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Storia Di San Pelino… Antichi Insediamenti Dei Marsi

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Scoperte illuminanti a Fùcino e Cèlano rivelano la complessa rete di insediamenti marsicani dell’epoca romana: un nuovo sguardo sul passato strategico della regione.

Le recenti ricerche sugli antichi insediamenti della Marsica sono state presentate dal prof. Cesare Letta in un convegno in occasione del centenario del prosciugamento del Fùcino. Queste indagini hanno messo in luce numerose tracce di insediamenti risalenti al IV secolo a.C. e oltre in aree come San Pelino, Paterno, Cèlano e Forme. Le tracce sono state classificate in due categorie: gli oppida, o castella, che erano rocche fortificate di dimensioni modeste, e i vici, o pagi, che rappresentavano centri abitati più ampi. Mentre gli oppida avevano prevalentemente una funzione militare, i vici continuavano ad essere attivi fino alla fine dell’epoca romana.

Gli oppida erano localizzati vicino ai vici, creando così una rete integrata per esigenze militari e di difesa. Letta sottolinea che queste strutture coesistevano fino alla <guerra sociale>, dopo la quale l’importanza degli oppida decadde, rimanendo frequentati solo per attività culturali o alpeggi estivi per il bestiame, portando infine al loro abbandono nel corso del I secolo d.C. Nella zona di San Pelino e Cèlano, gli insediamenti mostrano similitudini con quelli identificati nel cuore del territorio dei Marsi, suggerendo una continuità funzionale.

Tra gli oppida identificati ci sono: il costone tra San Pelino e Colle Lanciano, Monte Uomo, e Prati D’Oro, ai quali corrispondono vici come San Pelino e Panciano. Questa rete di oppida e vici in un’area ristretta evidenzia l’importanza strategica della zona, punto di confine tra i Marsi e il popolo equicolano, che necessitava di una difesa efficace contro possibili attacchi. La presenza di numerosi insediamenti suggerisce che la zona fosse continuamente soggetta a minacce e richiedeva fortificazioni umane solide.

Particolare attenzione va rivolta all’area sampelinese, dove sono noti almeno due insediamenti significativi oltre alla villa di Vitellio. Questi includono un oppido a quota 964 tra le <Collanelle> e il Colle Lanciano e un vico adagiato lungo il pendio sotto la Cuna, collegando così la storia antica di San Pelino e dei Marsi con il presente.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

Le più recenti ricerche svolte sugli antichi insediamenti dei Marsi sono state illustrate dal prof. Cesare Letta al convegno sul centenario del prosciugamento del Fùcino, promosso dall’Ente Fùcino-Ente di Sviluppo in Abruzzo, e sono riportate negli atti pubblicati a cura del Banco di Napoli. Emerge da queste ricerche che la zona comprendente San Pelino, Paterno, Cèlano, San Iona e Forme presenta numerose tracce di antichi insediamenti risalenti al IV secolo avanti Cristo e anche oltre. Tracce simili sono presenti anche intorno al Salviano e proseguono fino a Luco, continuando poi oltre, attorno alle coste del Lago e lungo le alture circostanti.

Queste tracce sono state suddivise e classificate in due tipi diversi: oppida e vici, a seconda della dimensione e della funzione. Gli oppida o castella costituivano delle vere e proprie rocche o recinti fortificati, dalle dimensioni per lo più modeste, i quali corrispondevano in molti casi ai primitivi nuclei abitati. Tuttavia, nel complesso, svolgevano più una funzione militare che abitativa. I vici o pagi, invece, costituivano dei veri e propri centri insediativi dalle dimensioni più ampie, adeguate a tale funzione. La loro origine fu meno antica rispetto agli oppida, ma restarono attivi fino alla fine dell’epoca romana, come dimostra Avezzano prima del terremoto, con San Pelino e Paterno sullo sfondo, quando dei primi non restavano più che muri abbandonati.

Gli oppida erano situati in prossimità dei vici e tra loro vi era una correlazione militare e difensiva. Scrive Letta che “Oppida e vici sembrano piuttosto coesistere in un sistema integrato (abbitato, più cittadelle militari per il controllo di direttrici viarie, pascoli e terreni coltivati) fino alla guerra sociale, in seguito alla quale viene gradualmente meno l’importanza degli oppida, che vengono frequentati solo per scopi culturali o in relazione agli alpeggi estivi del bestiame, fino al completo abbandono nel corso del V secolo d.C.

Per restare all’area che ci interessa, notiamo che nella zona di San Pelino, Paterno e Cèlano, gli insediamenti antichi presentano caratteristiche non dissimili da quelli di indubbia origine marsa rinvenuti più a sud, nel cuore del territorio dei Marsi. Inoltre, si presentano correlati da un rapporto di continuità logistica e funzionale, come tante parti di un unico reticolo insediativo e di un unico sistema difensivo.

Anche qui è stata accertata la presenza contemporanea di due diversi modelli insediativi: gli oppida, con funzioni prevalentemente militari, anche se in qualche caso corrispossero ai primi nuclei abitati, e i vici o pagi, che erano i veri e propri centri abitati. Gli oppida individuati in questa zona sono elencati nei numeri da 52 a 62 della esposizione e sono i seguenti: 52 – costone a quota 964 tra la Rocca di San Pelino e Colle Lanciano al di sopra della villa romana di Panciano; 53 – Monte Uomo (quota 1391 a Nord del precedente); 54- Quota 1380, tra il monte Uomo e i Tremonti; 55- I tre Monti (quota 1398 a NE dei precedenti sullo stesso crinale); 56 – Prati D’Oro (quota 1385 al margine NE dello stesso crinale); 57 – M. Mallevona (quota 1400 a N del precedente, sovrasta da S.O. San Iona); 58 – Fossette (quota 1400 a SE del monte “i colli”, che sovrasta da sud il valico e il fontanile di Capo La Maina, sulla via FormeSan Iona); 59 – Le Scurcole (quota 1260, subito a N del fontanile e del valico Capo La Maina). Domina a sinistra una mulattiera (antica?) che risale dalla zona di Alba all’altipiano delle Rocche a N di Ovindoli; 60 – Monte San Vittorino (quote 1324 e 1343 a NE di Cèlano sotto la Serra di Cèlano).

A questi oppida corrispondono i seguenti vici, tutti situati nelle vicinanze dei primi, ma in zone meno impervie, più comode e quindi più idonee ad essere abitate: A – San Pelino, lungo il pendio situato sotto la Cuna; B – Panciano, dove sembra che le tracce debbano corrispondere alla Villa di Vitellio; C – Paterno Vecchio (località San Silvestro sulle carte IGM); D – Porciano, tra Paterno e Cèlano.

Gli oppida e i vici che troviamo in questa zona presentano la caratteristica di essere alquanto numerosi per un’area che si presenta piuttosto ristretta. Questa concentrazione dimostra che la zona doveva essere il confine tra la nazione dei Marsi e il bellicoso popolo equicolano. Infatti, tanta concentrazione di vici e di oppida può trovare giustificazione solo nell’esigenza di difesa, sia delle popolazioni che del bestiame, dalle eventuali scorrerie degli inquieti vicini. Non si deve dimenticare, infatti, che in questa zona il confine dei Marsi si presenta aperto alla pianura e non è più protetto da barriere naturali, come le montagne. Da qui la necessità di rafforzarne la difesa mediante gli insediamenti umani e le opere di fortificazione.

Gli oppida costituiscono un valido rifugio sia per gli uomini che per il bestiame, nell’attesa dei rinforzi e del cessato pericolo. Riportando ora l’attenzione all’area di San Pelino, che è quella che ci interessa da vicino, osserviamo che qui sono esistiti almeno due insediamenti significativi. Oltre alla villa di Vitellio, di cui si parlerà più avanti, si trovano l’antico oppido situato a quota 964 tra le “Collanelle” e Colle Lanciano e il più recente vico adagiato lungo il pendio che si distende al di sotto della Cuna e tra l’attuale San Pelino e il paese vecchio.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

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Le più recenti ricerche svolte sugli antichi insediamenti dei Marsi sono state illustrate dal prof. Cesare Letta al convegno sul centenario del prosciugamento del Fùcino, promosso dall’Ente Fùcino-Ente di Sviluppo in Abruzzo, e sono riportate negli atti pubblicati a cura del Banco di Napoli. Emerge da queste ricerche che la zona comprendente San Pelino, Paterno, Cèlano, San Iona e Forme presenta numerose tracce di antichi insediamenti risalenti al IV secolo avanti Cristo e anche oltre. Tracce simili sono presenti anche intorno al Salviano e proseguono fino a Luco, continuando poi oltre, attorno alle coste del Lago e lungo le alture circostanti.

Queste tracce sono state suddivise e classificate in due tipi diversi: oppida e vici, a seconda della dimensione e della funzione. Gli oppida o castella costituivano delle vere e proprie rocche o recinti fortificati, dalle dimensioni per lo più modeste, i quali corrispondevano in molti casi ai primitivi nuclei abitati. Tuttavia, nel complesso, svolgevano più una funzione militare che abitativa. I vici o pagi, invece, costituivano dei veri e propri centri insediativi dalle dimensioni più ampie, adeguate a tale funzione. La loro origine fu meno antica rispetto agli oppida, ma restarono attivi fino alla fine dell’epoca romana, come dimostra Avezzano prima del terremoto, con San Pelino e Paterno sullo sfondo, quando dei primi non restavano più che muri abbandonati.

Gli oppida erano situati in prossimità dei vici e tra loro vi era una correlazione militare e difensiva. Scrive Letta che “Oppida e vici sembrano piuttosto coesistere in un sistema integrato (abbitato, più cittadelle militari per il controllo di direttrici viarie, pascoli e terreni coltivati) fino alla guerra sociale, in seguito alla quale viene gradualmente meno l’importanza degli oppida, che vengono frequentati solo per scopi culturali o in relazione agli alpeggi estivi del bestiame, fino al completo abbandono nel corso del V secolo d.C.

Per restare all’area che ci interessa, notiamo che nella zona di San Pelino, Paterno e Cèlano, gli insediamenti antichi presentano caratteristiche non dissimili da quelli di indubbia origine marsa rinvenuti più a sud, nel cuore del territorio dei Marsi. Inoltre, si presentano correlati da un rapporto di continuità logistica e funzionale, come tante parti di un unico reticolo insediativo e di un unico sistema difensivo.

Anche qui è stata accertata la presenza contemporanea di due diversi modelli insediativi: gli oppida, con funzioni prevalentemente militari, anche se in qualche caso corrispossero ai primi nuclei abitati, e i vici o pagi, che erano i veri e propri centri abitati. Gli oppida individuati in questa zona sono elencati nei numeri da 52 a 62 della esposizione e sono i seguenti: 52 – costone a quota 964 tra la Rocca di San Pelino e Colle Lanciano al di sopra della villa romana di Panciano; 53 – Monte Uomo (quota 1391 a Nord del precedente); 54- Quota 1380, tra il monte Uomo e i Tremonti; 55- I tre Monti (quota 1398 a NE dei precedenti sullo stesso crinale); 56 – Prati D’Oro (quota 1385 al margine NE dello stesso crinale); 57 – M. Mallevona (quota 1400 a N del precedente, sovrasta da S.O. San Iona); 58 – Fossette (quota 1400 a SE del monte “i colli”, che sovrasta da sud il valico e il fontanile di Capo La Maina, sulla via FormeSan Iona); 59 – Le Scurcole (quota 1260, subito a N del fontanile e del valico Capo La Maina). Domina a sinistra una mulattiera (antica?) che risale dalla zona di Alba all’altipiano delle Rocche a N di Ovindoli; 60 – Monte San Vittorino (quote 1324 e 1343 a NE di Cèlano sotto la Serra di Cèlano).

A questi oppida corrispondono i seguenti vici, tutti situati nelle vicinanze dei primi, ma in zone meno impervie, più comode e quindi più idonee ad essere abitate: A – San Pelino, lungo il pendio situato sotto la Cuna; B – Panciano, dove sembra che le tracce debbano corrispondere alla Villa di Vitellio; C – Paterno Vecchio (località San Silvestro sulle carte IGM); D – Porciano, tra Paterno e Cèlano.

Gli oppida e i vici che troviamo in questa zona presentano la caratteristica di essere alquanto numerosi per un’area che si presenta piuttosto ristretta. Questa concentrazione dimostra che la zona doveva essere il confine tra la nazione dei Marsi e il bellicoso popolo equicolano. Infatti, tanta concentrazione di vici e di oppida può trovare giustificazione solo nell’esigenza di difesa, sia delle popolazioni che del bestiame, dalle eventuali scorrerie degli inquieti vicini. Non si deve dimenticare, infatti, che in questa zona il confine dei Marsi si presenta aperto alla pianura e non è più protetto da barriere naturali, come le montagne. Da qui la necessità di rafforzarne la difesa mediante gli insediamenti umani e le opere di fortificazione.

Gli oppida costituiscono un valido rifugio sia per gli uomini che per il bestiame, nell’attesa dei rinforzi e del cessato pericolo. Riportando ora l’attenzione all’area di San Pelino, che è quella che ci interessa da vicino, osserviamo che qui sono esistiti almeno due insediamenti significativi. Oltre alla villa di Vitellio, di cui si parlerà più avanti, si trovano l’antico oppido situato a quota 964 tra le “Collanelle” e Colle Lanciano e il più recente vico adagiato lungo il pendio che si distende al di sotto della Cuna e tra l’attuale San Pelino e il paese vecchio.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

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