quel ducato, Fabrizio inviò Paolo Marzano a riprendere possesso dei suoi feudi. I paesi si sottomisero facilmente, eccetto Avezzano, che collaborò con il suo signore nel respingere l’invasione degli Orsini. Fabrizio, con la sua strategia di conquista, sferrò assalti e sottomise le aree fortificate attuando una compassata strategia bellica.

Passato il tempo, Fabrizio si recò a Roma per recuperare quanto gli era stato sottratto da Cesare Borgia, trovando sempre più favore con il re di Spagna Ferdinando il Cattolico, il quale lo nominò viceré dell’Abruzzo. Nonostante le turbolenze, Fabrizio cercò di attenuare le tensioni politiche architettando la pace con gli Orsini. Tuttavia, l’impatto delle sue azioni non tardò a rivelarsi costoso, essendosi trovato portato a guerra.

Infine, Fabrizio Colonna ottenne un grande successo grazie a strategie che lo portarono all’apice della potenza e della influenza nel Mezzogiorno, tra legami matrimoniali e accordi di vassallaggio, stabilendo, tra il 1511 e il 1520, un carattere di espansione continuita. Ma la morte di Fabrizio avvenne nel marzo del 1520 ad Aversa, lasciando la sua eredità al suo erede Ascanio, il quale si trovò a dover fronteggiare il collasso della sua posizione familiare e il crollo determinato dai conflitti politici tra i Colonna e gli Orsini, culminati pochi anni dopo in eventi sanguinosi durante la SPA di Roma.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Testi tratti dal libro Avezzano e la sua storia (Testi a cura di Giovanni Pagani)

Quando Carlo VIII, uscito di minorità, assunse direttamente il governo della Francia, rivolse ogni attenzione alla conquista del regno di Napoli, concentrando tutte le forze francesi verso il lontano e non facile obiettivo. Faceva poggiare le ragioni dell’impresa sui diritti alla corona napoletana, che l’estinzione della Casa d’Angiò aveva lasciato in eredità alla monarchia di Francia. Tale conquista veniva presentata come la base per azioni più ampie, dirette all’espansione politica ed economica del Paese nel Mediterraneo orientale, stimolando lo spirito guerriero dei Francesi a rinnovare le gesta dei Crociati, compiute nel medioevo in Terra Santa dai loro re.

Dopo aver tacitato il re d’Inghilterra con una forte somma di danaro e concluso accordi con Massimiliano d’Asburgo e con Ferdinando il Cattolico, comprandone la neutralità con concessioni territoriali, Carlo VIII mosse verso l’Italia. A tale passo era spinto anche da esortazioni provenienti dall’Italia da parte di nobili meridionali esiliati, avversi al dominio di Ferdinando d’Aragona, da Ludovico il Moro, desideroso di prendere il controllo del ducato di Milano, e da avversari del papa Alessandro VI, tra cui spiccavano Savonarola, che nelle sue prediche invocava il re di Francia come restauratore della cristianità, e il cardinale Giuliano della Rovere, che incitava Carlo VIII contro i Borgia.

Era il settembre del 1494, quando Carlo VIII raggiunse l’Italia con un esercito di trentamila uomini, straordinario per quei tempi, supportato da mercenari svizzeri e dotato di potente artiglieria, che per la prima volta veniva usata su larga scala, suscitando interesse e stupore in tutta Europa. Sul trono di Napoli si trovava Alfonso Il D’Aragona, dopo la morte di suo padre Ferdinando I, avvenuta nel gennaio del 1494.

Il re Alfonso comprese il pericolo che lo minacciava e non perse tempo nel tentativo di scongiurarlo, ricorrendo a vie diplomatiche che si rivelarono vane. Allo stesso tempo, organizzò la difesa, affidando il compito a Virginio Orsini, Girolamo Trivulzio e il Petignano, i quali fortificarono i punti strategici con concentrazioni di truppe. Si riteneva che l’esercito francese avrebbe penetrato nel napoletano attraverso la Marsica, già presidiata da reparti dislocati in Cèlano e comandati dai capitani Cesare d’Aragona, Bartolomeo d’Alviano, Matteo e Andrea Acquaviva. Alfonso si mosse con varie migliaia di soldati per contrastare Carlo VIII nei pressi di Tagliacozzo.

Ma il re francese, il 28 dicembre 1494, lasciò Roma per la via Latina, fino a Marino, passando attorno al lago di Albano, risalendo a Valmontone e a Veroli. Raggiunse così Ceprano, al confine del regno, segnato dal fiume Liri. Nonostante ci si aspettasse una resistenza, dopo quattro ore di cannoneggiamento, i Francesi conquistarono Monte S. Giovanni, massacrando i settecento difensori, e la linea del Liri fu abbandonata. Le città e i castelli si arresero uno dopo l’altro.

Il re Alfonso, con la maggior parte dell’esercito, si era allontanato dalla Marsica per affrontare Carlo VIII, ma il 21 gennaio 1495 abdicò in favore del figlio Ferdinando. Quest’ultimo tentò di rifugiarsi a Capua, ma la città si oppose, e, appena il re si allontanò per cercare rinforzi, si arrese a Carlo VIII, mentre Alfonso si rifugiò nel castello di Ischia. Intanto, la Marsica, dopo la partenza del re Alfonso, fu subito raggiunta da Fabrizio Colonna, che disperse le poche forze rimaste, abbattendo il simbolo degli Orsini e recandosi a L’Aquila, già sotto il controllo di Carlo VIII.

Fabrizio si unì ai Francesi e, attraverso rapidi movimenti, percorse l’intero Abruzzo, assoggettando territori al re francese, che fece il suo ingresso a Napoli il 22 febbraio 1495. I feudi marsicani appartenenti agli Orsini acclamarono i Colonna. Virginio, ritiratosi a Nola, cercò di resistere, ma cadde prigioniero. Così, senza battaglia, per sfacelo interno, crollò un regno di due milioni di sudditi, mentre i baroni rendettero omaggio a Carlo VIII, che si mostrò generoso nel compensare coloro che l’avevano sostenuto. A Prospero furono concesse le contee di Fondi e Traletto, e a Fabrizio furono restituite le contee di Albe e Tagliacozzo.

Il successo francese, però, fu di breve durata. Alle spalle di Carlo VIII, le potenze europee, insospettite e gelose, formarono una coalizione composta da Ferdinando il Cattolico, Massimiliano d’Austria, Venezia, Milano e il Papa. Questo costrinse Carlo VIII a ritirarsi rapidamente. A Fornovo sul Taro, il 6 luglio 1495, il suo esercito si scontrò con quello della Lega. Nonostante sia riuscito a farsi strada verso la Francia, la conquista dell’Italia meridionale era ormai distrutta.

Le forze spagnole, comandate dal famoso condottiero Consalvo di Cordova, costrinsero alla resa i presidi lasciati a difesa del regno, insediando nuovamente sul trono di Napoli il re Ferrandino, il quale ricevette ben presto l’omaggio dei baroni che poco prima si erano sottomessi a Carlo VIII. Anche i Colonna non tardarono a sottomettersi, con Prospero e Fabrizio che si unii al seguito di Ferrandino. Ferrandino, a sua volta, si mostrò benevolo con tutti, adottando una politica diversa da quella del nonno, riconoscendo ai baroni ogni diritto sui loro possedimenti.

Fabrizio mantenne tutti i suoi feudi e ottenne altre concessioni, tra cui la carica di gran contestabile. Suo prestigio crebbe, e riuscì a facilitare il matrimonio tra la figlia Vittoria e Francesco Ferrante d’Avalos, figlio unico del valoroso Alfonso, marchese di Pescara, nel 1509. Tuttavia, la vita di Ferrante Francesco terminò prematuramente nel 1525 durante la battaglia di Pavia all’età di 36 anni. Vittoria Colonna, letterata e poetessa, visse sempre nel ricordo del marito, esaltandone la figura nei suoi scritti.

La contea di Albe divenne definitivamente di Fabrizio Colonna, sebbene vi furono momenti in cui il potere tornò agli Orsini. Virginio Orsini, prigioniero di Carlo VIII, si liberò durante la battaglia di Fornovo e, tornato a Roma, giurò vendetta per le concessioni fatte ai Colonna. Entrato al servizio di Carlo VIII, Virginio riorganizzò le sue forze e marciò verso la Puglia, decidendo di riconquistare i suoi feudi nella Marsica. Alcuni paesi preferirono sottomettersi per evitare danni, ma Avezzano si preparò a resistere.

Quando i soldati dell’Aquila devastarono il territorio avezzanese, il popolo, difendendo le mura, affrontò con coraggio gli assalitori. Tuttavia, la resistenza non fu sufficiente. Nonostante le devastazioni, i mercenari dell’Orsini si ritirarono velocemente a causa della situazione generale della guerra nel Meridione. Gli Avezzanesi, riconquistata la libertà, si dedicarono a riparare i danni e a riorganizzarsi. Virginio Orsini, costretto a riparare a Atella, fu assediato, e la sua resa, avvenuta nel 1497, portò alla sua prigionia e successiva morte nel Castello dell’Ovo a Napoli.

All’occupazione degli Orsini si unì la volontà del papa Alessandro VI, il quale, nell’ottobre del 1497, fece occupare i castelli degli Orsini per accrescere il potere della propria famiglia. La vita di Virginio suscitò sentimenti contrastanti tra gli avezzanesi, che, pur avendo subito le angherie del suo dominio, accolsero con favore la vittoria dei Colonna, sempre desiderata.

Alla morte prematura di Ferdinando II, salì al trono di Napoli lo zio Federico II, principe saggio e buono, il quale investì Fabrizio Colonna delle contee di Albe e di Tagliacozzo e delle baronie di Carsoli e di Civitella Roveto, confermando così le concessioni del defunto re. All’incoronazione del nuovo re, avvenuta il 3 febbraio 1499, presenziando il cardinale Cesare Borgia, Fabrizio Colonna ricevette nuovamente conferma del suo feudo nella Marsica.

Ogni feudo delle contee di Albe e Tagliacozzo costituì il ducato di Tagliacozzo, o dei Marsi, ereditato da Fabrizio e i suoi successori, assunti il titolo di duchi. Tuttavia, non si fece menzione di tale titolo nei diplomi del 6 luglio 1497. Si ipotizza che Fabrizio lo ripristinò, prendendo esempio dalla concessione del 1432 da parte della regina Giovanna al padre Odoardo Colonna.

Il ducato di Tagliacozzo si estendeva su un vasto territorio nella Marsica: Avezzano, Tagliacozzo, Albe, Magliano dei Marsi, Rosciolo, Paterno, Luco dei Marsi, Corcumello, Cese, Scurcola, Marano, Torano, Tusco, Spedino, Corvaro, Castelmenardo, S. Anatolia, Cappadocia, Petrella, Pagliara, Castellafiume, Verrecchie, Rocca Cerro, Tremonti, Carsoli, Celle, Oricola, Rocca di Botte, Pereto, Colli, Sante Marie, Scanzano, San Donato, Poggio Filippo, Castelvecchio, Civitella Roveto, Civita d’Antino, Canistro, Cappelle, Capistrello, Pescocanale, Meta, Reverate e Roccavivi.

Il re Federico inoltre assegnò a Fabrizio un appannaggio annuo di seimila ducati, ricavato dalle tasse sul focatico e sul sale nei suoi feudi, assumendo anche il mantenimento di quaranta soldati armati al servizio del re. Avezzano divenne la capitale del ducato, mantenendo intatta l’importanza politica e militare di Tagliacozzo. Fabrizio Colonna governò saggiamente le popolazioni del ducato, le quali espressero soddisfazione e gratitudine per un signore tanto liberale e umano.

Il nipote Marcantonio elesse Avezzano a sua residenza preferita, arricchendola di nuovi edifici e opere pubbliche. Successivamente, i fratelli Giovanni Giordano e Carlo Orsini, figli di Virginio, continuarono a combattere contro i Colonna nel territorio dello Stato Pontificio, ma furono sconfitti. Frattanto, nel 1498, Colonna e Orsini si accordarono, presso Tivoli, per restituirsi castelli e terre. Il re Federico, in un atto del 3 febbraio 1499, stabilì che tali possedimenti dovevano rimanere ai Colonna.

Ma non passarono molti anni che le due famiglie si rividero in guerra. I Colonna si schierarono con re Federico, mentre gli Orsini si allearono con i Francesi. Questa nuova contesa devastò i paesi del ducato dei Marsi, inizialmente occupati da Giovanni Giordano Orsini, nominato governatore. La situazione per Federico divenne insostenibile, pur mantenendo onore, si rifugiò a Capua, dando il comando delle sue milizie a Fabrizio Colonna e al cugino Prospero.

I Francesi, dal 18 luglio 1501, dopo aver assediato Capua, conquistarono la città il 24 luglio, passando per Napoli. Fabrizio Colonna, accortosi dell’accordo segreto dei cittadini di Capua con il nemico, tentò di salvarsi, ma finì prigioniero. Tuttavia, grazie a Giovanni Giordano Orsini, fu liberato, venendo poi al servizio di Consalvo, che stava affrontando la divisione del regno di Napoli.

Ossia le forze di Fabrizio e Prospero Colonna si comportarono da capitani virtuosi nonostante le tensioni tra le fazioni, mostrando in varie occasioni il loro coraggio. Tra il 13 febbraio 1503 si tenne la famosa “Disfida di Barletta” tra tredici cavalieri italiani, capeggiati da Ettore Fieramosca, e altri tredici francesi. Gli italiani sconfissero gli avversari, celebrando così la loro resistenza. Di particolare interesse è il coinvolgimento di un cavaliere considerato marso di nome Giovanni Capoccio, orchestrato tra varie rivendicazioni territoriali.

La battaglia di Cerignola, avvenuta il 28 aprile 1503, vide il duca di Nemours, comandante francese, perire. Al battaglia del Garigliano il 28 e 29 dicembre, sancì la fine del conflitto tra Francesi e Spagnoli, riconoscendo definitivamente il dominio di quest’ultimi sul regno di Napoli. Fabrizio e Prospero suggerirono a Consalvo di fortificarsi sul campo di Cerignola. Durante questo periodo drammatico, Giovanni Giordano, presso la Marsica, avendo saputo degli eventi, cercò aiuto ma si unì alle forze francesi.

Con l’intento di riconquistare quel ducato, Fabrizio inviò Paolo Marzano a riprendere possesso dei suoi feudi. I paesi si sottomisero facilmente, eccetto Avezzano, che collaborò con il suo signore nel respingere l’invasione degli Orsini. Fabrizio, con la sua strategia di conquista, sferrò assalti e sottomise le aree fortificate attuando una compassata strategia bellica.

Passato il tempo, Fabrizio si recò a Roma per recuperare quanto gli era stato sottratto da Cesare Borgia, trovando sempre più favore con il re di Spagna Ferdinando il Cattolico, il quale lo nominò viceré dell’Abruzzo. Nonostante le turbolenze, Fabrizio cercò di attenuare le tensioni politiche architettando la pace con gli Orsini. Tuttavia, l’impatto delle sue azioni non tardò a rivelarsi costoso, essendosi trovato portato a guerra.

Infine, Fabrizio Colonna ottenne un grande successo grazie a strategie che lo portarono all’apice della potenza e della influenza nel Mezzogiorno, tra legami matrimoniali e accordi di vassallaggio, stabilendo, tra il 1511 e il 1520, un carattere di espansione continuita. Ma la morte di Fabrizio avvenne nel marzo del 1520 ad Aversa, lasciando la sua eredità al suo erede Ascanio, il quale si trovò a dover fronteggiare il collasso della sua posizione familiare e il crollo determinato dai conflitti politici tra i Colonna e gli Orsini, culminati pochi anni dopo in eventi sanguinosi durante la SPA di Roma.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti