Notifica
Notifica

Storia Di San Pelino… Il Vico Sanpelinese

Aggiungi qui il testo del titolo

Scopri il fascino di San Pelino: tra rovine di ville romane e vestigia di un passato glorioso, testimoni della grande civiltà marsicana.

Le tracce di San Pelino, che potrebbero riferirsi a una villa romana di epoca repubblicana, sono state oggetto di attenta analisi da parte di studiosi come De Nino. Le sue osservazioni delinea un vico che si estendeva da San Pelino Vecchio alla Valle Folcara, con strutture romane come muri poligonali e una vasca con pietra forata, suggerendo la presenza di un antico insediamento. Questa regione, nota per i suoi beni archeologici, era anticamente collegata a Alba Fucense, e testimonianze di edifici, come un pretorio e bagni pubblici, sono state confermate da autori come Muzio Febonio nel XVII secolo, il quale scrisse della chiesa di San Lorenzo costruita su un antico pretorio e dei resti di pubblici bagni.

Il Corsignani nel XVIII secolo ha ulteriormente documentato l’esistenza di queste strutture, descrivendo le ville romane nei pressi di San Pelino e riconfermando l’importanza storica del sito. Loreto Orlandi, nel secolo attuale, ha avvalorato queste scoperte, parlando di murature megalitiche e di pubblici bagni, segno che l’insediamento non era un semplice villaggio ma un centro rilevante nel contesto marsicano. La presenza di termini, pretorio e altri elementi suggerisce che San Pelino doveva avere un rango elevato, simile a quello di un municipio romano.

Le spedizioni archeologiche hanno documentato numerosi resti, attestando la sostanziale permanenza di popolazioni nella regione già prima della fondazione della colonia romana di Alba Fucense. La ripercussione della migrazione e degli eventi storici, come le guerre italiche, ha portato a un graduale spostamento della popolazione verso aree più favorevoli, mentre l’antico oppido di San Pelino ha mantenuto significato solo per occasioni religiose oppure come rifugio temporaneo.

Negli ultimi decenni, diversi rinvenimenti archeologici casuali, come oggetti antichi e monete, hanno continuato a confermare l’importanza di San Pelino nella storia marsicana. I segni distintivi di antichi insediamenti sono ancora visibili, ma le informazioni sono spesso limitate a scoperte fortuite, evidenziando la fragilità della memoria storica. La testimonianza della presenza marsicana si concretizza nei rinvenimenti degli antropologi, corroborando che queste terre non erano desolate prima dell’arrivo dei romani, ma abitate da comunità marsicane.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

Testi tratti dal libro San Pelino la capitale antica dei marsi anxantini (Testi a cura di Pasquale Fracassi)

Le tracce di questo vico, che secondo il Letta si potrebbero anche riferire a una villa romana di età repubblicana, erano già note agli studiosi di antichità marsicane. Infatti, già sul finire del secolo scorso, erano state oggetto di una accurata analisi da parte del De Nino, il quale così esprime le sue osservazioni: “Presso l’attuale paese di S. Pelino a poca distanza da Massa, anticamente doveva esistere qualche pago considerevole, in relazione con la prossima Alba-Fucense.” A Valle Folcara, a nord-est dell’abitato e a nord-ovest di Peschio Corvaro, esistevano molti muri dell’età romana, che sono stati demoliti non ha guari. Pertanto, nel vascone della fontana sotto S. Pelino c’è una lapide corrosa con quattro lettere ASSV.

Ancora più sotto si ammira un muraglione a grandi massi poligonali, senza cemento, lungo m. 35,25, seguito da un muro a calce, di tempo posteriore, lungo m. 10.00. In una frana verso la metà di detto muraglione, si è scoperta una vasca di laterizi, con pietra forata nel fondo. Vi sono avanzi innumerevoli di anfore e di altre specie di vasi. Andando più a basso, nella vigna Sciarretta, di proprietà dei sigg. Jacovitti, si possono vedere altri avanzi di muri senza cemento e poi muri a calce, oltre a frammenti di antefisse, di anse, di vasi aretini e campani. A certa distanza fu rinvenuto un sepolcro a mattoni murati, con dentro uno scheletro e una moneta d’argento che andò smarrita.

Secondo il De Nino, quelle mura colossali disposte quasi a scaglione dovevano servire a mantenere il terreno scosceso, sul quale erano edificate le case del pago. La vasca succennata può anche indicare un bagno. Tutti questi avanzi non possono ridursi a un solo edificio, perché occupano una grande estensione di terreno a grandi pendenze.

Il De Nino esclude quindi che le tracce da lui osservate possano essere riferite a una villa romana e afferma chiaramente di trovarsi in presenza di un vico considerevole. Questo vico si estendeva verso nord-est di S. Pelino Vecchio fino alla Valle Folcara e verso sud-ovest di Peschio Corvaro fino alla Vigna Sciarretta. Un vico di cui restava traccia sicura nei terrazzamenti poligonali e nei muri, nelle vasche in laterizi, riferibili forse a terme e nei numerosi frammenti di antefisse, di anse e di vasi aretini e campani.

Gli studiosi precedenti, compresi i più antichi come Febonio e Corsignani, concordavano nel riferire che in prossimità della Cuna esistevano i ruderi di antichi e imponenti edifici. In particolare, la prima menzione di queste antichità si ha nell’Historia Marsorum scritta da Muzio Febonio nel XVII secolo.

Riguardo a queste antichità, l’autore scriveva che non lontano dalla fonte, in prossimità della chiesa di S. Lorenzo, che era stata costruita su un antico pretorio, esistevano i resti dei pubblici bagni.

La segnalazione del Febonio fu integralmente ripresa e confermata circa mezzo secolo più tardi dal Corsignani. Questi, infatti, nel parlare della villa di Vitellio, che già dal Febonio era stata localizzata presso S. Pelino, scriveva che il sito delle dette ville era verso il castello, oggi appellato S. Pelino, vicino al quale, nella via Valeria, furono viste le reliquie di un magnifico pretorio e di pubblici bagni degli antichi romani e dei Marsi.

Famosa presso gli scrittori era la chiesa di S. Lorenzo in Cuna, “perché ivi esistevano i pubblici bagni, e nel luogo proprio della menzionata chiesa vi era il Pretorio dove da Gentili si venerava il simulacro della giustizia.”

Significative, nel secolo attuale, sono le riflessioni di Loreto Orlandi, un ricercatore appassionato e studioso di reperti antichi. Egli sottolinea che, nell’odierno S. Pelino, dopo Alba e presso la consolare, ci sono le magnifiche reliquie di un Pretorio a megalitiche mura poligonali e di pubblici bagni.

Tali reliquie “e quei muramenti poligonici senza malta confermano in quel luogo l’esistenza di un oppido validissimo”. Non vi è dubbio che ci troviamo in presenza delle vestigia di un oppidum vicino ad Alba Fucense e alla Via Valeria.

In conclusione, possiamo affermare che le vestigia rinvenute nei pressi della Cuna non possono essere attribuite a una semplice villa romana, ma attestano un insediamento ben più importante, con evidenti segni di un rango elevato, tale da corrispondere a un municipio romano. Il pretorio e le terme, essendo strutture tipiche di un insediamento urbano, presuppongono l’esistenza di una città.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Testi tratti dal libro San Pelino la capitale antica dei marsi anxantini (Testi a cura di Pasquale Fracassi)

Le tracce di questo vico, che secondo il Letta si potrebbero anche riferire a una villa romana di età repubblicana, erano già note agli studiosi di antichità marsicane. Infatti, già sul finire del secolo scorso, erano state oggetto di una accurata analisi da parte del De Nino, il quale così esprime le sue osservazioni: “Presso l’attuale paese di S. Pelino a poca distanza da Massa, anticamente doveva esistere qualche pago considerevole, in relazione con la prossima Alba-Fucense.” A Valle Folcara, a nord-est dell’abitato e a nord-ovest di Peschio Corvaro, esistevano molti muri dell’età romana, che sono stati demoliti non ha guari. Pertanto, nel vascone della fontana sotto S. Pelino c’è una lapide corrosa con quattro lettere ASSV.

Ancora più sotto si ammira un muraglione a grandi massi poligonali, senza cemento, lungo m. 35,25, seguito da un muro a calce, di tempo posteriore, lungo m. 10.00. In una frana verso la metà di detto muraglione, si è scoperta una vasca di laterizi, con pietra forata nel fondo. Vi sono avanzi innumerevoli di anfore e di altre specie di vasi. Andando più a basso, nella vigna Sciarretta, di proprietà dei sigg. Jacovitti, si possono vedere altri avanzi di muri senza cemento e poi muri a calce, oltre a frammenti di antefisse, di anse, di vasi aretini e campani. A certa distanza fu rinvenuto un sepolcro a mattoni murati, con dentro uno scheletro e una moneta d’argento che andò smarrita.

Secondo il De Nino, quelle mura colossali disposte quasi a scaglione dovevano servire a mantenere il terreno scosceso, sul quale erano edificate le case del pago. La vasca succennata può anche indicare un bagno. Tutti questi avanzi non possono ridursi a un solo edificio, perché occupano una grande estensione di terreno a grandi pendenze.

Il De Nino esclude quindi che le tracce da lui osservate possano essere riferite a una villa romana e afferma chiaramente di trovarsi in presenza di un vico considerevole. Questo vico si estendeva verso nord-est di S. Pelino Vecchio fino alla Valle Folcara e verso sud-ovest di Peschio Corvaro fino alla Vigna Sciarretta. Un vico di cui restava traccia sicura nei terrazzamenti poligonali e nei muri, nelle vasche in laterizi, riferibili forse a terme e nei numerosi frammenti di antefisse, di anse e di vasi aretini e campani.

Gli studiosi precedenti, compresi i più antichi come Febonio e Corsignani, concordavano nel riferire che in prossimità della Cuna esistevano i ruderi di antichi e imponenti edifici. In particolare, la prima menzione di queste antichità si ha nell’Historia Marsorum scritta da Muzio Febonio nel XVII secolo.

Riguardo a queste antichità, l’autore scriveva che non lontano dalla fonte, in prossimità della chiesa di S. Lorenzo, che era stata costruita su un antico pretorio, esistevano i resti dei pubblici bagni.

La segnalazione del Febonio fu integralmente ripresa e confermata circa mezzo secolo più tardi dal Corsignani. Questi, infatti, nel parlare della villa di Vitellio, che già dal Febonio era stata localizzata presso S. Pelino, scriveva che il sito delle dette ville era verso il castello, oggi appellato S. Pelino, vicino al quale, nella via Valeria, furono viste le reliquie di un magnifico pretorio e di pubblici bagni degli antichi romani e dei Marsi.

Famosa presso gli scrittori era la chiesa di S. Lorenzo in Cuna, “perché ivi esistevano i pubblici bagni, e nel luogo proprio della menzionata chiesa vi era il Pretorio dove da Gentili si venerava il simulacro della giustizia.”

Significative, nel secolo attuale, sono le riflessioni di Loreto Orlandi, un ricercatore appassionato e studioso di reperti antichi. Egli sottolinea che, nell’odierno S. Pelino, dopo Alba e presso la consolare, ci sono le magnifiche reliquie di un Pretorio a megalitiche mura poligonali e di pubblici bagni.

Tali reliquie “e quei muramenti poligonici senza malta confermano in quel luogo l’esistenza di un oppido validissimo”. Non vi è dubbio che ci troviamo in presenza delle vestigia di un oppidum vicino ad Alba Fucense e alla Via Valeria.

In conclusione, possiamo affermare che le vestigia rinvenute nei pressi della Cuna non possono essere attribuite a una semplice villa romana, ma attestano un insediamento ben più importante, con evidenti segni di un rango elevato, tale da corrispondere a un municipio romano. Il pretorio e le terme, essendo strutture tipiche di un insediamento urbano, presuppongono l’esistenza di una città.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti