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Il Lago Solcato Da Barche

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Dalle acque del Fùcino alla penna di Silone: una terra di storia, cultura e resilienza che plasma e ispira l’identità marsicana.

Il lago del Fùcino rappresenta un importante capitolo di storia, radicato fin dai tempi romani, quando veniva solcato da barche illuminate, accompagnate da canti e musiche. Con il prosciugamento, un processo economico che ha trasformato l’area, si è dato avvio a un’economia agricola più sostenibile, cambiando radicalmente la vita degli abitanti e permettendo ai contadini di sfruttare al meglio le risorse del territorio.

Questa comunità ha mostrato esempi di rigore morale, linearità nei costumi e un forte senso di operosità. Tuttavia, ha anche dovuto affrontare le sfide del consolidamento delle sue radici. La figura di Ignazio Silone, che ha portato in alto il nome della Marsica, incarna l’identità di un popolo che, pur essendo radicato nella propria realtà, si apre al contesto europeo. Un altro importante scrittore della zona, Mario Pomilio, descrive il Fùcino come una “scuola” in grado di insegnare umiltà e sensibilità, un luogo di formazione personale e sociale.

Il Fùcino non è solo un luogo geograficamente definito, ma una vera e propria condizione esistenziale, frutto dell’interazione tra la storia e l’umanità. Gli abitanti hanno modellato il paesaggio e, allo stesso tempo, sono stati plasmati da esso. Queste terre rappresentano un’accoglienza speciale, come quella che sarà riservata a San Giovanni Paolo II, in un momento che si preannuncia significativo per i rapporti tra progresso e crescita sociale, un’importante riflessione sull’equilibrio tra avvenire e tradizione.

Riferimento autore: Papa Wojtyla da Telespazio del Fùcino al mondo (Testi a cura di Alvaro Salvi).

Il lago era un pezzo di storia, ancorato a una tradizione protesa fin verso l’epoca romana, quando di sera era solcato da barche illuminate risonanti di cetre e di canti. Ma era anche un modo per imprigionare l’universo marsicano in una morsa di pesca e di pastorizia da cui a stento la gente ricavava il necessario per sopravvivere. Il prosciugamento, al di là di alcune polemiche che lo accompagnarono, fu comunque una proiezione in un’economia diversa, agricola, più remunerativa. La “terra che fu lago” saziò la fame di lavoro dei contadini e ne cambiò la vita.

Il risultato è una comunità umana che al Paese ha dato e dà molto come esempio di rigore morale, di linearità dei costumi, di operosità, di progresso nell’ordine. Ma anche di una comunità che fa fatica a consolidare le sue radici. Lo stesso Ignazio Silone, gloria di questo popolo, prima che essere scrittore marsicano è scrittore europeo. Ma forse il modo migliore per avvicinarsi a questo lembo d’Italia centro-meridionale è un atteggiamento di sapiente umiltà.

Come suggerisce un altro figlio di questa terra, Mario Pomilio, in un recente scritto: “Ho pensato al Fùcino come a una specie di scuola, per quel che mi ha insegnato, per come mi ha rovesciato problematiche e prospettive: una scuola nel senso sociale, ma anche nel senso dell’umiltà. Vi ho appreso un linguaggio, vi ho capito sentimenti, ho potuto spogliarmi di almeno una parte della mia crosta di giovane intellettuale.”

Il Lago del Fùcino prima del prosciugamento rappresenta infatti più d’un luogo o d’un paesaggio: è una condizione, a creare la quale si sono date la mano la geografia e la storia. Gli uomini, soprattutto, l’hanno modellata e vi si sono modellati in maniera tanto diversa da come è potuto accadere altrove.

Sarà questa terra, sarà questa gente ad accogliere il Papa, vestita a festa, il giorno di San Giuseppe. Questo evento rappresenterà per Giovanni Paolo II, oltre che un nuovo momento privilegiato di incontro con l’uomo che lavora, un momento di nuovo confronto con una parte significativa d’Italia.

Si interroga sul grande problema d’oggi del punto d’incontro tra la dinamica del progresso e la crescita sociale e culturale a misura d’uomo, del salto nell’avvenire senza rinunciare ai tesori del passato.

Riferimento autore: Papa Wojtyla da Telespazio del Fùcino al mondo (Testi a cura di Alvaro Salvi).

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Ospitalità e servizi

Il lago era un pezzo di storia, ancorato a una tradizione protesa fin verso l’epoca romana, quando di sera era solcato da barche illuminate risonanti di cetre e di canti. Ma era anche un modo per imprigionare l’universo marsicano in una morsa di pesca e di pastorizia da cui a stento la gente ricavava il necessario per sopravvivere. Il prosciugamento, al di là di alcune polemiche che lo accompagnarono, fu comunque una proiezione in un’economia diversa, agricola, più remunerativa. La “terra che fu lago” saziò la fame di lavoro dei contadini e ne cambiò la vita.

Il risultato è una comunità umana che al Paese ha dato e dà molto come esempio di rigore morale, di linearità dei costumi, di operosità, di progresso nell’ordine. Ma anche di una comunità che fa fatica a consolidare le sue radici. Lo stesso Ignazio Silone, gloria di questo popolo, prima che essere scrittore marsicano è scrittore europeo. Ma forse il modo migliore per avvicinarsi a questo lembo d’Italia centro-meridionale è un atteggiamento di sapiente umiltà.

Come suggerisce un altro figlio di questa terra, Mario Pomilio, in un recente scritto: “Ho pensato al Fùcino come a una specie di scuola, per quel che mi ha insegnato, per come mi ha rovesciato problematiche e prospettive: una scuola nel senso sociale, ma anche nel senso dell’umiltà. Vi ho appreso un linguaggio, vi ho capito sentimenti, ho potuto spogliarmi di almeno una parte della mia crosta di giovane intellettuale.”

Il Lago del Fùcino prima del prosciugamento rappresenta infatti più d’un luogo o d’un paesaggio: è una condizione, a creare la quale si sono date la mano la geografia e la storia. Gli uomini, soprattutto, l’hanno modellata e vi si sono modellati in maniera tanto diversa da come è potuto accadere altrove.

Sarà questa terra, sarà questa gente ad accogliere il Papa, vestita a festa, il giorno di San Giuseppe. Questo evento rappresenterà per Giovanni Paolo II, oltre che un nuovo momento privilegiato di incontro con l’uomo che lavora, un momento di nuovo confronto con una parte significativa d’Italia.

Si interroga sul grande problema d’oggi del punto d’incontro tra la dinamica del progresso e la crescita sociale e culturale a misura d’uomo, del salto nell’avvenire senza rinunciare ai tesori del passato.

Riferimento autore: Papa Wojtyla da Telespazio del Fùcino al mondo (Testi a cura di Alvaro Salvi).

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