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Storia Di San Pelino… Cucullum Oppidum

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Riscoperta archeologica a S. Pelino: tra guerra e evoluzione urbana, il fascino antico di Anxa rivive nei resti imprescindibili del suo glorioso passato.

Nei pressi di S. Pelino, si trovavano due centri: l’oppidum a quota 964 tra la rocca di S. Pelino e Colle Lanciano, e il vico sul pendio collinare sotto la Fontana. L’oppidum rappresentava il nucleo abitato primario, mentre il vico ne era l’evoluzione, a seguito del trasferimento della popolazione. Dopo la guerra sociale, la città, divenuta municipio dei Marsi Anxantini, conobbe un notevole sviluppo con opere pubbliche, tra cui il pretorio e le terme.

La nuova città dovrebbe dunque conservare il nome di Anxa, legato all’antico oppidum nei pressi di Colle Lanciano. Non è escluso che, con l’inizio dell’epoca imperiale, potesse assumere il nome di Cucullum Oppidum, un cambiamento non raro in quel periodo, come dimostra la trasformazione di Marruvio in Valeria. Strabone, nell’elencare le città lungo la via Valeria, menziona Cucullum Oppidum, sottolineando che fosse un oppidum rispetto a città più grandi come Varia, Carseoli e Alba, una cittadina ben posizionata vicino alla via Valeria.

Cucullum Oppidum doveva essere una delle città latine, situata nei confini della regione laziale, nell’area Albense-Anxantino, contrariamente a realtà significative come Marruvio e Corfinio, che non erano latine. È improbabile che Cucullum Oppidum corrisponda a Cocullo, poiché questo paese era troppo distante dalla via Valeria. È più verosimile che si tratti del vico sampelinese, l’antica Anxa, che, ai tempi di Strabone, era la città più rappresentativa dei Marsi Anxantini e degna di menzione per le sue opere pubbliche. Anxa era latina per adozione, all’interno dei confini laziali, e i suoi abitanti erano iscritti alla tribù Fabia con gli Albensi.

La via Valeria, che passava attraverso il vico sampelinese, superava il Monte Cervaro e proseguiva attraverso la zona di Forconito. Nella zona di S. Lorenzo, esiste una località nota come Santo Cucullo, che ospita una grotta chiamata grotta di Santo Cucullo. Questa origine toponomastica è ancora da confermare attraverso fonti cartografiche. Altri studiosi, come Orlandi e Corsignani, concordano nel ritenere che Cucullum Oppidum rappresentasse il confine orientale dell’antico Lazio, sottolineando come il vico sampelinese fosse ancora il più significativo dei vici anxantini all’epoca di Strabone, proprio perché capitale del municipio e dotato delle strutture pubbliche principali.

Se Cucullum Oppidum fosse stato riferito a un’altra città, non si capirebbe il silenzio di Strabone riguardo a Anxa. È quindi ragionevole supporre che, per ragioni non chiare, il vico sampelinese adottò l’appellativo di Cucullum Oppidum in un periodo indeterminato.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

Testi tratti dal libro San Pelino la capitale antica dei marsi anxantini (Testi a cura di Pasquale Fracassi)

Riepilogando quanto detto finora, ricordiamo che nella zona di S. Pelino sono esistiti due centri insediativi: l’oppidum situato a quota 964 tra la rocca di S. Pelino e Colle Lanciano, e il vico situato sul pendio collinare adagiato al di sotto della Fontana. L’oppido costituisce il primo nucleo abitato, mentre il vico ne rappresenta la continuazione a causa del graduale trasferimento in esso della popolazione.

Dopo la guerra sociale e il raggiungimento di una pace stabile e duratura, la nuova città che era stata eretta a municipio dei Marsi Anxantini si accrebbe e si arricchì di opere pubbliche degne del nuovo rango, tra cui il pretorio e le terme.

La nuova città dovrebbe aver conservato il nome di Anxa, che spettava all’antico oppido situato nei pressi di Colle Lanciano. Tuttavia, non è da escludere che, all’inizio dell’epoca imperiale, possa aver assunto il diverso appellativo di Cucullum Oppidum. Un cambio di nome non sarebbe insolito per quell’epoca, visto che anche una città di antica fama come Marruvio passò a chiamarsi Valeria.

L’esistenza di una città chiamata Cucullum Oppidum è attestata da Strabone, lo scrittore vissuto tra l’anno 60 a.C. e il 20 d.C. Nell’indicare le città latine lungo la via Valeria, afferma che qui si trovavano le città di Varia (Vicovaro), Carseoli, Alba e, vicino a questa, Cucullum Oppidum.

L’espressione usata da Strabone a proposito di questo oppido evidenzia in modo inequivocabile quali fossero le sue principali caratteristiche. Innanzitutto, doveva trattarsi di una città di piccole dimensioni, vale a dire di un oppidum rispetto a Varia, Carseoli e Alba, che erano invece delle vere e proprie città. Tuttavia, doveva essere una cittadina importante, se è stata ritenuta meritevole di menzione, situata nelle immediate adiacenze della via Valeria e vicino a Alba.

Inoltre, doveva trattarsi di una cittadina latina, visto che l’elencazione di Strabone è limitata alle sole città latine che si trovavano sulla via Valeria. Per essere latina, questa città doveva trovarsi quantomeno entro i confini antichi della regione laziale e quindi nel territorio Albense-Anxantino, che rappresentava l’estremo lembo orientale del Lazio, ai confini con la regione dei Marsi.

Nell’elencazione di Strabone, non troviamo menzione di città italiche più importanti come Marruvio e Corfinio, le quali non erano latine. È quindi poco probabile che Cucullum Oppidum corrisponda all’attuale paese di Cocullo, poiché tale paese è situato lontano dalla via Valeria e dalle altre città latine indicate da Strabone.

È molto probabile invece che esso corrisponda proprio all’antico vico sampelinese, cioè all’antica Anxa, che ai tempi di Strabone era la città più rappresentativa dei Marsi Anxantini e, tra quelle più vicine a Alba, la più meritevole di essere menzionata. Anxa si poteva considerare una città latina per adozione, poiché era situata nei confini laziali, e i suoi abitanti, iscritti alla tribù Fabia insieme agli Albensi, erano accomunati in tutto alle altre popolazioni latine.

È importante ricordare che il vico sampelinese si trovava sul tracciato della via Valeria. Questa, infatti, scendendo da Alba, costeggiava le falde del Monte Cervaro per poi piegare verso est, superando la “Valle” e proseguendo attraverso la zona di Forconito.

Al margine meridionale della zona di S. Lorenzo esiste una località che dagli anziani è tuttora chiamata con il nome di Santo Cucullo. Più precisamente, esiste, sulla sinistra di chi risale la strada che proviene dalla via Romana e dal casello ferroviario n. 109, pochi metri oltre il superamento della Valle, una piccola grotta, ora ricoperta con terreno di riporto, che veniva indicata con il nome di grotta di Santo Cucullo.

Per questo toponimo, però, non siamo ancora riusciti a trovare conferme dalle carte. L’ipotesi che il nome di Cucullum Oppidum indicasse proprio l’antico vico sampelinese è condivisa, in modo implicito ma evidente, dall’Orlandi.

Inoltre, che tale vico dovesse necessariamente collocarsi entro i confini dell’antico Lazio è condiviso ampiamente anche dal mons. Corsignani, il quale, muovendo dal passo di Strabone, esprime il convincimento che Cuculum Oppidum rappresentasse proprio il confine orientale dell’antico Lazio.

Una cosa è certa: all’epoca di Strabone, tra tutti i vici anxantini situati in prossimità di Alba, quello sampelinese era il più meritevole di essere menzionato in quanto capitale municipio della popolazione e cittadina dotata delle opere pubbliche più importanti come il pretorio e le terme. Il centro avezzanese, destinato a crescere d’importanza nei secoli successivi, era allora agli albori.

Se dovessimo riferire il termine Cucullum Oppidum a una diversa città, allora non riusciremmo a spiegarci il silenzio di Strabone sulla città di Anxa. Possiamo perciò legittimamente supporre che, a partire da un certo punto, con ogni probabilità, non si sa bene perché e non si sa bene quando, il vico sampelinese assunse l’appellativo di Cucullum Oppidum.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

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Ospitalità e servizi

Testi tratti dal libro San Pelino la capitale antica dei marsi anxantini (Testi a cura di Pasquale Fracassi)

Riepilogando quanto detto finora, ricordiamo che nella zona di S. Pelino sono esistiti due centri insediativi: l’oppidum situato a quota 964 tra la rocca di S. Pelino e Colle Lanciano, e il vico situato sul pendio collinare adagiato al di sotto della Fontana. L’oppido costituisce il primo nucleo abitato, mentre il vico ne rappresenta la continuazione a causa del graduale trasferimento in esso della popolazione.

Dopo la guerra sociale e il raggiungimento di una pace stabile e duratura, la nuova città che era stata eretta a municipio dei Marsi Anxantini si accrebbe e si arricchì di opere pubbliche degne del nuovo rango, tra cui il pretorio e le terme.

La nuova città dovrebbe aver conservato il nome di Anxa, che spettava all’antico oppido situato nei pressi di Colle Lanciano. Tuttavia, non è da escludere che, all’inizio dell’epoca imperiale, possa aver assunto il diverso appellativo di Cucullum Oppidum. Un cambio di nome non sarebbe insolito per quell’epoca, visto che anche una città di antica fama come Marruvio passò a chiamarsi Valeria.

L’esistenza di una città chiamata Cucullum Oppidum è attestata da Strabone, lo scrittore vissuto tra l’anno 60 a.C. e il 20 d.C. Nell’indicare le città latine lungo la via Valeria, afferma che qui si trovavano le città di Varia (Vicovaro), Carseoli, Alba e, vicino a questa, Cucullum Oppidum.

L’espressione usata da Strabone a proposito di questo oppido evidenzia in modo inequivocabile quali fossero le sue principali caratteristiche. Innanzitutto, doveva trattarsi di una città di piccole dimensioni, vale a dire di un oppidum rispetto a Varia, Carseoli e Alba, che erano invece delle vere e proprie città. Tuttavia, doveva essere una cittadina importante, se è stata ritenuta meritevole di menzione, situata nelle immediate adiacenze della via Valeria e vicino a Alba.

Inoltre, doveva trattarsi di una cittadina latina, visto che l’elencazione di Strabone è limitata alle sole città latine che si trovavano sulla via Valeria. Per essere latina, questa città doveva trovarsi quantomeno entro i confini antichi della regione laziale e quindi nel territorio Albense-Anxantino, che rappresentava l’estremo lembo orientale del Lazio, ai confini con la regione dei Marsi.

Nell’elencazione di Strabone, non troviamo menzione di città italiche più importanti come Marruvio e Corfinio, le quali non erano latine. È quindi poco probabile che Cucullum Oppidum corrisponda all’attuale paese di Cocullo, poiché tale paese è situato lontano dalla via Valeria e dalle altre città latine indicate da Strabone.

È molto probabile invece che esso corrisponda proprio all’antico vico sampelinese, cioè all’antica Anxa, che ai tempi di Strabone era la città più rappresentativa dei Marsi Anxantini e, tra quelle più vicine a Alba, la più meritevole di essere menzionata. Anxa si poteva considerare una città latina per adozione, poiché era situata nei confini laziali, e i suoi abitanti, iscritti alla tribù Fabia insieme agli Albensi, erano accomunati in tutto alle altre popolazioni latine.

È importante ricordare che il vico sampelinese si trovava sul tracciato della via Valeria. Questa, infatti, scendendo da Alba, costeggiava le falde del Monte Cervaro per poi piegare verso est, superando la “Valle” e proseguendo attraverso la zona di Forconito.

Al margine meridionale della zona di S. Lorenzo esiste una località che dagli anziani è tuttora chiamata con il nome di Santo Cucullo. Più precisamente, esiste, sulla sinistra di chi risale la strada che proviene dalla via Romana e dal casello ferroviario n. 109, pochi metri oltre il superamento della Valle, una piccola grotta, ora ricoperta con terreno di riporto, che veniva indicata con il nome di grotta di Santo Cucullo.

Per questo toponimo, però, non siamo ancora riusciti a trovare conferme dalle carte. L’ipotesi che il nome di Cucullum Oppidum indicasse proprio l’antico vico sampelinese è condivisa, in modo implicito ma evidente, dall’Orlandi.

Inoltre, che tale vico dovesse necessariamente collocarsi entro i confini dell’antico Lazio è condiviso ampiamente anche dal mons. Corsignani, il quale, muovendo dal passo di Strabone, esprime il convincimento che Cuculum Oppidum rappresentasse proprio il confine orientale dell’antico Lazio.

Una cosa è certa: all’epoca di Strabone, tra tutti i vici anxantini situati in prossimità di Alba, quello sampelinese era il più meritevole di essere menzionato in quanto capitale municipio della popolazione e cittadina dotata delle opere pubbliche più importanti come il pretorio e le terme. Il centro avezzanese, destinato a crescere d’importanza nei secoli successivi, era allora agli albori.

Se dovessimo riferire il termine Cucullum Oppidum a una diversa città, allora non riusciremmo a spiegarci il silenzio di Strabone sulla città di Anxa. Possiamo perciò legittimamente supporre che, a partire da un certo punto, con ogni probabilità, non si sa bene perché e non si sa bene quando, il vico sampelinese assunse l’appellativo di Cucullum Oppidum.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

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