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Storia Di Cese… Cenni Sul Terremoto Del 1915

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Il terremoto del 1915 devastò il cuore della Marsica, lasciando Cese e altri centri in macerie e intensificando il bisogno di un intervento rapido e.

Agli inizi del XX secolo, la popolazione di Cése raggiunse quasi i 1300 abitanti. La mattina del 13 gennaio 1915, alle 7.45, un devastante sisma colpì il paese, uccidendo circa 1000 persone, di cui più di trecento all’interno della chiesa durante la messa mattutina. Molti altri perirono nel sonno o nelle stalle. Le case furono quasi completamente distrutte, rimanendo in piedi solo i muri del pianterreno.

La Marsica, compresa Avezzano, che contava oltre 12.000 abitanti, ricevette i soccorsi solo dopo tre o quattro giorni. La tardiva assistenza contribuì ad amplificare la tragedia, facendo sì che il numero delle vittime e dei sopravvissuti fosse di gran lunga più pesante rispetto ad altre aree colpite dal sisma. Secondo la pubblicazione di Enzo Maccallini, “Curiosando per la Marsica”, Avezzano, Cése, e altri centri, subirono perdite ingenti.

Un’unità di soccorso triestina, affiancata da Nazario Sauro, cercò di affrontare l’emergenza secondo le direttive del Genio Civile dell’Aquila. I lavori furono suddivisi in gruppi, ognuno capitanato da un ingegnere. Cése, nonostante fosse nel gruppo 7, si trovava tra i centri più colpiti. I paesi con maggiore devastazione includono Avezzano, Cése, e Cappelle.

I danni nel paese furono enormi e, oltre all’intervento dei volontari, giunse anche il Corpo del 2° Bersaglieri per sostenere le operazioni di soccorso e ricostruzione. Le statistiche riportate da Luìgi Marra e Gaetano Ferri, nel loro libro “1915: il terremoto che sconvolse la Marsica”, evidenziano che la percentuale di morti in alcuni paesi raggiunse addirittura il 95%.

Ricordi di testimoni come Loreta Cipollone, che viveva Cése all’epoca del terremoto, descrivono il caos e la sofferenza vissuti dalla comunità. La popolazione, per lo più contadina e in cerca di aiuto, dovette affrontare l’emergenza con risorse limitate, e molti furono invitati ad espatriare per motivi di sicurezza. Diverse persone trovano rifugio fuori dal paese, mentre in molte famiglie si registravano dispersi tra i giovani. La memoria di quel tragico evento segna ancora profondamente la comunità.

Riferimento autore: Osvaldo Cipollone.

Agli inizi del XX secolo, la popolazione di Cèse si avvicinava alla soglia massima di circa 1300 abitanti. La mattina del 13 gennaio 1915, alle 7.45, ora del sisma, circa 1000 persone perirono, di cui oltre trecento dentro la chiesa, dove si stava celebrando la messa mattutina. Altre vittime furono colte nel sonno, all’interno delle abitazioni, o mentre si trovavano nelle stalle a governare gli animali. Dopo il terremoto, le case furono rase quasi completamente al suolo, con solo i muri del pianterreno che resistettero alla violenza del sisma.

Il luogo in cui si trovava Cèse, unito alla grande quantità di aiuti necessari, comportò un ritardo significativo nei soccorsi. Avezzano, che contava all’epoca più di 12.000 abitanti, si trovò a dover gestire circa mille sopravvissuti. I soccorsi a Cèse arrivarono tre o quattro giorni dopo il disastro, e molti non poterono essere salvati. Questo ritardo contribuì a rendere la tragedia di Cèse di proporzioni ben più ampie rispetto ad altre aree. Il numero delle vittime, la percentuale di morti rispetto agli abitanti e il numero esiguo di sopravvissuti confermarono l’ampiezza della catastrofe.

Nella pubblicazione “Curiosando per la Marsica“, a cura di Enzo Maccallini (ed. Grafiche Di Censo, Avezzano 2001), a pagina 95, sono riportati i paesi della Marsica che hanno subito il più alto tributo di vite a causa di quel sisma. Avezzano, Gioia, San Benedetto dei Marsi, Pescina, Collarmele, Ortucchio, Cèlano, Cèse, Paterno, Mosso d’Albe, Cappelle dei Marsi, Magliano dei Marsi, Lecce dei Marsi, Ortona dei Marsi e Scurcola furono tra i centri più colpiti. In totale, si contarono 29.978 vittime nella Marsica.

Per gestire l’emergenza, una squadra triestina di volontari si recò a Avezzano, dove fu affiancata da Nazario Sauro. Per disposizione del Genio Civile dell’Aquila, i soccorsi furono ripartiti in vari gruppi, ognuno dei quali era comandato da un ingegnere. I gruppi comprendevano più paesi a causa della scarsità di aiuti. Anomalamente, Cèse fu inserita nel settimo gruppo, ma la scelta del Genio Civile era motivata dalla necessità di organizzare l’assistenza e distribuire le risorse.

I paesi più colpiti, che affrontarono la sciagura con più severità, furono nell’ordine: Avezzano, Cèse, Cappelle, Paterno, Collarmele, Gioia e Ortucchio. Gli altri centri della Marsica segnarono meno vittime, grazie alla distanza dall’epicentro e a soccorsi più tempestivi. A Cèse, oltre alla squadra di volontari, fu inviato anche il Corpo del 2° Bersaglieri, composto da un plotone di 63 unità, comandato da un ufficiale.

Particolari aggiuntivi sono stati tratti dal libro “1915: il terremoto che sconvolse la Marsica“, scritto da Luìgi Marra e Gaetano Ferri, due cari conoscenti, il primo dei quali fu dirigente dell’Università dell’Aquila. Il volume contiene un’analisi accurata dell’evento, con dettagli e notizie documentate. A pagina 331 è inclusa una tabella che mostra la percentuale di morti registrati nei vari paesi della Marsica.

Nel libro è anche menzionata Cèse, con un’illustrazione delle operazioni di soccorso a Cèse e del gruppo in movimento con Nazario Sauro. A pagina 62 sono pubblicate le foto relative all’attendamento operato. Le testimonianze di chi visse quel tragico evento, come quelle di zia Loreta Cipollone, nata a Cèse nel 1904, offrono un’ulteriore dimensione al ricordo. Loreta ha descritto come, poco prima del terremoto, la maestra aveva parlato di diversi tipi di terremoti. Al momento del sisma, spaventata, ricordò di aver visto le travi oscillare e le persone uscire dalle case.

Il terremoto avvenne di mattina, durante la messa, e molte persone morirono proprio in chiesa. Le macerie ingombravano i vicoli e i soccorsi faticavano a intervenire per trasportare i feriti. I morti furono esposti in piazza, ma non furono seppelliti immediatamente a causa del gran numero. In seguito, giunsero delle persone dai paesi vicini per aiutare e alcuni tentarono anche di rubare. Tra le macerie, i sopravvissuti si adattarono come poterono, accendendo fuochi all’aperto e costruendo baracche con materiali recuperati.

Passarono alcuni giorni prima che gli aiuti iniziarono ad arrivare, portando sacchi di pane, pasta e biscotti. Nonostante i tempi tristi, la comunità cominciò a riprendersi, grazie anche allache fu fornita dallo Stato. Molti trovarono ospitalità al di fuori di Cèse, mentre alcuni minorenni vennero portati in istituti o presso privati. Due bambine di Cèse, Orlandi Carmina e Giovannina Cipollone, vennero trasferite a Roma.

Il ricordo di quanti perirono in quella dolorosa catastrofe rimane vivo, e nel corso degli anni sono state registrate molte testimonianze degli anziani, tra cui quella di chi ha vissuto quei tragici eventi. Come segnalato in precedenti pubblicazioni, l’elenco dei nomi di quanti sono deceduti è aggiornato continuamente, e purtroppo è incluso anche il nome di mio padre, che fu per noi tutti una fonte inesauribile di insegnamenti e storie.

Fortunatamente, al momento della stampa di questo volume, molti degli anziani di Cèse riportati nell’elenco sono ancora vivi.

Bruno Rosa, Ciciarelli Adolfo, Di Giamberardino Immacolata, Marchionni Irene, Marchionni Sofia, Marchionni Polisia, Petracca Candide Rose, Petracca Giocondo, Petracco Lidia e Torge Antonino sono solo alcuni degli ultraottantenni citati, ciascuno con la propria storia da raccontare.

Riferimento autore: Orme di un borgo, testi a cura di Osvaldo Cipollone.

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Ospitalità e servizi

Agli inizi del XX secolo, la popolazione di Cèse si avvicinava alla soglia massima di circa 1300 abitanti. La mattina del 13 gennaio 1915, alle 7.45, ora del sisma, circa 1000 persone perirono, di cui oltre trecento dentro la chiesa, dove si stava celebrando la messa mattutina. Altre vittime furono colte nel sonno, all’interno delle abitazioni, o mentre si trovavano nelle stalle a governare gli animali. Dopo il terremoto, le case furono rase quasi completamente al suolo, con solo i muri del pianterreno che resistettero alla violenza del sisma.

Il luogo in cui si trovava Cèse, unito alla grande quantità di aiuti necessari, comportò un ritardo significativo nei soccorsi. Avezzano, che contava all’epoca più di 12.000 abitanti, si trovò a dover gestire circa mille sopravvissuti. I soccorsi a Cèse arrivarono tre o quattro giorni dopo il disastro, e molti non poterono essere salvati. Questo ritardo contribuì a rendere la tragedia di Cèse di proporzioni ben più ampie rispetto ad altre aree. Il numero delle vittime, la percentuale di morti rispetto agli abitanti e il numero esiguo di sopravvissuti confermarono l’ampiezza della catastrofe.

Nella pubblicazione “Curiosando per la Marsica“, a cura di Enzo Maccallini (ed. Grafiche Di Censo, Avezzano 2001), a pagina 95, sono riportati i paesi della Marsica che hanno subito il più alto tributo di vite a causa di quel sisma. Avezzano, Gioia, San Benedetto dei Marsi, Pescina, Collarmele, Ortucchio, Cèlano, Cèse, Paterno, Mosso d’Albe, Cappelle dei Marsi, Magliano dei Marsi, Lecce dei Marsi, Ortona dei Marsi e Scurcola furono tra i centri più colpiti. In totale, si contarono 29.978 vittime nella Marsica.

Per gestire l’emergenza, una squadra triestina di volontari si recò a Avezzano, dove fu affiancata da Nazario Sauro. Per disposizione del Genio Civile dell’Aquila, i soccorsi furono ripartiti in vari gruppi, ognuno dei quali era comandato da un ingegnere. I gruppi comprendevano più paesi a causa della scarsità di aiuti. Anomalamente, Cèse fu inserita nel settimo gruppo, ma la scelta del Genio Civile era motivata dalla necessità di organizzare l’assistenza e distribuire le risorse.

I paesi più colpiti, che affrontarono la sciagura con più severità, furono nell’ordine: Avezzano, Cèse, Cappelle, Paterno, Collarmele, Gioia e Ortucchio. Gli altri centri della Marsica segnarono meno vittime, grazie alla distanza dall’epicentro e a soccorsi più tempestivi. A Cèse, oltre alla squadra di volontari, fu inviato anche il Corpo del 2° Bersaglieri, composto da un plotone di 63 unità, comandato da un ufficiale.

Particolari aggiuntivi sono stati tratti dal libro “1915: il terremoto che sconvolse la Marsica“, scritto da Luìgi Marra e Gaetano Ferri, due cari conoscenti, il primo dei quali fu dirigente dell’Università dell’Aquila. Il volume contiene un’analisi accurata dell’evento, con dettagli e notizie documentate. A pagina 331 è inclusa una tabella che mostra la percentuale di morti registrati nei vari paesi della Marsica.

Nel libro è anche menzionata Cèse, con un’illustrazione delle operazioni di soccorso a Cèse e del gruppo in movimento con Nazario Sauro. A pagina 62 sono pubblicate le foto relative all’attendamento operato. Le testimonianze di chi visse quel tragico evento, come quelle di zia Loreta Cipollone, nata a Cèse nel 1904, offrono un’ulteriore dimensione al ricordo. Loreta ha descritto come, poco prima del terremoto, la maestra aveva parlato di diversi tipi di terremoti. Al momento del sisma, spaventata, ricordò di aver visto le travi oscillare e le persone uscire dalle case.

Il terremoto avvenne di mattina, durante la messa, e molte persone morirono proprio in chiesa. Le macerie ingombravano i vicoli e i soccorsi faticavano a intervenire per trasportare i feriti. I morti furono esposti in piazza, ma non furono seppelliti immediatamente a causa del gran numero. In seguito, giunsero delle persone dai paesi vicini per aiutare e alcuni tentarono anche di rubare. Tra le macerie, i sopravvissuti si adattarono come poterono, accendendo fuochi all’aperto e costruendo baracche con materiali recuperati.

Passarono alcuni giorni prima che gli aiuti iniziarono ad arrivare, portando sacchi di pane, pasta e biscotti. Nonostante i tempi tristi, la comunità cominciò a riprendersi, grazie anche allache fu fornita dallo Stato. Molti trovarono ospitalità al di fuori di Cèse, mentre alcuni minorenni vennero portati in istituti o presso privati. Due bambine di Cèse, Orlandi Carmina e Giovannina Cipollone, vennero trasferite a Roma.

Il ricordo di quanti perirono in quella dolorosa catastrofe rimane vivo, e nel corso degli anni sono state registrate molte testimonianze degli anziani, tra cui quella di chi ha vissuto quei tragici eventi. Come segnalato in precedenti pubblicazioni, l’elenco dei nomi di quanti sono deceduti è aggiornato continuamente, e purtroppo è incluso anche il nome di mio padre, che fu per noi tutti una fonte inesauribile di insegnamenti e storie.

Fortunatamente, al momento della stampa di questo volume, molti degli anziani di Cèse riportati nell’elenco sono ancora vivi.

Bruno Rosa, Ciciarelli Adolfo, Di Giamberardino Immacolata, Marchionni Irene, Marchionni Sofia, Marchionni Polisia, Petracca Candide Rose, Petracca Giocondo, Petracco Lidia e Torge Antonino sono solo alcuni degli ultraottantenni citati, ciascuno con la propria storia da raccontare.

Riferimento autore: Orme di un borgo, testi a cura di Osvaldo Cipollone.

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