Sull’esistenza di un monastero benedettino nel territorio di Cese, si sono susseguite varie discussioni senza raggiungere un accordo definitivo. Andrea Di Pietro, nel suo volume “Origini di Avezzano e dintorni” del 1993, conferma quanto già attestato da storici come Febonio e Corsignani, sostenendo che il monastero fu soppresso con bolla di San Celestino V nel 1299. A seguito di questa soppressione, tutte le rendite furono aggregate al vescovo morsicano, il quale assunse il titolo di Abate di Cese e trasformò il monastero in sua residenza.
Il volume di Di Domenico rafforza ulteriormente questa tesi, presentando altre argomentazioni. Anche nel libro “Capistrello, Storia ed Architettura” di G. Grossi e F. D’Amore, pubblicato nel 2000, si sottolinea l’importanza dei monaci di Montecassino, che giunsero nell’area palentina e sui monti tra Avezzano, Luco e Capistrello. Qui, i monaci eressero il monastero di Sanctae Mariae de Luco, sede della prepositura cassinese della Marsica, dalla quale dipendeva il monastero di Sanctae Mariae in Cesis a partire dal 970.
Ulteriori dettagli storici rivelano che i monaci cassinesi possedevano anche la serra di San Donato e il Colle Freddo di Capistrello, estendendo i loro possedimenti fino a Cese e Avezzano. Anche la chiesa di San Lorenzo in Vico, sul versante fucense, era sotto la loro giurisdizione, insieme al monastero dipendente di Santa Maria di Cese.
Infine, si nota come la presenza benedettina, sebbene ridotta nel prestigio, continuò ad influenzare il territorio di Capistrello nel secolo successivo, con il piccolo monastero di Sancti Petrí, anch’esso legato a quello di Santa Maria di Cese. Questo piccolo monastero, fondato agli inizi del XIII secolo, ebbe una vita breve, poiché fu soppresso già nel 1299, dopo circa un secolo di esistenza.
Riferimento autore: Orme di un borgo, a cura di Osvaldo Cipollone.


