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Storia Di Antrosano… Occupazione Tedesca

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Il fascino oscuro della guerra: dal crollo del Fascismo alla fuga del Re, ecco come l’Abruzzo si trasformò in crocevia di eroi e traditori.

Caduto il Fascismo il 25 luglio 1943, l’Abruzzo assunse un ruolo politico di rilievo: qui si trovava Benito Mussolini a Campo Imperatore sul Gran Sasso d’Italia dal 6 al 12 settembre e il Re Vittorio Emanuele III transitò ad Antrosano prima di imbarcarsi ad Ortona a Mare per Brindisi. L’otto settembre, il proclama del Maresciallo Badoglio annunciò l’armistizio con le forze alleate, accolto con gioia dalla popolazione. Nonostante i pochi possessori di radio, la notizia si diffuse rapidamente e le campane suonarono a festa.

Nei giorni successivi, l’Italia fu invasa dalle truppe tedesche e la guerra continuava. I prigionieri di guerra nel campo di concentramento di Avezzano fuggirono verso la Marsica, mentre l’esercito italiano si disfaceva. Il 9 settembre, il Re fuggì da Roma con il suo seguito, percorrendo la Tiburtina Valeria fino a Cappelle dei Marsi, per poi deviare verso Antrosano, dove fu accolto dalla famiglia Berardino Paoloni. Dopo un breve riposo, il Re si fermò a rifornirsi di benzina presso un distributore locale prima di proseguire per Ortona a Mare e Brindisi.

Pochi giorni dopo, Antrosano divenne meta di sfollati e prigionieri di guerra, e le truppe tedesche occuparono diverse abitazioni private e l’edificio scolastico, creando difficoltà anche per la popolazione locale. Mentre le persone cercavano di nascondere beni essenziali per evitare razioni, ci furono anche tentativi audaci di smantellare le baracche del campo di Avezzano. Tuttavia, un abitante fu colto in flagrante e denunciato per furto e violazione di domicilio.

La presenza della decima armata tedesca portò poi al bombardamento di Massa d’Albe, con molte vittime tra i civili. Le abitazioni di diversi antrosanesi furono occupate dai soldati, causando ulteriori sofferenze. Nonostante le severe rappresaglie, gli abitanti di Antrosano continuarono ad aiutare i prigionieri di guerra, offrendo cibo e indumenti. Nel 1944, gli Alleati riconobbero il coraggio di alcuni cittadini, conferendo attestati di riconoscenza a chi si era prodigato per la causa dei soldati nascosti.

Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi, Antrosano memoria e storia.

Caduto il Fascismo il 25 luglio 1943, l’Abruzzo assunse un ruolo politico importante sia per la presenza di Benito Mussolini a Campo Imperatore sul Gran Sasso d’Italia dal 6 al 12 settembre, sia per il passaggio e soggiorno del Re Vittorio Emanuele III, prima ad Antrosano e poi nel porto di Ortona a Mare, per imbarcarsi e raggiungere Brindisi. L’otto settembre 1943, la radio trasmise il proclama del Maresciallo Badoglio della fine della guerra e l’armistizio con le forze alleate. Pochi erano coloro che possedevano una radio, ma la notizia si diffuse rapidamente tra la popolazione, che l’accolse con grida di gioia. Più di qualche superstite ricorda che le campane suonarono a festa per rallegrare tutti della buona notizia.

Nei giorni successivi, purtroppo, l’Italia fu invasa dalle forze armate tedesche; la guerra non era ancora finita. I prigionieri di guerra rinchiusi nel campo di concentramento di Avezzano fuggirono per i monti circostanti la Marsica o furono accolti e nascosti nelle stalle e negli scantinati. L’esercito italiano si era disfatto e i soldati erano sbandati. Il Re Vittorio Emanuele III, il giorno nove settembre, fuggì da Roma con il suo seguito, percorrendo la strada Tiburtina Valeria fino a Cappelle dei Marsi; qui l’autocolonna devió lungo via Romana, raggiungendo Antrosano. Gli illustri ospiti furono accolti in casa della famiglia Berardino Paoloni per un breve riposo.

Cambiatisi i vestiti militari, il Re con il suo seguito fece una sosta al distributore di benzina Esso tra via XX Settembre e piazza Orlandini, gestito da Alfredo Iacone, che fu avvisato dal Prefetto tramite i carabinieri, per effettuare il rifornimento di benzina. Da qui, gli automezzi ripartirono per raggiungere Ortona a Mare e successivamente Brindisi.

Di lì a pochi giorni, Antrosano fu meta di sfollati, prigionieri di guerra indiani e pakistani. Poi arrivarono i tedeschi, che occuparono diverse abitazioni private e l’edificio scolastico, dove installarono una cucina da campo. Furono mesi difficili per tutti; mancavano i generi di prima necessità, e per razionarli occorreva la tessera annonaria con tanti bollini quanti erano i membri del nucleo familiare. Per evitare rastrellamenti da parte delle truppe tedesche, furono nascosti maiali e vacche. Qualcuno, sprezzante del pericolo, nottetempo si allenava a smantellare le baracche del campo di concentramento di Avezzano.

I vigili urbani di Avezzano sorpresero sul fatto un malcapitato, che fu denunciato all’autorità giudiziaria per furto, danneggiamento e violazione di domicilio. A causa della presenza della decima armata tedesca, Massa d’Albe fu bombardata per ben due volte; molti furono i morti e i feriti. Le seguenti abitazioni di antrosanesi furono occupate dai tedeschi: Celestino Amatilli di Amedeo, Alessandro Babbo fu Francesco, Antonio Babbo fu Albino, Mario Capoccetti fu Giandomenico, Vincenzo ed Ettore Contestabile fu Antonio.

Furono occupate anche Piacente Di Stefano, Enrico Di Stefano di F. Antonio, Agata Di Rocco ved. Di Stefano, Onorina Di Rocco, Gianfelice Gatti fu Onofrio, Tommaso Gatti, Enrica Gatti ved. Di Rocco, Luigi Gatti, Domenico Ruscitti fu Giannantonio, Antonio Ruscitti fu Fedele e il Sacerdote don Orlando Di Iorio.

Pur andando incontro a severe rappresaglie da parte dei tedeschi per aver soccorso e nascosto ex prigionieri di guerra, i generosi abitanti di Antrosano non si rifiutarono di dare un sostanzioso aiuto in cibo e indumenti ai soldati nascosti. Per questi motivi, alla fine dell’anno 1944, gli Alleati consegnarono un attestato di riconoscenza ai seguenti benefattori: Francesco Gatti fu Antonio, Pacifico, Filomeno, Giuseppe, Guido ed Ercole Babbo fu Ottavio, Oreste Gatti fu Onorio, Marco Gatti fu Luigi, Francesco Ruscitti fu Alfonso.

Altri beneficiari furono Gianfelice Gatti fu Onorio, Domenico e Nicola D’Angelo fu Raffaele, Divina Gatti di Paris, Speranza Luccitti di Antonio, Pietro D’Angelo di Giuseppe, Giuseppe Gatti fu Mario, Gioia Luccitti di Carlo, Antonio Di Matteo fu Pasquale, Berardino Paoloni fu Mario, Domenicantonio Ruscitti fu Vincenzo.

I documenti originali si trovano negli archivi delle Ambasciate di U.S.A. e d’Inghilterra a Roma.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

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Ospitalità e servizi

Caduto il Fascismo il 25 luglio 1943, l’Abruzzo assunse un ruolo politico importante sia per la presenza di Benito Mussolini a Campo Imperatore sul Gran Sasso d’Italia dal 6 al 12 settembre, sia per il passaggio e soggiorno del Re Vittorio Emanuele III, prima ad Antrosano e poi nel porto di Ortona a Mare, per imbarcarsi e raggiungere Brindisi. L’otto settembre 1943, la radio trasmise il proclama del Maresciallo Badoglio della fine della guerra e l’armistizio con le forze alleate. Pochi erano coloro che possedevano una radio, ma la notizia si diffuse rapidamente tra la popolazione, che l’accolse con grida di gioia. Più di qualche superstite ricorda che le campane suonarono a festa per rallegrare tutti della buona notizia.

Nei giorni successivi, purtroppo, l’Italia fu invasa dalle forze armate tedesche; la guerra non era ancora finita. I prigionieri di guerra rinchiusi nel campo di concentramento di Avezzano fuggirono per i monti circostanti la Marsica o furono accolti e nascosti nelle stalle e negli scantinati. L’esercito italiano si era disfatto e i soldati erano sbandati. Il Re Vittorio Emanuele III, il giorno nove settembre, fuggì da Roma con il suo seguito, percorrendo la strada Tiburtina Valeria fino a Cappelle dei Marsi; qui l’autocolonna devió lungo via Romana, raggiungendo Antrosano. Gli illustri ospiti furono accolti in casa della famiglia Berardino Paoloni per un breve riposo.

Cambiatisi i vestiti militari, il Re con il suo seguito fece una sosta al distributore di benzina Esso tra via XX Settembre e piazza Orlandini, gestito da Alfredo Iacone, che fu avvisato dal Prefetto tramite i carabinieri, per effettuare il rifornimento di benzina. Da qui, gli automezzi ripartirono per raggiungere Ortona a Mare e successivamente Brindisi.

Di lì a pochi giorni, Antrosano fu meta di sfollati, prigionieri di guerra indiani e pakistani. Poi arrivarono i tedeschi, che occuparono diverse abitazioni private e l’edificio scolastico, dove installarono una cucina da campo. Furono mesi difficili per tutti; mancavano i generi di prima necessità, e per razionarli occorreva la tessera annonaria con tanti bollini quanti erano i membri del nucleo familiare. Per evitare rastrellamenti da parte delle truppe tedesche, furono nascosti maiali e vacche. Qualcuno, sprezzante del pericolo, nottetempo si allenava a smantellare le baracche del campo di concentramento di Avezzano.

I vigili urbani di Avezzano sorpresero sul fatto un malcapitato, che fu denunciato all’autorità giudiziaria per furto, danneggiamento e violazione di domicilio. A causa della presenza della decima armata tedesca, Massa d’Albe fu bombardata per ben due volte; molti furono i morti e i feriti. Le seguenti abitazioni di antrosanesi furono occupate dai tedeschi: Celestino Amatilli di Amedeo, Alessandro Babbo fu Francesco, Antonio Babbo fu Albino, Mario Capoccetti fu Giandomenico, Vincenzo ed Ettore Contestabile fu Antonio.

Furono occupate anche Piacente Di Stefano, Enrico Di Stefano di F. Antonio, Agata Di Rocco ved. Di Stefano, Onorina Di Rocco, Gianfelice Gatti fu Onofrio, Tommaso Gatti, Enrica Gatti ved. Di Rocco, Luigi Gatti, Domenico Ruscitti fu Giannantonio, Antonio Ruscitti fu Fedele e il Sacerdote don Orlando Di Iorio.

Pur andando incontro a severe rappresaglie da parte dei tedeschi per aver soccorso e nascosto ex prigionieri di guerra, i generosi abitanti di Antrosano non si rifiutarono di dare un sostanzioso aiuto in cibo e indumenti ai soldati nascosti. Per questi motivi, alla fine dell’anno 1944, gli Alleati consegnarono un attestato di riconoscenza ai seguenti benefattori: Francesco Gatti fu Antonio, Pacifico, Filomeno, Giuseppe, Guido ed Ercole Babbo fu Ottavio, Oreste Gatti fu Onorio, Marco Gatti fu Luigi, Francesco Ruscitti fu Alfonso.

Altri beneficiari furono Gianfelice Gatti fu Onorio, Domenico e Nicola D’Angelo fu Raffaele, Divina Gatti di Paris, Speranza Luccitti di Antonio, Pietro D’Angelo di Giuseppe, Giuseppe Gatti fu Mario, Gioia Luccitti di Carlo, Antonio Di Matteo fu Pasquale, Berardino Paoloni fu Mario, Domenicantonio Ruscitti fu Vincenzo.

I documenti originali si trovano negli archivi delle Ambasciate di U.S.A. e d’Inghilterra a Roma.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

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