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Un Umanista Avezzanese

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Antonio Epicuro, umanista nato ad Avezzano nell’era degli Orsini, lastro letterario del Rinascimento italiano, ancora avvolto nel mistero delle sue origini.

Durante la signoria degli Orsini, nacque in Avezzano l’umanista Antonio Epicuro, noto come “il Marso”, che visse principalmente a Napoli fino alla morte nel 1555. Sebbene si supponga che sia nato nel 1472, non ci sono documenti che attestino il suo cognome tra i registri parrocchiali o comunali. L’assenza di informazioni porta a credere che “Epicuro” fosse un nome d’arte adottato per omaggiare il filosofo greco, reso popolare nel Rinascimento grazie al lavoro di Lorenzo Valla.

Epicuro, come scrittore, abbracciò la teoria di Valla, rivelando un allineamento alla ricerca del piacere naturale e della felicità eterna. Il Corsignani, nelle sue “De Viris Illustribus Marsorum”, lo menziona come suddito di Virgilio Orsini, signore delle Contee di Avezzano e Tagliacozzo, contribuendo a inquadrare Epicuro come un letterato legato a questa regione storica, sebbene senza prova sicura sul suo luogo di nascita o sulla sua famiglia.

Sebbene non ci siano testimonianze definitive sulle sue origini, l’epiteto “Marso” sottolinea il suo legame con la Marsica. Famosi letterati del tempo mostrarono interesse per la sua vita e opere, ma la questione del suo nome e della sua provenienza rimane irrisolta. Il Palmarini propose che il suo vero nome fosse “Marsi” e che fosse nato a Napoli, ma questa affermazione non ha mai trovato conferma.

Si ritiene, tuttavia, che Antonio Epicuro nacque in Avezzano intorno al 1472 da contadini di nome Pacchione, vivendo nella contrada Vicenna, dove ricevette un’educazione che gli permise di andare a Napoli grazie all’interessamento della nobile famiglia Felli. Con una carriera letteraria densa di successi, Epicuro divenne noto per i suoi versi e per il suo impegno nella letteratura umanistica, contribuendo a cementare la sua figura nel contesto storico e culturale della Marsica.

Le opere di Epicuro includono epigrammi e una tragicommedia, “Cecarla”, stampata a Venezia nel 1522, che rispecchiava le tendenze dell’epoca. La sua seconda opera, “Mirzia”, elaborate negli anni 15451547, segna un’evoluzione nelle favole pastorali. Le sue capacità poetiche in latino e in volgare lo resero una figura eminente del Rinascimento, contribuendo al movimento umanistico e alla tradizione letteraria italiana.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

Durante la signoria degli Orsini, ebbe i natali in Avezzano il celebre umanista Antonio Epicuro, noto come il “Marso”. Il suo soggiorno a Napoli si prolungò fino alla sua morte, avvenuta nell’anno 1555. Si stima che la sua data di nascita sia l’anno 1472. Malgrado le ricerche nei registri della parrocchia di San Bartolomeo e negli archivi di Avezzano e dei comuni vicini, non si è trovata alcuna traccia del cognome Epicuro. L’illustre letterato non ha mai dichiarato il suo luogo di nascita e il suo nome reale, forse per disperdere nella memoria ogni indizio della sua terra e della sua famiglia. La sua denominazione è considerata uno pseudonimo, di chiara ispirazione classica, legato al grande filosofo greco, nelle cui dottrine Lorenzo Valla cercò una sintesi con il cristianesimo, abbracciando il piacere naturale e la felicità eterna come elementi di un ideale di vita.

Il nostro Antonio abbracciò le teorie di Valla, rispondendo pienamente alle proprie esigenze di uomo, e da buon umanista optò per il nome di Epicuro. La sua opera, di conseguenza, riflette le sue idee. Tuttavia, l’argomento non si esaurisce qui: la ricerca continua di nuove informazioni potrebbe chiarire ulteriormente il mistero del luogo di nascita e del nome di Epicuro. Nella sua opera “De Viris Illustribus Marsorum”, Corsignani menziona Antonio Epicuro a partire dalla pagina 196 fino alla 202, offrendogli un meritato elogio e dichiarandolo soggetto di Virgilio Orsini, signore delle Contee di Avezzano e di Tagliacozzo. Pertanto, Epicuro potrebbe essere considerato “avezzanese o tagliacozzano” o originario di un altro castello delle due contee. Tuttavia, non si è trovata alcuna notizia della famiglia Epicuro nella tradizione popolare del territorio degli Orsini.

In ogni caso, è logico acquisire un tale prestigio letterario alla regione marsicana, supportato dall’epiteto “MARSO”, che Epicuro ricevette durante il suo soggiorno a Napoli e che egli stesso adottò, come è evidente in testi e manoscritti a lui attribuiti, oltre che in un passo del suo amico Scipione Ammirato. Gli studiosi nazionali hanno mostrato grande interesse per l’opera e la biografia di Antonio Epicuro, ma nessun contributo decisivo ha chiarito il mistero riguardante il suo luogo di nascita e il suo nome. Palmarini, uno di questi studiosi, sosteneva che il cognome di Epicuro fosse “Marsi” e che fosse nato a Napoli, ma tali affermazioni non sono state confermate, così come l’idea che “Epicuro” fosse un soprannome acquistato in gioventù.

Più plausibile è l’interpretazione di Percopo, che sostiene che “Epicuro” sia un cognome adottato per far dimenticare le sue umili origini contadine. Non è superfluo menzionare che anche il filosofo greco proveniva da una famiglia modesta, un ulteriore elemento che potrebbe aver influito sulla scelta di Antonio di utilizzare un nome così prestigioso. L’uso di nomi classici come pseudonimi era una pratica comune tra i letterati e umanisti dell’epoca, ispirata dall’ammirazione per l’antichità e dalla volontà di essere associati con famiglie nobili e corti rinascimentali.

Secondo i documenti esaminati, Antonio Epicuro nacque ad Avezzano intorno all’anno 1472, da una famiglia di contadini con il nome “Pacchione”, residente nella contrada Vicenna. Qui si trovavano delle terre appartenenti alla chiesa collegiata di San Bartolomeo, che erano state assegnate alla sua famiglia, suggerendo che l’abate dovesse aver avuto un ruolo nell’educazione di Antonio. Questi, con l’aiuto della nobile famiglia Felli, riuscì a trasferirsi a Napoli, come attestato dal Corsignani, il quale conserva un passo originale sulla questione in nota. Alcuni appunti scritti, che ho trovato tra vari manoscritti di Don Giuseppe Lolli e altri, offrono ulteriori dettagli circa le origini e la vita di Epicuro.

In tali note, si indica che Epicuro era conosciuto ad Avezzano come “Marso” in onore della sua terra, consolidando la propria reputazione a Napoli grazie al suo ingegno e alla sua probità. Antonio era il vero nome di Epicuro, confermato da tali appunti, ma con la connotazione di una figura di spicco in campo letterario. Percopo intuì correttamente l’origine del nome “Epicuro” senza però risalire al suo vero cognome e al luogo natale. Corsignani, nel suo elogio al nobile avezzanese Tiberio Felli, citato dal imperatore Carlo V, menziona l’assistenza fornita da Epicuro, segno di un legame profondo con la nobiltà e la sua terra d’origine.

Già a Napoli, Epicuro si distinse come insegnante, raggiungendo l’apice della celebrità letteraria, come attestato da Sannazzaro nei suoi versi. Nel 1531 venne nominato capo delle dogane nella provincia di Terra di Lavoro e del Molise; tuttavia, nel 1538, tale carica fu ceduta a Alfonso Rota, suo discepolo. La politica non lo attrasse mai, mantenendo sempre un distacco. Epicuro si fece notare per i versi su alcune “Imprese”, celebrando l’entrata di Carlo V a Napoli nel 1535, guadagnando l’attenzione della critica.

Le sue opere includono epigrammi latini, liriche, una tragicommedia chiamata “Cecarla”, pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1522, e una favola intitolata “Mirzia”, che venne scoperta solo nel 1887 per merito di Palmarini. La “Cecarla” e “Mirzia” rappresentano nodi cruciali nel panorama letterario dell’epoca, mentre il suo stile elegante rivelò un poeta capace di arricchire la cultura del Rinascimento, contribuendo alla “nazionalizzazione” dell’umanesimo italiano.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

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Durante la signoria degli Orsini, ebbe i natali in Avezzano il celebre umanista Antonio Epicuro, noto come il “Marso”. Il suo soggiorno a Napoli si prolungò fino alla sua morte, avvenuta nell’anno 1555. Si stima che la sua data di nascita sia l’anno 1472. Malgrado le ricerche nei registri della parrocchia di San Bartolomeo e negli archivi di Avezzano e dei comuni vicini, non si è trovata alcuna traccia del cognome Epicuro. L’illustre letterato non ha mai dichiarato il suo luogo di nascita e il suo nome reale, forse per disperdere nella memoria ogni indizio della sua terra e della sua famiglia. La sua denominazione è considerata uno pseudonimo, di chiara ispirazione classica, legato al grande filosofo greco, nelle cui dottrine Lorenzo Valla cercò una sintesi con il cristianesimo, abbracciando il piacere naturale e la felicità eterna come elementi di un ideale di vita.

Il nostro Antonio abbracciò le teorie di Valla, rispondendo pienamente alle proprie esigenze di uomo, e da buon umanista optò per il nome di Epicuro. La sua opera, di conseguenza, riflette le sue idee. Tuttavia, l’argomento non si esaurisce qui: la ricerca continua di nuove informazioni potrebbe chiarire ulteriormente il mistero del luogo di nascita e del nome di Epicuro. Nella sua opera “De Viris Illustribus Marsorum”, Corsignani menziona Antonio Epicuro a partire dalla pagina 196 fino alla 202, offrendogli un meritato elogio e dichiarandolo soggetto di Virgilio Orsini, signore delle Contee di Avezzano e di Tagliacozzo. Pertanto, Epicuro potrebbe essere considerato “avezzanese o tagliacozzano” o originario di un altro castello delle due contee. Tuttavia, non si è trovata alcuna notizia della famiglia Epicuro nella tradizione popolare del territorio degli Orsini.

In ogni caso, è logico acquisire un tale prestigio letterario alla regione marsicana, supportato dall’epiteto “MARSO”, che Epicuro ricevette durante il suo soggiorno a Napoli e che egli stesso adottò, come è evidente in testi e manoscritti a lui attribuiti, oltre che in un passo del suo amico Scipione Ammirato. Gli studiosi nazionali hanno mostrato grande interesse per l’opera e la biografia di Antonio Epicuro, ma nessun contributo decisivo ha chiarito il mistero riguardante il suo luogo di nascita e il suo nome. Palmarini, uno di questi studiosi, sosteneva che il cognome di Epicuro fosse “Marsi” e che fosse nato a Napoli, ma tali affermazioni non sono state confermate, così come l’idea che “Epicuro” fosse un soprannome acquistato in gioventù.

Più plausibile è l’interpretazione di Percopo, che sostiene che “Epicuro” sia un cognome adottato per far dimenticare le sue umili origini contadine. Non è superfluo menzionare che anche il filosofo greco proveniva da una famiglia modesta, un ulteriore elemento che potrebbe aver influito sulla scelta di Antonio di utilizzare un nome così prestigioso. L’uso di nomi classici come pseudonimi era una pratica comune tra i letterati e umanisti dell’epoca, ispirata dall’ammirazione per l’antichità e dalla volontà di essere associati con famiglie nobili e corti rinascimentali.

Secondo i documenti esaminati, Antonio Epicuro nacque ad Avezzano intorno all’anno 1472, da una famiglia di contadini con il nome “Pacchione”, residente nella contrada Vicenna. Qui si trovavano delle terre appartenenti alla chiesa collegiata di San Bartolomeo, che erano state assegnate alla sua famiglia, suggerendo che l’abate dovesse aver avuto un ruolo nell’educazione di Antonio. Questi, con l’aiuto della nobile famiglia Felli, riuscì a trasferirsi a Napoli, come attestato dal Corsignani, il quale conserva un passo originale sulla questione in nota. Alcuni appunti scritti, che ho trovato tra vari manoscritti di Don Giuseppe Lolli e altri, offrono ulteriori dettagli circa le origini e la vita di Epicuro.

In tali note, si indica che Epicuro era conosciuto ad Avezzano come “Marso” in onore della sua terra, consolidando la propria reputazione a Napoli grazie al suo ingegno e alla sua probità. Antonio era il vero nome di Epicuro, confermato da tali appunti, ma con la connotazione di una figura di spicco in campo letterario. Percopo intuì correttamente l’origine del nome “Epicuro” senza però risalire al suo vero cognome e al luogo natale. Corsignani, nel suo elogio al nobile avezzanese Tiberio Felli, citato dal imperatore Carlo V, menziona l’assistenza fornita da Epicuro, segno di un legame profondo con la nobiltà e la sua terra d’origine.

Già a Napoli, Epicuro si distinse come insegnante, raggiungendo l’apice della celebrità letteraria, come attestato da Sannazzaro nei suoi versi. Nel 1531 venne nominato capo delle dogane nella provincia di Terra di Lavoro e del Molise; tuttavia, nel 1538, tale carica fu ceduta a Alfonso Rota, suo discepolo. La politica non lo attrasse mai, mantenendo sempre un distacco. Epicuro si fece notare per i versi su alcune “Imprese”, celebrando l’entrata di Carlo V a Napoli nel 1535, guadagnando l’attenzione della critica.

Le sue opere includono epigrammi latini, liriche, una tragicommedia chiamata “Cecarla”, pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1522, e una favola intitolata “Mirzia”, che venne scoperta solo nel 1887 per merito di Palmarini. La “Cecarla” e “Mirzia” rappresentano nodi cruciali nel panorama letterario dell’epoca, mentre il suo stile elegante rivelò un poeta capace di arricchire la cultura del Rinascimento, contribuendo alla “nazionalizzazione” dell’umanesimo italiano.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

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