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Domenica Il Papa Rivolge Un Messaggio. Dalla Marsica Al Mondo

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Meteo avverso rimanda la storica visita di Giovanni Paolo II alla Piana del Fùcino: un momento atteso per riflettere sul valore del lavoro.

La visita che **Giovanni Paolo II** avrebbe dovuto effettuare alla Piana del **Fùcino** è stata rinviata a causa delle avverse condizioni metereologiche. Questa decisione è stata comunicata dal vescovo dei Marsi, **monsignor Terrinoni**, che ha sottolineato il significato del gesto come un segno di grande benevolenza verso la Chiesa e la popolazione della **Marsica**. Il Papa, proprio nel giorno in cui si celebra **San Giuseppe**, avrebbe dovuto incontrare i lavoratori e gli agricoltori della regione, riprendendo una tradizione che aveva avviato il **19 marzo 1981** a Terni e continuato negli anni seguenti in diverse località italiane.

La tradizione era stata interrotta durante il Giubileo della Redenzione, quando il Papa si era incontrato con delegazioni di lavoratori da tutto il mondo presso San Pietro. La sua presenza alla Piana del **Fùcino** avrebbe avuto un immediato impatto globale, grazie alle avanzate tecnologie di telecomunicazione del centro Telespazio, che avrebbero permesso di trasmettere in diretta le sue parole a lavoratori di ogni parte del pianeta.

In questo scenario, **Giovanni Paolo II** avrebbe ripreso i temi centrali della sua enciclica **Laborem exercens**, affermando che il lavoro è fondamentale per la società e sottolineando l’importanza di considerare l’uomo come soggetto e non schiavo del lavoro. La sua riflessione si sarebbe concentrata anche sulla preoccupazione che la tecnologia possa alienare l’uomo, un tema già sollevato in precedenti viaggi apostolici.

Nello specifico, il Papa avrebbe denunciato “l’ideologia della tecnica”, che, a suo avviso, pone in secondo piano i diritti umani e i valori etici. A **Ciudad Guayana**, egli aveva espressamente chiesto una revisione radicale delle nozioni di progresso e sviluppo, invitando a ripensare le priorità tra economia e benessere umano. In un contesto segnato dalla predominanza dei mass media, il Papa avrebbe potuto esplorare come le tecnologie moderne possano influenzare negativamente l’essere umano, rimarcando la necessità di un uso coscienzioso delle potenzialità comunicative.

Riferimento autore: Alvaro Salvi.

La visita che Giovanni Paolo II doveva effettuare oggi alla Piana del Fùcino ad Avezzano è stata rinviata a domenica prossima per le avverse condizioni metereologiche. La decisione è stata presa personalmente dal Papa, come ha reso noto il vescovo dei Marsi, monsignor Terrinoni. Questi ha sottolineato che, con il suo gesto di confermare la visita, “il Pontefice ha mostrato una grande benevolenza verso la nostra Chiesa e tutta la gente della Marsica”.

Nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Giuseppe come figura emblematica di uomo del lavoro, Giovanni Paolo II avrebbe dovuto incontrarsi con i lavoratori e gli agricoltori della Marsica nella piana del Fùcino. Questa manifestazione riprende una tradizione iniziata dal Papa il 19 marzo 1981 nelle acciaierie di Terni, continuata nel 1982 fra le maestranze dell’industria chimica a Rosignano Solvay e nel 1983 fra quelle della Magneti Marelli e della Società Italiana Vetro a San Salvo.

La tradizione era stata interrotta soltanto l’anno scorso in occasione del Giubileo straordinario della Redenzione, quando il Papa volle incontrare le delegazioni dei lavoratori di molti Paesi europei ed extraeuropei sul sagrato di San Pietro. In quell’occasione, ripropose in forma solenne al mondo contemporaneo la dottrina sociale della Chiesa.

Anche quello che il Papa dirà agli operai e ai contadini della Marsica, sul piazzale davanti alla stazione della Telespazio, avrà un’immediata ripercussione universale grazie alla tecnologia più avanzata. Infatti le antenne paraboliche del più grande centro per le comunicazioni via satellite rimanderanno, in diretta, immagini e parole dalla piana del Fùcino ai lavoratori di tutto il mondo.

Per Giovanni Paolo II sarà certamente un’occasione privilegiata per riprendere e sviluppare le linee centrali della sua enciclica “Laborem exercens”. Egli sottolineerà che il lavoro è la chiave della questione sociale e nazionale, e che esso è un bene per tutti, e non solo per alcuni. Emerge anche il principio della priorità del lavoro sul capitale, evidenziando il ruolo dell’uomo, che dev’essere soggetto del lavoro e non schiavo della macchina e della tecnica.

È un discorso che il Papa, avendo conosciuto la fatica del lavoro manuale, sviluppa nei suoi pellegrinaggi apostolici. Metti in guardia contro il pericolo che le scienze e la tecnologia possano trasformarsi in avversari dell’uomo, alienandolo e manipolandolo.

Questa preoccupazione è stata più volte manifestata da Giovanni Paolo II durante l’ultimo viaggio in America Latina, dove respinse decisamente quella che ha chiamato “l’ideologia della tecnica”. Questa ideologia impone il primato della materia sullo spirito, delle cose sulla persona e della tecnica sulla morale.

Alla Ciudad Guayana in Venezuela, affermò: “La tendenza disumanizzante e spersonalizzante della tecnica spiega perché la Chiesa non si stanca di chiedere una revisione radicale delle nozioni di progresso e di sviluppo”. Egli interrogò: “Fino a quando l’uomo dovrà sopportare ingiustamente il primato dei processi economici sugli inviolabili diritti umani, e in particolare, sui diritti dei lavoratori e delle famiglie?”

È nei valori e diritti umani che è necessario pensare e definire nuovamente le nozioni di sviluppo e di progresso. In un luogo che rappresenta la scienza più progredita e che sottolinea come la nostra sia l’era della comunicazione sociale, il Papa potrebbe inoltre approfondire il discorso sulla cultura contemporanea, dominata dai mass-media.

Giovanni Paolo II ha già affrontato questo tema nel messaggio per l’ultima giornata mondiale delle comunicazioni sociali, esprimendo preoccupazione perché le immense potenzialità dei mass-media vengono spesso usate contro l’uomo.

Riferimento autore: Alvaro Salvi.

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La visita che Giovanni Paolo II doveva effettuare oggi alla Piana del Fùcino ad Avezzano è stata rinviata a domenica prossima per le avverse condizioni metereologiche. La decisione è stata presa personalmente dal Papa, come ha reso noto il vescovo dei Marsi, monsignor Terrinoni. Questi ha sottolineato che, con il suo gesto di confermare la visita, “il Pontefice ha mostrato una grande benevolenza verso la nostra Chiesa e tutta la gente della Marsica”.

Nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Giuseppe come figura emblematica di uomo del lavoro, Giovanni Paolo II avrebbe dovuto incontrarsi con i lavoratori e gli agricoltori della Marsica nella piana del Fùcino. Questa manifestazione riprende una tradizione iniziata dal Papa il 19 marzo 1981 nelle acciaierie di Terni, continuata nel 1982 fra le maestranze dell’industria chimica a Rosignano Solvay e nel 1983 fra quelle della Magneti Marelli e della Società Italiana Vetro a San Salvo.

La tradizione era stata interrotta soltanto l’anno scorso in occasione del Giubileo straordinario della Redenzione, quando il Papa volle incontrare le delegazioni dei lavoratori di molti Paesi europei ed extraeuropei sul sagrato di San Pietro. In quell’occasione, ripropose in forma solenne al mondo contemporaneo la dottrina sociale della Chiesa.

Anche quello che il Papa dirà agli operai e ai contadini della Marsica, sul piazzale davanti alla stazione della Telespazio, avrà un’immediata ripercussione universale grazie alla tecnologia più avanzata. Infatti le antenne paraboliche del più grande centro per le comunicazioni via satellite rimanderanno, in diretta, immagini e parole dalla piana del Fùcino ai lavoratori di tutto il mondo.

Per Giovanni Paolo II sarà certamente un’occasione privilegiata per riprendere e sviluppare le linee centrali della sua enciclica “Laborem exercens”. Egli sottolineerà che il lavoro è la chiave della questione sociale e nazionale, e che esso è un bene per tutti, e non solo per alcuni. Emerge anche il principio della priorità del lavoro sul capitale, evidenziando il ruolo dell’uomo, che dev’essere soggetto del lavoro e non schiavo della macchina e della tecnica.

È un discorso che il Papa, avendo conosciuto la fatica del lavoro manuale, sviluppa nei suoi pellegrinaggi apostolici. Metti in guardia contro il pericolo che le scienze e la tecnologia possano trasformarsi in avversari dell’uomo, alienandolo e manipolandolo.

Questa preoccupazione è stata più volte manifestata da Giovanni Paolo II durante l’ultimo viaggio in America Latina, dove respinse decisamente quella che ha chiamato “l’ideologia della tecnica”. Questa ideologia impone il primato della materia sullo spirito, delle cose sulla persona e della tecnica sulla morale.

Alla Ciudad Guayana in Venezuela, affermò: “La tendenza disumanizzante e spersonalizzante della tecnica spiega perché la Chiesa non si stanca di chiedere una revisione radicale delle nozioni di progresso e di sviluppo”. Egli interrogò: “Fino a quando l’uomo dovrà sopportare ingiustamente il primato dei processi economici sugli inviolabili diritti umani, e in particolare, sui diritti dei lavoratori e delle famiglie?”

È nei valori e diritti umani che è necessario pensare e definire nuovamente le nozioni di sviluppo e di progresso. In un luogo che rappresenta la scienza più progredita e che sottolinea come la nostra sia l’era della comunicazione sociale, il Papa potrebbe inoltre approfondire il discorso sulla cultura contemporanea, dominata dai mass-media.

Giovanni Paolo II ha già affrontato questo tema nel messaggio per l’ultima giornata mondiale delle comunicazioni sociali, esprimendo preoccupazione perché le immense potenzialità dei mass-media vengono spesso usate contro l’uomo.

Riferimento autore: Alvaro Salvi.

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