Notifica
Notifica

La Cattedrale San Bartolomeo

Aggiungi qui il testo del titolo

Dalle antiche rovine alla magnificenza barocca: scopri la trasformazione della chiesa di Avezzano, testimone silente di secoli di devozione e catastrofi.

Il testo di Febonio rivela che ad Avezzano esisteva già nel 866 una chiesa dedicata al Salvatore, successivamente intitolata a San Antonio e, infine, a San Bartolomeo Apostolo, divenuto patrono della città. Re Guglielmo II di Sicilia, tra 1153 e 1189, le conferì il titolo di “Cappella reale” e alcune rendite. Dopo la distruzione causata dal terremoto del 1349, fu ricostruita dai fedeli, mantenendo una stabilità durata oltre due secoli, fino a quando la devozione degli avezzanesi portò alla sua ricostruzione in forme maestose, probabilmente sotto l’influenza dell’architetto Domenico Fontana.

Tra i lavori di ristrutturazione, nel 1781 fu eretto un campanile, oggi ridotto a rudere dopo il devastante terremoto del 1915. Questo rudere reca una lapide commemorativa che ricorda le ultime ore di vita dei cittadini di Avezzano prima della tragedia. Le origini del tempio si intrecciano con la storia religiosa della zona: dapprima dedicato a San Antonio Abate, fu ben presto promesso a San Bartolomeo dai suoi fedeli che cercavano aiuto contro le forze demoniche.

Il grande terremoto del 1349 distrusse il tempio, che fu ricostruito in forme poco armoniose, ma durò fino alla volontà degli avezzanesi di erigere un nuovo edificio nel XV secolo, ispirato ai bellissimi esempi romani, utilizzando materiale pregiato e curando particolari architettonici significativi. L’interno era diviso in tre navate sorrette da colonne eleganti, mentre l’abside si distingue per la purezza della pietra bianca, creando uno spazio che ancora oggi stupisce per grandezza e bellezza.

La chiesa si affermò tra le più illustri della diocesi, dotata di un capitolo di canonici che all’epoca del vescovo Matteo Colli crebbero fino a dieci. Oggi, solo il Rettore mantiene la dignità abaziale, mentre il capitolo ha conservato il titolo di Canonico. Questo sviluppo è testimoniato da documenti storici, come la memoria del 1183, che racconta delle lamentele fatte dal vescovo dei Marsi contro il Conte Gentile di Pagliara, colpevole di abusare dei beni della chiesa.

Riferimento autore: Avezzano Guida alla storia e alla città moderna.

Testi tratti dal libro Avezzano Guida alla storia e alla città modernaComune di Avezzano

Sempre dal Febonio s’apprende dell’esistenza, in Avezzano, in epoca remota (anno 866), d’una chiesa dedicata al Salvatore (S. Salvatore). Più tardi, la stessa fu dedicata a S. Antonio e, in epoca ancora successiva, a S. Bartolomeo Apostolo, divenuto Patrono di Avezzano. Re Guglielmo II (1153-1189) di Sicilia la onorò del titolo di “Cappella reale” e contemporaneamente la dotò di alcune rendite. Distrutta dal terremoto del 1349, fu ricostruita dai fedeli alla meno peggio e, in tale stato, durò almeno due secoli e mezzo, finché, sempre come narra il Febonio, la devozione degli avezzanesi non la ricostruì ex novo, maestosa e imponente, con tale disegno artistico da far pensare a un intervento del famoso architetto Domenico Fontana (1543-1607), presente per alcun tempo in Avezzano per studiare, su incarico di Papa Sisto V, le condizioni dell’emissario di Claudio.

Fanno infatti pensare al Fontana i principali elementi distintivi architettonici dell’edificio, orientati verso la chiarezza e un non so che di grandioso, secondo, infine, il clima rinascimentale. Considerata valida la descrizione del Febonio per il XVII secolo, aggiungiamo solo che al lato sinistro della facciata fu innalzato, nel 1781, il campanile, la cui base è la sola parte superstite della bella chiesa, distrutta interamente dal terremoto del 1915. Il rudere, irrobustito opportunamente, sostiene oggi una lapide che recita: «Questa è la base di quello che fu il campanile della Chiesa Collegiale di S. Bartolomeo. Fece udire per l’ultima volta la voce amica delle sue campane a quelli il cui destino stava per compiersi nell’alba del 13 gennaio 1915. Ora essa ricorda che fu qui il primo nucleo della distrutta città; la vita raccolta calda d’affetti di un popolo laborioso si svolse nel passato qui intorno».

La chiesa, purificata con rito cristiano e restituita al culto del sommo Dio, fu inizialmente dedicata a S. Antonio Abate, ma per poco tempo. Infatti, gli abitanti dei dintorni, essendo infastiditi dalle insidie dei demoni, si rivolsero in cerca d’aiuto a S. Bartolomeo, promettendo di dedicargli quel tempio se fossero stati esauditi; poiché lo furono, mantennero la promessa. Nel 1349, la terra attorno al Liri e tutta la regione dei Marsi furono scosse da un forte terremoto, che, con le case circostanti, trasse in rovina anche l’edificio della chiesa. Esso fu ricostruito con nuovo materiale, in forma diversa dall’antica, ma con misure e disposizioni così poco armonizzate che l’insieme spiaceva alla vista, tanto poco artista e tanto poco rispondente alle norme dell’arte era la costruzione.

Tuttavia, stette in piedi così per circa due secoli e mezzo, e in quella forma sussisterebbe tuttora, se non fosse stato per il generoso amore degli avezzanesi per il Signore Iddio e la convinta devozione per l’Apostolo protettore, che suggerirono l’idea di costruirne un altro assai più bello. Infatti, nel XV secolo, i cittadini contribuirono con larghezza ciascuno secondo le proprie possibilità. Presero a modello gli edifici più belli di Roma e a quella forma s’ispirarono nel gettare le fondamenta, così che lo tirarono su quasi perfetto, di pietra levigata, non inferiore al marmo pario.

L’interno è distinto in tre navate, con volte ad arco. L’arco della navata centrale è sostenuto da dieci colonne quadrate in fila, diverse tuttavia nella figura: quelle che sostengono internamente l’arco sono più sottili e si restringono, senza costituire un perfetto quadrilatero. Gli architravi sono adornati da sculture riproducenti foglie e frutta d’alberi di vario genere e da altre figure ancora, d’ordine composito, di mano d’artefice non ordinario. L’abside, aperta in forma circolare, mostra la facciata di pura pietra bianca (estratta dal vicino monte), la stessa delle colonne; ordinatamente lavorata, s’apre in corrispondenza di ciascuna delle navate, liscia allo scalpello, con una porta ai cui lati è stato lasciato spazio per le statue, nel quale due Cherubini ad ali spiegate fanno compagnia a chi si pone a stare in mezzo.

Invero, tale Tempio non cede a nessuno di quanti ve ne sono nella Provincia, per grandezza, arte e bellezza; sproporzionato addirittura alle possibilità economiche dei cittadini, il cui costo si aggirò sui 40.000 ducati d’oro, somma sborsata senza batter ciglio. Davanti all’altare maggiore, ora riposano le ossa di un carissimo mio avo: A PRIAMO FEBONIO, UOMO DI LEGGE IN ROMA, PUBBLICO INTERPRETE DI LEGGI, PRIMO GIUDICE COLLATERALE NEL FORO CAPITOLINO, ELETTO DA PIO V, PONTEFICE MASSIMO, SORPRESO DA MORTE IMMATURA, I FIGLI MESTISSIMI POSERO ALL’INIZIO DELL’ANNO XXV QUESTO TRISTE CEPPO.

Nel Tempio presta servizio nelle funzioni religiose una folta schiera di inservienti: sono iscritti al servizio l’Abate, dieci Canonici, oltre i Cappellani e gli altri Chierici minori. La chiesa è tra le Collegiate più insigni ed illustri della Diocesi e, per antichità, contende col resto della città. Infatti, allorché gli abitanti dei villaggi, che diedero origine alla città, riunirono i propri Rettori, contemporaneamente vi trasferirono i titoli delle rispettive chiese. Scegliendo come punto d’incontro la suddetta chiesa (di S. Bartolomeo), prestavano obbedienza a colui che era alla direzione di detta chiesa, trattenendo tuttavia ciascuno il titolo della propria chiesa con dignità canonica.

Inizialmente, con l’Abate, vi erano sei Canonici, che poi aumentarono di numero per l’instancabile attività del vescovo dei Marsi, Matteo Colli, con l’aggregazione di altri benefici rurali, salendo così a dieci. Pertanto, il Collegio divenne di sette prelati, e l’Abate di S. Bartolomeo occupava il primo posto, essendo capo di tutto il Capitolo, con la denominazione di Abate maggiore. Col tempo, tale titolo decadde e ciascuno ha finito col conservare il titolo di Canonico. Solo al Rettore, con cura d’anime, viene (ancora) attribuita la dignità del titolo abaziale, e a costui spetta anche la direzione del Coro e l’amministrazione delle altre cose, come conferma una memoria di questo Collegio.

Riguardo a una sentenza risalente all’anno 1183, si riporta la richiesta fatta dal vescovo dei Marsi, Zaccaria, a Guglielmo, re di Palermo, affinché volesse punire la prepotenza esercitata dal Conte Gentile di Pagliara sull’Abate e sui Canonici della chiesa di S. Bartolomeo. Infatti, il Conte, avendo sottoposto a tributo alcune terre dell’Abate e del Capitolo, col pretesto della riscossione di detti tributi, spogliò l’Abate e il Capitolo di tutti i beni e anche della stessa chiesa. Il Re, informato dal vescovo Zaccaria delle lamentele dell’Abate e del Capitolo, delegò il Contestabile di Puglia, Roberto, ad occuparsi della questione, e costui liquidò la lite riportando la concordia tra le parti.

Riferimento autore: Avezzano Guida alla storia e alla città moderna.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Testi tratti dal libro Avezzano Guida alla storia e alla città modernaComune di Avezzano

Sempre dal Febonio s’apprende dell’esistenza, in Avezzano, in epoca remota (anno 866), d’una chiesa dedicata al Salvatore (S. Salvatore). Più tardi, la stessa fu dedicata a S. Antonio e, in epoca ancora successiva, a S. Bartolomeo Apostolo, divenuto Patrono di Avezzano. Re Guglielmo II (1153-1189) di Sicilia la onorò del titolo di “Cappella reale” e contemporaneamente la dotò di alcune rendite. Distrutta dal terremoto del 1349, fu ricostruita dai fedeli alla meno peggio e, in tale stato, durò almeno due secoli e mezzo, finché, sempre come narra il Febonio, la devozione degli avezzanesi non la ricostruì ex novo, maestosa e imponente, con tale disegno artistico da far pensare a un intervento del famoso architetto Domenico Fontana (1543-1607), presente per alcun tempo in Avezzano per studiare, su incarico di Papa Sisto V, le condizioni dell’emissario di Claudio.

Fanno infatti pensare al Fontana i principali elementi distintivi architettonici dell’edificio, orientati verso la chiarezza e un non so che di grandioso, secondo, infine, il clima rinascimentale. Considerata valida la descrizione del Febonio per il XVII secolo, aggiungiamo solo che al lato sinistro della facciata fu innalzato, nel 1781, il campanile, la cui base è la sola parte superstite della bella chiesa, distrutta interamente dal terremoto del 1915. Il rudere, irrobustito opportunamente, sostiene oggi una lapide che recita: «Questa è la base di quello che fu il campanile della Chiesa Collegiale di S. Bartolomeo. Fece udire per l’ultima volta la voce amica delle sue campane a quelli il cui destino stava per compiersi nell’alba del 13 gennaio 1915. Ora essa ricorda che fu qui il primo nucleo della distrutta città; la vita raccolta calda d’affetti di un popolo laborioso si svolse nel passato qui intorno».

La chiesa, purificata con rito cristiano e restituita al culto del sommo Dio, fu inizialmente dedicata a S. Antonio Abate, ma per poco tempo. Infatti, gli abitanti dei dintorni, essendo infastiditi dalle insidie dei demoni, si rivolsero in cerca d’aiuto a S. Bartolomeo, promettendo di dedicargli quel tempio se fossero stati esauditi; poiché lo furono, mantennero la promessa. Nel 1349, la terra attorno al Liri e tutta la regione dei Marsi furono scosse da un forte terremoto, che, con le case circostanti, trasse in rovina anche l’edificio della chiesa. Esso fu ricostruito con nuovo materiale, in forma diversa dall’antica, ma con misure e disposizioni così poco armonizzate che l’insieme spiaceva alla vista, tanto poco artista e tanto poco rispondente alle norme dell’arte era la costruzione.

Tuttavia, stette in piedi così per circa due secoli e mezzo, e in quella forma sussisterebbe tuttora, se non fosse stato per il generoso amore degli avezzanesi per il Signore Iddio e la convinta devozione per l’Apostolo protettore, che suggerirono l’idea di costruirne un altro assai più bello. Infatti, nel XV secolo, i cittadini contribuirono con larghezza ciascuno secondo le proprie possibilità. Presero a modello gli edifici più belli di Roma e a quella forma s’ispirarono nel gettare le fondamenta, così che lo tirarono su quasi perfetto, di pietra levigata, non inferiore al marmo pario.

L’interno è distinto in tre navate, con volte ad arco. L’arco della navata centrale è sostenuto da dieci colonne quadrate in fila, diverse tuttavia nella figura: quelle che sostengono internamente l’arco sono più sottili e si restringono, senza costituire un perfetto quadrilatero. Gli architravi sono adornati da sculture riproducenti foglie e frutta d’alberi di vario genere e da altre figure ancora, d’ordine composito, di mano d’artefice non ordinario. L’abside, aperta in forma circolare, mostra la facciata di pura pietra bianca (estratta dal vicino monte), la stessa delle colonne; ordinatamente lavorata, s’apre in corrispondenza di ciascuna delle navate, liscia allo scalpello, con una porta ai cui lati è stato lasciato spazio per le statue, nel quale due Cherubini ad ali spiegate fanno compagnia a chi si pone a stare in mezzo.

Invero, tale Tempio non cede a nessuno di quanti ve ne sono nella Provincia, per grandezza, arte e bellezza; sproporzionato addirittura alle possibilità economiche dei cittadini, il cui costo si aggirò sui 40.000 ducati d’oro, somma sborsata senza batter ciglio. Davanti all’altare maggiore, ora riposano le ossa di un carissimo mio avo: A PRIAMO FEBONIO, UOMO DI LEGGE IN ROMA, PUBBLICO INTERPRETE DI LEGGI, PRIMO GIUDICE COLLATERALE NEL FORO CAPITOLINO, ELETTO DA PIO V, PONTEFICE MASSIMO, SORPRESO DA MORTE IMMATURA, I FIGLI MESTISSIMI POSERO ALL’INIZIO DELL’ANNO XXV QUESTO TRISTE CEPPO.

Nel Tempio presta servizio nelle funzioni religiose una folta schiera di inservienti: sono iscritti al servizio l’Abate, dieci Canonici, oltre i Cappellani e gli altri Chierici minori. La chiesa è tra le Collegiate più insigni ed illustri della Diocesi e, per antichità, contende col resto della città. Infatti, allorché gli abitanti dei villaggi, che diedero origine alla città, riunirono i propri Rettori, contemporaneamente vi trasferirono i titoli delle rispettive chiese. Scegliendo come punto d’incontro la suddetta chiesa (di S. Bartolomeo), prestavano obbedienza a colui che era alla direzione di detta chiesa, trattenendo tuttavia ciascuno il titolo della propria chiesa con dignità canonica.

Inizialmente, con l’Abate, vi erano sei Canonici, che poi aumentarono di numero per l’instancabile attività del vescovo dei Marsi, Matteo Colli, con l’aggregazione di altri benefici rurali, salendo così a dieci. Pertanto, il Collegio divenne di sette prelati, e l’Abate di S. Bartolomeo occupava il primo posto, essendo capo di tutto il Capitolo, con la denominazione di Abate maggiore. Col tempo, tale titolo decadde e ciascuno ha finito col conservare il titolo di Canonico. Solo al Rettore, con cura d’anime, viene (ancora) attribuita la dignità del titolo abaziale, e a costui spetta anche la direzione del Coro e l’amministrazione delle altre cose, come conferma una memoria di questo Collegio.

Riguardo a una sentenza risalente all’anno 1183, si riporta la richiesta fatta dal vescovo dei Marsi, Zaccaria, a Guglielmo, re di Palermo, affinché volesse punire la prepotenza esercitata dal Conte Gentile di Pagliara sull’Abate e sui Canonici della chiesa di S. Bartolomeo. Infatti, il Conte, avendo sottoposto a tributo alcune terre dell’Abate e del Capitolo, col pretesto della riscossione di detti tributi, spogliò l’Abate e il Capitolo di tutti i beni e anche della stessa chiesa. Il Re, informato dal vescovo Zaccaria delle lamentele dell’Abate e del Capitolo, delegò il Contestabile di Puglia, Roberto, ad occuparsi della questione, e costui liquidò la lite riportando la concordia tra le parti.

Riferimento autore: Avezzano Guida alla storia e alla città moderna.

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti