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Testi tratti dal libro Avezzano e la sua storia (Testi a cura di Giovanni Pagani)
Nel periodo compreso tra l’annessione dell’ex-Regno delle Due Sicilie al nuovo Stato Italiano e la nomina del Vescovo Giacci, succeduto nel 1904 al Vescovo Marino Russo da Salina di Barletta, chiamata dopo il 1879 Margherita di Savoia in Puglia, le condizioni della Diocesi dei Marsi rimasero pressa poco immutate. Queste condizioni lasciavano a desiderare circa l’osservanza degli insegnamenti della Chiesa. È opinione comune che tali situazioni fossero dovute al riconoscimento, da parte della Santa Sede, del concordato contratto con il regno borbonico, il che limitava la scelta per le sedi vescovili a ecclesiastici originari dell’ex-Regno.
Nonostante ciò, la scelta ricadeva spesso su uomini eccellenti. In altre regioni d’Italia, fatta qualche eccezione, la situazione riguardante la formazione religiosa del popolo non era migliore. Solo con i grandi Pontefici della fine del secolo scorso e dell’inizio del corrente secolo si cominciò ad aprire il cuore del popolo a nuove idee educative riguardo al problema religioso. Intanto, Pio X, eletto al soglio pontificio il 4 agosto 1903 con il programma “Instaurare omnia in Christo”, considerò decaduto un concordato di cui una delle parti non esisteva più da quasi mezzo secolo.
Il primo Vescovo scelto ad una sede dell’ex-Regno delle Due Sicilie e non originario di quel territorio fu proprio Mons. Giacci, nativo di Rocca Priora in provincia di Roma, Vescovo titolare di Nissa e Ausiliare del Cardinale Serafino Vannutelli, Vescovo Suburbicario di Frascati. Mons. Luigi Vaccari, Segretario del Vescovo Giacci, racconta che il nuovo Presule fece il suo ingresso in Pescina il 10 dicembre 1904, accolto trionfalmente dal clero, dalle autorità e dal popolo.
Il Vescovo Giacci si sentì preso da profonda tristezza per le condizioni di abbandono della Diocesi. Uomo di grande pietà e aperto di idee, comprese subito che la sua cura più urgente doveva essere quella di ricondurre la Diocesi al necessario miglioramento. Animato da zelo apostolico, nella sua prima lettera pastorale non esitò a far proprie le parole del Profeta: “Propter Sion non tacebo”.
Il primo provvedimento per il Seminario, allora in condizioni di degrado, fu l’introduzione di un nuovo regolamento per migliorare la disciplina e la formazione spirituale dei seminaristi. Mons. Giacci proibi che fossero ammessi chierici esterni e decise di ordinare solo quei seminaristi che avessero dimostrato buona preparazione e vocazione.
La sua preoccupazione per il Seminario non lo distolse dall’urgenza di risanare anche la Diocesi e il clero. Iniziò un giro di visite nelle parrocchie, scoprendo situazioni di grave abbandono della vita cristiana. Il culto eucaristico veniva spesso trascurato a favore di pratiche devozionali discutibili. Anche le confraternite, elementi di pietà, erano trasformate in organismi politici, sostenendo candidati avversi alla Chiesa.
Di fronte a tali rilassamenti, richiese al clero un tenore di vita conforme al loro stato sacerdotale e una scrupolosa osservanza dei doveri. Ordinò che le confraternite fossero composte da uomini di onesta vita e che seguissero le regole e le disposizioni del Vescovo.
Per il miglioramento della Diocesi, fu costretto a convocare un secondo Sinodo, che si tenne dal 30 luglio al 1 agosto 1906. Non mancarono sacerdoti che accolsero i suoi provvedimenti con buona volontà, ma altri si opposero, criticarono pubblicamente le sue riforme e si rifiutarono di seguire le indicazioni di Giacci.
L’ostilità contro di lui cresceva, costringendolo a prendere la decisione di dimettersi da Vescovo della Diocesi, comunicandola alla Santa Sede verso la fine del 1909. La Santa Sede accettò le sue dimissioni, ma gli ordinò di rimanere alla reggenza fino a nuova nomina. Mons. Giacci continuò quindi a governare con le dimissioni da Vescovo fino al 1911.
Successore di Mons. Giacci fu Mons. Pio Marcello Bagnoli, frate dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, nato a Lusignano di Montespertoli, 16 giugno 1856. Eletto Vescovo dei Marsi il 14 dicembre 1910, fu consacrato a Roma il 22 gennaio 1911 e fece il suo ingresso in Pescina il 3 giugno dello stesso anno. Incaricato di vari ruoli all’interno dell’Ordine Carmelitano, si dispiacque sinceramente per lo stato della Diocesi e i motivi delle dimissioni del suo predecessore.
Mons. Bagnoli, con forza e determinazione, avviò sin dall’inizio del suo episcopato lavori di ristrutturazione della Diocesi. Durante il suo ministero ci furono situazioni difficili, inclusa la perdita di una parrocchia al protestantesimo. Tuttavia, si distinse per meriti amministrativi, in particolare dopo il terremoto del 1915, aiutando le parrocchie colpite e trasferendo la sede episcopale ad Avezzano.
Il trasferimento della sede episcopale costituì l’occasione per sviluppare la Diocesi in un territorio più centrale e accessibile. Mons. Bagnoli ottenne il consenso della Santa Sede e delle autorità locali per l’inizio dei lavori nella nuova sede, affrontando iniziali opposizioni da parte dei residenti di Pescina.
Il successo del trasferimento richiese tempo e ancor più sforzi, con Mons. Bagnoli che si attivò per mantenere i legami con Pescina garantendo una residenza alternata. Grazie alla sua lungimiranza, ottenne il riconoscimento ufficiale del trasferimento della sede vescovile, il che provocò ribellioni ma alla fine permise il consolidamento della Diocesi.
La figura di Mons. Bagnoli è ricordata per la sua instancabile dedicazione. Il suo episcopato, durato 34 anni, si distinse per azioni significative sia materiali che spirituali, includendo la costruzione di chiese e il restauro di edifici sacri. Alla sua morte, avvenuta il 17 gennaio 1945, l’eredità di Mons. Bagnoli rimane visibile in Avezzano, dove numerose istituzioni parrocchiali testimoniano l’impatto del suo ministero.
Per la scelta sapiente del Santo Padre, suo degno successore è Mons. Domenico Valeri, nato a Spiano il 24 dicembre 1895. Il nuovo Vescovo, ordinato il 19 marzo 1921, avviò la ricostruzione dopo la devastazione della Seconda Guerra Mondiale, restituendo le chiese e gli edifici di culto alla piena funzionalità.
Riferimento autore: Giovanni Pagani.
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