Mario Pomilio nasce a Orsogna il 14 gennaio 1921, da una famiglia di diversa fede religiosa, con il padre socialista e la madre cattolica. Dopo aver trascorso i primi anni d’infanzia a Orsogna, si trasferì ad Avezzano, dove completò gli studi classici. Qui si sentiva spesso spaesato, preferendo passare le vacanze presso la nonna ad Archi, dove si immerse nella lettura di opere religiose e dei grandi autori russi. Concluse gli studi universitari alla Scuola Normale di Pisa durante la Seconda Guerra Mondiale, periodo che influenzò profondamente le sue convinzioni politiche e culturali, facendolo avvicinare a pensatori come Croce e Marx. Tornato ad Avezzano nel 1945, Pomilio si dedicò all’insegnamento e alla militanza politica, sostenendo nel 1946 e nel 1948 la Repubblica e le ideologie di sinistra. La sconfitta del Fronte Popolare fu un punto di rottura per lui, che attraversò una crisi profonda, reinterpretando successivamente la sua fede religiosa. Le sue esperienze di studio a Bruxelles e Parigi tra il 1950 e il 1952 contribuirono ad allargare i suoi orizzonti, infondendo nel suo lavoro una prospettiva più ampia. Pomilio si affacciò al mondo della narrativa a circa trent’anni, avvicinandosi inizialmente alla critica letteraria con saggi interessanti. Il suo primo romanzo, L’uccello nella cupola, pubblicato nel 1954, conquistò attenzione e premi, presentandosi come un’opera contrapposta al neorealismo post-bellico. Seguì Il testimone, nel quale si approfondirono tematiche di giustizia umana e divina, discutendo le sfide della scrittura, da critica è stata vista come un’evoluzione verso un romanzo-romanzo. In Il nuovo corso (1959), Pomilio affrontò la libertà con uno sguardo critico sui fenomeni della realtà contemporanea, dando voce a una disperazione esistenziale nel suicidio del protagonista. Con La compromissione (1965), raggiunse un picco di riflessione etico-sociale, analizzando la crisi di un intellettuale di sinistra in un contesto di sconfitte politiche. Quest’opera suscitò ampio dibattito tra critici di varie tendenze, da quelli marxisti a quelli cattolici, evidenziando la complessità della sua scrittura. L’uso di una penna raffinata e moralmente impegnata caratterizzò anche il suo ultimo lavoro, Il quinto evangelio, che consolidò la sua reputazione come autore di grande spessore, giungendo a trattare ambivalenze religiose con uno sguardo critico e multi-dimensionale. Pomilio è stato un autore che ha saputo mantenere un linguaggio chiaro e elegante, senza cedere alle tendenze ideologiche del suo tempo. Le sue opere riflettono un intenso riflessione sulla condizione umana, riconoscendo prioritariamente l’importanza dell’arte come dimensione di bellezza e storicità. In ogni aspetto della sua carriera, dal romanzo alla saggistica, ha cercato di connettere le sfide dell’umanità con la profonda necessità di una convivenza sociale basata su valori etici, confermando così un’ispirazione cristiano-sociale che funge da filo conduttore della sua produzione letteraria.
Riferimento autore: Mario Pomilio Narratore e critico militante, a cura del prof. Vittoriano Esposito.


