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San Bonifacio Iv E La Marsica

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Dalla Marsica al Pantheon: scopri come Bonifacio IV ha trasformato la sua eredità in un simbolo di fede e cultura.

Nel Liber Pontificalis, si narra che Bonifacio IV, “figlio di Giovanni medico”, nacque nella “città di Valeria della nazione dei Marsi”. È importante precisare che anticamente esisteva una città chiamata Varia o Valeria, corrispondente all’odierna Vicovaro, ma essa non apparteneva ai Marsi. Gli storici marsicani, come Febonio e Corsignani, si riferivano probabilmente a Marruvio, antico fulcro dei Marsi, identificando così la provincia Valeria con la sua via romana. Inoltre, San Bonifacio IV fondò nella sua casa un monastero dedicato a San Benedetto, confermando l’importanza della sua famiglia e la sua solida educazione, verosimilmente avvenuta a Montecassino.

Bonifacio IV fu consacrato il 15 settembre 608, e nello stesso anno consacrò il grandioso Pantheon a S. Maria ad Martires. Il Liber Pontificalis riporta il coinvolgimento dell’imperatore Foca nell’assegnargli donativi per il tempio, ora dedicato a Maria e ai Martiri. Nel 610, convocò un Sinodo a Roma, dove si stabilì che i monaci avessero diritto a celebrare il Sacrificio Eucaristico; in seguito, dedicò una chiesa in montagna a “Maria Santissima dei Bisognosi”, testimoniando la sua attenzione per i bisognosi attraverso opere miracolose, confermando l’impegno pastorale e caritativo.

Nello stesso anno, scrisse lettere significative per il monastero dei SS. Pietro e Paolo in Londra e per il re Ethelberto, dimostrando la sua ricerca di una Chiesa inglese forte e unita, a fianco di figure come San Gregorio Magno e San Agostino. Bonifacio IV affrontò anche il problema dei Tre Capitoli in Aquileia, mirando a restaurare la pace. Le sue lettere al vescovo di Arles e al re dei Franchi evidenziano il suo approccio paterno nei confronti della comunità cristiana e della Chiesa nel suo insieme.

Il pontefice morì il 25 maggio 615 e fu sepolto presso il Beato Pietro Apostolo. Durante il medioevo, il suo culto restò oscuro, ma il suo nome riemerse con Bonifacio VIII, il quale ne celebrò la memoria nella Basilica Vaticana. Inoltre, Bonifacio IV non dimenticò mai la sua terra natale, la Marsica, offrendo supporto durante l’invasione longobarda, cercando di risollevare le condizioni dei suoi concittadini oppressi, trasformando la casa paterna in un monastero benedettino e avviando così una rinascita culturale e spirituale nella regione.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

Nel Liber Pontificalis si legge che Bonifacio IV, “figlio di Giovanni medico”, nacque nella “città di Valeria della nazione dei Marsi”. È importante chiarire che anticamente esisteva una città chiamata Varia o Valeria, oggi corrispondente a Vicovaro, presso Tivoli. Tuttavia, essa si trovava nella regione degli Equi e non poteva appartenere alla nazione dei Marsi. Febonio, Corsignani, e Di Pietro, nel menzionare Valeria come una città, intendevano senza dubbio riferirsi alla più antica città dei Marsi, Marruvio, che per il suo passato glorioso poteva ben rappresentare la “provincia” chiamata Valeria.

La provincia era attraversata dalla via romana omonima. Questi storici, da compiuti prelati, non osando contraddire il Liber Pontificalis, sapevano bene che la regione dei Marsi doveva essere annoverata anche nella provincia di Valeria, come chiarito da Paolo Diacono nella sua Mistoria Langobardorum.

Inoltre, qualsiasi opinione riguardo a questa tematica, espressa da autori come Duchesne, Holstein, Romanelli e Fernique, è convalidata dal fatto che San Bonifacio IV fondò nella sua casa paterna il monastero di San Benedetto, dal quale prese il nome l’abitato rimasto dell’antica città di Marruvio, dopo il trasferimento della sede vescovile a Pescina. La professione del padre evidenzia il benessere economico della famiglia del Pontefice, il quale ricevette un’istruzione e un’educazione adeguate.

È probabile che Bonifacio IV abbia completato i suoi studi in Montecassino, seguendo le orme di San Benedetto, accogliendo la sua regola con grande fedeltà. Sotto il pontificato di S. Gregorio Magno, fu incaricato di importanti mansioni, tra cui quella di “Dispensator Ecclesiae Romariae”, brillando per la carità durante la grave carestia e pestilenza che afflissero Roma.

Bonifacio IV fu consacrato Pontefice il 15 settembre 608, come indicato nelle vite di Bonifacio III e IV nel Liber Pontificalis. Nello stesso anno, o nel 609, consacrò a S. Maria ad Martires il magnifico tempio di Agrippa, noto come Pantheon, che riuscì a sfidare le inondazioni del Tevere e altre minacce. Il Liber Pontificalis riporta che Bonifacio ottenne il tempio dall’imperatore Foca, convertendolo in chiesa dedicata a Maria e ai Martiri, ricevendo ricchi donativi dall’imperatore.

Da quel momento, si diffuse dalla Rotonda di S. Maria ad Martires lo spirito di venerazione per tutti i Santi, commemorati il 1° novembre, a cui si aggiunse, il giorno seguente, il suffragio per i morti in beatitudine. Per stabilire norme definitive sulla vita monastica, Bonifacio IV convocò il 27 febbraio 610 un Sinodo dei Vescovi d’Italia a Roma, al quale partecipò anche Mellito, vescovo di Londra. Il Sinodo stabilì che “era lecito ai monaci ministrare ovunque con il loro ufficio sacerdotale”.

Nel mese di giugno 610, visitò la montagna di Carsoli, tra Pereto e Rocca di Botte, per dedicare una chiesa a “Maria Santissima dei Bisognosi”, nota per le sue grazie. Si narra che Bonifacio IV fu miracolosamente liberato da un male inguaribile, secondo un manoscritto in possesso della famiglia Maccafani di Pereto. In quell’occasione, Bonifacio IV fece molti doni alla chiesa e abbondanti elargizioni ai poveri, arricchendola di indulgenze.

Nello stesso anno, inviò una lettera a Ethelberto, re degli Inglesi, riguardante le decisioni del Sinodo romano sui monaci, e un’altra, concedendo privilegi al monastero dei SS. Pietro e Paolo in Londra. Ebbe anche scambi di corrispondenza con S. Colombano, apostolo dei Celti, sulle questioni liturgiche, in particolare sul computo del tempo per la Pasqua. Bonifacio IV, in tal modo, si distinse per la sua benevolenza e la sua paternalità, seguendo l’esempio di S. Gregorio Magno.

La sua saggezza si rivelò anche nella questione dei Tre Capitoli, che aveva provocato uno scisma in Aquileia; Bonifacio IV lavorò per ristabilire la pace e la concordia in quella Chiesa. Le sue qualità di Sommo Pontefice emergeranno anche nelle due lettere scritte il 23 agosto 613: una al vescovo di Arles, Floriano, e l’altra a Teodorico, re dei Franchi, dove esprime il suo supporto e i suoi consigli per le elezioni ecclesiastiche.

Bonifacio IV morì il 25 maggio 615 e fu sepolto presso il “Beato Pietro Apostolo”. Nonostante il culto di Bonifacio IV fosse ignoto nel medioevo, egli fu probabilmente ricordato tra il popolo. Quando le sue ossa furono ritrovate, Bonifacio VIII scrisse il suo nome nell’indice dei Santi e eresse un’ara in sua memoria, che ancora oggi si può vedere nella Basilica Vaticana, riassumendo le gesta di questo glorioso Pontefice della Chiesa dei Marsi.

Queste informazioni evidenziano il suo pontificato e la sua attenzione verso la terra natale, alla quale offrì un valido sostegno in momenti difficili, come durante l’invasione longobarda. Il suo forte animo, educato alla regola benedettina, si oppose all’ devastazione dei paesi marsi. Riconobbe l’urgenza di alleviare la devastazione, utilizzando la carità sorretta da una fede incrollabile come mezzi per affrontare l’oppressione. Delineò un’azione volta a temperare i costumi barbarici attraverso un’efficace operazione religiosa.

Il primo atto significativo di Bonifacio IV fu la trasformazione della sua casa paterna in monastero benedettino a Marruvio, conosciuta poi col nome di Marsi o Marsia, grazie ai lavori di Teodorico, re dei Goti. Da questo monastero nacquero seguendo la regola benedettina diversi cenobi, come quello di Santa Maria di Luco, quello di S. Pietro in Albe e S. Salvatore presso il tempio di Giove Statore, solo per citarne alcuni. Questi cenobi divennero importanti centri di luce e opere per i Marsi, sostenendo i loro abitanti durante i tempi di difficoltà tra le incursioni dei Longobardi. La rinascita delle popolazioni marsiche iniziò grazie all’azione di Bonifacio IV.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

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Nel Liber Pontificalis si legge che Bonifacio IV, “figlio di Giovanni medico”, nacque nella “città di Valeria della nazione dei Marsi”. È importante chiarire che anticamente esisteva una città chiamata Varia o Valeria, oggi corrispondente a Vicovaro, presso Tivoli. Tuttavia, essa si trovava nella regione degli Equi e non poteva appartenere alla nazione dei Marsi. Febonio, Corsignani, e Di Pietro, nel menzionare Valeria come una città, intendevano senza dubbio riferirsi alla più antica città dei Marsi, Marruvio, che per il suo passato glorioso poteva ben rappresentare la “provincia” chiamata Valeria.

La provincia era attraversata dalla via romana omonima. Questi storici, da compiuti prelati, non osando contraddire il Liber Pontificalis, sapevano bene che la regione dei Marsi doveva essere annoverata anche nella provincia di Valeria, come chiarito da Paolo Diacono nella sua Mistoria Langobardorum.

Inoltre, qualsiasi opinione riguardo a questa tematica, espressa da autori come Duchesne, Holstein, Romanelli e Fernique, è convalidata dal fatto che San Bonifacio IV fondò nella sua casa paterna il monastero di San Benedetto, dal quale prese il nome l’abitato rimasto dell’antica città di Marruvio, dopo il trasferimento della sede vescovile a Pescina. La professione del padre evidenzia il benessere economico della famiglia del Pontefice, il quale ricevette un’istruzione e un’educazione adeguate.

È probabile che Bonifacio IV abbia completato i suoi studi in Montecassino, seguendo le orme di San Benedetto, accogliendo la sua regola con grande fedeltà. Sotto il pontificato di S. Gregorio Magno, fu incaricato di importanti mansioni, tra cui quella di “Dispensator Ecclesiae Romariae”, brillando per la carità durante la grave carestia e pestilenza che afflissero Roma.

Bonifacio IV fu consacrato Pontefice il 15 settembre 608, come indicato nelle vite di Bonifacio III e IV nel Liber Pontificalis. Nello stesso anno, o nel 609, consacrò a S. Maria ad Martires il magnifico tempio di Agrippa, noto come Pantheon, che riuscì a sfidare le inondazioni del Tevere e altre minacce. Il Liber Pontificalis riporta che Bonifacio ottenne il tempio dall’imperatore Foca, convertendolo in chiesa dedicata a Maria e ai Martiri, ricevendo ricchi donativi dall’imperatore.

Da quel momento, si diffuse dalla Rotonda di S. Maria ad Martires lo spirito di venerazione per tutti i Santi, commemorati il 1° novembre, a cui si aggiunse, il giorno seguente, il suffragio per i morti in beatitudine. Per stabilire norme definitive sulla vita monastica, Bonifacio IV convocò il 27 febbraio 610 un Sinodo dei Vescovi d’Italia a Roma, al quale partecipò anche Mellito, vescovo di Londra. Il Sinodo stabilì che “era lecito ai monaci ministrare ovunque con il loro ufficio sacerdotale”.

Nel mese di giugno 610, visitò la montagna di Carsoli, tra Pereto e Rocca di Botte, per dedicare una chiesa a “Maria Santissima dei Bisognosi”, nota per le sue grazie. Si narra che Bonifacio IV fu miracolosamente liberato da un male inguaribile, secondo un manoscritto in possesso della famiglia Maccafani di Pereto. In quell’occasione, Bonifacio IV fece molti doni alla chiesa e abbondanti elargizioni ai poveri, arricchendola di indulgenze.

Nello stesso anno, inviò una lettera a Ethelberto, re degli Inglesi, riguardante le decisioni del Sinodo romano sui monaci, e un’altra, concedendo privilegi al monastero dei SS. Pietro e Paolo in Londra. Ebbe anche scambi di corrispondenza con S. Colombano, apostolo dei Celti, sulle questioni liturgiche, in particolare sul computo del tempo per la Pasqua. Bonifacio IV, in tal modo, si distinse per la sua benevolenza e la sua paternalità, seguendo l’esempio di S. Gregorio Magno.

La sua saggezza si rivelò anche nella questione dei Tre Capitoli, che aveva provocato uno scisma in Aquileia; Bonifacio IV lavorò per ristabilire la pace e la concordia in quella Chiesa. Le sue qualità di Sommo Pontefice emergeranno anche nelle due lettere scritte il 23 agosto 613: una al vescovo di Arles, Floriano, e l’altra a Teodorico, re dei Franchi, dove esprime il suo supporto e i suoi consigli per le elezioni ecclesiastiche.

Bonifacio IV morì il 25 maggio 615 e fu sepolto presso il “Beato Pietro Apostolo”. Nonostante il culto di Bonifacio IV fosse ignoto nel medioevo, egli fu probabilmente ricordato tra il popolo. Quando le sue ossa furono ritrovate, Bonifacio VIII scrisse il suo nome nell’indice dei Santi e eresse un’ara in sua memoria, che ancora oggi si può vedere nella Basilica Vaticana, riassumendo le gesta di questo glorioso Pontefice della Chiesa dei Marsi.

Queste informazioni evidenziano il suo pontificato e la sua attenzione verso la terra natale, alla quale offrì un valido sostegno in momenti difficili, come durante l’invasione longobarda. Il suo forte animo, educato alla regola benedettina, si oppose all’ devastazione dei paesi marsi. Riconobbe l’urgenza di alleviare la devastazione, utilizzando la carità sorretta da una fede incrollabile come mezzi per affrontare l’oppressione. Delineò un’azione volta a temperare i costumi barbarici attraverso un’efficace operazione religiosa.

Il primo atto significativo di Bonifacio IV fu la trasformazione della sua casa paterna in monastero benedettino a Marruvio, conosciuta poi col nome di Marsi o Marsia, grazie ai lavori di Teodorico, re dei Goti. Da questo monastero nacquero seguendo la regola benedettina diversi cenobi, come quello di Santa Maria di Luco, quello di S. Pietro in Albe e S. Salvatore presso il tempio di Giove Statore, solo per citarne alcuni. Questi cenobi divennero importanti centri di luce e opere per i Marsi, sostenendo i loro abitanti durante i tempi di difficoltà tra le incursioni dei Longobardi. La rinascita delle popolazioni marsiche iniziò grazie all’azione di Bonifacio IV.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

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