Il terremoto del 1915, la prima guerra mondiale e l’epidemia di influenza spagnola si abbatterono sulla Marsica, compromettendo gravemente la vita dei suoi abitanti. Ad Antrosano, la popolazione subì un duro colpo: trentacinque persone, soprattutto bambini e anziani, perirono in quell’epoca, come attestano i registri dell’archivio comunale di Massa d’Albe. Per far fronte all’emergenza, furono create fosse comuni, mentre la comunità si trovò a dover affrontare non solo la perdita di vite umane, ma anche la paura e la disperazione che accompagnavano il morbo. I funerali divennero un evento difficile e inadeguato: le campane non suonavano più a morto e le visite agli ammalati erano proibite per evitare ulteriori contagi.
La paura era palpabile non solo ad Antrosano, ma in tutta Europa, dove si stimò un numero complessivo di circa venti milioni di morti, una mortalità ben più alta di quella causata dalla guerra. Il virus dell’influenza si rivelò particolarmente aggressivo, approfittando dell’alimentazione carente e delle gravi mancanze nel sistema sanitario del tempo. I medici non furono in grado di offrire cure adeguate per la broncopolmonite virale; si dovette attendere l’importante scoperta di Fleming nel 1936, per avere a disposizione antibiotici efficaci contro le infezioni. In quella fase storica, la lotta contro la malattia era limitata e i rituali religiosi venivano utilizzati per invocare protezione.
Le pandemie successive, l’Asiatica del 1957 e la Hong Kong del 1968, presentarono una minore gravità, grazie a migliori condizioni socio-economiche e a misure sanitarie più efficaci. Tuttavia, esse coinvolsero comunque centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Con l’arrivo del nuovo millennio, i ricercatori anticiparono l’emergere di un nuovo virus influenzale, definito cinoaustraliano, il quale colpì un italiano su cinque, rievocando la memoria delle epidemie passate e l’importanza della preparazione sanitaria.
Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).


