Nella seconda metà del secolo, la viabilità di Sampelino subisce notevoli miglioramenti. In precedenza, il paese era attraversato da una sola strada proveniente da Paterno, che si dirigeva verso Cappelle e Torano, con la principale via di comunicazione che conduceva ad Antrosano. Quest’ultimo tratto, rivolto ad occidente, era molto apprezzato dai sampelinesi. In contrapposizione, l’altro tratto, noto come via Paterno, pur essendo meno trafficato, era popolarmente utilizzato durante i giochi, specialmente nelle accessissime disfide del gioco della “Rucica”.
Le altre vie erano poco più che mulattiere, come quella per Avezzano, che attraversava S. Lorenzo e Scalzagallo. Alcuni percorsi montani e quello che scendeva verso il lago, diviso in due rami, terminavano rispettivamente a S. Martino e Caruscino, all’altezza dell’attuale Strada Sette. Con l’avvento della nuova carrozzabile, creata per migliorare il collegamento tra Massa D’Albe e il suo capoluogo, fu realizzato un innesto con la via Valeria, costringendo i sampelinesi a percorrere un tragitto più lungo per raggiungere il paese. La strada, costruita con i fondi comunali, divenne il viale principale del nuovo paese, ma il suo scopo di avvicinare Massa D’Albe e Sampelino finì per allontanarli ulteriormente.
Inoltre, il tragitto obbligava gli abitanti ad attraversare Avezzano, alimentando l’insofferenza nei confronti di un vincolo comunale che sentivano gravoso. Verso la fine del secolo, venne anche realizzato il cimitero del paese, molto atteso dai sampelinesi, stanchi di condividere quello municipale con le altre frazioni, che consideravano scomodo e insufficientemente spazioso. Questo creava conflitti con Massa D’Albe, rendendo ancora più pressante il desiderio di separazione.
Nel 1886, una lettera del viceparroco don Luca Holen al vescovo confermava che i sampelinesi avevano già preparato la loro nuova area, ma non potevano utilizzarla, in quanto priva di recinzione e quindi non ancora benedetta.
Riferimento autore: Pasquale Fracassi.


