Avezzano e il suo territorio sono stati profondamente segnati dal terremoto del 13 gennaio 1915. I sopravvissuti, tra cui personaggi come Ricucce, il fabbricante di ruote, e Chiarina, moglie del fornaio Zefferino, si ritrovano in piazza San Bartolomeo, sopraffatti dallo spettacolo di macerie. Ricucce riflette sulle tragedie subite e sulla brutalità della vita, mentre il destino di molti è segnato da perdite incolmabili. Tra i volti noti emerge il sacerdote Don Orione, che si dedica ai minori abbandonati e cerca di far fronte alle difficoltà che la comunità affronta.
Tra le storie di dolore e speranza si sviluppano le vicende degli abitanti, come Boccasciutta, che porta notizie allarmanti su Don Peppe Brògge, giunto tra le macerie, e di Alberte, che con preoccupazione condivide le difficoltà della sua famiglia. La piazza diventa un crocevia di emozioni e racconti, mentre Coline, un muratore di Bisceglie, cerca di ricostruire la sua vita tra i resti della sua casa.
Il crollo ha segnato un nuovo inizio per molti, con figure come Dezza, Ispettore Generale, chiamato a coordinare i soccorsi, e Don Orione, pronto a soccorrere i giovani e a ripristinare la speranza. La comunità, unita dal dolore e dalla determinazione, si rimbocca le maniche per ricostruire non solo le abitazioni, ma anche un senso di comunità e di vita. Tuttavia, la ferita del terremoto rimarrà impressa nella memoria collettiva, un monito alle generazioni future.
Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni.


