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Muzio Febonio

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Muzio Febonio, tra vicissitudini e genialità, ridefinisce la storia e la cultura della Marsica nel Seicento con opere che oscillano tra la storiografia ed elegie.

Muzio Febonio, nato a Pescina il 13 luglio 1597, appartiene a una famiglia con una lunga tradizione di fedeltà al casato dei Colonna, signori di Cèlano e della Marsica. Tra i suoi antenati si annovera il Vicario Generale di Anagni, Matteo Febonio, e il Cardinale e storico Cesare Baronio, zio materno, che influenzò notevolmente la sua formazione. Dopo aver iniziato la carriera ecclesiastica a Roma, la sua vita prende una piega importante nel 1631, quando viene nominato Abate di S. Cesidio in Trasacco per intercessione di Marcantonio Colonna. Il 1643 segna l’inizio del suo lavoro storiografico con la pubblicazione della “Vita delli gloriosi Martiri S. Cesidio Prete e S. Rufino”, accompagnata dall’intenzione di comporre un’opera più ampia sulla storia dei Marsi. Tuttavia, la sua ambizione di scrivere un’Historia Marsorum non si realizza come previsto e, alla sua morte il 3 gennaio 1663 a Pescina, i manoscritti e appunti lasciati non furono raccolti nell’ordine desiderato. Dopo la sua morte, nel 1678 fu pubblicata postuma l’Historiae Marsorum a cura del vescovo Diego Petra. Questa opera, sebbene scaturita da un lavoro non ultimato e non nella forma originale, ricevette un’accoglienza positiva. Un’altra pubblicazione significativa avvenne nel 1663 con la “Vita di S. Berardo”, contenente anche la biografia di altri santi della Diocesi dei Marsi, testimonianza preziosa della vita religiosa in quest’area. Oltre a questi testi storici, il Febonio scrisse anche opere di poesia, tra cui “L’Amor divino due volte bendato”, in cui si fa riferimento a tematiche religiose attraverso una forma espressiva che cerca di rimanere in equilibrio tra tradizione e innovazione stilistica. Nonostante le difficoltà avute durante il suo soggiorno a L’Aquila, dove affrontò accuse e dissapori, il contributo che ha lasciato è anche un’importante riflessione sulla cultura della Marsica del seicento.

Riferimento autore: Muzio Febonio, prelato, storico e poeta abruzzese del ‘600 (Testi a cura del prof. Vittoriano Esposito).

Muzio Febonio, prelato, storico e poeta abruzzese del ‘600, nacque il 13 luglio 1597. Il suo battesimo è registrato nell’archivio della Cattedrale di Avezzano e fu officiato da don Giovanni Lepore, con Giovanni Battista d’Orlando come padrino. Muzio era il secondo di sei figli: Giulia, Muzio, Porzia, Sulpizia, Armilla e Asdrubale. La famiglia Febonio prestò servizio e mostrò grande fedeltà all’illustre casato dei Colonna, potenti signori di Roma e feudatari della Marsica, sia sul campo di battaglia che attraverso la cultura.

Tra i suoi antenati c’era Matteo Febonio, Vicario Generale di Anagni e nominato alla Cattedra di Cèlano nel 1564. Tuttavia, il suo parente più influente fu il Cardinale Cesare Baronio, zio materno, che introdusse Muzio agli studi e alla carriera ecclesiastica a Roma. La sua gioventù è poco documentata, ma un momento cruciale della sua vita si ebbe nel 1631 quando fu chiamato all’Abazia di S. Cesidio in Trasacco grazie all’interessamento di Marcantonio Colonna. Lì rimase fino ai primi del 1648, con brevi interruzioni per viaggi a Roma, Assisi e Pistoia, per affari legati al suo incarico.

Nel 1643 pubblicò la sua opera “Vita delli gloriosi Martiri S. Cesidio Prete e S. Rufino”, dedicata al Cardinale Mazzarino. Quest’opera, frutto di appassionate indagini, era una preparazione per una più ampia “Storia dei Marsi” che stava scrivendo in latino. Nel Proemio si legge della sua ricerca di antiche scritture e memorie, e delle annotazioni connesse al popolo dei Marsi che sperava un giorno di pubblicare.

Tuttavia, i piani cambiarono. La Storia dei Marsi non si trovò nell’originale, perduto in un ingarbugliato problema legato ai manoscritti di Febonio. Nel 1648, rinunciò all’Abazia di Trasacco per diventare Vicario Generale della Cattedrale di Sulmona. Trasferitosi all’Aquila nel 1651, si entusiasmò all’idea di scoprire le memorie delle terre antiche.

Il soggiorno aquilano, durato tre anni, fu prolifico. Durante questo periodo compose un dramma sacro, S. Bartolomeo Apostolo Martirizzato, e gli idilli de L’Amor divino due volte bendato. Quest’ultima opera, insieme a un compendio di opere storiche, fu un colpo di scena per la conoscenza del Febonio poeta, anche se molti dei suoi lavori rimasero sommergibili. Il dramma sacro e i due idilli furono stampati senza il consenso iniziale dell’autore, ma il loro impatto è significativo.

Dopo le accuse di simonia da parte dell’Arcidiacono Angelini e i conflitti con il nuovo Vescovo Francesco Tellio de Leon, Febonio optò per ritirarsi a Avezzano. In una lettera del 20 agosto 1654, richiese un nuovo incarico, esprimendo il desiderio di essere trasferito a Roma. Nonostante la sua ambizione di riprendere gli studi, un’apparente mancanza di opportunità e una vita di incertezze impedirono di realizzare i suoi progetti.

Negli anni successivi, riusci a concludere la sua Storia dei Marsi, e terminò il lavoro tra il 1661 e il 1662. A seguito della sua morte, avvenuta il 3 gennaio 1663, la sua opera fu pubblicata nel 1678 dal nuovo vescovo dei Marsi, Diego Petra. Pur non avendo la forma originale voluta dall’autore, la sua Historia Marsorum divenne subito apprezzata.

Altre opere postume, tra cui la Vita di S. Berardo, furono pubblicate con grande attesa. Il ritrovamento di ben otto biografie di santi marsicani arricciarono la sua eredità letteraria, confermando finalmente l’importanza del Febonio storico e poeta nel panorama della letteratura abruzzese.

La poesia del Febonio, pur meno nota, rappresenta un significativo capitolo della letteratura d’Abruzzo del ‘600. Il suo impegno per la verità e la bellezza della narrativa storica e religiosa segna un legame profondo tra sacro e profano. In questa ottica, anche le sue osservazioni sulla letteratura e le sue afflizioni trasformano il dramma personale in una riflessione collettiva su cultura e spiritualità, rendendo il suo lavoro un’apprezzabile testimonianza dell’epoca.

Riferimento autore: Vittoriano Esposito.

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Muzio Febonio, prelato, storico e poeta abruzzese del ‘600, nacque il 13 luglio 1597. Il suo battesimo è registrato nell’archivio della Cattedrale di Avezzano e fu officiato da don Giovanni Lepore, con Giovanni Battista d’Orlando come padrino. Muzio era il secondo di sei figli: Giulia, Muzio, Porzia, Sulpizia, Armilla e Asdrubale. La famiglia Febonio prestò servizio e mostrò grande fedeltà all’illustre casato dei Colonna, potenti signori di Roma e feudatari della Marsica, sia sul campo di battaglia che attraverso la cultura.

Tra i suoi antenati c’era Matteo Febonio, Vicario Generale di Anagni e nominato alla Cattedra di Cèlano nel 1564. Tuttavia, il suo parente più influente fu il Cardinale Cesare Baronio, zio materno, che introdusse Muzio agli studi e alla carriera ecclesiastica a Roma. La sua gioventù è poco documentata, ma un momento cruciale della sua vita si ebbe nel 1631 quando fu chiamato all’Abazia di S. Cesidio in Trasacco grazie all’interessamento di Marcantonio Colonna. Lì rimase fino ai primi del 1648, con brevi interruzioni per viaggi a Roma, Assisi e Pistoia, per affari legati al suo incarico.

Nel 1643 pubblicò la sua opera “Vita delli gloriosi Martiri S. Cesidio Prete e S. Rufino”, dedicata al Cardinale Mazzarino. Quest’opera, frutto di appassionate indagini, era una preparazione per una più ampia “Storia dei Marsi” che stava scrivendo in latino. Nel Proemio si legge della sua ricerca di antiche scritture e memorie, e delle annotazioni connesse al popolo dei Marsi che sperava un giorno di pubblicare.

Tuttavia, i piani cambiarono. La Storia dei Marsi non si trovò nell’originale, perduto in un ingarbugliato problema legato ai manoscritti di Febonio. Nel 1648, rinunciò all’Abazia di Trasacco per diventare Vicario Generale della Cattedrale di Sulmona. Trasferitosi all’Aquila nel 1651, si entusiasmò all’idea di scoprire le memorie delle terre antiche.

Il soggiorno aquilano, durato tre anni, fu prolifico. Durante questo periodo compose un dramma sacro, S. Bartolomeo Apostolo Martirizzato, e gli idilli de L’Amor divino due volte bendato. Quest’ultima opera, insieme a un compendio di opere storiche, fu un colpo di scena per la conoscenza del Febonio poeta, anche se molti dei suoi lavori rimasero sommergibili. Il dramma sacro e i due idilli furono stampati senza il consenso iniziale dell’autore, ma il loro impatto è significativo.

Dopo le accuse di simonia da parte dell’Arcidiacono Angelini e i conflitti con il nuovo Vescovo Francesco Tellio de Leon, Febonio optò per ritirarsi a Avezzano. In una lettera del 20 agosto 1654, richiese un nuovo incarico, esprimendo il desiderio di essere trasferito a Roma. Nonostante la sua ambizione di riprendere gli studi, un’apparente mancanza di opportunità e una vita di incertezze impedirono di realizzare i suoi progetti.

Negli anni successivi, riusci a concludere la sua Storia dei Marsi, e terminò il lavoro tra il 1661 e il 1662. A seguito della sua morte, avvenuta il 3 gennaio 1663, la sua opera fu pubblicata nel 1678 dal nuovo vescovo dei Marsi, Diego Petra. Pur non avendo la forma originale voluta dall’autore, la sua Historia Marsorum divenne subito apprezzata.

Altre opere postume, tra cui la Vita di S. Berardo, furono pubblicate con grande attesa. Il ritrovamento di ben otto biografie di santi marsicani arricciarono la sua eredità letteraria, confermando finalmente l’importanza del Febonio storico e poeta nel panorama della letteratura abruzzese.

La poesia del Febonio, pur meno nota, rappresenta un significativo capitolo della letteratura d’Abruzzo del ‘600. Il suo impegno per la verità e la bellezza della narrativa storica e religiosa segna un legame profondo tra sacro e profano. In questa ottica, anche le sue osservazioni sulla letteratura e le sue afflizioni trasformano il dramma personale in una riflessione collettiva su cultura e spiritualità, rendendo il suo lavoro un’apprezzabile testimonianza dell’epoca.

Riferimento autore: Vittoriano Esposito.

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