Durante la signoria degli Orsini, ebbe i natali in Avezzano il celebre umanista Antonio Epicuro, noto come il “Marso”. Il suo soggiorno a Napoli si prolungò fino alla sua morte, avvenuta nell’anno 1555. Si stima che la sua data di nascita sia l’anno 1472. Malgrado le ricerche nei registri della parrocchia di San Bartolomeo e negli archivi di Avezzano e dei comuni vicini, non si è trovata alcuna traccia del cognome Epicuro. L’illustre letterato non ha mai dichiarato il suo luogo di nascita e il suo nome reale, forse per disperdere nella memoria ogni indizio della sua terra e della sua famiglia. La sua denominazione è considerata uno pseudonimo, di chiara ispirazione classica, legato al grande filosofo greco, nelle cui dottrine Lorenzo Valla cercò una sintesi con il cristianesimo, abbracciando il piacere naturale e la felicità eterna come elementi di un ideale di vita.
Il nostro Antonio abbracciò le teorie di Valla, rispondendo pienamente alle proprie esigenze di uomo, e da buon umanista optò per il nome di Epicuro. La sua opera, di conseguenza, riflette le sue idee. Tuttavia, l’argomento non si esaurisce qui: la ricerca continua di nuove informazioni potrebbe chiarire ulteriormente il mistero del luogo di nascita e del nome di Epicuro. Nella sua opera “De Viris Illustribus Marsorum”, Corsignani menziona Antonio Epicuro a partire dalla pagina 196 fino alla 202, offrendogli un meritato elogio e dichiarandolo soggetto di Virgilio Orsini, signore delle Contee di Avezzano e di Tagliacozzo. Pertanto, Epicuro potrebbe essere considerato “avezzanese o tagliacozzano” o originario di un altro castello delle due contee. Tuttavia, non si è trovata alcuna notizia della famiglia Epicuro nella tradizione popolare del territorio degli Orsini.
In ogni caso, è logico acquisire un tale prestigio letterario alla regione marsicana, supportato dall’epiteto “MARSO”, che Epicuro ricevette durante il suo soggiorno a Napoli e che egli stesso adottò, come è evidente in testi e manoscritti a lui attribuiti, oltre che in un passo del suo amico Scipione Ammirato. Gli studiosi nazionali hanno mostrato grande interesse per l’opera e la biografia di Antonio Epicuro, ma nessun contributo decisivo ha chiarito il mistero riguardante il suo luogo di nascita e il suo nome. Palmarini, uno di questi studiosi, sosteneva che il cognome di Epicuro fosse “Marsi” e che fosse nato a Napoli, ma tali affermazioni non sono state confermate, così come l’idea che “Epicuro” fosse un soprannome acquistato in gioventù.
Più plausibile è l’interpretazione di Percopo, che sostiene che “Epicuro” sia un cognome adottato per far dimenticare le sue umili origini contadine. Non è superfluo menzionare che anche il filosofo greco proveniva da una famiglia modesta, un ulteriore elemento che potrebbe aver influito sulla scelta di Antonio di utilizzare un nome così prestigioso. L’uso di nomi classici come pseudonimi era una pratica comune tra i letterati e umanisti dell’epoca, ispirata dall’ammirazione per l’antichità e dalla volontà di essere associati con famiglie nobili e corti rinascimentali.
Secondo i documenti esaminati, Antonio Epicuro nacque ad Avezzano intorno all’anno 1472, da una famiglia di contadini con il nome “Pacchione”, residente nella contrada Vicenna. Qui si trovavano delle terre appartenenti alla chiesa collegiata di San Bartolomeo, che erano state assegnate alla sua famiglia, suggerendo che l’abate dovesse aver avuto un ruolo nell’educazione di Antonio. Questi, con l’aiuto della nobile famiglia Felli, riuscì a trasferirsi a Napoli, come attestato dal Corsignani, il quale conserva un passo originale sulla questione in nota. Alcuni appunti scritti, che ho trovato tra vari manoscritti di Don Giuseppe Lolli e altri, offrono ulteriori dettagli circa le origini e la vita di Epicuro.
In tali note, si indica che Epicuro era conosciuto ad Avezzano come “Marso” in onore della sua terra, consolidando la propria reputazione a Napoli grazie al suo ingegno e alla sua probità. Antonio era il vero nome di Epicuro, confermato da tali appunti, ma con la connotazione di una figura di spicco in campo letterario. Percopo intuì correttamente l’origine del nome “Epicuro” senza però risalire al suo vero cognome e al luogo natale. Corsignani, nel suo elogio al nobile avezzanese Tiberio Felli, citato dal imperatore Carlo V, menziona l’assistenza fornita da Epicuro, segno di un legame profondo con la nobiltà e la sua terra d’origine.
Già a Napoli, Epicuro si distinse come insegnante, raggiungendo l’apice della celebrità letteraria, come attestato da Sannazzaro nei suoi versi. Nel 1531 venne nominato capo delle dogane nella provincia di Terra di Lavoro e del Molise; tuttavia, nel 1538, tale carica fu ceduta a Alfonso Rota, suo discepolo. La politica non lo attrasse mai, mantenendo sempre un distacco. Epicuro si fece notare per i versi su alcune “Imprese”, celebrando l’entrata di Carlo V a Napoli nel 1535, guadagnando l’attenzione della critica.
Le sue opere includono epigrammi latini, liriche, una tragicommedia chiamata “Cecarla”, pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1522, e una favola intitolata “Mirzia”, che venne scoperta solo nel 1887 per merito di Palmarini. La “Cecarla” e “Mirzia” rappresentano nodi cruciali nel panorama letterario dell’epoca, mentre il suo stile elegante rivelò un poeta capace di arricchire la cultura del Rinascimento, contribuendo alla “nazionalizzazione” dell’umanesimo italiano.
Riferimento autore: Giovanni Pagani.