Il buon comportamento di un sacerdote è sempre stato considerato un fatto normale, mentre gli atteggiamenti contrari alla morale e alle norme canoniche hanno storicamente destato stupore. Eventi anomali tra i religiosi, che non hanno sempre avuto spirito di servizio verso la comunità, sono emersi nel corso dei secoli: dall’archivio diocesano si possono riscontrare fatti delittuosi attribuiti a chierici e sacerdoti. Alcuni di questi eventi si sono verificati tra il 1638 e il 1733, in un arco temporale di oltre tre secoli, dimostrando che in ambito ecclesiastico nulla è immune da irregolarità.
Nella Marsica, il 4 ottobre 1638, è stata presentata una denuncia contro Iorio e un complice, accusati di aver abusato del loro ruolo, caricando di legna bestie durante la festa di San Francesco. Questo fatto è emblematico della generale tolleranza verso i comportamenti discutibili, tanto che a Cèlano nel 1660, i canonici di Albe protestarono per la presenza non autorizzata di curati a una festa religiosa. In un contesto simile, nel 1720, emerge la denuncia di deflorazione di una giovane, Addelia Ruscitti, da parte del chierico Loreto Di Loreto, portando alla luce la violenza perpetrata da chi dovrebbe esercitare la spiritualità e la guida morale.
Un altro episodio significante si verifica nel 1728, quando il massaro Giuseppe Gagliardi si lamenta con il vescovo di Pescina, riguardo alla scarsa disponibilità di un predicatore che non soddisfa le esigenze della comunità. Nel 1732, un chierico è coinvolto in brogli elettorali riguardanti l’elezione dei massari, contribuendo ulteriormente a un clima di disfunzione. Questo scivolare verso pratiche illecite continua, culminando nel 1733 con il caso di Don Gennaro, accusato di condotta indecorosa e scandalosa, aggravata dall’abuso di alcol durante le messe.
Negli anni, oltre ai casi di comportamento immorale, si è assistito anche a furti e gravi incidenti, come il caso del diacono Pietro Antonio Pace nel 1773, accusato di stupro. Su questi fatti si innesta una critica generale al clero, che telefono ai vescovi di Agire per riportare la dignità e la morale nelle comunità. I rapporti tra il clero e la popolazione rivelano un’inefficienza sistemica, che si manifesta evidentemente nei vari reclami e denunce. Nel 19° secolo, i vescovi come Giovanni Camillo Rossi evidenziano la pochissima presenza dei sacerdoti nelle loro parrocchie, dimostrando una continuità nelle problematiche ecclesiastiche in Marsica.
Infine, le annotazioni archivistiche rivelano un passato ricco di eventi e situazioni scandalose, dei quali è fondamentale dare conoscenza. Storie di abusi, irregolarità e comportamenti scorretti da parte di figure religiose fanno parte della storia della Marsica e mostrano come, nel tempo, la comunità sia stata chiamata a confrontarsi con il suo clero e le relative mancanze, a partire da un’analisi critica fino a una richiesta di giustizia.
Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi, Antrosano memoria e storia.


